

"Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
Gratteri: "L'Ue è una prateria per le mafie"


articolo ridicolo di republica sulla Corea del nord, dal titolo si lascia intendere che i nordcoreani clandestinamente e coragiosamente agirano la censura per leggere i libri di george orwel, ma poi leggendo l'articolo, insieme all'accusa alla Corea del nord di essere una spietata dittatura come quella descritta in 1984, dove i cittadini vengono sottoposti a continuo lavaggio del cervello e se osano dissentire vengono rinchiusi in uno delle decine di gulag presenti in Corea del nord, si scopre che all'interno della biblioteca di Pyongyang è possibile reperire e leggere senza problemi libri tradotti in coreano o in lingua originale, di autori occidentali, tra cui anche scribacchini anticomunisti come george orwell e alaxander solgenitsijn, ma invece di giungere alla clonclusione, che il governo nordcoreano, dopotutto quantomeno è meno liberticida rispetto alla sua fama, dato che permette di reperire e leggere liberamente testi palesemente anticomunisti, o espressione di culture di stati capitalisti, arriva alla conclusione che i nordcoreani leggono i libri di orwell e solgenitsin, poiché identificano il loro contenuto con la speitata dirttatura orwelliana liberticida in cui sono costretti a vivere
Da notare la patetica fine del'articolo, dove si parla di una donna che dopo che gli stato chiesto se avesse letto letto i fiori del male di Baudelaire, prima arrossice per l'imbarazzo, poi scoppia a piangere, ricordando allo scribacchino cacainchiostro che ha scritto questo articolo, il protagonista di 1984, che dopo essersi innamorato di una donna, essendo l'amore ed il sesso vietati dalla legge, comincia ad odiare il partito
Leggere Orwell a Pyongyang oltre la censura della Corea blindata - esteri - Repubblica.it
Un giorno nella biblioteca della capitale nordcoreana
Tra libri proibiti come "1984". E autori "pericolosi", da Hugo a Tolstoj
Leggere Orwell a Pyongyang
oltre la censura della Corea blindata
dal nostro inviato MARCO ANSALDO
PYONGYANG - "La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza". Pure nella grafia coreana, la traduzione delle parole non lascia spazio a dubbi. E il frontespizio del libro nemmeno: "George Orwell" è scritto in piccoli ideogrammi, sulla copertina anonima. "1984", si legge al centro, con tanto di numeri, senza alcuna possibilità d'equivoco.
Biblioteca nazionale di Pyongyang, pomeriggio di un giorno qualsiasi di fine ottobre 2009. All'ombra di una grande statua di Kim Il Sung, "Presidente eterno", le cui mani posate in grembo sorreggono un quotidiano mentre lo sguardo domina paterno l'immensa sala centrale, chini su minuscoli banchi di legno stuoli di lettori compulsano, assieme a testi cari alla tradizione asiatica, una serie di volumi insoliti per questa longitudine: i capolavori della letteratura occidentale.
Il titolo "1984", romanzo di fantasia estremo e terribile, scritto nel 1948 ma di cui molti hanno intravisto la successiva materializzazione proprio nella società ipercontrollata della Corea del Nord, è - per quanto sembri incredibile - tra questi. Al piano terra, una folla di persone vestite tutte uguali nella loro divisa scura si aggira come un gruppo di formiche attorno agli schermi piatti dei computer contenenti i cataloghi. Selezioniamo con curiosità, sotto l'occhio vigile delle guide incaricate di seguire il visitatore straniero 24 ore su 24 fino alla sua stanza d'albergo, il soggetto "Orwell". In due secondi appaiono alcune opere disponibili del grande scrittore visionario. C'è "Omaggio alla Catalogna", la collezione di "Romanzi e saggi", e persino "La fattoria degli animali", l'altro testo zeppo di allegorie geniali sul totalitarismo, concepito alla fine degli Anni trenta.
