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Discussione: Il terremoto

  1. #11
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    Predefinito Re: Il terremoto

    C'è da dire poi che la loro morte potrebbe essere espiativa e evitargli il giudizio finale (v. Buon ladrone).
    ϟ qualis vibrans


  2. #12
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: Il terremoto

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Ma quale lezioncina?

    Mostri un interesse apparentemente profondo...che poi leggo smentito da una professione di fede tanto acritica quanto prona.

    Comunque guarda...fai quello che ti pare. Non sono fatti miei.
    Eventuali beghe con @Ucci Do , dovresti risolverle in privato, credo.
    Io mi interesso di molte cose. Eventualmente segnami sulla tua lista.
    Preferisco di no.

  3. #13
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: Il terremoto

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Un vescovo dovrebbe avere la saggezza di trovare le giuste parole. Che secondo la dottrina da lui professata dovrebbero essere IN PRIMIS di assoggettamento alla volontà dell'onnipotente i cui disegni sono sconosciuti ai mortali e le cui logiche non sono quelle dell'uomo (Vi è una citazione anche nella Bibbia in proposito)
    Un'attempata studiosa di esoterismo e simili dovrebbe viceversa invece che fermarsi ai titoli di giornale e farci sopra un ragionamento da supercazzola tognazziana cercare in rete il testo integrale dell'omelia stessa (ci ho messo 20 secondi con Google).
    Vedrebbe che tutti i suoi "ragionamenti" in merito sono inconsistenti.
    Mannaggia la superficialità.

    Ecco il testo integrale dell'omelia:

