dice il saggio:
sempre meglio la minigonna che i pantaloni!!! :giagia:


dice il saggio:
sempre meglio la minigonna che i pantaloni!!! :giagia:


:gluglu:
La donna cristiana secondo l'insegnamento della tradizione apostolica
Autore Tessore Dag
Prezzo € 30,00
Dati 2008, 460 p., brossura
Editore Il Leone Verde (collana Lumina mundi)
In sintesi
La parità di diritti tra i due sessi, la libertà della donna di lavorare fuori casa e di vestirsi come vuole sono dati ormai del tutto scontati e indiscussi, talmente radicati da escludere qualsiasi voce di dissenso. A pensarla diversamente possono essere solo gli ambienti del fondamentalismo islamico “fanatico”; oppure possono essere i Padri della Chiesa che, come si ritiene oggi, non avevano ancora sviluppato la consapevolezza della vera dignità della donna.
Ebbene, questo libro si presenta come una voce di dissenso, anzi come un totale ribaltamento di prospettiva: non più dare per scontato che l’emancipazione femminile sia una conquista della civiltà, bensì ripensare la questione, tornando ad ascoltare la voce proprio di coloro (i Padri della Chiesa) che furono i più tenaci sostenitori della concezione patriarcale: si propone cioè di capire le ragioni di chi non la pensa come noi. Si offre al lettore la possibilità di accostarsi alla presunta “misoginia” dei Padri non con i soliti schemi mentali di oggi, per i quali “sottomissione”, “clausura”, “velo”, “obbedienza al marito” sono cose necessariamente negative, ma con uno spirito di umiltà e di rispetto, per verificare se forse esista una libertà della donna che non sia solo quella di lavorare e guadagnare soldi, e se esista una dignità che possa esprimersi anche nell’essere pudica, portare il velo e dedicarsi alla famiglia.
Utile strumento di studio per l’ampia e dettagliata documentazione che offre, basata rigorosamente sui testi biblici e patristici, questo libro offre al contempo un grande affresco di una società alternativa (dove, paradossalmente, il modello cristiano delle origini si rivela più vicino all’Islam fondamentalista odierno che all’Europa “cristiana”); diventa un itinerario spirituale per riscoprire i valori della pazienza, della libertà interiore, della povertà e dell’abbandono a Dio; diventa, infine, un’occasione per rimettere in discussione, secondo una prospettiva genuinamente cristiana, gli “assiomi” della società occidentale moderna (emancipazione femminile, benessere, diritti umani…) e volgere il nostro sguardo a vedere che esistono modi diversi di concepire la vita, modi diversi di intendere la dignità femminile.
il bel commento di una femminista
Scrivo a proposito del libro "La Donna Cristiana" di Dag Tessore. È un libro che ho letto integralmente, invogliata dall'introduzione e dal primo capitolo. Dopo la prima reazione di critica e rifiuto, mi sono accorta che proprio queste reazioni mi hanno portato ad approfondire il perché di questo mio atteggiamento.
Sono una che negli anni '70 ha fondato in una piccola città di provincia l'AIED, e il consultorio familiare per la protezione della donna maltrattata in famiglia, che ha fatto le campagne per il divorzio e l'aborto, che ha occupato la Casa della Donna a Roma; insomma sono una che credeva di poter lottare per i "diritti" sacrosanti della donna, senza altro supporto che il diritto stesso, contro l'impero del "maschio sopraffattore". Ora dopo tanti anni, dopo lunghi soggiorni in Asia, dopo un divorzio e il confronto con la legge per avere mio figlio, ho scoperto per caso che oggi una donna, per poter avere il famoso diritto liberatorio al lavoro, deve firmare una carta in cui rinuncia ad avere figli, ad essere pienamente donna. Ho trovato che il diritto della donna si riduce a competere accanitamente con il maschio per poter lavorare, per poter alzarsi presto la mattina, incanalarsi nel traffico, mollare i figli in un centro raccolta infanti che tali sono gli asili, abbrutirsi nella ripetitività magari come cassiera per ore in un supermarket, tornare a casa e prendersela con i bambini, la baby sitter, il marito, a causa dell'eccessivo stress e soprattutto della terribile frustrazione di vedere la propria vita naufragare in un mare di superficialità a cui si dà il nome di integrazione, di desideri inappagati perché più desideri materiali si hanno più si è alla ricerca del prossimo desiderio, con la sola aspirazione a non pensare più, ad abdicare completamente alla propria mente razionale, dando così ragione ai maschilisti che dicono che la donna è poco razionale. Per quanto riguarda la famosa e tanto ricercata "parità" con l'uomo, questa si riduce a vestirsi unisex mettendo bene in mostra sedere, pancia e seno, in modo da sottolineare che si è veramente donne. Basta questo veramente per controbilanciare la totale abdicazione alla nostra femminilità più profonda? O, seguendo la moda imposta dalla TV, non si diventa forse veri "oggetti sessuali", da usare e gettare, non si diventa consumatori di sesso vedendo nei figli un "by product" chimico, una manipolazione ormonale? Si vive terrorizzati dalla malattia, dalla vecchiaia alla morte non ci si pensa: porta jella, si combatte contro la natura in un disperato sforzo di fuga. Forse una donna cristiana riconoscerebbe in tutto questo l'Inferno, la punizione di Dio. Ma noi ci consideriamo laiche, emancipate, non c'è più posto per qualcosa che non sia materiale, perituro.
Questo libro mi ha fatto pensare a tutto questo, mi ha fatto scandagliare con onestà alla ricerca del vero significato di quelle parole di cui ci riempivamo la bocca sfilando per la città e che ora vengono ripetute come mantra, come frasi senza senso, ma che fanno tanto "tendenza moderna": libertà, diritti, parità, ecc. Ma abbiamo dimenticato onestà, approfondimento, significato, moralità parola che ha ora una connotazione negativa e soprattutto "spiritualità", quella qualità umana che veramente ci rende simili a Dio. Siamo laici e ne andiamo fieri, non abbiamo più un Dio, ma poi adoriamo la ricchezza, facciamo idoli dei beni materiali, innalziamo sull'altare i "divi" sportivi, televisivi, cinematografici.
Ecco, mentre leggo questo libro "La donna cristiana", malgrado la continua reazione di rifiuto condizionato che provo a certe asserzioni d'altronde tutte sostenute da citazioni della Bibbia e dei Padri vedo come sia scomodo per me scavare oltre la superficie, mettermi in contatto con il significato profondo del mio essere donna, vedo come sia più facile seguire la corrente della mente comune di seconda mano e ripetere all'infinito slogan magici, santificati dall'opinione generale.
Per mia esperienza personale ho scoperto che, solo vedendo chiaramente la situazione reale, solo ammettendola con onestà, solo accettandola come un dato di fatto, posso sperare di risalire alle cause che l'hanno prodotta o, alternativamente, accettarla integralmente come inviata da Dio se si parla di donne credenti, cristiane. Questo libro mi ha fatto pensare che forse la parola libertà può avere la connotazione proprio di "libertà da questa mente condizionata", in modo da poter accettare sia la propria limitatezza che quella degli altri, senza ergersi a giudici di nessuno.
Posso non essere d'accordo su quello che il Tessore dice di suo nel libro, ma posso anche non essere sua nemica e antagonista, tacciandolo delle cose peggiori. Prendo la responsabilità della mia reazione, che può essere giusta solo se consapevole e pensata attraverso quello strumento magico e supremo che è la nostra mente.
- Silvana Ziviani
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Ultima modifica di codino; 02-08-10 alle 13:10