Come mai questi libri hanno passato le maglie strettissime di una censura in perenne allerta e solitamente spietata? Come è possibile che il regime non sia a conoscenza dell'accostamento immediato che, ovunque nel mondo, viene fatto tra il Regno eremita e il fosco romanzo di Orwell? La signora Hwang, addetta alle relazioni della Biblioteca, non appare molto disponibile a fornire spiegazioni, e va di fretta. Un'altra visita incombe e troppe domande sembrano indisporla. In Corea del Nord, del resto, non è salutare toccare certi argomenti. Almeno tredici gulag sparsi nelle provincie non lontano dal confine con la Cina ospitano tuttora non si sa quante migliaia di dissidenti e oppositori. E i giornalisti stranieri, come dimostra la vicenda delle due reporter americane di recente liberate su intervento di Bill Clinton venuto qui a trattare con il figlio del Presidente eterno, il bizzoso Kim Jong Il, sono a malapena ammessi e sopportati.
«È un libro molto letto - spiega la donna in modo sbrigativo - spesso bisogna aspettare qualche tempo quando viene richiesto. Anzi, lo chiedono di continuo, ed è sempre prenotato». La risposta dunque c'è. I lettori coreani, benché immersi in una bolla d'aria del tutto priva di informazioni e contatti con la realtà esterna, conoscono il valore inestimabile contenuto nella profezia di Orwell, che li riguarda direttamente. A dispetto dell'ignoranza del regime, come si legge in quelle pagine avveniristiche, che vuole tramutarsi in forza.
Nella sala numero 3, dove gli squadrati ritratti dei due Kim, padre e figlio, si stagliano sulla parete, le 250 persone ammesse possono richiedere volumi di scienze sociali, economia, letteratura. «Il Grande leader - recita orgogliosa la signora Hwang, fasciata in un grazioso costume locale bianco - una volta seduto a questi tavoli capì subito che la posizione di lettura migliore doveva essere non sul ripiano, ma leggermente obliqua. E, sull'istante, fece cambiare tutti i banchi».
Che cosa leggono allora su questi scranni ora inclinati studenti, operaie e lavoratori? Il giro fra i banchi miete diffidenza, più che altro per la possibile reazione dei dirigenti incaricati di tenere la situazione sotto controllo. Dietro i piccoli occhiali tondi e fra le mani incallite spuntano allora a sorpresa Shakespeare, Victor Hugo, Puskin, Dostojevskij, Heine, Tolstoj, Goethe, Andersen, Bronte. E, inaspettatamente, nonostante l'odio storico del regime verso gli Stati Uniti, persino alcuni americani, Mark Twain ed Hemingway. Tradotti in coreano. Ma ci sono anche Maupassant, Arthur Conan Doyle, Tagore.
Al piano superiore, dietro il tavolo delle richieste un carrellino che sembra un giocattolo scorre sui binari scaricando altri volumi. Che cosa c'è dentro? Assieme a tante opere locali, ai testi sacri scritti da e su Kim Il Sung, in ogni caso i più letti e venerati, compaiono Guenter Grass e Franz Kafka. Chiediamo anche noi i testi in italiano disponibili. Arrivano, in originale, oltre a "Esercizi di algebra superiore" (in due volumi) e agli "Atti dell'Accademia dei georgofili" (dispense, Firenze 1982), "La Divina Commedia" e "I promessi sposi". La gentile impiegata addetta allo smistamento non conosce Leopardi e Montale, ma dice che comunque è possibile far arrivare qui testi dall'estero per i lettori coreani. Invita anzi a farlo, e in qualsiasi lingua. I libri verranno poi tradotti o lasciati a disposizione di coloro che sapranno leggerli anche nelle versioni originali. In una stanza attigua un gruppo di giovani, cuffie al collo, azionano registratori che ripetono lezioni in inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, cinese, arabo, turco, italiano.
Nuova sosta al catalogo. Digitiamo in fretta, prima che sia tardi, le opere di autori considerati campioni della libertà di espressione. A caso: Solgenitsijn, Thomas Bernhard, Garcia Marquez, Neruda. Il computer li segnala disponibili. Estremo tentativo: "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury e "Lo scherzo" di Milan Kundera. Presenti!