    OMELIA DI S.ECC.ZA MONS. GIOVANNI D’ERCOLE, Vescovo di Ascoli Piceno

    POSTED ON 29 AGOSTO 2016 BY PADRE POLIDORO

    FUNERALI SOLENNI DELLE VITTIME
    DEL VERSANTE ASCOLANO
    DEL TERREMOTO DEL 24 AGOSTO 2016
    1. E adesso, vescovo, che si fa?” Quante volte in questi giorni, amici miei, mi son sentito ripetere questa domanda. Dai familiari delle vittime; da chi si ritrova senza famiglia e senza casa; dai giornalisti in cerca di notizie; dai parenti e dagli amici nell’obitorio fra le salme che aumentano con il passare delle ore e dei giorni. Domande spesso solo pronunciate con il pianto e lo sguardo perso nel nulla. Esiste una risposta? Spesso l’unica è il silenzio e l’abbraccio. Questa stessa domanda – “e adesso che si fa?” – l’ho rivolta in queste interminabili giornate di commozione e di strazio a Dio Padre, suscitato dall’angoscia di padri, madri, o figli rimasti orfani, dall’avvilimento di esseri umani derubati dell’ultima loro speranza. “E adesso, Signore, che si fa?” Quante volte, nel silenzio agitato delle mie notti di veglia e d’attesa, ho diretto a Dio la medesima domanda: a nome mio, a vostro nome, nel nome di questa nostra gente tradita dal ballo distruttore della terra. Mi è venuto subito in mente l’avventura di Giobbe, questo giusto perseguitato dal male, profeta che mai s’arrese nel rinfacciare a Dio le sue domande. Giobbe però, dopo una serie indicibili di provocazioni e di vessazioni d’ogni tipo arriva alla sua professione di fede: «Io lo so che il mio Redentore ( il mio vendicatore) è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere» (Gb. 19,1.23-27). La polvere, per l’appunto: il tutto che è rimasto anche a questa gente, Signore, dopo la tragedia. Tutto sembra diventato polvere: il terremoto ha accomunato paesi fratelli da Amatrice ad Arquata, un tempo parte della stessa diocesi per un totale provvisorio di 281 vittime. Ringrazio per questo il vescovo di Rieti, Mons. Domenico Pompili per la sua presenza e anche l’arcivescovo de l’Aquila, Mons. Giuseppe Petrocchi. La sofferenza aquilana mi è bene nota. Un intero pezzo di storia adesso non c’è più. Polvere, nient’altro che polvere: la polvere che per Giobbe, dopo il dramma di una fatica disumana, diventa altare sul quale brilla la vittoria di Cristo.
    2. Vescovo, non ci ripeta parole di circostanza, le solite cose di voi preti”: ci sta anche che in queste giornate così drammatiche qualcuno direttamente o nei social mi dica questo, nel momento in cui le parole inciampano. Anzi, ditemelo, fratelli e figli miei! Diciamoglielo tutti assieme a Gesù Cristo: “Signore sono le solite cose”. Qui abbiamo perso tutto o quasi e tu dove stai? Apparentemente non c’è risposta. Eppure, cari amici, se guardate appena sotto le lacrime, nessuno più di noi può testimoniare che il terremoto, come la malattia il dolore e la morte, possono strapparci tutto eccettol’umile coraggio della fede. Ecco perché queste solite cose possono essere la scialuppa di salvataggio per non affogare nella disperazione e mai come ora possono ridare luce alla nostra speranza. Provate a pensarci, se una ripartenza sarà mai possibile, ripartiremo insieme da queste solite e piccole cose: le sorgenti non perdono mai la parola. Senza questa sorgente di speranza che è la fede saremmo sul lastrico della miseria più nera. C’è una pagina bellissima, nell’avventura di don Camillo, che narra di una sera malinconica nella quale questo parroco dovette affrontare il dramma di un’alluvione che complicò terribilmente la speranza della sua gente: «La porta della chiesa era spalancata e si vedeva la piazza con le case annegate e il cielo grigio e minaccioso – scrive Giovannino Guareschi -. “Fratelli” disse don Camillo “le acque escono tumultuose dal letto del fiume e tutto travolgono: ma un giorno esse torneranno placate nel loro alveo e ritornerà a splendere il sole. E se, alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete perso la fede in Dio. Ma chi avrà dubitato della bontà e della giustizia di Dio sarà povero e miserabile anche se avrà salvato ogni sua cosa”. Don Camillo parlò a lungo nella chiesa devastata e deserta e intanto la gente, immobile sull’argine, guardava il campanile. E continuò ancora a guardarlo e, quando dal campanile vennero i rintocchi dell’Elevazione, le donne si inginocchiarono sulla terra bagnata e gli uomini abbassarono il capo. La campana suonò ancora per la Benedizione. Adesso che in chiesa tutto era finito, la gente si muoveva e chiacchierava a bassa voce: ma era una scusa per sentire ancora le campane».
    3. Le torri campanarie, che hanno dettato i ritmi dei giorni e delle stagioni, sono crollate, non suonano più. Polvere, tutto ormai è polvere. Eppure, sotto macerie, c’è qualcosa che ci dice che le nostre campane torneranno a suonare, ritroveranno il suono del mattino di Pasqua. L’ha assicurato Paolo, quando ai cittadini di Corinto disse che «se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti» (1Cor 15,21). Paolo sapeva bene che Dio non è tenuto a giustificarsi. Il suo non è un Dio logico: non c’è nulla di più lontano da lui di tutta la nostra filosofia. Eppure Paolo, che con Giobbe condivide una fede-difficile, sa che Cristo ha la passione dell’impossibile, è il Dio al quale riescono le cose che gli uomini giudicano follia, assurdità. Quelle cose che nemmeno gli apostoli, durante un’improvvisa tempesta nel lago di Tiberiade, riuscirono a capire all’istante: «Maestro, non t’importa che noi moriamo?» (Mc 4,35-40). Eppure erano uomini di mare: esperti, conoscevano le insidie e i venti contrari, avevano le mani ferite dagli uncini, le facce scavate dal vento, le loro erano vite vissute. “Al tuo Dio, don Giovanni, importa nulla se noi moriamo?”. Dio pare tacere, le nostre sembrano chiamate senza risposta. Dio è Padre misericordioso: non scappa dalle responsabilità, il grido degli angosciati gli fa vibrare le viscere. Non teme l’imprecare dell’uomo, non s’arrabatta nell’ira. Porge l’inimmaginabile della sua Croce a disposizione di chi vorrà tentare l’attraversata del fiume della vita, fatto di lutto, di lamento, di pianto e d’amarezza. C’è un segno che voglio condividere con voi. Alla sera del giorno del terremoto, mentre recuperavamo il Crocifisso, che è qui oggi, tra le macerie della chiesa totalmente distrutta a Pescara del Tronto, proprio sotto la chiesa i soccorritori stavano tentando di salvare con grande sforzo due stupende sorelline: la più grande Giulia purtroppo morta, ma ritrovata in una posizione protettiva su Giorgia, una bimbetta di scarsi cinque anni, che sembrava spaesata con la bocca piena di macerie. Morte e vita erano abbracciate, ma ha vinto la vita: Giorgia. Anzi dalla morte è rinata la vita perché chi esce dal terremoto è come se nascesse di nuovo. Amici, l’appuntamento, a noi, Dio sembra avercelo dato proprio qui, sotto la croce, sopra le macerie. Esattamente come a Nain: anche in quel paese si respirava odore di morte, aria della mestizia e dello smarrimento. Anche lì una madre piangeva l’unico suo figlio morto: «Non piangere (donna). Ragazzo, dico a te: alzati!». Le lacrime sono risorte, la morte fu vinta, proprio quando a tutti sembrava che non ci fosse più nessuna storia da raccontare: «Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre» (Lc 7,1-17).
    4. E adesso, vescovo, che si fa?” Un terremoto è la fine: un boia notturno venuto a strapparci di dosso la vita. La nostra terra, però, è popolata di gente che non si scoraggia. Mi rivolgo soprattutto a voi, giovani, perché tra le 49 vittime, non sono pochi i bambini e i ragazzi sepolti dalle macerie e i primi ad essere estratti a Pescara del Tronto sono proprio due innamorati quindicenni: Arianna e Tommaso. Voi ben sapete che i nostri nonni erano contadini, le nostre origini sono contadine. In natura arare è come un terremoto per la terra: si spacca, è ferita, ne esce frantumata in zolle. L’aratro ferisce ma è lo strumento-primo per la nuova seminagione: si ara per preparare la terra a un nuovo raccolto. I sismologi tentano di prevedere il terremoto, ma solo la fede ci aiuta come superarlo. La fede, la nostra difficile fede, ci indica come riprendere il cammino: con i piedi per terra e lo sguardo al cielo. La solidarietà – oggi rappresentata in maniera solenne dalla presenza del Presidente della Repubblica, al quale rivolgo il mio deferente saluto, dalle più alte cariche dello Stato e dalle tante autorità, dalle molte associazioni di volontariato, e dai tanti amici qui convenuti a mostrare la concreta vicinanza di tanta gente da ogni parte d’Italia e del mondo, la solidarietà soprattutto del Papa, dei vescovi della nostra regione e delle Chiese di tutta Italia come pure del mondo. Grazie a tutti di cuore! La solidarietà e la responsabilità – dicevo – ci fanno tenere i piedi ben saldi per terra in un abbraccio che ci consente di affrontare insieme le difficoltà e costruire un mondo migliore. Gli occhi però devono guardare in alto: «Guardare al cielo, pregare, e poi avanti con coraggio e lavorare. Ave Maria e avanti» così ripeteva san Luigi Orione, il papà della mia congregazione religiosa, esperto di terremoti (Messina 1908; Avezzano 1915). Ave Maria e avanti! Amici tutti, non abbiate paura di gridare la vostra sofferenza, ma non perdete coraggio. Insieme ricostruiremo le nostre case e chiese; insieme soprattutto ridaremo vita alle nostre comunità, a partire proprio dalle nostre tradizioni e dalle macerie della morte. Insieme! Ne sono certo, con l’aiuto della Madonna che mai ci abbandona, vivremo un’avventura straordinaria perché l’amore è più forte del dolore e la vita vince la morte.


