
Originariamente Scritto da
mary ann
*
Salgo sull'autobus. Dopo un minuto di corsa ci fermiamo al semaforo. Mi siedo e guardo dal finestrino. Alla mia sinistra c'è un piccolo giardinetto. Su una panchina è seduto un uomo, lo vedo di schiena. L'uomo beve. Accanto a lui ci sono alcune bottiglie vuote. L'osservo. Lui smette di bere, posa la bottiglia accanto a sé, si abbassa in avanti, mette le dita tra i capelli e sta fermo così. Credo che stia guardando per terra o, forse, tenga gli occhi chiusi.
Lui è Bevitore Solitario.
Scatta il verde e l'autobus riparte.
Di colpo mi viene in mente un pezzo della mia vita.
Quasi tutti che conoscevo bevevano. Dai racconti di mia mamma so che mio padre beveva, e pure forte, e mio fratello beveva, ed anche lui ci andava giù pesante, bevevano molti dei miei amici, i nostri vicini di casa, la metà dei miei compagni di classe, quasi tutti i colleghi di lavoro. Alcuni potevano scegliere cosa e quanto bere, gli altri, invece, bevevano tutto ciò che si poteva bere, e quando non c'era, bevevano quello che non si potrebbe bere.
Io non bevevo.
Una volta chiesi a mio fratello perché beve. Lui mi guardò, anzi, mi trapassò con lo sguardo, molto lentamente, con uno sguardo che non finiva mai. E non è mai finito. Mi ci sono voluti anni ( e non solo anni) per tradurre quel sguardo in parole alla pari dello sguardo.
Diceva così: "Bevo...e un dolore entra, ma un altro, più forte, esce. Però, tu non puoi capire. Capirai solo se cominci a bere."
Io sono Bevitore Solitario.
Bevo la mia Tristezza. E non solo la mia. Metto sul tavolo una caraffa piena e verso uno due tre bicchieri alla volta. In fondo di ogni bicchiere vedo i miei occhi. Li lascio lì.
Ma se bevessi solo la Tristezza, non sarei qui.
Bevo l'Amore. Lo trova il mio cuore. E ne prende un po'. Lo vede in ogni cosa. Anche quando è invisibile. Non so come faccia. Io non ne sono capace.
Bevo la Poesia. A qualsiasi ora, con un piccolo bicchierino di cristallo, solo poche gocce. La bevo quando la mia anima non può farne a meno.
Bevo il Silenzio. E' amaro, ma bevo lo stesso. Un calice, poi un'altro. Poi basta.
Bevo le Lacrime. Le bevo quando ho sete. Le raccolgo una ad una con la punta delle dita.
Bevo la Paura. Quella che è stata ed anche quella che verrà. E mentre io la bevo, lei beve me. Non usiamo bicchieri.
L'autobus si ferma al capolinea. Scendo solo io.
*a tutti i Bevitori Solitari.
Mary Ann