
Originariamente Scritto da
Dean M.
Mi sono sempre chiesto una cosa (e qui esce fuori la parte stirneriana e nietzschana di me).
Anarchici, socialisti, comunisti, da sempre, esaltano il Popolo, le Masse (operaie), la Gente in contrapposizione al modello borghese e produttivo di vita.
Ma più volte mi sono posto questa domanda: perché da socialista, da anarchico, da comunista la vedo (non io) in un certo modo e poi mi "tuffo" tra il popolo, le masse, la gente, e mi rendo conto (soprattutto in questi tempi di degrado morale e disgregazione sociale) quanto in verità, ci sia poco da lodare il ruolo delle masse nella storia, che le correnti storiche della sinistra hanno esaltato? Voglio dire... alcuni antropologi (forse vicini o essendolo stati, al progressismo ecc) ritengono che non esista una natura umana specifica volta alla sopraffazione, all'egoismo, alla distanza, ma che sia "modellabile" dal modello sociale che si sta costruendo, e ciò giustificherebbe socialisticamente e non un amore per il prossimo e per il popolo, come entità astratta da far rientrare nel binario metastorico.
Perché , da libertario (forse influenzato, e mai negato, da alcune tendenze 'aristocratiche' finché non scadono nel ridicolo , come avviene a destra) rifiuto questa idea e realisticamente - cioranianamente - penso che in realtà esista una natura umana diversa da quella enunciata dai teorici della sinistra anarchica e socialista, che non mi fa amare il populismo, l'esaltazione del popolano - che oggi i media cavalcano nello scontro fra civiltà - ignorante e fiero di esserlo, che io penso che da socialista o libertario non ce la faresti mai ad inquadrare in una logica rivoluzionaria messianica che lo conduca ad un'autocoscienza filosofica volta agli ideali appena spiegati?
Ve lo siete mai domandati? (io credo che @
Egomet mi abbia compreso)