

"Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum
UE, mondo, futuro Michio Kaku:
https://www.youtube.com/watch?v=7NPC47qMJVg










Manco Goebbels.
Se non sai di che morte morire, scegli me.


In Italia non saprei se già si tagliano dei nasi. Però c'è chi dà fuoco alle ex mogli.
Scelta ardua.
Se non sai di che morte morire, scegli me.


Vedete, sapete dove sta l'errore fondamentale della sinistra? Nel considerare
il multiculturalismo come un valore progressista...invece non è così! Il multiculturalismo è, se va bene, una spia del disimpegno della società nell'illuminare le menti e, se va male, una ideologia conservatrice, perchè, creando tanti piccoli ghetti, favorisce risentimenti e quindi scontri intercomunitari di cui i poteri forti si possono avvalere per dividere gli strati sociali sottomessi: la vera strada per l'integrazione non è il multiculturalismo, ma l'uguaglianza (di diritti e di doveri) basata sulla costituzione.
In questo passaggio il sociologo (di matrice marxista) Zygmunt Bauman ci spiega tutto ciò, con parole sue ovviamente.
In questo ambito Bauman esamina la questione delle "minoranze etniche" e del "multiculturalismo", mettendo i "particolaristi" in guardia dal pericolo di un eccessivo conservatorismo ed esclusivismo, a fronte del richiamo (che fa sempre comodo) al vecchio principio del divide et impera fatto dai governanti e dagli stessi ricchi che da sempre ottengono profitti dagli scontri intercomunitari (sovente intrapresi dai poveri). Accanto a ciò si situa la ricerca sfrenata di un ambiente sociale sicuro e iperprotetto, e la comunità diventa lo strumento preferito di quanti credono che "identicità" significhi solo esclusione dell'altro in quanto diverso. La "comunità sicura" diventa perciò un "ghetto volontario". Tutto questo non fa altro che alimentare meccanismi di segregazione e di esclusione che si autoperpetuano e si autoalimentano. Lo stesso "multiculturalismo" sembra essere, agli occhi di Bauman, una soluzione-non soluzione a tutti questi problemi; una sorta di rassegnazione e indifferenza che ha colpito soprattutto le classi colte che si sforzano solo di ridefinire in continuazione le ineguaglianze esplicando così una forza essenzialmente conservatrice. Gli intellettuali moderni hanno scelto la strada del disimpegno e hanno rinunciato a coadiuvare i legislatori e a "illuminare la gente" nell'opera di costruzione di una 'società ordinata'. E accanto a tale disimpegno, Bauman denuncia l'eccessiva deregolamentazione normativa e il trionfo dei poteri dell'eccesso: l'immagine, creata dall'a., di tanti sciami di api è emblematica in tal senso. La società si è ormai "ritirata" e il riconoscimento del diritto alla differenza rischia di degenerare nel riconoscimento del diritto all'indifferenza. A fronte di tutto ciò, Bauman esorta a considerare il riconoscimento di una varietà culturale come l'inizio, e non come la fine, della questione, come "il punto di partenza di un lungo e forse tortuoso, ma alla fine proficuo, processo politico". In tale processo bisognerà mediare tra diritti comunitari e diritti individuali, garantendo però preliminarmente l'individuo/cittadino sia dalle pressioni comunitarie sia da quelle anticomunitarie. L'universalità della condizione di cittadino e, contestualmente, il carattere universale dell'umanità vengono posti da Bauman come prerequisiti fondamentali per una politica del riconoscimento significativa. Solo così le comunità potranno aprirsi e comunicare tra loro evitando l'isolamento totale; e solo così si potrà davvero cominciare a produrre sicurezza.
Voglia di comunità
Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO


SARAI PAGATO ANCHE SENZA DOVERE FINGERE DI CONTARE TOMBINI