Emiliano trolla il resto della minoranza, che sia stata una tattica per giocarsela da solo contro Renzi facendo fuori Speranza, Rossi e company?
Comunque ottimo per il PD, molto male per la minoranza.


Emiliano trolla il resto della minoranza, che sia stata una tattica per giocarsela da solo contro Renzi facendo fuori Speranza, Rossi e company?
Comunque ottimo per il PD, molto male per la minoranza.


Pd, il silenzio degli obbedienti
Non mi meraviglio di Renzi, da lui è ormai impossibile aspettarsi qualcosa di diverso dal “qui comando io” e dalla ostinata sfida a misurarsi. Non mi meraviglio nemmeno dei suoi più stretti del cosiddetto giglio magico, quelli del “ciaone”, che sono capaci solo di ripetere a pappagallo le parole del loro leader e di esasperarle all’infinito in una eccitazione adolescenziale per dimostrare di essere più forti a braccio di ferro.
No, mi meraviglio di quella parte del Pd che ha attraversato la storia del Pci e poi della Dc e di quello che è venuto dopo con coerenza ed equilibrio. Quelli che conoscono la fatica dell’unità e il coraggio di saperla esercitare. Quelli che sanno che dirigere un partito non è come amministrare un’azienda o comandare una caserma, che non basta avere i voti o i gradi e farli pesare per tenere la squadra. Quelli che sanno benissimo che il Pd era un partito giovane e aveva bisogno di crescere dando piena cittadinanza alle culture riformiste che lo hanno generato. Che bisognava creare gli spazi, i luoghi, le responsabilità affinché ognuno si sentisse parte rilevante del tutto. C’era bisogno di molta cura. E non bisognava prendere a schiaffi quelli di prima, soprattutto quelli di prima che non stavano con il segretario, compiendo una rottamazione particolarmente mirata a sinistra.
Mi meraviglio di loro, di tutti loro – i nomi metteteceli voi, potete scegliere liberamente– perché non hanno il coraggio di fermare un leader imbizzarrito, privo di lucidità, preoccupato della sua personale rivincita contro tutto e contro tutti e che per motivi strettamente personali sta sfasciando un partito e mandando all’aria il Paese. L’ho già scritto e lo ripeto: la stagione di Renzi è finita, la sua leadership è consumata. Presto, molto presto, quelli che oggi assistono impotenti e conniventi alla furiosa vendetta del leader capiranno che un altro leader è necessario per non affondare. Allora sarà tardi e molti di loro, ne sono certo, si chiederanno in coscienza: perché non l’ho fatto prima?
https://unitagiubberosse.wordpress.c...li-obbedienti/
Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...
…bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa


Pd spaccato, Renzi a un bivio
di M. Del Bue - "Avanti!", 21 febbraio 2017
Abbiamo scritto che la scissione era meglio della confusione e del conflitto permanente in un partito senza identità. Il Pd nacque come soggetto a vocazione maggioritaria per il passaggio dal bipolarismo al bipartitismo, con un occhio all’America più che all’Europa, e per sfidare con possibilità di vittoria il centro-destra che Berlusconi aveva riunito nel nuovo Pdl. Se riflettiamo bene oggi son venute a mancare tutte le motivazioni dell’esistenza di quel Pd, incollatura di due tradizioni storiche, quella comunista e quella democristiana, che ovunque in Europa si fronteggiavano contrapposte.
Il bipolarismo non solo non si è trasformato in bipartitismo, ma ha ceduto il campo al tripolarismo con l’affermazione dei Cinque stelle, la vocazione maggioritaria, riproposta, dopo Veltroni, nella nuova versione di Renzi, si é frantumata ad un tempo negli scogli anministrativi-referendari e nella bocciatura costituzionale del ballottaggio, mentre dall’altra parte il Pdl da tempo non esiste più e il centro destra é quanto mai disarticolato in una tendenza berlusconiana non ostile al dialogo col Pd, sia pur post elettorale, e in una destra alternativa di stampo anti europeo. Per di più il mito democratico americano é stato sopraffatto dal trumpismo. Dunque che quel Pd sia oggi finito e che una parte di oppositori di Renzi abbiano deciso di farsi il loro partito appare perfino logico.
Quel che stupisce sono piuttosto le motivazioni e le conseguenze politiche della scissione. Il più intelligente degli scissionisti, Massimo D’Alema, ha sgombrato il campo dalla commedia degli equivoci, dichiarando che la separazione è il risultato di visioni differenti e che un partito non é un carcere. Più astruso l’arrampicarsi sugli specchi tra date, congressi, conferenze programmatiche che hanno contraddistinto la posizione di Bersani, Speranza, Rossi e dell’altalenante Emiliano, una sorta di personaggio pirandelliano che recita a seconda del pubblico in teatro. Dichiarare che non si partecipa a un congresso perché non si ha voglia di cambiare politica, equivale ad enunciare il riconoscimento della propria sconfitta. Sostenere che l’attuale segretario non si deve ricandidare, equivale a dichiararlo invincibile.
Ma quel che stupisce é l’immediata conseguenza politica del nuovo partito. E cioè il convinto sostegno al governo Gentiloni, che é governo del Pd renziano. Questo finirà per costituire fonte di divisione con l’altra parte di sinistra presente in Parlamento, almeno con la maggioranza di Sinistra italiana. Nel contempo il nuovo partito dichiara di collocarsi nel centro-sinistra, dunque ancora collegato al partito abbandonato. Si tratta di curiosa anomalia con la storia delle scissioni. Una sorta di separazione-collaborazione di difficile comprensione. Il trait d’union potrebbe essere Pisapia, l’uomo che vuol spostare un pezzo di sinistra verso il Pd. Ma ci sono almeno due complicazioni.
Attualmente la legge elettorale contempla il premio alla lista e non le coalizioni. Con il premio alla lista tutto apparentemente si semplifica. Ognuno andrà per conto suo e le coalizioni eventuali si formeranno dopo il voto. Risulterà tuttavia molto difficile far capire agli elettori una collocazione in un centro-sinistra che non c’è e con un Pisapia senza più una missione. Col premio alle coalizioni gli scissionisti dovranno scegliere invece tra il cosiddetto Campo progressiste dell’ex sindaco di Milano, che vuol collocarsi nell’aggregazione di centro-sinistra col Pd renziano, o la maggioranza di Sinistra italiana che correrà in solitario contro Renzi. Quel che stento a comprendere é la perdurante riserva renziana sulle coalizioni. Incomprensibile e suicida. Il Pd da solo non raggiungerà mai il 40 per cento, favorirà i Cinque stelle che sono l’unica forza non coalizzabile, indurrà più facilmente alla convergenza gli scissionisti e le altre forze della sinistra, ucciderà sul nascere il tentativo di Pisapia. Vuoi vedere che adesso Renzi farà anche questo errore?
Quel che é certo é che il Pd del Lingotto e della Leopolda non c’é più. Renzi é a un bivio. O si accontenta di quel che gli é rimasto dopo un congresso in cui uscirà vincente ma non trionfante, con Orlando alleato di Cuperlo, forse ancora con Emiliano tra le costole, con Franceschini che sfoglia la Margherita e Delrio che prende le distanze, oppure si lancia alla ricerca di un altro Pd, quello più logico e conseguente con la collocazione europea. E annuncia la volontà di un pieno recupero della tradizione socialista e democratica italiana, magari anche delle battaglie di libertà del mondo radicale post pannelliano e delle esigenze di difesa e sviluppo armonico del territorio degli ambientalisti. Avrà Renzi la forza di lanciare un nuovo progetto politico o si fermerà al corteggiamento degli ex comunisti rimasti tra i quali svetta quello Sposetti, amministratore del patrimonio degli ex Diesse, senza il quale il Pd sarebbe costretto a tornare in piazza, esattamente come vorrebbe D’Alema?
M. Del Bue
Pd spaccato, Renzi a un bivio | Avanti!
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Paradossalmente penso che il rapporto con gli scissionisti potrebbe essere più facile adesso che quando erano nel Pd. Sempre che alle parole di Rossi seguiranno i fatti.
Il partito nel partito aveva come principale avversario politico Renzi: tutta l'azione politica era rivolta a logorare Renzi con attacchi strumentali e pretestuosi (da quando il marziano ha messo piede come segretario non è stato mai accettato) per farlo fuori o per preparare la scissione; fallito il piano A sono passati al piano B.
A questo punto però le cose potrebbero cambiare in meglio. Al contrario temo che la mina vagante Emiliano potrebbe continuare a creare problemi al partito: spero di sbagliarmi.
Rossi: “Occorre una separazione consensuale e senza patemi” Sinistra
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Il Governatore della Toscana su La Stampa e nella trasmissione Agorà spiega la sua idea per il dopo Pd e i motivi che hanno portato alla scissione
La scissione è ormai cosa fatta, la frattura nonostante gli appelli sembra ormai insanabile. A confermarlo è uno dei protagonisti di questa scissione Enrico Rossi che dalle colonne del quotidiano La Stampa e alla trasmissione Agorà spiega la sua idea per il dopo Pd.
Il Governatore della Toscana chiede che la scissione sia “senza patemi, senza strali e consensuale, sapendo che abbiamo idee diverse e che, se poteva essere fatto uno sforzo per tenerci insieme, doveva essere fatto prima di tutto dal segretario uscente. Non è stato fatto, dunque bisogna prenderne atto. Poi, però, ci saranno convergenze programmatiche e ci dovremo re-incontrare, ecco perché deve essere una separazione serena. Il centrosinistra può allargarsi, anche in termini di consenso e di forza, se riusciremo ad avere un rapporto di rispetto reciproco”.
Dunque Rossi apre alla possibilità di alleanze future, prospettando un soggetto politico diverso dal Pd, ma allo stesso alleato al partito che stanno lasciando. Il Governatore poi chiarisce i motivi della scissione che secondo lui non si è consumata “per una questione di date, ma perché le nostre idee di sinistra non sono più riconoscibili dentro il Pd”.
Rossi affronta anche la questione del nome del nuovo soggetto politico, che secondo lui dovrebbe contenere “due parole: Democrazia e Lavoro” – una delle ipotesi che circola è Uguaglianza e libertà -. Poi elenca i tre principali problemi nella società italiana: “Il primo problema è quello del lavoro: bisogna fare una legge che riesca a ridurre il precariato e a intervenire sui problemi degli appalti. Un secondo intervento deve essere sulla povertà, perché c’è una buona legge ma mancano i finanziamenti. Terzo, bisogna dare un segnale ai giovani: devono esserci assunzioni selettive anche nella pubblica amministrazione”.
Il Presidente della regione Toscana non risparmia un affondo all’ex compagno di strada Michele Emiliano: “Tortuosa è la strada dell’asino, dritta quella dell’uomo, scriveva il grande architetto Le Corbusier. Ecco, io ho scelto di seguire la strada dritta, Emiliano quella dell’asino. Domenica sera abbiamo firmato con lui e Roberto Speranza una nota durissima che annunciava la scissione. Poi l’ho sentito lunedì in giornata, mi ha detto che ci saremmo risentiti la sera. Ma quella telefonata non è arrivata. Non ha concordato nulla con noi”.
Quindi ammette che il Congresso “sarà solo una re-incoronazione di Renzi, e non me la sento di partecipare” e chiede a chi lavora per evitare la scissione di smetterla perché “le condizioni per restare non ci sono, il Pd non è più il mio partito, da Renzi ci divide l’analisi sulla società italiana e le risposte da dare alla crisi”.


