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  1. #1
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    Predefinito Miti d'oggi (e di ieri)

    Spesso per descrivere lo stato di salute delle narrazioni ho adoperato la metafora, forse poco appagante dal punto di vista letterario, ma efficace, del corso d'acqua.
    I fiumi in piena delle narrazioni del passato hanno ceduto il passo ai mille rivoli della contemporaneità, con cui si misurano in un agone ideologico stratificato e complesso.
    Non resta che tentare di orientarsi tra questi ruscelli, magari riconoscendone, a dispetto della varietà, una comune direzione e istituendo un confronto tra vecchi e nuovi narrati.
    Augurandomi di trovare altri navigatori interessati a solcare queste acque, senza scomodare Barthes apro la discussione sui miti d'oggi e di ieri.
    "Una salus victis, nullam sperare salutem"

  2. #2
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    Predefinito Re: Miti d'oggi (e di ieri)

    Colpa e vergogna


    Non credo faremmo un grave torto a Dodds se prendessimo in prestito le sue celeberrime categorie e, trascendendo volontariamente l'originale ambito d'impiego e sfumandone i contorni, riconoscessimo loro il ruolo di costanti nel rapporto tra individuo e narrazione.
    Lungi dall'essere sorelle separate alla nascita, colpa e vergogna lavorano oggi in perfetta sinergia.
    Data la sua natura così intima e familiare, in una prosopopea riuscita la prima avrebbe le fattezze di un genitore e, con buona probabilità, il tono suadente e doloroso di una madre manipolatrice.
    A suon di contrizione, la colpa conia il lessico della famiglia, l'adagio castrante del castigo e dell'espiazione.
    Dopo secoli di cristianesimo, molto si potrebbe dire sul radicamento del sentimento della colpa; eppure, la vergogna non è in secondo piano, solo le competono funzioni di controllo esercitate anche al di fuori della sfera personale.
    Moralizzazione ed espiazione si affermano, infatti, attraverso un gioco di risposte condivise, quando non di aperta ottemperanza a un canone, in cui la vergogna è araldo di prima scelta.
    Tra i due fronti, il pubblico e il privato, non vi è conflitto, ma continua integrazione e sovrapposizione.
    Nel labirinto odierno della parcellizzazione in ruoli, età, condizioni, il dialogo tra colpa e vergogna ha raggiunto un livello tale di raffinatezza da rendere obsoleti molti strumenti repressivi del recente passato.
    Un tempo l'alterità del narrato, la sua avvertita essenza ideologica, garantiva almeno la possibilità di un esilio, di un silenzioso ripiegamento dell'animo su se stesso.
    Oggi la vergogna rende ciascuno di noi scolta di sé, assoldando così, con il minimo sforzo, la migliore sentinella disponibile sul mercato.
    Nella convinzione che il “normale”, di cui non riconosciamo mai la natura profondamente artefatta, corrisponda al desiderio e la mancata adesione alle sue regole, reame della colpa, generi uno smarrimento non alieno ma realmente nostro, avanziamo con l'incedere del timorato.
    "Una salus victis, nullam sperare salutem"

  3. #3
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    Predefinito Re: Miti d'oggi (e di ieri)

    Tramite la duplice azione del guardare e dell'essere guardati -di cui ha parlato in modo esemplare Kerényi, seppur in un differente contesto- la narrazione corrobora la propria forza.
    Si guarda e si è guardati in ogni istante, perché anche in assenza di un giudice, di una voce del coro, la vergogna e la colpa demandano a noi il giudizio e il canto.
    "Una salus victis, nullam sperare salutem"

  4. #4
    Klassenkampf ist alles!
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    Predefinito Re: Miti d'oggi (e di ieri)

    afono è il canto dove non ci sono orecchie.
    Una Cina, una Yugoslavia, una Russia, una Corea, una Palestina, un'Irlanda. E zero USA
    Il Mein Kampf è una nota a margine del Manifest Destiny

  5. #5
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    Predefinito Re: Miti d'oggi (e di ieri)

    Nel dominio della vergogna le nostre orecchie sono quelle di tutti e il nostro canto è polifonico pur sembrandoci sempre una monodia.
    "Una salus victis, nullam sperare salutem"

 

 

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