Donatello Poggi - Dove sono finiti tutti gli adulatori di Macron?
Alla sua elezione così trionfante (neppure gli analisti a lui vicini hanno capito bene la vastità del risultato) tutti a stracciarsi le vesti di dosso, specie la “nostra” sinistra radical/chic, nell’osannare il nuovo “modello” che rappresentava “la speranza” (?) per le future generazioni, per l’Europa intera e per la socialdemocrazia, dicevano loro. I risultati si sono visti poi …
In Italia Renzi e i suoi lo definirono addirittura “il Rottamatore francese”. Non commento, sarei troppo velenoso considerata la fine miserevole di Renzi e del PD. Ora che però Oltralpe va tutto a rotoli, i suoi adulatori nostrani e non, non ne parlano più e quasi fingono di non conoscerlo.
Il “manganellatore di sinistra”, così come lo ha definito Maurizio Tortorella su “LaVerità” di oggi (26.11.2018) dopo le imponenti proteste dei giubbotti gialli, a sinistra piace sempre meno (in Italia ma anche qui da noi) e allora tutti zitti cercando di passare all’acqua bassa.
Anche la “sua” guardia del corpo era un manganellatore sotto copertura, ricordate? Eppure Macron lo difese fino all’ultimo facendo ridere (o piangere) tutta la Francia. Il presidente di “En Marche” (dove?), che nell’agosto 2017 era arrivato all’81% di consensi, ora piace si e no al 20% dei francesi, quota questa che aveva toccato Hollande, decidendo poi di non ricandidarsi.
Diciamolo, oggi Macron é nei guai fino al collo - lasciamo perdere la fuga di otto ministri in pochi mesi - per via delle riforme annunciate e mai realizzate, nonché le sue numerose gaffes, anche a livello internazionale, che hanno dimostrato la pochezza e le megalomanie di questo personaggio progressista (?) che ormai non ha più nulla sotto controllo se non la sua truccatrice personale.
Truccatrice personale per la quale ha speso, in due mesi, la modica cifra di, udite udite, 26.000 euro (fonte “LaVerità” del 26.11.2018) e qui già qualche dubbio viene.
Ma non è tutto, Macron sarà sicuramente ricordato in futuro (?) anche per la decisione di riaprire le battute di caccia presidenziali nel famoso castello di Chambord, soppresse nel 1995 da Jaques Chirac. Si può ridere?
In Ticino a suo tempo c’era chi scriveva, su un portale chiaramente di sinistra e parecchio gasato: “Macron, senza se e senza ma.” Come mai ora tutti zitti?
La solita superficialità spocchiosa della solita sinistra stantia e frustrata che non ne azzecca una e che non sa più che pesci (elettori) pigliare. Lo slogan usato dalle centinaia di migliaia di manifestanti scesi in piazza in queste settimane è significativo: “Voi (i capi di governo) parlate del futuro del mondo, noi non arriviamo alla fine del mese.” Macron, quello al quale è venuta in mente, di recente, la brillante (?) idea di creare un esercito europeo. A cosa sta pensando il signorino?
In conclusione, piuttosto che “En Marche” sarebbe meglio dire: a rotoli!
Donatello Poggi
già deputato in Gran Consiglio