Le incompatibilità sono evidenti. Non le vede solo chi non le vuole vedere. Le posizioni assunte durante l’ultima campagna referendaria credo diano, qualora ce ne fosse bisogno, ulteriori indicazioni in tal senso. Le differenze tra le due-tre componenti non sono soltanto di natura tattica e/o strategica, ma oserei dire “antropologica”. Tali componenti non rientrano nemmeno nella categoria delle cosiddette “correnti”. Queste ultime, nei vecchi partiti, ci sono sempre state; nella DC, nel PSI. Persino all’interno dello stesso PCI “centralista” le discussioni erano a dir poco aspre; tuttavia, in questi e altri partiti, vi era altresì una base comune, un comune sentire che veniva da lontano, da lotte vere, da storie politiche e culturali ben precise, da libri e pensatori di riferimento ben precisi. Nel PD non c’è nulla di tutto questo, se lo mettano bene in testa. Non c’è, ripeto, alcuna possibilità di mediazione. Dopodiché, se vogliono continuare a “donarci” le solite sceneggiate, le solite diatribe interne - nonostante i gravi problemi del Paese - che continuino. Sono problemi loro. Le urne, prima o dopo, presenteranno inevitabilmente il conto.




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