-a quasi 50 anni mi posso permettere di dire che non esiste più l'educazione e il rispetto verso il prossimo....
Con l'arroganza e la convinzione di essere superiori non andrete da nessuna parte.
Abbassate la cresta e siate umili.....
Non puoi nascere "mappina" e crederti un foulard.
-il problema è dei foulard: non possono pretendere l'educazione e il rispetto per ciò che sono (che so, ingegneri). E neppure far finta di essere mappine come fa lo stato democratico, "fondato su chi non lavora non fa l'amore", uscito dal referendum del 1946, che infatti saggiamente aveva deciso: monarchia (come monarchico era De Gasperi). Ma la Cassazione, il 10 giugno, quando son nato io, con un colpo di foulard....ma il re disse che non si aspettó la sentenza definitiva della Cassazione, quella che fece proclamare la Repubblica perché voleva la (non ancora nata) Repubblica. Non basta incolpare i ministri del re, per ridare alla Cassazione quel ruolo super partes. Cassazione sì o Cassazione no? Sí decisamente quando assolve Antinoro dall'accusa di aver preso voti dalla mafia, ma non spiega come mai fosse il solo, prima di Romano e di Dina, a prendere 25000-30000 voti. Tra l'altro, si pensa che la Cassazione, terzo grado di giudizio, sia un organo nato con la Repubblica, che vediamo come più democratica, quando invece fu istituita nel 1848, e confermata col fascismo. Quindi: prima non votano alcune regioni di confine, che "voteranno poi" (cioè mai), poi brogli, poi morti (a Napoli).The fool on the state o se preferite colpo di stato al contrario, o se preferite il peccato originale dei possessori dell'autorità (tramite cassazione, usucapione), dei detentori dell'educazione (l'educazione è chi la impartisce) e del rispetto che non c'è più, e piange la sua assenza. Let's pretend whatever, do it all night.
-per avere cose mai avute, occorre fare cose mai fatte
-scherzi? mai o sempre? Una persona, per giustificare l'arroganza tutta particolare con cui prevediamo le mosse di chi ci sembra un poco di buono, ha detto: beato il dialetto siciliano che non ha il futuro. Già volevo rispondergli che in italiano non esiste neppure un significato, un etimo diretto, autoctono della parola futuro, presa di peso dal latino futurus, participio futuro di che? propriamente delle cose che saranno, o che si hannu a essiri, come diciamo noi? L'etimo è incerto, il mistero infittito dal verbo essere, che in italiano o latino manca di certe forme. In italiano esiste traccia di questo tempo estinto in tre o quattro aggettivi, nascituro, venturo, imperituro. E futuro. Tempo fa mi son chiesto ipoteticamente come poteva essere il participio futuro del verbo andare, e non mi davo una risposta: anduro, andaturo? E d'un tratto ho capito il futuro che forse non è da o rispetto a fare, facere, o, nel caso (scasso?) della Cassazione, dichiarare (piú o meno ufficialmente).Mi ero scordato che il latino eo, andare fa iturus, e quindi le cose che andranno in italiano sarebbero iture. Ad esempio è rimasta traccia del participio passato passato di eo, che somiglia al participio passato, nella forma, per lo più di uso ironico, ito (come la monarchia). Ma non solo, iturus dà la forma a tutti i participi futuri, rimasti nell'italiano come fossili e inventabili, e quindi iturus, da eo (vai via dall'Italia), presta la sua forma a tutti i participi futuri, e anche al (la misteriosa genesi della parola) futuro (anche della Cassazione). Futurus viene da iturus, più che da fio (Repubblica e Costituzione in fieri) e dal factum di facěre. Tutto è sfumato e multiplo, come la Cassazione più della Crusca ben sa (e indica). Perlomeno, futuro, per ciò che è passato a significare, sembra dire molto di più di ciò che si farà, o avverrà. Dice e allude molto senza basi, retroterra , origine. Cioè, futuro è più significato o parola vuota e basta? Più Repubblica o Cassazione? La frase che hai detto mi ha fatto pensare a una risposta più strutturata. Soprattutto quell'occorre messo in mezzo, che dà l'idea di qualche cosa che viene prima per provocarne un'altra. Per abbreviare, per fare cose mai fatte basta il futuro (vuoto quanto sia), e quindi: per avere cose mai avute basta dir loro "ave".




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