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Discussione: me e Corrado

  1. #41
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    Predefinito Re: me e Corrado

    Citazione Originariamente Scritto da pietro lo iacono Visualizza Messaggio
    la grammatica uno non se la può dare...
    Proprio della differenza tra appartenenza e domanda, tra ciò che uno non si dà e si dà, parlavo (anche questo, di mettere il verbo alla fine, è sicilianismo, talvolta carino: e non carino perché icastico). Perché, vedi, ciò che dice mio padre sul caldo e sul freddo, in realtà lo ha detto solo una volta (senza smentirlo mai, però), e dietro mia domanda. Ma mi è rimasto tanto impresso che ritengo di poter dire che mio padre lo dice (se ho scritto che mio padre dice che il caldo/freddo intenso ecc ecc, non è stato per scorrettezza verso i tuoi fronti/confronti. Sono stato a lungo incerto se scrivere "mio padre ripete quella cosa del caldo, ecc". Dire: "ripete" avrebbe dato forza al suo concetto, ma rischiato di far sembrare mio padre un fissato o un eccepente del nulla), perché agisce continuamente su di me (che prima di questo involontario insegnamento ero, stupidamente -si può dire, a questo punto- affascinato da tutto ciò che non conosco, che non è Mio).
    L'appartenenza invece uno talvolta se la può dare, volontariamente, senza insegnamenti e ciò (per me, non so per te) non è un bene.
    E' ovvio che la grammatica ha le proprie regole, che io seguo.

    Ma non devo seguirle pedissequamente: le devo aver fatte mie (cioè digerite). A questo punto posso anche trasgredirle.
    Tutti i grandi scrittori hanno usato, qualche volta, un anacoluto. Coscientemente e senza sentirsi in colpa.
    Ma io non sono un grande scrittore: quello che per Manzoni è un vezzo utile a maggiore incisività, per me sarebbe un errore vergognoso. Ognuno nella propria casella, cioè.

    E poi il verbo alla fine è uso non solo siciliano, ma anche del LIS (cioè il linguaggio dei segni): una volta un'educatrice mi spiegò anche il perché.
    Se non ricordo male, il gesto e il segno che esprimono i sostantivi è più facilmente interpretabile, e quindi indirizza il non udente verso un discorso, cui il verbo (concetto più difficile da tradurre in gesto) dà un sigillo dopo aver preparato il terreno, per così dire.

    Succede anche su questo forum, soprattutto nella sezione politica, che si trasmettano dei segnali di un certo tipo, in un discorso sugellato da una conclusione opposta.
    Io, ai tempi, giocavo al Totocalcio e compilavo la schedina nascondendo il nome delle squadre. Mi sembra che alcuni facciano la stessa cosa.
    Ma quello era solo un gioco.
    Non ho mai vinto: ma neanche coloro che perdevano ore a discutere sui probabili risultati hanno vinto mai nulla.

  2. #42
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    Predefinito Re: me e Corrado

    Citazione Originariamente Scritto da Corrado Visualizza Messaggio
    E' ovvio che la grammatica ha le proprie regole, che io seguo.

    Ma non devo seguirle pedissequamente: le devo aver fatte mie (cioè digerite). A questo punto posso anche trasgredirle.
    Tutti i grandi scrittori hanno usato, qualche volta, un anacoluto. Coscientemente e senza sentirsi in colpa.
    Ma io non sono un grande scrittore: quello che per Manzoni è un vezzo utile a maggiore incisività, per me sarebbe un errore vergognoso. Ognuno nella propria casella, cioè.

    E poi il verbo alla fine è uso non solo siciliano, ma anche del LIS (cioè il linguaggio dei segni): una volta un'educatrice mi spiegò anche il perché.
    Se non ricordo male, il gesto e il segno che esprimono i sostantivi è più facilmente interpretabile, e quindi indirizza il non udente verso un discorso, cui il verbo (concetto più difficile da tradurre in gesto) dà un sigillo dopo aver preparato il terreno, per così dire.

