Mi manchi, Fabrizio.
Mi mancano le tue storie sbagliate, le passeggiate in Via del Campo, la canna in mano del pescatore che divide il suo pane e il suo vino con l'assassino e tutte le cose che dimentichi.
Mi mancano le storie di ordinario squallore sulle spiagge di Rimini ed i pensionati al tavolino del bar della città vecchia.
Mi manca l'ironia pungente del tuo testamento e la musica piena di vita del suonatore Jones.
Mi mancano i bambini che dormono sul letto del Sand Creek ed il caffè degustato in cella insieme a Don Raffaè.
Mi mancano le proposte oscene di Princesa ed il bisogno di vendetta del bombarlo.
Mi mancano gli ospiti del ballo mascherato ed il volo dell'albatro sul relitto della London Valour.
Mi manca la tua arte, Fabrizio, ma so che la tua anima è salva, insieme a tutte le altre delle quali ci hai donato un prezioso frammento.