

Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...
…bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa


Due domande sul futuro a chi sostiene Renzi
Che Matteo Renzi arrivasse al punto di sfasciare il Pd alcuni lo avevano previsto con largo anticipo, ovviamente inascoltati. Dopo tre anni la scena che abbiamo di fronte è desolante. Non c’è molto da aggiungere.
A questo punto chi sostiene Renzi – soprattutto quelli che sanno guardare in faccia la realtà e non ripetono a pappagallo le frasi del segretario – dovrebbero porsi due domande dalle quali discende ogni possibile strategia per il futuro e qualsiasi possibilità di salvare il Pd.
1. Può tenere unito e allargare il Pd un uomo che è stato il responsabile della divisione, che ha maltrattato ogni persona critica, ha visto gufi ovunque, ha liquidato critiche e dubbi con l’invettiva e l’umiliazione? Può il Pd essere il Pd con un segretario che spacca e divide e non riesce a unire nel momento in cui c’è bisogno di unire?
2. Può, in vista di un sistema elettorale che prevederà quasi sicuramente le coalizioni, lavorare per unire un campo di centrosinistra largo e competitivo chi ha rotto tutti i ponti nella politica, nella società, nel sindacato, nei mondi di riferimento della sinistra? Chi ha fatto del comando solitario un ostinato metodo di governo, chi non ha mai ascoltato ma ha denigrato chiunque ponesse anche solo degli interrogativi?
Il punto è questo. Finito un ciclo – e su questo siamo tutti d’accordo – e finito con una grande sconfitta, il nuovo che si apre non può essere gestito dalla stessa persona. E se quella persona è per di più il principale responsabile delle macerie che ci circondano il cambio è ancor più necessario. Capire che oggi, e non domani, è il tempo di voltare pagina sarebbe un atto di grande intelligenza politica.
https://unitagiubberosse.wordpress.c...ostiene-renzi/
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La scissione ad personam. La sinistra vuole la testa di Renzi, il resto è fuffa
Pd
La critica di Delrio. Il segretario chiama Emiliano. C’è ancora spazio per trattare?
La scissione fa passi da gigante. Non è chiaro come e quando ma la sinistra di Bersani nei prossimi giorni sembra pronta per l’annuncio. Forse lunedì. Cioè il giorno dopo l’annuncio formale di Matteo Renzi davanti alla Assemblea nazionale di indire il Congresso.
Si discuterà – anzi, già si discute – sul perché di questa ennesima scissione a sinistra. Calendario, Statuto, liste elettorali… Ci sarà anche tutto questo ma il punto, alla fine, è emerso con chiarezza: i bersaniani non vogliono Renzi segretario del Pd. Punto. Non si fidano più. Non ritengono che sia l’uomo giusto non solo per vincere (questo lo pensa anche Cuperlo, anche altri non bersaniani) ma nemmeno di rappresentare la realtà del Pd. E’ un mix di giudizio personale e giudizio politico. Per loro, dopo le amministrative (verosimilmente molto molto difficili) Renzi deve dimettersi e non ricandidarsi più. Potrebbe sì ricandidarsi alla premiership (in teoria) ma leader del partito, no, basta.
La scissione, in definitiva, sarebbe sul segretario del partito. Una scissione ad personam.
In questo senso, la frase forse più rivelatrice degli ultimi giorni l’ha pronunciata Roberto Speranza a Otto e mezzo: “Veltroni e Bersani dopo le dimissioni non si sono più ricandidati. E quello era un gesto di estrema generosità verso il partito. Queste dimissioni (quelle che Renzi darebbe per aprire la fase congressuale-ndr) mi sembrano piuttosto un atto di egocentrismo, di egoismo. Non dirò mai a Renzi di candidarsi o meno, ma gli dico di fare attenzione, perché se il Pd è di Renzi, allora non ci sarà spazio per noi».
Essendo questa la vera “richiesta” della sinistra, è chiaro che la rottura è inevitabile, perché Renzi non potrebbe mai accettare una cosa simile.
La sua apertura nell’intervista al Corriere della Sera non prevede nulla di simile. Concede un sì alla “fase programmatica durante il Congresso”, come hanno proposto Orlando, e poi Martina, Fassino, Zingaretti; sembra voler svelenire la polemica; non chiude all’ipotesi che a palazzo Chigi vada un altro e non lui; concede larghissima fiducia a Gentiloni. Ma ormai – come detto – il punto è diventato un altro. Lasciare la guida del Pd. D’altra parte, “riprendersi il partito” è sempre stato un chiodo fisso dell’orientamento della sinistra.
La questione del calendario, ormai, è abbastanza superata. La disponibilità di Dario Franceschini a diluire i tempi delle primarie in questo quadro non sembra pertanto in grado di cambiare la situazione.
Il segretario poteva offrire di più? Lo potrebbe ancora fare? Intanto oggi ha telefonato a Michele Emiliano. “Matteo Renzi mi ha chiamato e abbiamo parlato. Spero che il nostro confronto sia utile alle sue prossime decisioni”, ha postato su Fb il Governatore della Puglia.
Proprio stamane, i siti hanno sparato un audio rubato a Graziano Delrio, il quale, ad una riunione al Nazareno ieri sera, si lamentava in modo colorito proprio del fatto che “Renzi non ha fatto nemmeno una telefonata”. Un rilievo, quello del ministro, che conferma una vecchia critica di esponenti vicini a Renzi relativa al modo troppo autoreferenziale del segretario nella gestione del partito.
D’altra parte, i gruppi parlamentari per un verso, e soprattutto il Governo per un altro, sono i terminali più sensibili di una situazione nervosissima. Non è un caso se ormai in coda alle riunioni del Consiglio dei ministri (ivi compreso quello di stamattina) si formino capannelli nei quali di esamina la delicata situazione nel Pd.
Perché è ovvio – lo ha detto ieri lo stesso Delrio a Piazzapulita – che un’evenutale scissione non potrebbe non avere riflessi sul governo Gentiloni (così che da parte di Bersani si compirebbe un clamoroso paradosso: per prolungare la vita del governo lo si metterebbe seriamente in fibrillazione) e sulla vita dei gruppi parlamentari.
Secondo molti osservatori, la cosa non potrebbe non interessare Sergio Mattarella, che potrebbe sentirsi in dovere di effettuare una verifica sulla tenuta dell’esecutivo.
Si tratta ancora, dicono molti “pontieri”. Ma se la posta in palio è la testa di Matteo Renzi, pare proprio finita.


