Potete trovarmi citazioni sul treno? o comunque il treno nella letteratura o nella poesia o nel cinema?


Potete trovarmi citazioni sul treno? o comunque il treno nella letteratura o nella poesia o nel cinema?


Remo Ceserani
Treni di carta. L'immaginario in ferrovia: l'irruzione del treno nella letteratura moderna
Bollati Boringhieri, 2002
pp. 312 - 26,00 euro
In Treni di carta vengono ripercorse, attraverso le pagine degli scrittori europei, gli entusiasmi e i timori suscitati da un mezzo che al momento della sua comparsa sembrò azzerare il tempo e gli spazi, ma che al contempo portò con sé la paura che questa nuova velocità travolgesse gli uomini coinvolgendoli nella propria "meccanicità" e facendo perdere loro la propria natura.
Ceserani esamina questa gamma di emozioni che, dalla frenesia e dal senso di potere e di fiducia nelle capacità umane cantate da Wordsworth, portano al senso di snaturamento e alienazione di fronte a questo simbolo della modernità che intridono le pagine di Lawrence, ai presagi di morte che accompagnano il viaggio in treno di Anna Karenina.
Nel libro, corredato da un'ampia bibliografia, Ceserani costruisce un esauriente tracciato della fortuna letteraria di questo particolarissimo tema, utile per chi ne voglia intraprendere lo studio, ed offre contemporaneamente una lettura accattivante ed avvincente a chi, da semplice appassionato di letteratura, voglia rivivere gli entusiasmi e le ansie che il treno portò con sé nella sua folle corsa.


"Addio mio piccolo signore, che
sognavi i treni e sapevi dov'era
l'infinito. Tutto quel che c'era io
l'ho visto, guardando te. E sono
stata ovunque, stando con te. E'
una cosa che non riuscirò a
spiegare mai a nessuno. Ma è così.
Me la porterò dietro, e sarà il mio
segreto più bello. Addio, Dann.
Non pensarmi mai, se non ridendo... "
(A. Baricco)
Quando viaggi in treno, puoi scegliere da che parte stare, il tuo viaggio può avere due versi…
Puoi sederti sul posto che ti permette di viaggiare in senso contrario alla direzione del treno oppure puoi sederti sul posto che ti permette di seguirla la direzione del treno.
E non è la stessa cosa: è una scelta importante, cambia radicalmente la prospettiva.
Nel primo caso, vedi i luoghi che stai per lasciare, mentre si allontanano sono lì, davanti ai tuoi occhi, e spariscono lentamente e vedi e senti quel treno che ti porta via, chissà dove. Non vedi cosa c’è dietro di te, che poi, in realtà, sarebbe la meta che stai per raggiungere.
E’ la scelta ideale se vuoi fissare nella mente i ricordi, ripassare con gli occhi e con la mente, rivedere, come quando sfogli un libro all’indietro per riguardare ciò che hai segnato perché è importante per te.
Nel secondo caso, quello che lasci, i luoghi che hai visto, vissuto, restano alle tue spalle, lontano dai tuoi occhi. Vedi solo quello che c’è davanti, i luoghi, nuovi o vecchi che siano, che raggiungerai con quel treno.
Questa seconda scelta va bene quando ciò che lasci ti è indifferente e vai via tranquillo, oppure se scappi via da un posto, perché magari non ne puoi più e ti interessa solo andare avanti, oppure perché guardare indietro ti fa semplicemente troppo male e chiudi forte gli occhi per non vedere.
Un treno, un viaggio attraversano lo spazio e il tempo, fanno da tramite fra qui e lì, fra prima e dopo, fra passato e futuro.
C’è gente per cui il passato è “passato”, roba vecchia e inutile, da cancellare e basta. E’ gente pratica, concreta, che va avanti, a volte non importa neppure verso dove: il passato è passato o almeno dovrebbe passare, e se non dovesse passare da solo se lo fa passare a forza. E’ gente che corre, quasi senza storia, col cancellino in mano, riuscendo spesso a spazzare via tutto.
E c’è gente per cui il passato è importante perché ha avuto senso, valore e ne ha ancora, per il presente e per il futuro. E’ la gente che cambia difficilmente, che si ferma a pensare, che conserva e non dimentica. E un atteggiamento simile non è pratico, fa perdere tempo, a volte è totalmente inutile, altre non fa stare bene, così dice il primo gruppo...
Sicuramente sta meglio e vive meglio, il primo gruppo.
In realtà ognuno di noi può agire e reagire in un modo o nell’altro, dipende tutto dall’importanza che assegna all’evento vissuto, al “luogo” della vita che ha visitato.
E poi c’è una terza alternativa: scegliere il posto lontano dal finestrino, quello vicino al corridoio: ma quello, forse, appartiene a chi, per scelta o per forza di cose, in quel momento non vuole proprio vivere, né di passato né di futuro.


