



No.
Vedi che sei cialtrone? non necessariamente vengono dati soldi ti ripeto. I soldi vengono dati agli italiani che li gestiscono sicuramente. D'altronde, mi spieghi come daresti loro accoglienza, visto che non sei contrario, senza tirar fuori soldi?
In secondo luogo non sono immigrati irregolari, ma richiedenti asilo\protezione...non ti facevo così cialtrone.




Si certo tutte bufale come se non avessimo gli occhi per vedere quello che succede , ma fammi il favore . si vedono italiani dormire in macchina insieme ai bambini , gente che ha fame frugare nei cassonetti , ma dove cacchio vivete ? Tutte bufale vero ? Sono i fatti che contano e questi sono fatti reali concreti .
_Non rinnegare e non restaurare__
Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
L'invidia ha due bocche; con una sputa miele , con l'altra sputa veleno e fiele![]()


Non si tratta di fisime, ma di dati consultabili da tutti. In Sardegna avete un'immigrazione quasi inesistente, è ovvio che le case popolari siano assegnate in gran parte ai sardi o a chi vive nella regione. Il problema è che non ci sono criteri che garantiscono una reale precedenza ai cittadini italiani rispetto agli stranieri.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


evidentemente ne hanno diritto, appartenendo alle fasce più povere e avendo più figli.
Non sei contento che aderiscano ai valori cattolici del fare figli ?
Perchè non fai 3 o 4 figli anche tu, invece di trastullarti con studi inutili ?
Non sei un buon cattolico evidentemente, sei un intellettuale snob![]()
«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij






Ho già detto a Raimondino come la penso. Se tu avessi letto tutta la discussione, lo sapresti: ci vogliono procedure di identificazione molto più rapide ed un esame più celere delle domande d'asilo, oltre che un controllo maggiore e più severo sugli immigrati in attesa. Espulsione immediata per chi non si riesce ad identificare, con conseguente respingimento della domanda d'asilo se inoltrata. Il tutto poi andrebbe inquadrato in una politica più ampia e lungimirante, con trattati bilaterali di cooperazione tra la nostra nazione e i paesi dai quali provengono o possono provenire la maggior parte dei flussi irregolari. Per il resto, è giusto soccorrere chi è nelle nostre acque territoriali se è in stato di necessità, ma andare a prendere i clandestini addirittura sottocosta in Libia è pura follia.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Basta con queste cagate.
Per quanto riguarda l’assegnazione delle case popolari, la normativa di riferimento è quella regionale, essa detta i criteri per le assegnazioni. Prendiamo l’esempio della Regione Lombardia: la legge n. 7/2005 prevede che i richiedenti debbano avere «la residenza o avere svolto attività lavorativa in Regione Lombardia da ALMENO 5 ANNI per il periodo immediatamente precedente alla data di presentazione della domanda». I primi ad essere colpiti da questa norma sono proprio i cittadini stranieri, ossia la maggioranza di coloro che non risiedono nella Regione da più di cinque anni, ma non solo.
Nel 2006 il Tar della Lombardia si è espresso su questa norma affermando che, con dei requisiti come la residenza o il lavoro protratti per 5 anni, si corre il rischio di escludere proprio coloro che si trovano in maggiore difficoltà, perché non radicati da lungo tempo o senza una famiglia alle spalle, o perché alla ricerca di un lavoro. E che ciò «APPARE IN PALESE CONTRASTO CON IL PRINCIPIO DI RAGIONEVOLEZZA E CON QUELLO DI UGUAGLIANZA SOSTANZIALE, SANCITI DALLA COSTITUZIONE». Ciononostante, dopo il parere della Corte Costituzionale, la norma è tuttora in vigore.
In più Regioni, scrivono le associazioni Cirdi e Cospe, «si sono progressivamente affermate […] normative regionali e delibere di enti locali miranti a posporre nelle graduatorie le persone di nazionalità straniera, facendo leva sul requisito del radicamento sul territorio locale anziché sul possesso della cittadinanza, con l’effetto di aggirare il principio di parità di trattamento». Insomma se guardiamo alla normativa sembra vero il contrario di quanto si dice: esistono dei paletti per fare in modo che i cittadini stranieri non accedano allo stesso modo dei cittadini italiani. Se prendiamo il DATO DI MILANO, dal 2006 al 2010 le domande di stranieri ammontavano al 62%, mentre le assegnazioni erano di molto inferiori, intorno al 30%.
Se ci spostiamo in Emilia Romagna, invece, UNO STUDIO DELLA EX PROVINCIA DI BOLOGNA fa emergere come come gli stranieri rappresentino, alla fine del 2009, solo il 9,4% degli abitanti delle case popolari: 1608 nuclei familiari contro le 15.525 famiglie italiane, un numero addirittura inferiore alla percentuale di stranieri sul totale di residenti. Inoltre, a vedersi assegnare un alloggio, sono più spesso gli italiani rispetto agli stranieri, con il rapporto di 1 a 5 per le famiglie italiane e 1 a 10 fra gli stranieri che ne fanno richiesta.
In generale, nonostante una massiccia presenza nelle graduatorie, la quota di alloggi effettivamente assegnati a immigrati «è quasi sempre inferiore all’incidenza percentuale degli immigrati sull’insieme della popolazione: a Torino il 10% degli alloggi relativi all’ultimo bando è stato assegnato a immigrati, che rappresentano invece il 14% della popolazione; a Genova meno del 5% degli alloggi a disposizione per l’ultimo bando è stato assegnato a immigrati, che rappresentano l’8,3% della popolazione». A dirlo è un rapporto pubblicato dall’Assessorato al Welfare ed alla Casa della Regione Toscana, in cui si legge ancora:
Tanto le norme sull’immigrazione (in primo luogo l’articolo 40 del Testo Unico sull’Immigrazione che prevede la possibilità di accesso per gli stranieri all’Edilizia residenziale pubblica, purché iscritti all’anagrafe e in possesso di regolare permesso di soggiorno della durata di almeno due anni), che le varie normative locali che danno diritto al punteggio nella graduatoria (che sono più vicine ai profili delle famiglie italiane che di quelle straniere) rappresentano semmai elementi di svantaggio rispetto agli italiani.
Danno la casa ?prima agli stranieri??
Case popolari e razzismo strisciante - Il Fatto Quotidiano
Virus ? Il contagio delle idee » Meloni, gli immigrati e le case popolari ? Il fact-checking di Pagella Politica
«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij