





L'antico Egitto di Kemet: La schiavitù nell'Antico Egitto
Prigionieri di guerra
Fu solo a partire dal Nuovo Regno, con le campagne militari condotte dai faraoni in Nubia e in Asia, che si verificò un aumento della manodopera di tipo servile. Schiavi stranieri provenienti dai paesi sconfitti venivano offerti come ricompensa ai soldati più valorosi, oppure donati ai templi o messi a servizio nelle dimore dei faraoni. A questi prigionieri di guerra si aggiungevano anche schiavi egizi. Questi potevano essere asserviti per periodi limitati, per esempio se dovevano ripagare un debito, o anche per tutta la vita, come accadeva ad alcune ragazze che vendevano se stesse per fuggire dalla povertà.
Donne in schiavitù
Molte delle donne fatte prigioniere dagli egizi prestavano servizio nei magazzini dei templi, ma la maggior parte di esse lavorava come serva nelle case. La testa di queste ragazze veniva rasata, e rimaneva solo un ciuffo a “coda di porcellino”. Le prigioniere di guerra più belle erano destinate agli harem e ai palazzi signorili, mentre le meno seducenti entrano spesso a far parte del personale dei templi, come cantanti o danzatrici. I bambini non venivano mai separati dalle madri. In generale, sembra che queste donne possedessero alcuni beni e godessero anche di una certa libertà, come si evince da un antico componimento: “Vedete, i servi ora possono parlare. Quando la padrona comanda, i domestici non sono sull'attenti. Vedete, colei che non possedeva nemmeno una scatola ora possiede un scrigno, e colei che poteva guardarsi solo nell'acqua ora possiede uno specchio”.
I “diritti degli schiavi”
Durante il Nuovo Regno, i compiti degli schiavi potevano essere i più diversi: occuparsi degli aspetti più duri del lavoro nei campi, svolgere mansioni non religiose nei templi, occuparsi di faccende domestiche o amministrative. A quanto sembra, però, il lavoro servile non costituiva un elemento fondamentale dell’economia del paese. A ogni modo, vi erano categorie di persone che erano proprietà di altri egizi, i quali potevano venderle, affittarle o lasciarle in eredità. Anche questi uomini, però, potevano avere dei diritti, sebbene limitati. Alcuni di loro possedevano case e servitori che venivano trasmessi di padre in figlio, erano sposati con donne libere e i loro figli non erano necessariamente degli schiavi. D’altra parte, se uno di essi fuggiva e veniva poi ritrovato, rischiava pene pesanti, che andavano dalle bastonate alla condanna a morte.
Un commercio ufficiale
Da un certo punto in poi, si sviluppò una sorta di commercio ufficiale degli schiavi, soprattutto a opera di mercanti siriani che offrivano manodopera servile reclutata a basso prezzo nel loro paese. Il valore di scambio di uno schiavo era di due deben d’argento per un uomo e quattro deben d’argento per una donna; l’acquisto era ufficializzato da un giuramento davanti a testimoni e registrato da un funzionario. Uno schiavo poteva anche essere venduto a giornata, a un prezzo piuttosto oneroso. Gli schiavi di origine straniera ricevevano dei nomi egizi. Tutti potevano affrancarsi rivolgendosi a un tribunale, e a volte potevano ottenere di cambiare padrone anche senza il consenso di quest’ultimo. Il modo più frequente per affrancarsi era comunque il matrimonio. Una testimonianza in questo senso è offerta da un testo conservato al Museo del Louvre di Parigi, secondo cui una donna libera di nome Takamenet sposò lo schiavo Amenyiu, che era un prigioniero di guerra di Thutmosi III e che finì con l’essere “adottato” dalla famiglia della ragazza.




Il politically correct è la distruzione del pensiero mediante la distruzione dei suoi archetipi.
L'uomo-eroe, la donna piena di grazia, Dio, il bello.
Vieta il disprezzo del male per impedire il bene.
Rende l'uomo falso, obliquo, codardo.




Gli schiavi russi non avevano alcun diritto. Venivano pestati e torturati per un nonnulla. Il padrone poteva fare di loro tutto quello che voleva.
La proprietaria terriera Dar'ja Nikolaevna Saltykova a 26 anni ereditò 600 schiavi. Venne ricordata come una delle più sadiche serial killer di sesso femminile, fu processata e condannata all'ergastolo. Passò in prigione 33 anni dove morì all'età di 71 anni.
“Non prenderti a cuore guadagno e perdita”