    OMELIA DI S.ECC.ZA MONS. GIOVANNI D?ERCOLE, Vescovo di Ascoli Piceno - AssisiPax

    Preferisco di no.

  4. #14
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    Predefinito Re: Il terremoto

    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    Un'attempata studiosa di esoterismo e simili dovrebbe viceversa invece che fermarsi ai titoli di giornale e farci sopra un ragionamento da supercazzola tognazziana cercare in rete il testo integrale dell'omelia stessa (ci ho messo 20 secondi con Google).
    Vedrebbe che tutti i suoi "ragionamenti" in merito sono inconsistenti.
    Mannaggia la superficialità.

    Ecco il testo integrale dell'omelia:

    OMELIA DI S.ECC.ZA MONS. GIOVANNI D’ERCOLE, Vescovo di Ascoli Piceno

    POSTED ON 29 AGOSTO 2016 BY PADRE POLIDORO


    Hai fatto bene a dare il link all'attempata taroccara, così da darle modo di estrarre alcune perle che diversamente sarebbero rimaste sconosciute.
    Sempre sottolineando il fatto che ciascuno si nutre del cibo che più gli appare sapido e appetitoso in base alla propria cultura....e che il cibo grato a Miles non è per nulla quello prediletto dalla Papessa
    --------------------
    Questa stessa domanda – “e adesso che si fa?” – l’ho rivolta in queste interminabili giornate di commozione e di strazio a Dio Padre, suscitato dall’angoscia di padri, madri, o figli rimasti orfani, dall’avvilimento di esseri umani derubati dell’ultima loro speranza. “E adesso, Signore, che si fa?” Quante volte, nel silenzio agitato delle mie notti di veglia e d’attesa, ho diretto a Dio la medesima domanda: a nome mio, a vostro nome, nel nome di questa nostra gente tradita dal ballo distruttore della terra.
    ------------------------------

    “Vescovo, non ci ripeta parole di circostanza, le solite cose di voi preti”: ci sta anche che in queste giornate così drammatiche qualcuno direttamente o nei social mi dica questo, nel momento in cui le parole inciampano. Anzi, ditemelo, fratelli e figli miei! Diciamoglielo tutti assieme a Gesù Cristo: “Signore sono le solite cose”. Qui abbiamo perso tutto o quasi e tu dove stai? Apparentemente non c’è risposta.
    ----------------------

    Sorvolo sulla zuccherosa retorica grondante banalità come i penosi riferimenti a Don Camillo e quelli, che non c'entrano nulla e anzi mescolano pericolosamente sacro e profano, che mettono a paragone i gesti e le parole di Cristo con gli accadimento ordinari delle genti e del pianeta. Cose su piani diversissimi che nemmeno mette conto analizzare.

