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Discussione: Modi di dire

  1. #51
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    Predefinito Re: Modi di dire

    Vade retro Satana

    Locuzione latina, Vade retro Satana significa "Vai indietro, Satana".

    Questa espressione deve la sua fama soprattutto dall'essere stata inserita in una formula di esorcismo:

    Crux sancta sit mihi lux / Non draco sit mihi dux
    Vade retro satana / Nunquam suade mihi vana

    Croce santa sia la mia luce, non sia il drago la mia guida,
    retrocedi, Satana, non tentare mai di persuadermi, sono cose vane,


    Variante:
    Vade retro Saragat

    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  2. #52
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    Predefinito Re: Modi di dire

    Citazione Originariamente Scritto da Blue Visualizza Messaggio
    Infine, una curiosità. Il primo 'grazie mille' della letteratura italiana compare nell'Ottocento, nel poemetto "La messe" di Giovanni Pascoli:
    Diceano i grilli grazie mille in coro
    a chi, tagliato, per lor agio, il grano,
    gittò poi l'arma... La falciola d'oro
    brillava in cielo e ricadea lontano.
    Tanto per cominciare, "La messe" di Giovanni Pascoli fu pubblicata in "Nuovi Poemetti" solo nel 1909,quando ormai l'Ottocento era finito da un pezzo; ed era stato preceduto da copiosi esempi nella letteratura italiana.
    In "Le Mie Prigioni" di Silvio Pellico troviamo un bel "Oh professore! oh amico! grazie; mille, mille volte grazie!" e nei Promessi Sposi un "Grazie, grazie, mille grazie" in bocca al Cancelliere Antonio Ferrer, proprio quello di "Pedro, adelante con juicio".
    E in "Goldoni e le sue sedici commedie nuove: commedia storica in quattro atti" data alle stampe da Paolo Ferrari nel 1854, in bocca a Goldoni troviamo un "Grazie mille, grazie mille!" ribadito poco dopo da un "mille grazie, mille grazie!", un intercalare che messo in bocca a Goldoni fa pensare ad un uso comune già dal '700.
    Ma, naturalmente, abbiamo anche un esempio poetico, del 1835, nella traduzione di un Idillio settecentesco di Don Juan Meléndez Valdés, "La Colomba di Fillide"

    Par dica grazie mille
    Il querulo suo metro
    Che invita a andarle dietro
    Se spicca il vol leggier


    Arrivati così in Spagna, troviamo che le formule di ringraziamento "gracias mil" e "mil gracias"sono già diffuse nella letteratura spagnola fin dal '500 e probabilmente è dalla Spagna che lo abbiamo importato insieme ai complimentosi salamelecchi del barocco spagnolo: e d'altronde se il Manzoni, così attento alla precisione della lingua, lo mette in bocca ad Antonio Ferrer, possiamo ben presumere che si tratti di un ispanismo già diffuso nel '600.

  3. #53
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    Predefinito Re: Modi di dire

    Citazione Originariamente Scritto da trash Visualizza Messaggio
    Tanto per cominciare, "La messe" di Giovanni Pascoli fu pubblicata in "Nuovi Poemetti" solo nel 1909,quando ormai l'Ottocento era finito da un pezzo; ed era stato preceduto da copiosi esempi nella letteratura italiana.
    In "Le Mie Prigioni" di Silvio Pellico troviamo un bel "Oh professore! oh amico! grazie; mille, mille volte grazie!" e nei Promessi Sposi un "Grazie, grazie, mille grazie" in bocca al Cancelliere Antonio Ferrer, proprio quello di "Pedro, adelante con juicio".
    E in "Goldoni e le sue sedici commedie nuove: commedia storica in quattro atti" data alle stampe da Paolo Ferrari nel 1854, in bocca a Goldoni troviamo un "Grazie mille, grazie mille!" ribadito poco dopo da un "mille grazie, mille grazie!", un intercalare che messo in bocca a Goldoni fa pensare ad un uso comune già dal '700.
    Ma, naturalmente, abbiamo anche un esempio poetico, del 1835, nella traduzione di un Idillio settecentesco di Don Juan Meléndez Valdés, "La Colomba di Fillide"

    Par dica grazie mille
    Il querulo suo metro
    Che invita a andarle dietro
    Se spicca il vol leggier


    Arrivati così in Spagna, troviamo che le formule di ringraziamento "gracias mil" e "mil gracias"sono già diffuse nella letteratura spagnola fin dal '500 e probabilmente è dalla Spagna che lo abbiamo importato insieme ai complimentosi salamelecchi del barocco spagnolo: e d'altronde se il Manzoni, così attento alla precisione della lingua, lo mette in bocca ad Antonio Ferrer, possiamo ben presumere che si tratti di un ispanismo già diffuso nel '600.