esistono i calzoncini corti. io li metto per non provocare sessualmente con le mie forme mascule. :giagia:
ma che c'entra nella nostra società è normale anche fare orge omosessuali, anzi è un segno di originalità e apertura mentale. Quindi dal tuo punto di vista non è scandalo neanche fare orge omosessuali? la morale cattolica mica si basa sul contesto sociale...
non capisco poi che c'entra il digiuno...il digiuno si sa che riguarda certi periodi pre-fissati...il rispetto del pudore e l'abbigliamento casto in pubblico invece è previsto sempre, non è una regola fissata per certe feste o ricorrenze.
la minigonna mostra le cosce della donna e lascia anche pensare che si possa vedere altro. Infatti in chiesa solitamente i parroci vietano alle parrocchiane di entrare in minigonna, sia che facciano le coriste sia che vadano alla messa. Gia i calzoncini corti sono diversi perché coprono di più.
Anche di recente un vescovo cattolico ha ricordato che la minigonna col sua provocazione sessuale, mostrando cose che dovrebbero rimanere nascoste, incita negli altri reazioni di desiderio sessuale e poi logicamente alla violenza, visto che quando le provocazioni sono massicce non è facile rimanere indifferenti: quindi il desiderio si trasforma in tensione e poi in irritabilità: nei casi limite di persone fuori controllo portano più facilmente allo stupro.
embè che c'entra mò il criterio per i cattolici per stabilire se una cosa è giusta o sbagliata è dato da quello che dicono gli atei? tanto loro diranno sempre che i cattolici sono repressi e altre scemenze perché sono indottrinati che se non sei un porco depravato sei un represso.Originariamente Scritto da Imperium
Ultima modifica di QUINTO; 02-08-10 alle 13:30
Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!