    Succede anche su questo forum, soprattutto nella sezione politica, che si trasmettano dei segnali di un certo tipo, in un discorso sugellato da una conclusione opposta.
    Io, ai tempi, giocavo al Totocalcio e compilavo la schedina nascondendo il nome delle squadre. Mi sembra che alcuni facciano la stessa cosa.
    Ma quello era solo un gioco.
    Non ho mai vinto: ma neanche coloro che perdevano ore a discutere sui probabili risultati hanno vinto mai nulla.
    io non parlavo di coraggio, né sapevo di riferirmi (poi ho controllato. Ma si può controllare un pensiero troll?) a Manzoni, dicendo: "la grammatica uno non se la può dare", è questo il tuo errore: attribuisci alla "citazione" un'allusività e un potere (di scavo) fonico e semantico ad essa ignota. E poi perché una citazione sia valida, viva e operante dentro di noi dobbiamo ricordarne fonti, autori, attribuzioni e significato complessivo e parziale. Invece da qualche parte galleggiava in me questa frase, senza che ricordassi il soggetto e che fosse di Manzoni, solo il tono un po' mafioso (malizioso?) quindi ricordavo solo l'oggetto, grezzo, qualcosa che serve a vivere e che nessuno, o quel qualcuno di cui parliamo, si può dare. Non condividevo (no, devo? Cioè, dovevo?) ciò che non ricordavo, la frase nel suo significato completo (che anzi odiavo e odio), ma solo (solo questo mi proponevo di usare, che ci sia riuscito o meno non so) l'incisività (da incipit) del dare, e la negatività, o forse il tono inutilmente coercitivo anziché assertivo. Su ciò che non si può dire e fare, sul coercitivo peró universale non perché è imposto ma è così, ha scritto grandi e asciutti capolavori, anche letterari, Wittgenstein (si può mettere il soggetto alla fine, si può scegliere, cioè non distinguere, tra inizio e fine, si può spostare in un senso preciso, o in-voluto, anche Wittgenstein). Capolavoro poi non è in senso astratto, o di "classico", come lo intendono i giovani (a cui piace in fondo fraintendere senza passare per sé stessi, eppure è sempre fraintendersi, fraintendere, da pasdaran, concetti facilmente fraintendibili, dargli un'importanza senza accorgersene, senza, appunto, neppure -farli- passare), ma ciò che ti serve sempre. E petulare come avrebbe fatto Wittgenstein serve a farci illudere di aver messo a tacere Odifreddi (illuderci è verso "far tacere Odifreddi", non verso Odifreddi stesso o in Sé, quando è in sè, se è in sé): https://forum.termometropolitico.it/...l#post14778135 .
    Noto a margine (ricordi Mozart?) che emerge, nei confronti delle citazioni, e non perché ne faccio talvolta io qualcuna, una reattività tua, Corrado, sempre successiva, di secondo grado, mai primaria, che non vuol dire che non ti piacciano o tu ne sia soggezionato. Forse non ne vedi l'utilità o l'opportunità per farne di tue invece di rispondere a quelle che ti capitano a tiro, facendo solo intendere che hai inteso, o che c'è (ovvio) un altro senso e modo di farle. Ma questo è essere passivo, succube delle citazioni di un altro: che non vuol dire, ripeto, che tu non sia schiavo delle proprie quando decidi di farne, in (un?) privato.
    L'anacoluto non è voluto, ha la stessa naturalezza della lingua parlata (chè altrimenti dovremmo attribuire a Céline maggior vivezza e importanza dell'argot di cui si serve e secondo me non si nutre: cioè la singola frase lavorata, il bastone che per vedersi dritto immerso nell'acqua deve essere concepito curvo, fuori, freddamente), e secondo me tu attribuisci all'anacoluto non solo singolo non in quanto difficile un'importanza esagerata rispetto all'effetto complessivo, di movimento, vero o finto, di scombinamento delle frasi e di un (loro) presunto ordine costituito. L'anacoluto esce dunque facile, ma molti considerano (??) faticosa ad esempio un'opera teatrale (con o senza monologhetto) per via dei dialoghi. Perché