Ero in viaggio e tornavo in treno da Pisa. All’altezza di Talamone era quasi ora di pranzo, e, per quanto le cucine delle Ferrovie dello Stato forniscano cibo ormai quasi indegno, non ho resistito al fascino un po’ demodé del vagone ristorante. E mi venivano in mente dei versi di Pasolini: «Dopo viaggi di vecchia, popolare pesca tra l’Elba, l’Argentario…la luna, non c’è altra vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una morta festa.»
In questa situazione tipicamente statica che è lo stare a tavola, l’attenzione per il cibo, il piacere (quel po' consentito dal menù) e il senso di rilassamento e di appagamento, si contrappongono in maniera quasi paradossale con la dinamicità della situazione oggettiva, col fatto che il treno sta andando e il panorama scorre, fuori.
Seduto di fianco in uno dei tavolini monoposto, avevo alla mia destra il panorama magico di Talamone che mi apparve come un presepe, alla mia sinistra le persone sedute che mangiavano, parlavano fra loro, sorbivano il caffè, la sigaretta, e allungavano le gambe sotto il tavolo come si fa sempre quando, alla soddisfazione di aver mangiato, non succede l’ansia di dover ripartire immediatamente per qualche luogo o per qualche lavoro. Poi mi sono stranamente e quasi assurdamente accorto che queste due situazioni così paradossalmente contrapposte venivano mirabilmente descritte da una specie di specchio.
Gli occupanti dei tavoli alla mia sinistra venivano infatti riflessi sul finestrino del vetro alla mia destra, e potevo vederli abbastanza distintamente mentre, in trasparenza, sulla loro immagine scorreva in lontananza il panorama affascinante di Talamone. E mi venivano in mente dei versi di Pasolini: «Dopo viaggi di vecchia, popolare pesca tra l’Elba, l’Argentario... la luna, non c’è altra vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una morta festa». Pensavo così a quella sera di fine autunno del 1986 nella piazzetta di Talamone (che odora di pesce, piena di trattorie) quando con Giuliana iniziò il nostro amore.
In quel momento, in quell’esatto momento mi sono accorto che il vero della situazione reale non era dato dal panorama che avrebbe tolto la soggettività dello stato di ciascuno di noi, né dall’osservazione dell’interno del vagone che creava una illusione di staticità, ma proprio da questa apparenza. Questo è singolare, ma non vi è nulla di stupefacente. Chissà quante volte altre persone hanno visto la stessa scena, ma probabilmente l’hanno fatto con distrazione.
Il mio vicino infatti aveva così commentato il passaggio nella Stazione di Grosseto dicendo: «Ti ricordi cara ….”La Famiglia Benvenuti” … non il film di Benvenuti… questo era uno sceneggiato che mandavano in onda negli anni ‘60». E poi si sentì la voce del capostazione che diceva: «Grosseto, Stazione di Grosseto, è in partenza dal binario uno l’intercity Torino-Roma delle 14.15… ferma a Civitavecchia, Roma Trastevere, Roma Termini…». Il treno lasciava dietro di sé il motel dell’Agip, l’ultima cosa che si vede lasciando Grosseto.
All’altezza di Ansedonia il treno rallentò, la stessa solfa: «L’hai visto il film “Zuppa di pesce”? Fu girato nel 1992…si vedevano delle belle tavolate e una grande bella ficona…Lucrezia Lante della Rovere». E mi venivano in mente dei versi di Pasolini: «…dopo viaggi di vecchia, popolare pesca tra l’Elba, l’Argentario… la luna, non c’è altra vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una morta festa». Ma cazzo è difficile elaborare con un vicino così! Alla vista dell’Aurelia non gli viene in mente niente, eppure ci fu girato un gran bel film: Il Sorpasso.
Era il 1962. Il quarantenne cialtrone Bruno Cortona (Gassman) convince il timido studente Roberto (Trintignant) a seguirlo in un ferragosto sulla sua spider a correre sulla Via Aurelia, dandogli lezioni di edonismo spicciolo. Ma un incidente porrà fine a tale iniziazione. Uno spaccato di grande precisione sociologica dell’Italia del boom, di cui Gassman incarna con istrionismo tutti i difetti quali l’euforia artificiale, la presunzione, l’irresponsabilità e il vuoto di fondo e i pochi pregi quali la generosità e la disponibilità. La storia scritta da Risi con il grandissimo Ettore Scola non risolve tuttavia alcuna ambiguità e il finale tragico suona come una morale appiccicata a un elogio della strafottenza e dell’arte di tirare a campare.
Quando poi l’azione si sposta a Castiglioncello, dove Bruno ritrova l’ex moglie (Angelillo) e la figlia (Spaak) il racconto subisce un brusco arresto e virtualmente non ha più nulla dire. Anche il treno ha passato il confine del Chiarore. Ecco il Lazio. Con i suoi colori. Ecco la Maremma laziale. E mi venivano in mente dei versi di Pasolini: «Dopo viaggi di vecchia, popolare pesca tra l’Elba, l’Argentario… la luna, non c’è altra vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una morta festa». Pensavo così a quegli anni ’80 in corsa quando facevo l’operaio e insieme il pubblicista e Giuliana mi diceva che ce l’avrei fatta. Nel frattempo era entrata nel vagone un’altra persona con la figlia piccola e stava straparlando di quel ficone di Raz Degan, dei telefoni di Piazza De Maria di Grosseto che non funzionavano, di Titti, ossia Tiziana Parenti che accusava la Cia di aver collaborato con Mani pulite. Pensate agli americani, la Cia dietro di Pietro?
Dieci anni prima Giuliana mi leggeva a quell’ora, su quel treno i versi una poesia di Pasolini che mi era tornata più volte in mente: «Dopo viaggi di vecchia, popolare pesca tra l’Elba, l’Argentario… la luna, non c’è altra vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una morta festa». È dunque ancora una volta, non l’incontro con il reale, bensì l’incontro con fragili apparizioni e significanti ambigui e naturalmente uno di questi significanti o un insieme di essi è proprio costituito dal Sé che è in quella situazione, ossia, in questo caso, io. È dunque questo insieme di catene metaforiche collegate che esprimeva a me, meglio di qualunque altro sistema disegni in quel momento la collocazione più autentica della mia situazione. La metafora di Talamone e i versi di una poesia di Pasolini di cui non ricordo il titolo e un amore ormai finito con Giuliana (meno male che il buon Dio ha inventato Talamone e che esiste Giuliana) non era infatti solamente il modo di accostarsi maggiormente alla descrizione della presunta oggettività del mio essere in quel momento assieme alle altre persone, su quel treno, all’interno di quel panorama stupendo e familiare, ma anche da avvicinarsi di più vissuti derivanti dalla situazione stessa, ai collegamenti con tracce anestetiche, ricordi ricchi di leggerezza e attribuzioni di valore mentali e affettivi: «Dopo viaggi di vecchia, popolare pesca tra l’Elba, l’Argentario… la luna, non c’è altra vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una morta festa».