  4. #54
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    Predefinito Re: Modi di dire

    Appena riavutami da un inevitabile svenimento, dopo aver toccato con mano le tante imprecisioni di cui gronda il mio precedente modo di dire, con sottile angoscia mi appresto a proporre il prossimo detto, che - date le circostanze - non può essere che questo:


    Toccare ferro



    Per l'origine di "toccare ferro" mi affido - piena di speranza - a Giuseppe Pittàno, secondo il quale questo modo di dire è l'abbreviazione di "toccare ferro di cavallo" e ha il significato di fare scongiuri, accompagnato quasi sempre dal gesto concreto di stringere o toccare un pezzo di ferro per proteggersi dalla iattura. Nel Medioevo si inchiodava un ferro di cavallo alla porta per tenere lontani streghe e spiriti maligni. L'origine di questa superstizione è anglosassone. Racconta la leggenda che un giorno il diavolo, sotto mentite spoglie, si presentò all'inglese san Dunstano, che faceva il maniscalco, pregandolo di ferrargli il cavallo. San Dunstano, che non era uno sprovveduto, capì al volo che il cavaliere era il demonio e si comportò di conseguenza: anziché ferrargli il cavallo, legò saldamente il diavolo al muro, cogliendolo di sorpresa con una catena, forgiò un bel ferro di cavallo e glielo inchiodò a suon di martellate nella zampa porcina. Il diavolo cominciò a urlare dal dolore, ma il santo continuò a battere con violente martellate, senza fare un plissé... finché il diavolo dovette darsi per vinto e chiedere pietà. Il santo maniscalco, allora, in cambio della liberazione pretese dal demonio la promessa che non sarebbe mai più entrato in un luogo dove ci fosse stato un ferro di cavallo. Infatti, tra i vari ferri, proprio quello di cavallo porterebbe più fortuna: ha quasi la forma di un anello e il cerchio ha per tradizione una valenza magica. Ancora oggi il ferro di cavallo è ritenuto un portafortuna, specialmente se viene trovato su un sentiero con i chiodi ancora infissi. Anche un chiodo portato in tasca ha le stesse funzioni scaramantiche del ferro di cavallo.

    Ma il toccare ferro come protezione dalla sfortuna s'intreccia anche con l'idea della spada e di altre armi, simbolo di difesa da ogni pericolo. In varie culture, inoltre, si crede che il ferro sia un ottimo sistema per tenere lontani fulmini e temporali, oppure per restituire l’orientamento a chi l'ha perso.

    Nella tradizione nordica, invece di "toccare ferro" si usa "toccare legno". Va ricordato in proposito che il nome del legno in tutte le lingue celtiche è sinonimo di scienza e di sapere e che gli alberi - specialmente la betulla, il melo, il tasso - sono presenti in tutta la simbologia della vita e della morte, perché al loro interno custodirebbero l'essenza di spiriti buoni.


    P.S. Se questo post contiene inesattezze, va da sé che io non c'entro nulla: è tutta colpa di Giuseppe Pittàno...

  5. #55
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    Predefinito Re: Modi di dire

    Quando c'è bisogno di toccar ferro o legno, ci si accorge che il mondo è fatto di alluminio e plastica.
    ("Le leggi di Murphy")

    A me la spiegazione di Pittano non convince, è adeguata forse a spiegare il "toccare il ferro di cavallo" ma non il "toccar ferro"; e l'origine anglosassone della leggenda del ferro di cavallo cozza in modo troppo evidente con l'equivalente modo di dire inglese in cui si "tocca legno".