Fuori, l'aria di Piazza Kim Il Sung è una cappa pesante. La Corea del Nord resta un incubo fatto realtà, con un controllo totale sulle persone. Il fiato del Partito si sente a ogni istante, e l'adulazione verso la famiglia al potere è un'ossessione che diventa un obbligo: nelle canzoni, nelle poesie, nelle esibizioni artistiche e sportive. Un "1984" vero. Con telecamere e microfoni sistemati dappertutto. Le pagine del romanzo ricordano a ogni passo l'esistenza paranoica del protagonista Winston: "Prese il libro di storia per bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici. Era come se una qualche forza immensa vi schiacciasse, qualcosa che vi penetrava nel cranio e vi martellava il cervello, inculcandovi la paura di avere opinioni personali e quasi persuadendovi a negare l'evidenza di quanto vi trasmettevano i sensi. Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che prima o poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su cui si basava il Partito. (%u2026) Ma la cosa terribile non era tanto il fatto che vi avrebbero uccisi se l'aveste pensata diversamente, ma che potevano aver ragione loro. In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro?".
All'albergo Yanggakdo, nell'isola sul fiume Taedong dove vengono ospitati gli stranieri, i clienti venuti dalla Cina vanno al casinò gettando fortune. Ma al ristorante girevole del 47esimo piano non c'è quasi nessuno. Una giovane donna locale beve un'aranciata e discute amabilmente di architettura. La politica, qui, è terreno minato. Il discorso cade sulla letteratura e sugli autori francesi. «Ha letto I fiori del male di Baudelaire?». La domanda, inaspettata e innocente, finisce per essere micidiale. Le guance avvampano. Abbassa il capo e risponde di sì, mentre gli occhi le si riempiono di lacrime. In "1984" Winston si innamora di Julia sebbene l'amore, e il sesso, siano proibiti. Finisce in segreto per odiare il partito e comincia a scrivere un diario, nonostante farlo sia un crimine gravissimo. Quante pagine, quanti diari segreti ci sono oggi, al riparo da occhi indiscreti, nelle case dei coraggiosi abitanti della Corea del Nord in fila per leggere i libri della libertà?
© Riproduzione riservata (28 ottobre 2009)
sono il più regressista del forum, percolato dei bassifondi, peppa pig






Ma cazzo, pure i norks parlano come l'ultimo scribacchino imbecille del Jew York Times...Racial discrimination and misanthropy are serious maladies inherent to the social system of the U.S., and they have been aggravated since Trump took office.
The racial violence that took place in Charlottesville, Virginia, on August 12 is a typical example of the acme of the current administration’s policy of racism.
Hitler or Hell.


La Corea del Nord 'mesi di distanza' dalla possibilità di colpire gli Stati Uniti con armi nucleari: inviato degli Stati Uniti
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In questo 29 novembre 2017, l'immagine del file fornita dal governo nordcoreano, ciò che il governo nordcoreano chiama Hwasong-15, un missile balistico intercontinentale "significativamente più potente", dotato di capacità nucleare, viene lanciato in Corea del Nord.
KOREAN CENTRAL NEWS AGENCY / KOREA NEWS SERVICE
STEPHANIE NEBEHAY
GINEVRA E GINEVRA
REUTERS
PUBBLICATO IL 6 FEBBRAIO 2018
AGGIORNATO 10 ORE FA
La Corea del Nord è a pochi mesi dall'ottenimento della capacità di colpire il territorio degli Stati Uniti con un'arma nucleare e deve essere disarmata, ha detto oggi un inviato Usa, respingendo il disgelo diplomatico di Pyonyang con la Corea del Sud come "offensiva di fascino" che non ha ingannato nessuno.
In uno scontro diplomatico in una conferenza sul disarmo sponsorizzata dall'ONU, la Corea del Nord ha risposto incolpando Washington di escalation di scontri, dicendo che stava schierando asset nucleari tra cui portaerei vicino alla penisola divisa e stava prendendo in considerazione un attacco preventivo contro Pyongyang.
"La Corea del Nord ha accelerato la sua provocatoria ricerca di armi nucleari e capacità missilistiche ed ha espresso esplicite minacce per usare armi nucleari contro gli Stati Uniti e i loro alleati nella regione", ha detto l'ambasciatore del disarmo statunitense Robert Wood al forum di Ginevra.
"I funzionari nordcoreani insistono sul fatto che non rinunceranno alle armi nucleari e la Corea del Nord potrebbe essere a pochi mesi dalla possibilità di colpire gli Stati Uniti con missili balistici dotati di armi nucleari", ha affermato.