non considerano l'inversione, il sovvertimento a fini espressivi. Magari, come te, non sono bacchettoni (e ci sto poco a spostare quel come te, dopo "bacchettoni", ma, forse perché mi segui, ho cominciato a usare per te un occhio di riguardo, che, chissà, è quello che volevi, o a cui sei abituato), magari, come te, si chiedono se va bene sentire puzza di sconveniente o di sublime in ogni cosa capovolta. Magari..un momento...ma tu nell'intervento a cui sto rispondendo avevi già concluso cinicamente, sia pure parlando di tutti o di spesso qui in Termometro, che sono solo parole...non sconforto metafisico dell'impossibilità/inanità sulle brutte sorprese/brutte pieghe degli altri, per cui l'impegno/sforzo febbricitante di dire può valere solo se vi è sottesa una finalità di controllo dei pareri (e dei destini, perché no?), il tuo.
    Ci sono (c'erano) , e uno smaliziato come te li sa, che te li dico a fare?, parlo ad uso degli altri proprio qui, in me e Corrado? modi più stupidi ("stupido" ha un pregio, che esclude "sottile") di non guardare le squadre guardandole lo stesso, perché è il risultato che conta, non (far) vincere. Io mi sceglievo, casualmente, due-tre squadre del cuore, sempre le stesse ogni settimana, e mettevo in colonna il risultato diverso rispetto a quello sperato, la loro sconfitta, di modo che, se le squadre perdevano, vincevo (cioè azzeccavo il loro risultato), e se sbagliavo, almeno vincevano le squadre, piangevo con un occhio, sdoppiavo interessi privati e pubblici in realtà volendoli unire nel modo più ingenuo, spontaneo e (che si dà arie) di natura. Naturalmente non ero affatto sicuro di ciò che pronosticavo, e ciò perché l'amore verso queste squadre era un postulato combinatorio o simil astrologico. Ma mi dicono che non funziona neanche se ami le squadre o sei addentro alle loro faccende.
    Ma forse tu alludi ad altro con le squadre. E allora non posso dirti altro se non che avevi lo stesso metodo (sempre di schedine si tratta....) di mio zio (e padrino, classe 1934) Giacinto. Nel 1963, lui era già fuiuto, alla notizia della morte di Kennedy, mio nonno Angelo, che era comunista, ferveva, ma ci pensò mio zio, suo genero, a ricondurre tutto nei giusti binari: intonó una canzone (quanto mi piacerebbe sapere le note, dato che l'episodio che riferisco mi è solo stato raccontato): è morto il presidente, e a me non frega niente. Non era anarchico, quindi non è che non volesse "vincere" apposta, con un metodo scriteriato ma sensato al confronto dell'insensatezza che gli altri non vedono o scambiano per metodo, era solo pecoraio. Quando lo trascinavano a votare, lui non diceva di no, si dimostrava di compagnia e gioviale come sempre. Parlava di ciò di cui si parlava, partiti e candidati, ripeteva a pappagallo senza farsene accorgere e assumeva gli stessi argomenti degli altri, sembrando il più convinto di loro. Nell'urna, depositava invariabilmente bianco e poi diceva agli amici, tutto soddisfatto: ho votato.
    Mia nonna Pippina invece quando veniva gente a proporre per chi votare, usava un altro metodo: li faceva parlare senza interromperli, si mostrava disponibile, e appena loro lasciavano i facsimile sul tavolo o la scrivania, visibilmente non li toccava, non solo finché essi non se ne andavano, ma finché non si votava, di modo che se venivano altri o gli stessi, vedevano che erano sempre là, a mazzetti, dove li avevano lasciati, di modo che erano (lasciati) liberi di interpretare: una dichiarazione di impotenza* per sé stessa o per gli altri?
    "E guarda questi cosa fanno:", autocitazione, è, a tuo parere di leggente attento (ma un po' passivo per quanto riguarda le citazioni), anacoluto (per il "questi", come il Wittgenstein, spostato, deposto posposto di un secondo) o solo, per citarti, un'allegra minchiata alla Falstaff (e consideri Falstaff allegro, leggero**?)?

