
Originariamente Scritto da
krentak the Arising!
Rifiutare il relativismo etico significa ammettere l'esistenza di una morale naturale. E in questo non si può che concordare con ii Pontefice. Il fatto poi che questa morale possa coincidere con quella religiosa, è un altro discorso. Certo è che il rifiuto dell’aborto e dell’eutanasia, o il ritenere essenziale il ruolo di prornozione umana svolto dalla famiglia derivano dal buon senso prima che dalla fede. Condivido quindi la preoccupazione del Papa per il progressivo abbandono dei precetti della morale naturale. E aggiungo che le conseguenze non portano solo a distruggere le basi di una società ordinata al bene comune. ma portano in definitiva al suicidio stesso delle nazioni. Il Pontefice, nei suoi discorsi di quest’ultimo anno, mi pare che faccia spesso riferimento alla «cultura della morte» che avanza insieme con l’aborto e con La distruzione della famiglia. Se non ci mettiamo riparo. questa «cultura della morte» colpirà, primi fra tutti, proprio noi italiani, se è vero, come avvertono i demografi, che tra centocinquant’anni non ci sarà più un popolo italiano. [...] Nel luglio dello scorso anno è passata in Parlamento una mozione missina che impegnava l’allora Governo , a promuovere una legislazione che tutelasse l’embrione umano negli esperimenti genetici e che difendesse la vita fin dal conccpirnento. Nella stessa seduta è passata, con il nostro voto, anche un’altra mozione diretta a promuovere la fissazione, in sede legislativa, di regole certe nel campo della bioingegneria.
(N. Guiso, Intervista con il leader di An. Gianfranco Fini: «Sto col Papa», in "Studi Cattolici", n. 401-402, luglio agosto 1994, pp. 445-446)
Caro direttore, l' intervento dell'on. Veltroni sul Corriere di venerdi' sintetizza mirabilmente i piu' diffusi luoghi comuni che hanno preceduto e accompagnato la votazione sulla fecondazione artificiale. Comincio dall' appello alla laicita' dello Stato. Chi ha votato a favore del testo non l' ha fatto per ragioni confessionali; la fede puo' rappresentare uno dei motivi dell' impegno in favore della vita e della famiglia - e non vedo perche' chi ne ha il dono se ne debba privare - ma non e' essenziale. La linea di demarcazione e' rappresentata dal diritto naturale: noi siamo convinti che esistono principi morali - non uccidere, non rubare, non dire il falso ... - che sono validi in tutte le epoche storiche e in tutti i luoghi geografici, in quanto iscritti nella natura dell' uomo, e per questo vanno rispettati dal legislatore; siamo altresi' persuasi che esistono istituti di diritto naturale, a cominciare dal matrimonio, che non sono un' invenzione delle confessioni religiose, ma ai quali queste ultime conferiscono forme sacramentali partendo da altrettanto naturali esigenze dell' uomo. Non e' un dogma di fede bensi' una constatazione scientifica, che la vita umana, unica, individuale e irripetibile, esiste a partire dal concepimento: dal momento in cui, con la fecondazione dell' ovulo, si realizza la completa identita' cromosomica, non vi e' alcuna differenza, che non sia di peso e di eta' fra il nascituro, il nato e l'adulto. Negare l'umanita' del concepito non significa essere "laici": vuol dire chiudere gli occhi di fronte alla realta' ; peggio: equivale ad aprire la porta al nuovo totalitarismo.
(Gianfranco Fini, "Corriere della Sera", 31 Maggio 1999)
http://archiviostorico.corriere.it/1...htmlGianfranco