Per quello che vale, se si faranno primarie vere voterò Orlando. Sicuramente non voterò Emiliano, ennesimo Masaniello in versione più seria e "ripulita" rispetto ai vari De Magistris o De Luca, non importa se uno è antirenziano e l'altro no, se uno è fuori dal PD e l'altro dentro. Però sono pessimista, dopo la batosta del referendum Renzi secondo me ha accentuato i propri difetti di arroganza e machiavellismo e si è infilato in un percorso del tutto autoreferenziale, molto attento ai propri destini personali e molto meno a quelli del paese, quanto a D'Alema non ho parole. Il Richelieu rosso si è messo alla guida di un'impresa distruttiva e mi dispiace moltissimo che persone come Bersani o Rossi o Errani lo seguano. Sarà interessante vedere cosa faranno quando il loro nuovo compagno di avventure, Fratoianni, li solleciterà a far cadere il governo Gentiloni perché "di destra" o perché Minniti ha riaperto i Cie trasformandoli in lager nazisti. Un'unica certezza: paese consegnato a Grillo oppure (anche più probabile) al centro-destra. Tanto si sa, questi ultimi ci metteranno meno di un nanosecondo per ricompattarsi, Berlusconi farà finta di essersi convertito al trumpismo o al lepenismo e Salvini al moderatismo "liberale".


