
Originariamente Scritto da
Alessandro
Una notte alla corte dei miracoli
Tra Navile e San Donato: trans sessantenni e stranieri che affollano i casolari
di RITA BARTOLOMEI
VENGONO avanti piano, la camminata incerta e stanca sui tacchi troppo alti. Poi si siedono sul muretto, come sfinite.
Indossano una sottoveste nera e lunga, calze a rete e autoreggenti. Eppure è una notte di afa immobile. Da lontano sono un mistero, fermo sulla strada che porta alle torri di Kenzo Tange, in un sabato vuoto, sono tutti al mare.
Viste da vicino sono trans. In età da pensione. Italiane.
SOLO una dichiara: «Ho sessant’anni». L’altra giura: «Io quaranta». E ti scruta da sotto gli occhiali da vista.
S’arrende: «Non ce la facciamo più a fare questa vita». Poi: «Trovateci un lavoro, se avessimo un lavoro non saremmo qua».
La più arrabbiata aggiunge anche una frase volutamente dura, oscena senza ostentazione, per chiudere il discorso e mettere fine alle domande.
Poi, adirata, prende commiato così: «Dovete impararlo da noi come vanno le cose a Bologna?».
INTANTO passano auto di ragazzi. Urlano frasi irripetibili, sporgendosi a mezzo busto dai finestrini aperti. Un gioco. Dagli alle trans. Gli schiamazzi si sentono ancora per un po’, in lontananza, là dalle ragazze slave che si vendono su via Stalingrado.
La sera prima, parcheggiata l’auto con i lampeggianti accesi, una giovane trans praticamente nuda aspettava i clienti, appoggiata alla carrozzeria. Solo al venerdì.
BENVENUTI alla corte dei miracoli. E’ così, tra Navile e San Donato. Tra via Stalingrado, la Fiera, via Manifattura. Tra disperati, disposti a tutto, che affollano i casolari e si muovono come fossero i padroni. Invece sono paria.
Le forze di polizia hanno scovato un gran giro di droga. Gli arresti sono continui.
POI si vedono prostitute che sembrano troppo piccole. E il solito parcheggio affollato, viavai di uomini che cercano compagnia da giovani rom e altri viavai, una carovana di cinque roulottes, ma sono italiani «veniamo dal sud, abbiamo solo interrotto il viaggio verso Milano, eravamo troppo stanchi», è la spiegazione risentita.
DI là dalla strada il piazzale del benzinaio, a una cert’ora della notte, diventa un comodo luogo per appuntamenti inconfessabili.
Arrivano fuoristrada e salgono altri trans. Ma questi sono giovani.
Porpora Marcasciano, vicepresidente del Mit, il movimento italiano transessuali, conferma: «Per la prima volta ci troviamo di fronte a persone che non sanno più badare a se stesse. Diventare anziani è un’esperienza nuova. Stanno invecchiando le prime trans, quelle che hanno cominciato quarant’anni fa. E aumentano le richieste di aiuto. Lavoro, casa, assistenza medica. Le trans sono sempre più povere, anche perché sono sempre state deboli. Sono una cinquantina quelle che si prostituiscono tra città e provincia. Lavorano soprattutto nell’hinterland, a Zola Predosa. Sono sudamericane. Stanno cambiando le regole. La prostituzione è entrata in crisi, si è trasferita molto al chiuso delle case».
LA NOTTE è affollata anche di ombre più inquietanti. Stranieri — magrebini e rom — che vivono nei casolari. Incattiviti, disperati, pronti a tutto, modi di chi non ha nulla da perdere. Le tane sono ovunque.
Non si salva nemmeno la Manifattura, nonostante gli interventi e le porte murate. Tornano, tornano sempre.
Lucia Borgonzoni, capogruppo della Lega nord in Provincia, un mese fa ha presentato un esposto al questore Luigi Merolla e ora insiste: «Quei capannoni devono essere svuotati. I privati devono rispondere di quel che succede. Il commissario Cancellieri ha tutti gli strumenti per ‘obbligarli’. Gliene parlerò».
Il sistema è molto organizzato. E nello spaccio, suggerisce radio strada, sono coinvolte anche le prostitute. Come in una cooperativa criminale, per dribblare le forze di polizia.
Anche Claudio Mazzanti, ex presidente del Navile, accusa i privati: «Devono vigilare di più».
da: Il Resto de Carlino - ed. Bologna - pag. 4 e 5 - 19 luglio 2010 -
Che tristezza...