

sinistri, siete dei luridi da vomito, fatevene una ragione


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Povera Italia (lo dicono i numeri)
martedì 25 ottobre 2016
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Renzi e il referendum (keystone)
Come è messa l’Italia?
Se volete una risposta onesta, evitate di chiederlo a chi si sta scannando sul voto referendario del prossimo 4 dicembre: vi sommergerebbe di parole.
Meglio - molto meglio- affidarsi ai numeri.
Perché i numeri parlano chiaro.
Anzi, chiarissimo.
E dicono, purtroppo, che l’Italia è messa male.
Anzi, malissimo.
Da qualunque verso si voglia esaminarla.
Prendete il caso, davvero emblematico, de Il Sole 24 Ore, celeberrimo quotidiano economico-finanziario che appartiene a Confindustria, ossia all’associazione degli imprenditori.
Il giornale, quotato alla Borsa italiana, nei primi sei mesi del 2016 ha perso 49,8 milioni di euro.
La Procura della Repubblica ha aperto un’indagine penale, ipotizzando il falso in bilancio.
E mercoledì 19 ottobre la Guardia di Finanza, su richiesta della Consob (Commissione nazionale per le società e la borsa), ha ispezionato gli uffici amministrativi a caccia di documenti che spieghino cause e responsabilità del disastro.
Un disastro dall’alto valore simbolico.
Perché rivela lo stato di crisi in cui versa il sistema imprenditoriale italiano.
E per le dinamiche di scontro che ha generato tra direttore e redazione nonchè tra gli uomini di vertice in Confindustria.
Dove, da giorni, come si usa dire, stanno volando gli stracci.
Non va meglio alle banche.
Mps è ancora in coma profondo, schiacciato da una montagna di crediti difficilmente esigibili.
Unicredit potrebbe tagliare fino a 6.000 posti di lavoro.
E non avrete certo dimenticato che cosa è successo a Banca Entruria, Veneto Banca, Banca Marche, Carichieti e Cassa di risparmio di Ferrara, un dramma tragicomicamente rappresentato a luglio sulla copertina del settimanale britannico The Economist (Matteo Renzi alla guida di un pullman tricolore con le ruote posteriori penzolanti nel baratro…).
Quanto ai conti pubblici, presto detto: sono peggio del previsto.
Male il Prodotto interno lordo (Pil) del 2015, certifica l’Istat.
Doveva essere +0,8, si attesterà a +0,7, il risultato più basso d’Europa (Francia +1,2; Germania +1,5; Regno Unito +2,2).
Non basta.
Pochi giorni orsono si è saputo che ben il 12% del Pil 2014 è stato generato dall’economia sommersa (stiamo parlando di 194,4 miliardi!).
Ossia dalle imprese che evadono il fisco e pagano i lavoratori in nero.
C’è di peggio.
Un altro 1%, infatti, lo si deve ad attività che l’Istat definisce, tout court, “illegali”.
Totale: 211 miliardi di euro fuori dal controllo dello Stato (erano 203 del 2011).
Su un tale drammatico sfondo e in attesa di sapere che cosa dirà l’Unione europea della manovra di bilancio, aumenta la povertà.
Quest’anno la Caritas, per la prima volta, ha registrato più italiani nei centri di ascolto del Sud che stranieri: 66,6% contro il 57,2% (dato nazionale).
Età media di chi chiede aiuto: 44 anni.
Motivi: povertà economica (76,9%), disagio occupazionale (57,2%), problemi abitativi (25%) e familiari (13%).
Mica è finita.
Un’ulteriore prova della condizione critica del Paese arriva dall’emigrazione.
Secondo il rapporto della Fondazione Migrantes, sono 107.529 gli italiani espatriati nel 2015, in gran parte lombardi (20.088) e veneti (10.374).
Quel che è più grave, se ne sono andati soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni (39.410, il 36,7%).
Un esodo che si spiega con altri dati, impietosi: quelli relativi al mercato del lavoro.
Il tasso di disoccupazione è sempre fermo lì, all’11,4%.
Mentre da gennaio ad agosto 2016 le assunzioni sono calate dell'8,5% e i contratti a tempo indeterminato sono stati 800 mila (contro 1,2 milioni nei primi otto mesi del 2015); inferiori, quindi, anche all’analogo periodo del 2014.
Al contrario continuano a crescere i voucher, destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio nonché simbolo massimo del precariato: +35,9% rispetto al 2015, che pure aveva visto, rispetto al 2014, una crescita del 71,3%.
Non solo.
In due anni i licenziamenti sono passati da 35 a 46 mila (+31%), di cui 10 mila proprio negli ultimi 12 mesi.
A indicare che se il Paese ha la febbre, ebbene la febbre sta salendo vertiginosamente.
Rimanendo in tema di lavoro, appare decisamente allarmante l’avvio dell’anno scolastico.
Come nel caso del Jobs Act, infatti, anche in quello della Buona scuola la riforma sembra non aver portato frutti.
A un mese dall’inizio delle lezioni sarebbero almeno 20 mila le cattedre ancora da assegnare (proprio qui lo avevamo tristemente previsto).
Ed è particolarmente grave la situazione relativa agli insegnanti di sostegno: da una parte, i posti sono coperti da docenti non specializzati; dall’altra, in molte zone gli abilitati sono disoccupati…
Insomma, il caos.
Ciliegina finale sulla torta (si fa per dire) il raffronto tra Spagna e Italia.
Che risulta impietoso per Roma.
Numeri (anche qui) alla mano, Madrid, pur fra mille tormenti politici ed elettorali, è riuscita a far meglio, molto meglio.
E oggi vede la luce in fondo al tunnel della crisi.
Complimenti, non c’è che dire.
E beati loro.
Conclusione…
Chiedo scusa per avervi annoiato con cifre e percentuali.
Perché l’ho fatto?
Non so voi, ma io avevo (ho) la nausea per le tante, troppe parole (specie in tv) di questa lunga campagna referendaria.
E sentivo (sento) il bisogno di superare la nebbia del bla-bla-bla con i numeri.
Per fare chiarezza.
Per andare sul concreto.
Spiacente di avervi dato, così facendo, cattive notizie.
Ma, se non altro, queste sono vere e documentate.
Purtroppo, aggiungo.
E mi fermo.
Per non finire anch’io intruppato nell’esercito dei parolai…
Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
(Pablo Neruda - Attribuita)