Una nuova revisione della politica nucleare statunitense delineata la scorsa settimana "ribadisce che il programma nucleare illecito della Corea del Nord deve essere completamente, verificabile e irreversibilmente eliminato, con il risultato di una penisola coreana priva di armi nucleari", ha affermato.
Chiesto più tardi quale fosse la base per la valutazione secondo cui la Corea del Nord sarebbe presto riuscita a colpire gli Stati Uniti con un'arma nucleare, disse che non aveva "nuove informazioni da condividere".
La Corea del Nord ha testato il suo primo missile balistico intercontinentale, la Hwasong-14, due volte lo scorso luglio. A novembre ha testato la Hwasong-15, ritenuta capace di raggiungere gli Stati Uniti continentali. Non si ritiene ancora che abbia la capacità di montare una testata nucleare su un missile balistico.
La Corea del Nord sta riducendo le sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per i suoi programmi nucleari e di missili balistici vietati. Ma le ultime settimane hanno visto un disgelo con la Corea del Sud, dopo che Pyongyang ha accettato di inviare gli atleti per competere ai Giochi Olimpici aprendo il 9 febbraio nel sud.
"FASCINO OFFENSIVO"
"Quello che chiamerei" l'offensiva del fascino "francamente non imbroglia nessuno", ha detto Wood ai colloqui.
Ha anche detto che gli arsenali in Cina e in Russia sono in espansione, attirando rimproveri dalle loro rispettive delegazioni.
"La Russia, la Cina e la Corea del Nord stanno aumentando le loro scorte, aumentando l'importanza delle armi nucleari nelle loro strategie di sicurezza e - in alcuni casi - perseguendo lo sviluppo di nuove capacità nucleari per minacciare altre nazioni pacifiche", ha detto Wood.
"Non ci incolleremo la testa alla sabbia, risponderemo a queste crescenti sfide", ha poi dichiarato ai giornalisti.
La Corea del Nord ha accusato gli Stati Uniti di cercare di aggravare la situazione sulla penisola divisa "schierando grandi beni nucleari" nelle vicinanze, gettando le basi per un possibile attacco preventivo contro di essa.
"In vista della natura e della portata dei rinforzi militari statunitensi, sono progettati per fare un attacco preventivo contro la Corea del Nord", ha detto il diplomatico nordcoreano Ju Yong Chol ai colloqui, riferendosi al nome ufficiale del suo paese, la Repubblica popolare democratica di Corea .
"Funzionari USA compreso il segretario alla Difesa e il direttore della CIA hanno ripetutamente parlato della minaccia nucleare e missilistica della RPDC per giustificare le loro argomentazioni a favore di un'opzione militare e un nuovo concetto di un cosiddetto" naso sanguinante ", un attacco preventivo limitato alla RPDC è in esame all'interno dell'amministrazione americana ", ha detto Ju.
Ha detto che la dottrina "America First" del presidente Donald Trump e la superiorità nucleare degli Stati Uniti metterebbero in pericolo la pace e la sicurezza globali e "innescare una nuova corsa agli armamenti nucleari e potrebbe portare il mondo intero vicino a un'orribile catastrofe".
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Come valutare questa notizia?
-Sicuramente è falsa
-Ma non solo, è EVIDENTEMENTE falsa, dopo 40 anni di guerra fredda con l'Urss, facciamo la guerra atomica con Kim?
-l'ha data una persona di un certo spessore
-Il Fenomeno corea del Nord non l'ha creato l'amm Trump
-Quindi è una specie di scherzo, joke, una presa in giro
per dire 'guarda in che situazione ci hanno messo le amm precedenti'
-Chi si spaventa, e magari si compra un rifugio come negli anni 50, peggio per lui.![]()
Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle




Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle


Ma pure Mao Zedong voleva che l'URSS attaccasse l'America così se anche restassero al mondo alcuni milioni di cinesi, il comunismo si poteva fare lo stesso, solo che poi quando anche lui ha l'atomica, non ha mica iniziato la guerra, perché si è reso conto della cazzata che ha detto, perché con la guerra nucleare non c'è il comunismo, ma solo dei poveracci che sopravvivono come possono e se ne fottono dei comunisti.