Il treno "bifronte" di Carducci. da potente, inarrestabile, ribelle, grandioso simbolo nell'Inno a Satana dove è l'icona del progresso e della ragione:
E splendi e folgora
Di fiamme cinto;
Materia, inalzati;
Satana ha vinto.
Un bello e orribile
Mostro si sferra,
Corre gli oceani,
Corre la terra:
Corusco e fumido
Come i vulcani,
I monti supera,
Divora i piani;
Sorvola i baratri;
Poi si nasconde
Per antri incogniti,
Per vie profonde;
Ed esce; e indomito
Di lido in lido
Come di turbine
Manda il suo grido,
Come di turbine
L'alito spande:
Ei passa, o popoli,
Satana il grande.
Passa benefico
Di loco in loco
Su l'infrenabile
Carro del foco.
Salute, o Satana,
O ribellione,
O forza vindice
De la ragione!
Sacri a te salgano
Gl'incensi e i voti!
Hai vinto il Geova
De i sacerdoti.
a malinconica, cupa, tetra, addirittura empia immagine della morte che inesorabile porta via l'amata nella poesia Alla stazione in una mattina d'Autunno...
Oh quei fanali come s'inseguono
accidiosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillanti di pioggia
sbadigliando la luce su 'l fango!
Flebile, acuta, stridula fischia
la vaporiera da presso. Plumbeo
il cielo e il mattino d'autunno
come un grande fantasma n'è intorno.
Dove e a che move questa, che affrettasi
a' carri foschi, ravvolta e tacita
gente? a che ignoti dolori
o tormenti di speme lontana?
Tu pur pensosa, Lidia, la tessera
al secco taglio dài de la guardia,
e al tempo incalzante i begli anni
dài, gl'istanti gioiti e i ricordi.
Van lungo il nero convoglio e vengono
incappucciati di nero i vigili
com'ombre; una fioca lanterna
hanno, e mazze di ferro: ed i ferrei
freni tentati rendono un lugubre
rintocco lungo: di fondo a l'anima
un'eco di tedio risponde
doloroso, che spasimo pare.
E gli sportelli sbattuti al chiudere
paion oltraggi: scherno par l'ultimo
appello che rapido suona:
grossa scroscia su' vetri la pioggia.
Già il mostro, conscio di sua metallica
anima, sbuffa, crolla, ansa, i fiammei
occhi sbarra; immane pe 'l buio
gitta il fischio che sfida lo spazio.
Va l'empio mostro; con traino orribile
sbattendo l'ale gli amor miei portasi.
Ahi, la bianca faccia e 'l bel velo
salutando scompar ne la tenebra.


