Tuo padre è stato fortunato , anche se ha perso il lavoro.
a quei tempi l'odio era così grande che bastava un nulla per essere ammazzato; eppure fino a due anni prima...solo due anni prima, tutti erano fascisti, anche chi imbracciava il mitra e dava la caccia nel dopoguerra!
Io ho sempre ammirato chi è stato antifascista durante il fascismo e fascista durante l'antifascismo, conservando intatta la fede.
Uomini, tutti di un pezzo, onorevoli , diversi dai milioni di ometti e quaqquaraqua che ci sono in giro oggigiorno e che cambiano bandiera seguendo oltretutto l'esempio di molti nostri parlamentari che cambiano casacca continuamente.
Si può cambiare idea su tante cose ma non sui valori fondanti dello spirito; su quello si vede la profondità umana.
Caro cireno voglio raccontarti la storia di mio nonno notevole imprenditore in quel di Milano.
Quando le cose , alla fine del 44, iniziarono a mettersi male , lui fascista convinto forse perfino finanziatore di Mussolini nel 1922, appena prima della marcia su Roma, mandò prima a Bellagio ( dove vivo io ) e poi in Svizzera tutti i suoi famigliari.
Lui rimase al timone della sua azienda.
Molti suoi operai ,anche comunisti , lo pregarono di andar via perchè i tempi erano veramente pericolosi ma lui testardio rimase .
Arrivò il 25 aprile e pochi giorni dopo si presentò la squadra punitiva per prelevarlo; gente dell'oltrepo della brigata garibaldi, sembra.
Quel pomeriggio era appena iniziato il secondo turno in fabbrica quando ai cancelli si presentarono una decina armati.
Il portiere chiamò subito in direzione e nella palazzina impiegati scoppiò il caos .
La voce corse tra i capannoni e immediatamente gli operai fermarono le macchine .
Arrivati all'ufficio di mio nonno lo trovarono alla sua scrivania ( lui ci disse che aveva in mano la sua pistola) ma rimase seduto. Circondarono la scrivania e gli intimarono di seguirlo " per accertamenti" , ma improvvisamente gli uffici attigui si riempirono di operai e impiegati vocianti.
5 operai già partigiani e comunisti si fecero largo e iniziarono a discutere con gli armati .
Gli dissero che mai lui aveva fatto del male, mai aveva messo la politica davanti e che rispettava gli operai come suoi figli.
A molti di loro aveva dato aiuto disinteressato anche economico per sposare i figli, pagare questo o quello.
Mai nessuno tornava indietro senza essere stato ascoltato e aiutato.
Gli armati capirono che mai avrebbero prelevato mio nonno senza lasciarsi dietro una scia di sangue e perfino la pelle , per cui chiedettero, per salvare almeno la faccia , un'offerta, che mio nonno gli diede .
Da allora nessuno più si presentò ai cancelli , nessuno chiese denaro o quant'altro.
Da ciò voglio dire che furono gli stessi operai comunisti a salvare mio nonno in quei funesti giorni e che il bene fatto, prima o poi, ripaga mentre il male richiede il conto con gli interessi.





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