
Originariamente Scritto da
cireno
decisamente hai letto un'altra Storia. Al XV Congresso del partito (dicembre 1927), Stalin, a nome del Comitato centrale, affermò:
“La via d’uscita sta nel passare dalle piccole aziende contadine disperse al loro raggruppamento in grandi aziende, basate sulla coltivazione in comune della terra; sta nel passare alla coltivazione collettiva della terra sulla base di una tecnica nuova, superiore. La via d’uscita sta nel raggruppare piccole e piccolissime aziende contadine, gradualmente ma costantemente – non esercitando affatto pressioni ma con l’insegnamento dei fatti e la persuasione – in grandi aziende basate sulla coltivazione in comune della terra per mezzo di cooperative, di collettività, valendosi dei procedimenti scientifici della coltura intensiva. Non esiste altra via d’uscita”. E così venne fatto. Certo ci fu una feroce opposizione da parte dei kulaki, grandi possessori terrieri, che lavoravano le loro terre usando ancora i contadini quasi come fossero schiavi, nessuna macchina agricola, nessuna modernizzazione. In tre anni dal 1927 la produzione agricola, malgrado boicottaggi e attentati, aumentò gradatamente del 8-12% annuo, fino a esplodere nel 1932 con oltre il raddoppio della produzione.
E questo malgrado, ripeto, embarghi occidentali, attentati che sono durati fino a metà degli anni 30, boicottaggi: il capitalismo non cedeva. Poi arrivò il "socialista" Hitler, lunga mano del capitalismo germanico, e completò l'opera. Poi, dopo la fine della guerra, arrivò Truman con la sua dichiarazione anti sovietica(il comunismo è nostro nemico) ...poi poi poi....