Questa è una opinione personale di chi scrive, io non penso che sia da atrribuire al solo Renzi l' insuccesso del PD come partito, sempre se vogliamo considerare un partito con il 30% dei sondaggi favorevoli "un insuccesso".
1. Può tenere unito e allargare il Pd un uomo che è stato il responsabile della divisione, che ha maltrattato ogni persona critica, ha visto gufi ovunque, ha liquidato critiche e dubbi con l’invettiva e l’umiliazione? Può il Pd essere il Pd con un segretario che spacca e divide e non riesce a unire nel momento in cui c’è bisogno di unire?
Anche questo è un parere personale da parte di chi scrive... non penso che sia da attribuire al solo Renzi la responsabilità della divisione.
E' vero che ci sono state le frasi con i gufi e altri animali vari, e le frecciatine... ma è anche vero che c'è stata gente che ha remato contro il PD, da dentro il PD, ad ogni elezione che c'è stata negli ultimi 1000 giorni... pur di gettare discredito alla attuale dirigenza democraticamente eletta.
Ci siamo scordati dei Civati che da dentro il PD invitavano a votare per altri candidati ? Di tutti quei leaders della minoranza che non hanno fatto una serata elettorale per promuovere i candidati ? O se lo facevano, usavano il tempo a loro disposizione per parlare male della segreteria ? O quando venivano intervistati in TV.. dichiaravano che avrebbero votato per i candidati del PD.. con un viso.. con un espressione che la diceva molto più lunga ?
Largo e competitivo cosa vuol dire ? Sono d' accordo che non si può imbarcare tutti al centro, ma neppure che si possa imbarcare tutti alla propria sinistra.. specialmente quando si ha di fronte gente in parte non più presentabile come Vendola, in parte gente che cambia la parola data ogni tre per due..2. Può, in vista di un sistema elettorale che prevederà quasi sicuramente le coalizioni, lavorare per unire un campo di centrosinistra largo e competitivo chi ha rotto tutti i ponti nella politica, nella società, nel sindacato, nei mondi di riferimento della sinistra? Chi ha fatto del comando solitario un ostinato metodo di governo, chi non ha mai ascoltato ma ha denigrato chiunque ponesse anche solo degli interrogativi?
Il punto è questo. Finito un ciclo – e su questo siamo tutti d’accordo – e finito con una grande sconfitta, il nuovo che si apre non può essere gestito dalla stessa persona. E se quella persona è per di più il principale responsabile delle macerie che ci circondano il cambio è ancor più necessario. Capire che oggi, e non domani, è il tempo di voltare pagina sarebbe un atto di grande intelligenza politica.
La grande sconfitta per quanto mi riguarda è stato il 25% di Bersani con un Forza Italia agonizzante.. e una Lega ancora non ai livelli Salviniani.
Scrivete quello che vi pare ma il PD di Renzi, almeno fino alle prossime politiche pesa almeno un 30% ancora.
E' vero che è stato perso malamente un referendum.. ma se queste sono macerie.. quel 25% come dobbiamo definirlo ? Un terremoto ? E detto questo... se dobbiamo rispettare questa logica.. allora pare illogico sostituire Renzi con chi ha fatto peggio prima di lui.. no ?
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"I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri."