Con il QE e il petrolio a prezzi minimi non è riuscito a far ripartire l'economia...Neanche il nano ha fatto peggio....
Primo Ministro di TPol...[MENTION]
Proudly member of the Bilderberg Group-Chtulhu Section..


allora, faccio una proposta:-
-si consultino UNDERTAKER, SVICOLONE, GRIFO, SENTENZA e gli altri sputacchiatori sulla faccia di Renzi e...
CI PROPONGANO UN NOME CHE POSSA PRENDERNE IL POSTO


forse per la prima volta concordo con guelfi.
e onestamente non posso essere tacciato ne per servetto ne di fare il lecchino di renzi (o altri)
può piacere o non iacere quello che fa ma fa (o tenta di fare) e la sua proposta di riforma va in questo verso: permettere a chi governa di fare.
non lo dico da oggi ne oggi, ma da pochi mesi dopo che è stato nominato pdc.
l'ha sempre detto che è stato il primo pdc dopo oltre 20 anni che fa qualcosa (ripeto può piacere o non piacere ma questo è normale)
per me non ha fatto male in assoluto ed è normale che non tutto quelo che abbia fatto mi possa piacere.
la cosa in assoluto che non mi piace è che è sembrato stare più dalla parte delle banche che da quella dei cittadini.
ma mi rimane il dubbio se avesse fatto lo stesso nel caso avesse avuto maggiori poteri, nel caso il suo mandato non fosse dipeso da inciuci vari.
un dubbio che mi arriva anche da come si è posto verso l'europa.
si può dire quello che si vuole ma a mio parere è l'unico e dico l'unico che non si è tirato giù i pantaloni davanti alla germania.
tra un d'alema, un muso di topo, un prodi, un berlu, un monti, un letta (tra i pdc dal 94 in poi) preferisco di sicuro lui.
di quelli precedenti non parlo perchè non so e dovrei basarmi solo sul sentito dire.
di certo al momento non vedo nessun vero rivale a lui ne a sin ne al centro ne a dex e meno che meno tra quelli "ne di dex ne di sin ne di centro"