    Sorvolo sulla scemenza degli aspartamici riferimenti agl'"innamorati quindicenni" e alle "stupende sorelline"...non vorrei dovermi fare analisi del sangue prima del dovuto alla ricerca dei valori del glucosio.

    Nell'alluvione di retorica però devo citare la chiosa finale: "’ L'amore è più forte del dolore e la vita vince la morte!".

    Stupendo! Avrebbe potuto dirla Berlusconi.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  5. #15
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    Predefinito Re: Il terremoto

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Hai fatto bene a dare il link all'attempata taroccara, così da darle modo di estrarre alcune perle che diversamente sarebbero rimaste sconosciute.
    Sempre sottolineando il fatto che ciascuno si nutre del cibo che più gli appare sapido e appetitoso in base alla propria cultura....e che il cibo grato a Miles non è per nulla quello prediletto dalla Papessa
    --------------------
    Questa stessa domanda – “e adesso che si fa?” – l’ho rivolta in queste interminabili giornate di commozione e di strazio a Dio Padre, suscitato dall’angoscia di padri, madri, o figli rimasti orfani, dall’avvilimento di esseri umani derubati dell’ultima loro speranza. “E adesso, Signore, che si fa?” Quante volte, nel silenzio agitato delle mie notti di veglia e d’attesa, ho diretto a Dio la medesima domanda: a nome mio, a vostro nome, nel nome di questa nostra gente tradita dal ballo distruttore della terra.
    ------------------------------

    “Vescovo, non ci ripeta parole di circostanza, le solite cose di voi preti”: ci sta anche che in queste giornate così drammatiche qualcuno direttamente o nei social mi dica questo, nel momento in cui le parole inciampano. Anzi, ditemelo, fratelli e figli miei! Diciamoglielo tutti assieme a Gesù Cristo: “Signore sono le solite cose”. Qui abbiamo perso tutto o quasi e tu dove stai? Apparentemente non c’è risposta.
    ----------------------

    Sorvolo sulla zuccherosa retorica grondante banalità come i penosi riferimenti a Don Camillo e quelli, che non c'entrano nulla e anzi mescolano pericolosamente sacro e profano, che mettono a paragone i gesti e le parole di Cristo con gli accadimento ordinari delle genti e del pianeta. Cose su piani diversissimi che nemmeno mette conto analizzare.

    Sorvolo sulla scemenza degli aspartamici riferimenti agl'"innamorati quindicenni" e alle "stupende sorelline"...non vorrei dovermi fare analisi del sangue prima del dovuto alla ricerca dei valori del glucosio.

    Nell'alluvione di retorica però devo citare la chiosa finale: "’ L'amore è più forte del dolore e la vita vince la morte!".

    Stupendo! Avrebbe potuto dirla Berlusconi.
    Capirebbe chiunque che in un'omelia destinata ad una vasta platea di terremotati i voli pindarici sulle carte dei tarocchi e gli ineffabili ed incomunicabili stati dell'essere iniziatici di cui ci rendi edotta, non è che non sarebbero stati capiti , ma proprio presi - giustamente - a pomodori.

    La possibile e spesso necessaria analogia tra Cristo e l'Uomo è proprio alla base del Cristianesimo che proprio si fonda sul Vero Dio e Vero Uomo due nature in un'unica persona.

    E francamente il riferimento a Don Camillo, mi sembra non solo azzeccatissimo , ma facente parte di un concetto di Fede popolare che non per questo la renda meno profonda o meno corretta dal punto di vista Cristiano.
    Anzi, guarda un po', Don Camillo è proprio figura di riferimento - ovviamente secondo proporzioni ben chiare - di molto mondo tradizionale Cattolico.

    Papè, se non hai altro da dire che possa portare un contributo alla discussione , non c'è bisogno di ulteriori tue "interpretazioni".
    Preferisco di no.

  6. #16
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    Predefinito Re: Il terremoto

    l'atro Vescovo ha fatto un'omelia migliore


    Inviato da Anthos

  7. #17
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: Il terremoto

    Citazione Originariamente Scritto da Anthos Visualizza Messaggio
    l'atro Vescovo ha fatto un'omelia migliore


    Inviato da Anthos
    E vabbè, che dobbiamo fare, il televoto?
    Preferisco di no.

  8. #18
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    Predefinito Re: Il terremoto

    Citazione Originariamente Scritto da miles Visualizza Messaggio
    e vabbè, che dobbiamo fare, il televoto?
    :d
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  9. #19
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    Predefinito Re: Il terremoto

    beh , sono state prospettate visioni leggermente differenti .


    Inviato da Anthos

 

 
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