va bene visto che le opinioni dei cattolici contano fino ad un certo punto, ho deciso di cercare un po' in rete qualche documento della Chiesa che tratta specificatamente della minigonna, cosi da chiarire meglio la questione. Ovviamente se Esther, Codino e gli altri avete gia un riferimento a qualche documento della Chiesa vi invito a postarlo.
ero assolutamente convinto che fosse peccato ma a leggere questi interventi mi è venuto un po' il dubbio; in ogni caso per me rimane un comportamento indecente.
specialmente da Codino mi aspettavo un intervento più chiaro e netto.
intanto segnalo questa parte del Catechismo:
Art.2521: La purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza. Il pudore preserva l'intimità della persona. Consiste nel rifiuto di svelare ciò che deve rimanere nascosto. È ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione.
Art.2522: Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore. Suggerisce la pazienza e la moderazione nella relazione amorosa; richiede che siano rispettate le condizioni del dono e dell'impegno definitivo dell'uomo e della donna tra loro. Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell'abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove traspare il rischio di una curiosità morbosa. Diventa discrezione.
Art.2523: Esiste non soltanto un pudore dei sentimenti, ma anche del corpo. Insorge, per esempio, contro l'esposizione del corpo umano in funzione di una curiosità morbosa in certe pubblicità, o contro la sollecitazione di certi mass-media a spingersi troppo in là nella rivelazione di confidenze intime. Il pudore detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda e alle pressioni delle ideologie dominanti.
Art.2524: Le forme che il pudore assume variano da una cultura all'altra. Dovunque, tuttavia, esso appare come il presentimento di una dignità spirituale propria dell'uomo. Nasce con il risveglio della coscienza del soggetto. Insegnare il pudore ai fanciulli e agli adolescenti è risvegliare in essi il rispetto della persona umana.
Art.2525: La purezza cristiana richiede una purificazione dell'ambiente sociale. Esige dai mezzi di comunicazione sociale un'informazione attenta al rispetto e alla moderazione. La purezza del cuore libera dal diffuso erotismo e tiene lontani dagli spettacoli che favoriscono la curiosità morbosa e l'illusione.
Art.2526: La cosiddetta permissività dei costumi si basa su una erronea concezione della libertà umana. La libertà, per costruirsi, ha bisogno di lasciarsi educare preliminarmente dalla legge morale. È necessario chiedere ai responsabili dell'educazione di impartire alla gioventù un insegnamento rispettoso della verità, delle qualità del cuore e della dignità morale e spirituale dell'uomo.
FONTE: Catechismo della Chiesa Cattolica - Il nono comandamento
Ultima modifica di QUINTO; 02-08-10 alle 13:49
Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!


Eh...ogni tanto qualche tapina ci arriva a scorgere con chiarezza la verità....
Anche se non serve essere necessariamente "cristiana" per conoscere certi valori e disvalori: basta essere donne della Tradizione: fuori del tempo, fuori da ogni stereotipo impositivo.hefico:
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


certo che voi tradizionalisti spesso per me siete un vero e proprio interrogativo umano!e lo dico con stima eh, che lo sapete che prendo in molta considerazione sia te che Codino e altri. In effetti siete le uniche persone che riescono ancora a sorprendermi dicendo cose che non mi sarei mai aspettato!
ma scusa eh, Giò: non eri tu quello che mi diceva di riflettere accuratamente su Maria, madre di Dio, come modello di tutte le donne, quando si parlava di ruolo della donna?? Maria Vergine tu ce la vedi in minigonna passeggiare per le strade, con le cosce in bella mostra e anche mutande e sedere ogni volta che si abbassa, coi fischi dei passanti?? :mmm:
che vuol dire la malizia di chi la porta? forse uno sguardo e un atteggiamento casto nascondono cosce, mutande e sedere e impediscono che gli uomini rimangano affascinati da quelle cose e siano portati a farci pensieri sessuali??
boh, francamente mi sento molto spaesato!! aiuto!!
Ultima modifica di QUINTO; 02-08-10 alle 14:18
Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!




si scusa esther, come vedi ho modificato il messaggio e messo la frase in modo più moderato...
Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!


Leonida, non ti scaldare.
Io ho semplicemente detto che non lo so.
Credo - è una mia supposizione, non una certezza - che non sia peccaminosa la minigonna in sé - Adamo ed Eva in paradiso erano nudi e solo dopo aver commesso il 'peccato originale' si vergognarono della loro nudità...questo significa che prima peccavano di impudicizia? direi di no - ma quanto se mai la malizia di chi la porta.
Cosa intendo dire? Che se chi la porta lo fa per 'provocazione' allora è chiaro sia l'intento peccaminoso che l'impudicizia.
Se chi la porta lo fa senza pensare di creare "scandalo" e senza intento provocatorio (e provocante), quanto meno è possibile riconoscerne la buona fede e, se di peccato si tratta, si tratta di peccato veniale, non mortale.
Ripeto, queste sono mie supposizioni, non conosco pronunciamenti della Chiesa contro la minigonna. E' chiaro, comunque, che se una minigonna è talmente corta da far intravedere "tutto", si deve parlare 'oggettivamente' di peccato di impudicizia.