    Nella novella XLVIII del "Trecentonovelle" di Franco Sacchetti (siamo in pieno '300 fiorentino) si descrive il superstizioso comportamento di Lapaccio di Geri da Montelupo.
    "Quando uno gli avesse detto: "Il tale è morto", e avesselo ritocco con la mano, subito volea ritoccare lui; e se colui si fuggía, e non lo potea ritoccare, andava a ritoccare un altro che passasse per la via, e se non avesse potuto ritoccare qualche persona, averebbe ritocco o un cane, o una gatta; e se ciò non avesse trovato, nell'ultimo ritoccava il ferro del coltellino;"
    Insomma, l'estremo scongiuro era "toccar ferro", ma non necessariamente quello di cavallo.
    Questo induce fortemente a sospettare che la supposizione del Pittano sia una... ehm... pittanata, ma non ci aiuta molto a trovarne un'altra migliore: sarà dunque necessaria una piccola magìa per venirne a capo.
    Infatti, molto più probabilmente il gesto apotropaico di toccare ferro ha origine dalla "magia simpatica" o "contagiosa":
    "La magia si basa sopra due postulati fondamentali: 1. il simile agisce sul simile; 2. il contiguo agisce sul contiguo. Il primo postulato dà origine alla magia imitativa o mimetica, detta anche simbolica, in quanto l'atto magico significa, e riproduce in piccolo, ciò che deve essere operato in realtà; e omeopatica, in quanto vale a operare un effetto eguale a quello da essa raffigurato. Il secondo postulato dà origine alla magia detta simpatica, in quanto è fondata su una connessione o affinità delle cose, sia per contiguità sia in quanto sono parti rispetto al tutto, connessione che resta sempre anche dopo la separazione e le obbliga a subire la stessa sorte; e contagiosa, in quanto l'atto compiuto su una parte, integrante o contigua, diffonde il suo effetto sul tutto."
    In sostanza, toccare il ferro, sinonimo delle armi di distruzione di massa dell'epoca, è un magico scongiuro contro la morte fin dalla notte dei tempi (già in Plinio leggiamo l'uso del ferro per scongiuri e terapie, tipo che toccare la punta della spada lenisce le fitte intercostali).

  6. #56
    Blue
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    Predefinito Re: Modi di dire

    Citazione Originariamente Scritto da trash Visualizza Messaggio
    Questo induce fortemente a sospettare che la supposizione del Pittano sia una... ehm... pittanata
    Me lo aspettavo... anzi, lo temevo. Ma ogni rovescio ha la sua medaglia.

    Costretta ad approfondire questioni di lana caprina - anzi, di ferro di cavallo - vorrei esprimere qualche riserva sulla citazione tratta dal "Magica Incantamenta" di Massimiliano Kornmüllerm riportata sopra... piuttosto nebulosa e alquanto cervellotica: nonostante il buon Kornmüllerm ci si metta d'impegno, è evidente il suo sforzo di arrampicarsi sugli specchi.
    Quanto a Plinio, è senz'altro vero che consigliava di toccare un ferro di cavallo... ma come rimedio contro il singhiozzo!
    Inoltre, ho scoperto che nell'antichità alle donne che stavano per partorire veniva messo al collo un ferro di cavallo (poverette...) per facilitare le doglie.

    Ammettendo che la leggenda di San Dunstano e del diavolo sia lacunosa, eccone subito un'altra, senz'altro più convincente...
    La convinzione che il ferro di cavallo porti fortuna sarebbe legata ai rapporti tra contadini e cavalieri. I primi erano molto poveri e, quando vedevano sfrecciare i cavalieri che andavano alla pugna equipaggiati di speroni e corazza, speravano che il loro cavallo perdesse un ferro. In tal caso il cavaliere era costretto a fermarsi e il contadino poteva dargli una mano, rimediando qualche moneta in cambio dell'aiuto prestato. Questa piccola ricompensa economica, facile e rapida, ha contribuito a diffondere la credenza che trovare un ferro di cavallo porti fortuna.

    A proposito, il complesso archeologico di Stonehenge, formato da un cerchio di trenta monoliti alti quattro metri, racchiude cinque triliti disposti a... ferro di cavallo.

  7. #57
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Modi di dire

    Vendere fumo



    Il tipico venditore di fumo è colui che spaccia per vere notizie inesistenti, millanta capacità che non possiede o fa promesse che sa di non poter mantenere. In questo senso, in passato il detto veniva spesso usato in ambito pubblicitario.

    La locuzione è molto antica e si trova già in Marziale e in vari passi della Historia Augusta, quasi sempre riferita a personaggi che ingannano i sempliciotti vantando rapporti di grande familiarità con i potenti. In Apuleio (Apologia, 60) e nel "Contrasto fra il cuoco e il fornaio" del tardo retore Vespa (Anthologia Latina, 379,61 Baehrens), l'espressione assunse una valenza più generica, perdendo col tempo il suo sottinteso di millantato credito e passando ad indicare una promessa vaga, fumosa. In epoca medioevale riacquistò poi la connotazione legata all'inganno, rintracciabile nel proverbio "Chi vende fumo perisce di fumo", nel senso che chi si serve dell'inganno verrà ingannato a sua volta.

    Il vendere fumo è un'immagine tuttora usata in tedesco e in italiano (anche in vari dialetti del Nord) non solo per indicare un millantato credito, ma anche a proposito di chi si esprime con parole molto attraenti ma poco significative (Molto fumo e poco arrosto).