Per fare gli interessi del paese secondo te Renzi doveva ritirare la propria candidatura a segretario del pd come pretendeva una minoranza del Pd? Lasciare il Pd in mano a Emiliano, D'Alema e Bersani voleva dire fare gli interessi del paese?
p.s. sono contento che si candidi anche Orlando alla segreteria.
Lasciare l'opposizione congressuale nelle mani del solo Emiliano sarebbe stato devastante per il Pd.


Se si candida Orlando farò una riflessione seria,quantomeno per dare forza alle ragioni della sinistra anche senza Bersani e compagnia. Su Emiliano non se ne parla neanche, ovviamente.
«Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]


Ma magari Renzi fosse Machiavelli!! Magari!! Machiavelli non avrebbe mai cavalcato il referendum e ora farebbe subito le coalizioni!!


Non lo faranno mai. Adesso hanno tutto l'interesse a dare a Renzi la colpa della scissione, e quindi a far sì che sia Renzi a staccare di nuovo la spina al governo. Se è Renzi a far cadere il governo, loro potranno dire "visto chi è il vero traditore che pugnala sempre alle spalle i capi di governi del PD diversi da lui?". Se lo fanno loro, chi li voterà più?
Una Cina, una Yugoslavia, una Russia, una Corea, una Palestina, un'Irlanda. E zero USA
Il Mein Kampf è una nota a margine del Manifest Destiny


Certo che no, la pretesa della minoranza PD era totalmente assurda e anche un autogol, così dimostravano in maniera plateale che il loro scopo era solo far fuori Renzi. D'altra parte la buona politica è ricerca del compromesso, non nel senso deteriore dell'inciucio ma di incontrarsi a metà strada. Renzi poteva fare concessioni alla loro (ragionevole) richiesta din prima filai eliminare i capilista bloccati e invece se li è tenuti perché fanno troppo comodo. E poteva impegnarsi pubblicamente per il sostegno senza condizioni a Gentiloni e al suo governo nella prospettiva di finire la legislatura, ma figuriamoci. E quello che fa più rabbia è che la soluzione migliore al rebus riforma elettorale è il Mattarellum o, a mio avviso meglio ancora, il sistema francese dell'uninominale a doppio turno di collegio (piccolo), che restituiscono realmente e non per finta il potere di scelta al popolo, dando al tempo stesso buone chance di avere un governo la sera delle elezioni. Ma, guarda caso, abbiamo passato un anno a discutere di Italicum, scelto perché aveva l'enorme pregio di piacere a Renzi ma soprattutto a Berlusconi, e ora invece tutti improvvisamente riscoprono i pregi del Mattarellum, ma si sa che è per finta, è un gioco delle parti nell'attuale guerra di lorgoramento reciproco. In realtà a tutti piace il proporzionale stile prima Repubblica nato dalla sentenza della C.C., tant'è vero che ora si stanno accapigliando sull'ipotesi di alzare le soglie minime per entrare in Parlamento, con i partitucoli centristi (Cicchitto) in prima fila a sbraitare contro il vulnus alla "demograzzia". Peccato che i tempi delle vacche grasse della prima Repubblica siano finiti da un bel po'.