Una sera un treno, film (1968) di A. Delvaux, da un racconto dello scrittore olandese J. Daisne.
Trama: un treno fermo in aperta campagna riparte improvvisamente lasciando a terra il protagonista e due passeggeri, l'anziano professor Hernhutter e lo studente Val. i tre si incamminano in un paesaggio sempre più allucinato ed onirico, senza vita e senza suoni, nel buio assoluto, finché giungono ad una trattoria situata su un confine sconosciuto, dove non esiste alcun segno del tempo, non c'è passato né futuro e il giorno non arriverà mai. qui una delle donne presenti, con cui il protagonista balla per l'ultima volta, ha stranamente il viso della donna amata, in ealtà -come si scopre alla fine- perita nell'incidente ferroviario di cui l'avventura narrata nel film è solo un'allucinazione.
Con Anouk Aimée ed Yves Montand.


The Train (1964)
di John Frankenheimer
con Burt Lancaster e Paul Scofield
Maquis e Burt vogliono impedire che un treno carico di opere d'arte diretto in Germania da Goering lasci la Francia.
Throw Momma from the Train (1987)
di e con Danny DeVito
Rifacimento di
Strangers on a train (1951)
di Hitchcock
The Internet Movie Database (IMDb)
.
A fool and his money can throw one hell of a party.


Le due versioni di "Quel treno per Yuma";"Letture da treno"di Barbara Alberti;"La locomotiva" di Francesco Guccini.
Vota Cavaliere Nero alla Camera
![]()
![]()
Repubblicano Liberaldemocratico


Anche "Train de Vie-Un Treno per la Vita"di Radu Mihaileanu;"Treni strettamente sorvegliati"di Jiri Menzel;"Il Treno"di John Frankenheimer;"Il Treno della notte"di Jerzy Kawalerowicz;"Il treno ferma a Berlino"di Jacques Tourneur;"Il Treno più pazzo del mondo"di Richard Lester;"Cassandra Crossing";altri al momento non mi sovvengono.
Vota Cavaliere Nero alla Camera
![]()
![]()
Repubblicano Liberaldemocratico


c'e' una poesia "gozzaniana" che si svolge su un treno... a un certo punto il protagonista-autore chiede permesso per scendere, e' arrivato alla sua stazione finale... non riesco a ricordare l'autore...
.
A fool and his money can throw one hell of a party.