strade davanti al museo Guttuso, a Bagheria aggiustate tre giorni prima dell'inaugurazione del museo, il 26 dicembre, oggi. Potenza del museo.
Un'offesa per le strade, per noi che siamo gli altri che continueremo a camminare nelle altre strade. Un museo per ogni strada ci vorrebbe, altro che Mussolini. Loro possono farlo, è la prova che non lo vogliono. Magari si affiderebbero le altre strade, quelle che non hanno a che fare col museo, ad altri enti, a costo zero. Costerebbero molto di più.
C'ero a villa Cattolica, sede del museo che apre oggi, nel '92, quando a villa Cattolica per dare una mano veloce alla realizzazione del progetto di ospitare i quadri di Guttuso, completati gli espropri, entrò la dirigenza della forestale e a noi operai ci fecero cambiare il giardino che c'era, un agrumeto, sostituito da palme nane e macchia mediterranea, mettere muretti bassi in tufo e rifare i corpi bassi o magazzini.Che polvere, ricordo. Polvere che alzavamo noi, anzi la portavamo, lavorando. Eravamo ben felici di fare una cosa gradita al capo, una cosa diversa non nei boschi, in quell'anno, nel '92 a Bagheria, che cambiava la dizione anche nel modo di porgere le notizie al tg, e loro, che avevano paura di essere intercettati telefonicamente, non avevano paura di smistare persone ad altri incarichi. Anzi si sarebbe detto che lo facevano apposta per dire: vediamo se mi arrestano per questo. Ma non ci sentivamo storie minori, anche se era più bello l'agrumeto coltivato dal quel signor Giovanni, che abitava in una stanzetta a piano terra del palazzo, e fu costretto ad andare ad abitare altrove. Gli diedero una casa popolare. Per avere un'idea dell'agrumeto così odiato, che remava contro i nuovi progetti illuministici che finalmente portano oggi alla costituzione del museo, andate a vedere quello che c'è nella vicina villa Rammacca. Certo quello non è per fini culturali, abbellisce una bella villa settecentesca dove si danno ricevimenti. Ma i fini meno nobili aiutano a conservare un'idea.




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