Se è la testa di Renzi che vogliano è giusto che se la prendano.. ma con i mezzi previsti dallo statuto.. cioè mi pare veramente un arroganza fuori da ogni comprensione aspettarsi che Renzi si faccia parte, ritirandosi a vita privata, solo e soltanto perche Bersani, D' Alema e Cuperlo vogliono tornare a gestire il PD come ai vecchi tempi..
Al più se è questa la via.. tutti dovrebbero fare un passo indietro e ritirarsi a vita privata.. compresa la minoranza.. che in passato non ha certo fatto di meglio... lasciando il partito ad una nuova generazione di dirigenti.
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«Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]


La fretta di voler seppellire Renzi sta diventando un pochino patetica, ennesima riproposizione dell'idea di Renzi come usurpatore e incidente di percorso...eppure non vedo abbastanza lavorìo sull'alternativa vera che si dovrebbe proporre, si vuole farlo fuori o scindendosi o logorandolo nel tempo alla Quinto Fabio Massimo ( non a caso)
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La cosa divertente del dibattito delle ultime ore è che, gettata la maschera, il tema sia diventato seriamente "Renzi non deve candidarsi".
Ora, io capisco che una parte non lo consideri adatto a guidare il partito. È fisiologico, avviene in tutti i partiti normali, altrimenti non si farebbero congressi ma plebisciti con candidati unitari eletti segretari col 100% dei voti. È la conseguenza che fa davvero scompisciare dalle risate. Perché in un partito normale ci si organizza, si crea una piattaforma più credibile (e la minoranza PD è da oltre tre anni che dovrebbe lavorarci, hai voglia a perculare coi due mesi in più di congresso...) e si chiede alla base il sostegno necessario a prendere la guida del partito. Questi invece pretendono di decidere le candidatura avverse, dicendo chiaramente che Renzi deve ritirarsi dalla vita politica (chiarendo che della modalità di congresso non gliene importa una sega, tenendo sempre sul tavolo la carta di riserva della scissione se a vincerlo fosse sempre Renzi). Dimostrando un'idea di democrazia interna che non è definibile manco tale, e palesando pubblicamente che il tema non è né programmatico e né ideologico, ma è tutto legato alla voglia di riprendersi il partito nonostante non si abbia il sostegno della base e in tre anni non si sia creata una qualche seria alternativa. Ma, purtroppo per loro, congressi (quelli sì, farsa) stile PDS 1994 non si fanno più.


Ecco, appunto.
Finiamola con 'sta farsa. Si faccia la scissione e stop, non si perde tempo con inutili tentativi di riconciliazione, che a 'sto punto sarebbe più dannosa della scissione.
E suggerirei un traghettamento nel M5S, perché le due idee di democrazia interna hanno tratti comuni.