Qualche estratto da "Il mio individualismo iconoclasta" e dalla successiva "Polemica":
[...]
Ed io come unico balzo sul campo di battaglia, snudo la mia spada e difendo le mie intime idee d'individualista estremo, di Unico indiscutibile, poiché possiamo essere scettici ed indifferenti, ironici e beffardi quanto vogliamo e possiamo, ma quando si è condannati a sentire dei socialisti più o meno teorizzanti ad affermare sfacciatamente ed ignorantemente che non vi è nulla d'incompatibile fra l'idea Individualista e quella collettivista, e che si tenta stupidamente di far passare un titanico cantore dell'eroica potenza dominatrice di fantasmi umani, morali e divini, che freme e palpita, tripudia e si espande, al di là del bene e del male della Chiesa e dello Stato, dei Popoli e della Umanità fra gli strani bagliori d'un nuovo incendio d'amore incompreso come il lirico creatore di Zarathustra, per un povero e volgare profeta del Socialismo che è
scuola di vigliaccheria, o un iconoclasta invincibile ed insuperabile come Max Stirner per uno strumento qualsiasi messo lì a disposizione dei frenetici fautori del comunismo, allora si può avere sì un'ironica smorfia sulle labbra ma poi bisogna in-sorgere risolutamente per difendersi e per aggredire, poiché chi si sente davvero Individualista di principio, di mezzo e di fine, non può tollerare di essere minimamente confuso fra le turbe incoscienti d'un
morboso gregge belante.
[...] Anche il comunismo che - a quanto ci raccontano i suoi teorizzatori - è la forma di Società più umanamente
perfetta, non potrà riconoscere in me che uno dei suoi membri più o meno attivo, più o meno stimato... Io per il comunismo potrà valere per quanto sarò di me stesso, di intimamente mio, di Unico e perciò incomprensibile alla collettività. Ma ciò che è in me di
più incomprensibile, di più misterioso ed enigmatico per la collettività è appunto il mio tesoro più prezioso, il mio bene più caro poiché è la mia intimità più profonda la quale io solo posso giustificare ed amare poiché solo io la comprendo.
Basterebbe ad esempio ch'io dicessi al comunismo: "l'eletto esiste per non far nulla" come dice Oscar Wilde, per vedermi scacciare come un lebbroso siberiano dalla cena sacra dei nuovi Dei!
[...] Ho ventinove anni, sono quindici anni che milito nel campo libertario e vivo anarchicamente, e mi si è sempre detto le stesse, le stessissime cose:
"Per amore della concordia... ".
"Per amore della propaganda... ".
"Per la prossima Rivoluzione Sociale e redentrice...".
Per... ma a che pro continuare!
Basta! Non posso più tacere!
[...]quando parecchi anni or sono il bieco militarismo italiano imperava terroristicamente
affermando la sua triviale e perversa volontà sanguinaria sopra tutto un popolo idiota,
pecorile e pezzente, che soffriva, piangeva ed ubbidiva senza un fremito forte d'audace
rivolta io fui fra quelli che dissero "NO!" sfidando superbamente l'idiota Cadorna che stava
emanando i suoi criminosi decreti di sterminio e di morte nonché l'idiota plebaglia che
subiva ed applaudiva la guerra. E se la verde e profumata foresta strinse fra le sue fiorite
braccia un BANDITO la fetida caserma e le abominate trincee non chiusero nelle loro
bocche di fango il soldato. Mi sentivo già anarchico e non potevo attendere né la
rivoluzione collettiva per ribellarmi, né il comunismo per ottenere la mia Libertà.
[...] E che mi convince di tutto ciò è quel tuo furore verbale che si scatena impulsivamente
laddove affermo essere degli eunuchi gli uomini del socialismo e degli anemici gli uomini
del comunismo, perché tu, tentando di confutare queste mie affermazioni, apri due
minuscole parentesi per domandarmi: tutti? E siccome io, quando dicevo gli eunuchi del
socialismo e gli anemici del comunismo, non intendevo dire dei castrati sessuali i primi né
anemici i secondi nel senso di anemia di sangue ch'è preludio di tisi polmonare, ma bensì
eunuchi ed anemici del pensiero, rispondo. Sì, tutti!
E spiegherò il perché.
Perché per me anarchico individualista sono degli impotenti tutti coloro che hanno una
mèta da raggiungere ed un altare su cui sacrificarsi. E se tu non hai bisogno ch'io mi
dilunghi a dimostrarti che il socialismo è il sogno di chi ha sete di comandare e di
dominare sia pure in modo diverso da quello del prete e della borghesia, avrai certamente
bisogno ch'io ti spieghi, sia pur brevemente, il perché non sono comunista. Ed il perché è
questo: che mentre il Comunismo, per giungere alla sua realizzazione, richiede a me
individuo anche il sacrificio supremo, egli non intende affatto sacrificarsi per la
realizzazione della mia Unicità. Tu dici: "Ma Novatore stesso deve pur confessare che fino
a che vi saranno degli uomini vi sarà una società".
Ma è proprio qui, e qui soltanto, caro Mario, l'abisso che ci separa.
È qui che avviene l'urto irreconciliabile delle due anarchie.
Qui dove lo spirito del comunista rimane ondeggiante e sospeso fra le antinomie
barcollando tra la fatale necessità del comando ed il piagnucoloso lamento dell'oppresso,
mentre lo spirito dell'individualista ha scelto decisamente l'eterna ribellione. È proprio
perché la Società è eterna che eterna sarà la rivolta dell'IO anarchico che non vorrà mai
riconoscere leggi e costumi, morali e religioni, siano pur queste nuove. Ed è per questo
che nello stesso scritto da te e dagli altri due incriminato io affermavo ch'io mi dichiaro in
guerra aperta, palese o nascosta, contro la Società: contro ogni Società! Ed aggiungevo
che ogni forma di Società - ed appunto perché società - vorrà, per il suo bene, l'individuo
umiliato.
E continuavo: "Anche il Comunismo che - a quanto ci raccontano i suoi teorizzatori - è la
forma di Società più umanamente perfetta, non potrà riconoscere in me che uno dei suoi
membri più o meno attivo, più o meno stimato... ma io per il Comunismo non potrò mai
valere per quanto sarò di me stesso, di intimamente mio, di Unico e perciò
incomprensibile, di più misterioso ed enigmatico per la collettività è appunto il mio tesoro
più prezioso, la mia intimità più profonda, il mio bene più caro, poiché io solo comprendo".
Perciò quando dicevo che ho per principio soltanto la Vita e per fine la Morte e che voglio
vivere intensamente per poter morire tragicamente non lo dicevo mica, miei egregi
contradditori, per fare dell'estetismo letterario come mi diceva un mio amico socialista, ma
per affermare un mio principio ben pensato e ben ponderato. E sono queste mie idee del
mondo e della vita che mi gonfiano l'anima di gioia e di felicità. E se ho chiamato il
Materialismo, il Positivismo, la Storia, ecc. ecc. ferri vecchi e rugginosi che a più nulla mi
servono e più non mi riguardano - affermazione questa che ha fatto andare sulle furie il
buon Camillo da Lodi - è proprio perché svincolandomi da ogni scuola sono diventato il
signore di me stesso.
Nella raccolta Un fiore selvaggio; scritti scelti e note autobiografiche (si veda discussione su Novatore) è pubblicata l'intera polemica.
In rete si trovano scritti di Novatore all'indirizzo Novatore.it - Brani scelti




Rispondi Citando