  8. #58
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Modi di dire

    Questioni di lana caprina





    Il detto si usa per esprimere l'abitudine a cavillare, ad esaminare qualcosa con eccessiva pignoleria, ad insistere pedantemente su particolari privi di importanza (sono sinonimi: "discutere sul sesso degli angeli" o "sull'ombra dell'asino").
    La locuzione si trova già in Orazio (Epistole, I,XVIII,15), che si fa beffe di chi spende il suo tempo a discutere di questioni minute, che vengono paragonate alla lana di capra, priva di valore commerciale. L'origine di questo modo di dire è ignoto; si presume che derivi dal fatto che raramente la capra veniva allevata per la sua lana. Questa, infatti, dopo la tosatura si presenta in bioccoli molto più intricati e difficili da sgrovigliare di quella della pecora; inoltre, produce un filo piuttosto ispido e pungente. È nata forse di qui l'immagine dell'accanirsi su qualcosa di complicato per poi ottenere un risultato che non vale lo sforzo compiuto.


    ________________

    Pochi sanno che la pregiata e morbidissima lana cashmere o kashmir è la peluria fine e soffice del sottovello o 'duvet': lo strato inferiore e lanoso del pelo della capra hircus. Questo prezioso strato di lana è nascosto sotto i peli più rigidi e grossolani del manto esterno, detti giarre. La raccolta delle fibre di cashmere si esegue con un processo di pettinatura per lo più manuale dell’animale durante la stagione della muta, in primavera, che dura diverse settimane. Ogni capra produce in media 100–200 grammi di pelo lanoso fine.

  9. #59
    Socialcapitalista
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    Predefinito Re: Modi di dire

    Una inglese

    Monkey Businesss
    The origin of the idiom 'monkey business' can be found by learning about an earlier term: Monkeyshine.
    This word was coined in 1832 and meant “disreputable behavior;” it was used in the Jim Crow song which derided African-American slaves.
    Even earlier, parents in England warned children against bad behavior termed monkey tricks.
    The idiom 'monkey business' was first seen in print in 1883 in W. Peck’s Bad Boy: “There must be no monkey business going on.”

    E' una frase comune in inglese americano. Può avere molti significati
    quello più ovvio è di cose futili, affari inutili, privi di importanza...oppure può essere inteso come scherzo...."no monkey business this time, okay?" --> "niente scherzi stavolta, ok?"
    oppure un altro significato è inteso come attività più sessuali...mi spiego...se uaa donna ed un uomo sono ad un appuntamento, lui chiede
    "posso salire da te per una birra?" e lei risponde "All right, but no monkey business" vuol dire che non devono andare oltre la birra.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  10. #60
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    Predefinito Re: Modi di dire

    I guadagni di Maria cazzetta

    Alcuni parlano di una semplice donna che molti anni fa a Roma utilizzò, forse per prima, la tecnica dei prodotti civetta. In cosa consiste?
    La celebre Maria gestiva una specie di alimentari, per portare più clienti nel suo negozio comprava uova a 100lire e le rivendeva a 50lire.
    Non otteneva ovviamente solo perdite ma sperava che chi fosse entrato nel suo negozio per comprare le uova avrebbe poi acquistato anche altri prodotti.

    Fonti diverse ci parlano invece di un’altra Maria che, sempre nella Capitale, comprava violini a prezzi altissimi, li bruciava e utilizzava le ceneri per lavare i panni.

    Insomma ci giungono storie di due Marie, una più idiota dell’altra.

    Il popolo romano allibito da questo tipo di tattiche commerciali, fu tanto impressionato da prende Maria ad esempio per indicare un affare svantaggioso, almeno in apparenza


    I nostri predecessori hanno trascurato la parola "cazzetta" e questo è un grave errore, perché le formule del linguaggio non sono mai casuali.

    Questo termine ha un’ ovvia derivazione, ci ricorda l’altrimenti detto “cazzo”. Ma andiamo ancora più a fondo:
    “cazzo” deriva dalla contrazione dell'italiano capezzolo (a sua volta dal latino capitium e prima ancora da caput = capo, testa) da cui la parola cazzo, ovvero piccolo capezzolo, piccolo manico;

    Ed è a questo punto che si è instillata in noi una geniale illuminazione.

    Maria Cazzetta nacque in un tempo in cui la parola cazzo ancora non aveva l’uso che ha oggi.
    Maria era una cortigiana romana. La leggenda narra che i suoi capezzoli fossero talmente piccoli da risultare invisibili.

    Da qui il famoso detto “li guadagni di Maria Cazzetta”, pagare per delle prestazioni sessuali Maria, che aveva fama di essere una delle donne più sfrontate di Roma, risultava essere un mal affare.

    Insomma, Maria Cazzetta era un modo affettuoso per indicare “Maria dai piccoli capezzoli”
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

 

 
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