
Originariamente Scritto da
scomunista
Se la deflazione non viene combattuta rischia di innescare una spirale pericolosissima che aggraverebbe ancora di più la recessione, ovvero la minor produzione di beni e servizi da parte delle industrie, per mancanza di adeguata remunerazione. Un calo continuato dei prezzi innesca un circolo vizioso il cui primo effetto è che le imprese guadagnano meno ed hanno meno liquidità aziendale, causata dalla contrazione dei profitti dovuta all'invenduto. A questo primo impatto negativo, le imprese solitamente rispondono comprimendo il margine di guadagno, ovvero riducendo gli utili (sconti, vendite "sotto costo", vendita ratealizzata con interesse nullo, uno o più pezzi in omaggio su una confezione venduta, etc.). Il secondo effetto è che, avendo meno capitali provenienti dall'attività commerciale, riducono la produzione e rinunciano a nuove assunzioni, visto che con quello che vendono non guadagnano o guadagnano troppo poco. Questo aumenta la disoccupazione con l'effetto di far circolare ancora meno denaro nel Paese, che incasserà meno tasse sia sulla compravendita di beni e di servizi, che dai redditi di aziende e di lavoratori ora disoccupati.
Se le imprese non sono veloci a ridurre il livello produttivo dei loro impianti, rischiano di immettere sul mercato ulteriore merce che resta invenduta per via dell'eccessiva offerta a fronte di una domanda in contrazione, con l'effetto che se tagliano la produzione, non assumono personale (o, peggio, licenziano parte della propria forza - lavoro), e se non tagliano, alimentano ancora di più la spirale perché si trovano costrette ad abbassare i prezzi una volta di più, dando ulteriore spinta alla deflazione. Siccome il margine di profitto di un'impresa non può continuare a ridursi all'infinito, l'esito finale è la chiusura degli impianti produttivi, perché nessun'azienda può permettersi di produrre in perdita. A ciò segue il licenziamento massivo della forza - lavoro che aggrava ancor più la mancanza di circolante. Il declino industriale è l'effetto più evidente della deflazione, in quanto s'accompagna al declino produttivo generale di una nazione.
Un'elevata tassazione associata a una contrazione salariale (se non ad un blocco dello stesso), nonché un eccesso di risparmio effettuato per sopperire all'elevata tassazione e / o in previsione di incertezza nel futuro inducono una stagnazione dei consumi e degli acquisti, che col tempo si riflettono nella recessione da cui trae origine la deflazione. Anche un'inflazione in cui, all'aumento del prezzo di beni e di servizi non corrisponda un eguale incremento salariale, non permettendo la capacità di acquisto da parte dei consumatori, a lungo andare genererà una stagnazione (stagflazione) e, come atto finale una deflazione. Poiché la deflazione è sorretta dalla mancanza di spesa da parte degli acquirenti, per mancanza di denaro (nel caso di licenziati e disoccupati), per accaparramento del medesimo (nei timorosi della situazione futura) e per temporeggiamento (attendismo per spuntare un'ulteriore calo dei prezzi dei beni e dei servizi), a differenza dell'inflazione, le banche centrali non possiedono mezzi efficaci per intervenire a risolvere la situazione contingente, in quanto nessuna autorità può costringere le persone a spendere il denaro.