







Ecco, io che pure non ritengo la Cina propriamente socialista (è secondo me in una posizione ambigua) mi chiedo come mai non si considerano le cose in questa prospettiva: anche il Tibet, sarà meglio adesso di quando non c'era il monarca assoluto Dalai Lama e le persone erano trattate come serve?
Inviato dal mio SM-G355HN utilizzando Tapatalk
Venezuela e Zimbabwe nei nostri cuori!


Meglio far tesoro degli insulti ricevuti . Essi sono il modo
migliore per valutare l'inutilità della vita di chi li profferisce


Non siamo al Politburo ma se tu affermi un qualcosa almeno dovesti giustificarla, è questo che ti chiedo.
Poi dimostri un astio tale nei confronti del Politburo, di Stalin ecc che mi stupisce che tu abbia quella firma nell'avatar, e allora ti chiedo anche: ma sei sicura di essere di sinistra?
se fai le cose come gli altri poi diventi come gli altri - Charles Bukowsky


se fai le cose come gli altri poi diventi come gli altri - Charles Bukowsky


Lord,
tutte le posizioni di "trapasso" sono posizioni ambigue che si distinguono sempre tra chi considera i punti di partenza e chi considera gli obiettivi da raggiungere.
La Cina è uno stato socialista, rivoluzionario, con una Costituzione socialista, differente da quelle borghesi, e con un partito comunista, organizzazione della politica rivoluzionaria del proletariato, che in quanto tale tutela gli interessi di una società socialista.
Quando si considera la questione tibetana, se lo facciamo da comunisti, dovremmo farlo pensando che la divisione del mondo in nazioni è sostanzialmente una divisione borghese, che organizza gli interessi delle classi dominanti, i realii confini, la vera divisione tra gli uomini è una divisione tra classi.
La questione tibetana è una questione solo fino a quando è rappresentazione degli interessi strategici ed imperialistici di blocchi sociali che si confrontano da antagonisti.
leno lazzari,
lei si chiede che dire dell'enorme divario tra ricchi e poveracci?
Che per neutralizzare queste enormi disparità dobbiamo combattere contro la società e forma economica che le causa: la società capitalista.
Che l'unica soluzione è il socialismo...
In Africa dove il colonialismo e l'imperialismo sono il prodotto di una mentalità basata sullo sfruttamento, la Cina si confronta con una realtà che discende direttamente dalla conferenza di Berlino del 1884. La Cina trova quindi già una situazione dove gli interessi europei e americani si erano da tempo spartiti il controllo del territorio con azioni politiche e militari ma sopratutto attraverso la dominanza economica... ed è appunto con l'arma della dominanza economica che la Cina rivendica oggi il diritto di negoziare l'acquisto delle risorse necessarie al proprio sviluppo, solo che esercita la propria dominanza contro i paesi ex colonialisti e non contro gli africani, per questo motivo in occidente fa scandalo la sua espansione in Africa... Negli anni 90 gran parte dell'inserimento cinese in Africa si giocato su progressivo indebolimento delle posizioni sopratutto portoghesi e francesi... poi sul declino di quelle inglesi... ed europeee in generale, e oggi, con gli USA in evidente difficoltà la cosa è ancora più evidente, tutto qui.


E allora?
Che sei cinese e tifi per i cinesi come in una partita di calcio? ( oltretutto contro la tua/ vostra europa/italia che vi ha dato i natali... voi di sinistra siete l'esempio lampante del vostro slogan sessantottino: "uccidi tuo padre!" Bene , ci state riuscendo, sempre se NOI ve lo permetteremo , e non credo proprio)
sulla cazzata dei 50 milioni di auto , dimmi quanti cinesi ci sono ? E quanto è il rapporto auto/cinese ?
Poi prova a rapportare quel rapporto tra Italiano / auto Europeo/auto
Lo sai perchè la sinistra sta arretrando dappertutto in europa?
Perchè la nuova generazione tocca con mano la precarietà e l'arretramento economico/culturale prodotto dalla generazione dei bamboccioni che l'ha preceduta e che aveva come icona il Che.
DI ROSSO IN ITALIA C'E' SOLO IL VINO
L'Italia è una razza, una storia, un orgoglio, una passione, l'Italia è una grandezza del passato.


Il lavoratore padrone di se stesso: questo è il vero "socialismo reale".
Cioè, l'idea dei kolchoz (la prima misura concreta di economia collettiva) di per sè era giustissima.
Anche perchè mutuata dalle cooperative di produzione, nate in Europa verso la metà del 1800, che avevano già ampiamente dimostrato di funzionare.
Ciò che in realtà non poteva funzionare nei kolchoz e nelle altre esperienze di economia collettiva era la direzione politica imposta dall'alto.
L'autorità indiscriminata, arbitraria e violenta insita nell'ideologia massimalista.
Quindi era il massimalismo a non poter funzionare.
Non poteva funzionare nei kolchoz, nelle fabbriche, nella società civile, nei rapporti internazionali.
Nemmeno nella lotta al fascismo poteva funzionare: così come s'è poi visto durante la guerra civile spagnola.
Soltanto alla fine (forse) l'Unione Sovietica s'è resa conto del suo errore ideologico. Troppo tardi.
L'Eurocomunismo invece lo ha capito molto prima.
Anche se non è stato per niente facile.
Il PCI, cioè il più grande partito comunista d'Europa, era zeppo di stalinisti più stalinisti di Stalin e c'è voluto il 68 per costringerlo a smuoversi dalla ideologia massimalista.
Ma ancor di più c'è voluto l'Autunno Caldo del 1969, allorquando il movimento sindacale ha preso l'iniziativa dal basso.
Alla faccia di Stalin e dei suoi discepoli, i lavoratori hanno dimostrato nei fatti di saper modificare motu proprio i rapporti di forza, di sapersi coordinare in una nuova coscienza politica e partecipativa.
Berlinguer non ha fatto altro che prenderne atto.
Non ha fatto altro che razionalizzarlo e rappresentarlo.
Da lì lo "strappo" con l'Unione Sovietica.
Da lì la riapertura di una via riformista che, dal basso, operasse nelle istituzioni democratiche dello Stato Liberale.
E vi operasse a pieno titolo, senza retropensieri rivoluzionari/dittatoriali.
Il fatto che l'Italia (popolo di clericali conservatori) abbia risposto con lo straordinario successo elettorale del 21 giugno 1976 (34,4%) la dice lunga sulla validità della nuova linea politica.
Una linea politica che infatti si è approfondita nella società tanto da cambiarne la struttura culturale, civile ed economica.
Da un punto di vista economico, le cifre parlano da sole.
La grande industria ridotta ai minimi termini e di fatto espulsa dal sistema produttivo.
Le piccole e medie imprese (tutte gestite da operai ed ex-operai, molte organizzate in forma cooperativa) che nascono, si sviluppano, si coordinano all'interno di oltre 100 distretti industriali.
La manifattura italiana che supera di slancio quella britannica e quella francese, andando a collocarsi subito dietro la manifattura tedesca.
segue ....