    *incompetenza/impotenza, incompetenza in potenza?

    **anche "leggero" è citazione tua, dato che tu, Corrado, hai confessato che scrivi così perché vuoi scrivere così, leggero cioè, ogni tanto o sempre. E non solo: mi hai velatamente consigliato, per il bene mio, o di tutti (chi)?, di esserlo. Di diventarlo.
    l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.

  3. #43
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    Predefinito Re: me e Corrado

    voluto è il contrario di velato. Di anacoluto.
    l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.

  4. #44
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    Predefinito Re: me e Corrado

    Corrado: di che mi accusi?
    Pietro: di doppiogiochismo. Tuo padre era del partito d'Azione (dopo il 1956). Tu ami tuo padre. Il partito d'Azione si richiamava all'omonimo partito di Mazzini. Tu non ami/segui Mazzini più di quanto non ameresti/seguiresti qualcuno (qualsiasi persona) che non fosse tuo padre.
    l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.

  5. #45
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    Predefinito Re: me e Corrado

    Citazione Originariamente Scritto da pietro lo iacono Visualizza Messaggio
    Grubach!! a che serve mettere il like se poi non mi correggi? Non ho messo il soggetto, come prescrive (ma ha un senso, molto più che da noi) la lingua inglese. Come mi dice Corrado che (non) faccio spesso (ma in italiano).
    Sono le cose che pensano.
    Con un decreto speciale / è stata abolita la lingua del mio paese / sostituita da una nuova / tutto quello che finora avevo scritto / si considera non tradotto.

  6. #46
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    Predefinito Re: me e Corrado

    Corrado: non potevo essere al soldo dell'editore, come dicevano alcuni, se non sapevo che mi avevano pubblicato la tesi di laurea avendolo io saputo dall'editore stesso
    Pietro: mi ha detto l'Appendino che non sapeva che avevano messo sui giornali il titolo/argomento della sua tesi proprio nei giorni della sua candidatura a sindaco di Torino (prima del ballottaggio), quindi l'Appendino non è riconducibile al tipo di informazione che ha messo in giro, e per qualche scopo, aspetti, pur veri, riguardanti la sua tesi di laurea.
    l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.

  7. #47
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    Predefinito Re: me e Corrado

    Citazione Originariamente Scritto da Grubach-Kléber Visualizza Messaggio
    Sono le cose che pensano.
    anche che vedono. Se si dice: "bello vederti online ma un po' malinconico", malinconico è il vedere, mica chi è visto.
    l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.

  8. #48
    Addirittura
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    Predefinito Re: me e Corrado

    Citazione Originariamente Scritto da pietro lo iacono Visualizza Messaggio
    anche che vedono. Se si dice: "bello vederti online ma un po' malinconico", malinconico è il vedere, mica chi è visto.
    La visione è un sovrappensiero, la malinconia nell'occhio di chi vede, perché occhio non vede cuore non duole, o almeno così dicevano ancor prima che si ponesse o si sollevasse il problema di online/offline.
    Con un decreto speciale / è stata abolita la lingua del mio paese / sostituita da una nuova / tutto quello che finora avevo scritto / si considera non tradotto.

  9. #49
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    Predefinito Re: me e Corrado

    Corrado: l'automobilista https://forum.termometropolitico.it/...l#post16462324 era genovese (potevi arrivarci, era tra le righe)
    Pietro: oh e che ci voleva? Sempre a non dire (/tutto per non dire) male di nessuno (specie se di categorie o gruppi di persone, come fa Berlusconi con la magistratura politicizzata, senza se e senza ma). Ma rimane un dubbio residuo: se tu fai così perché sei così o se tu te lo imponi. Confesso di tifare per la seconda ipotesi, ma soltanto ai fini di un recupero correttivo, perché ti voglio bene. Tu dirai che se ti voglio bene ti dovrei lasciare come sei (che non sarebbe un'ammissione, stando sempre nel cerchio dei due "sei", o se, o sensi), ma io ti devo confessare (per la seconda volta, perché sempre della stessa confessione si tratta) che voglio bene alla verità allo stesso modo di quanto ne voglio a te
    l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.

  10. #50
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    Predefinito Re: me e Corrado

    Citazione Originariamente Scritto da pietro lo iacono Visualizza Messaggio
    come (allo stesso modo di quanto) ne voglio a te
    chi/cosa ha avuto così tanto da me? niente/nessuno, neppure la Verità....e darei volentieri la colpa alla Verità per non darla a me stesso, per il fatto di aver detto alla Verità che le voglio bene. Mi son lasciato travolgere dal bene che voglio a Corrado, che potrebbe dirmelo lui, se non fosse assolutamente non in condizioni di farlo, che tenere alla verità non è volerle bene.
    l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.

 

 
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