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  1. #1991
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Marietto Visualizza Messaggio
    La sfida del nostro tempo è la globalizzazione, non è un processo che si può frenare e tanto meno invertire, ed il multiculturalismo ne è una conseguenza inevitabile ed ineluttabile, nel bene e nel male.
    Non esiste alcuna ineluttabilità nei processi storici. Se domani volessimo bloccare l'accesso ai nostri confini agli immigrati provenienti da determinati paesi, potremmo tranquillamente farlo.

    Citazione Originariamente Scritto da Marietto Visualizza Messaggio
    Gli italiani di domani saranno diversi da quelli di oggi, così come noi siamo diversi da quelli di ieri ed è anche giusto che sia così: così come un genitore deve accettare che il figlio prenda la sua strada, così una generazione deve accettare che la successiva non sarà la fotocopia della precedente, perché mutano la condizioni storiche, sociali, economiche, tecnologiche, politiche e persino culturali.
    Come diceva acutamente Alfredo Rocco, una nazione è fatta dall'insieme delle generazioni passate, presenti e future. C'è in qualsiasi nazione un elemento dinamico ed un elemento statico. Essa "regge" ed esiste finché i due elementi non si contraddicono l'uno con l'altro. Difendere l'identità non è volere la ripetizione dell'identico ma seguire uno sviluppo omogeno, che implica progresso (nel senso sano e non deteriore del termine) ma anche continuità. L'immigrazione di massa, soprattutto se e quando incontrollata e malgovernata, fatta da persone appartenenti a popoli diversissimi dal nostro per usi, costumi, mentalità, lingua, razza (o etnia che dir si voglia) e, talvolta, religione rompe la continuità e fa venir meno l'armonia tra l'elemento dinamico e l'elemento statico che ogni identità nazionale e locale ha.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  2. #1992
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    ok, quindi hai una concezione di "cultura" tutta tua...
    come del resto hai la concezione di qualunque cosa come pare a te, così puoi crearti il tuo mondo di fantasia e decidere che le cose stanno come pensi tu.
    Si chiama paranoia.
    Ah certo, il "paranoico" sarei io perché ti faccio notare che le canzoni dei Pink Floyd e i film di Tarantino non sono aspetti caratteristici della cultura italiana.
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  3. #1993
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Darwin Visualizza Messaggio
    Se la ancestralità non è troppo profonda , altrimenti ti trovi di fronte a casi che non sapresti spiegare a livello fenotipico.
    Ad esempio a livello di ancestralità sei più vicino ad un nero delle andamane o ad un etiope rispetto ad un nigeriano.
    Non conosco le popolazioni delle isole Andamane, ma il caso dell'etiope non mi sembrerebbe tanto strano visto che l'etiopide è un metamorfismo tra l'europoide ed il negroide.

    Citazione Originariamente Scritto da Darwin Visualizza Messaggio
    No, serve a far capire come anche la presentazione dei risultati può essere dettato da pregiudizi sottostanti.
    Non è che coi suggerimenti dell'autrice sarebbe cambiato molto nel paper di Rosenberg et al. del 2002. Avrebbe solo sfumato qualcosa, ma la sostanza sarebbe rimasta la medesima (cosa che ammette pure lei). L'obiezione poi sulla collocazione di Beduini e Mozabiti (o altri) mi sembra piuttosto fragile.
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  4. #1994
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da standing bull Visualizza Messaggio
    Questo è un punto importante.
    Certo: ci sono secoli di storia patria e di glorie artistiche e letterarie, ma oggi la cultura popolare si riduce proprio a quello che ho detto io. Posso aggiungere un purtroppo, posso aggiungere che non è sempre stato così. Pensa agli anni sessanta/settanta, quando alla televisione c’erano gli sceneggiati, attraverso i quali la gente arrivava a conoscere i romanzi di Cronin, i Promessi Sposi, il Conte di Montecristo e tanto altro. Questa era la cultura popolare. Che era la base che permetteva ad un regista coraggioso di rappresentare un’opera complessa e in apparenza lontana dalla sensibilità popolare come l’Orlando Furioso, e di riempire di spettatori i palazzi dello sport e le piazze di tutta Italia. La musica, che tu consideri poco importante, è stata un elemento fondamentale di formazione della cultura popolare nazionale: Verdi e Puccini non erano noti soltanto alle élites culturali, erano noti al popolo di tutto il Paese. Dalla musica operistica alla musica leggera, il fenomeno dei cosiddetti cantautori, per esempio, altro tratto identitario e popolare della nostra cultura.
    E così il cinema, soprattutto nel periodo dai 50 ai 70: dal neorealismo alla commedia all’impegno il cinema era lo specchio della costruzione del Paese. E anche qui era cultura popolare: i film di Gassman, Tognazzi , Manfredi non erano destinati alle élites o ai fighetti radical chic; quei film li guardavano tutti.
    E anche lo sport era cultura popolare: c’erano romanzieri come Arpino che facevano i cronisti sportivi e cronisti sportivi come Brera che scrivevano romanzi, alla televisione Beppe Viola intervistava Rivera sul tram e quell’intervista non la guardavano mica solo i milanisti o gli appassionati di calcio.
    E oggi?
    Oggi sembra che la cultura sia un disvalore, che la gente si vanti della propria ignoranza dandole una connotazione di vicinanza al popolo in contrapposizione al fighettismo radical-chic. Si cita sempre a sproposito la battuta di Fantozzi sulla corazzata Potemkin, come rivincita del popolo nei confronti delle élites. Invece la rivincita del popolo passa attraverso l’appropriazione della cultura, se vuoi anche attraverso la televisione o Pavarotti che cantava “All’alba vincerò” 365 giorni all’anno in tutti gli stadi del paese. E magari c’è qualcuno che, ascoltando lui, si incuriosisce e una volta va a teatro a vedere un’opera. E magari c’è qualcuno che si compra un disco e la Turandot la ascolta tutta. Ma appunto era Pavarotti, e oggi che non c’è più lui chi ci rimane?
    È così che si arriva a Gigi D’Alessio, Boldi e De Sica, in barba ai secoli di storia patria.
    Non voglio tediarti con la musica rock, ma i Pink Floyd sono identitari di una generazione al di là dei confini nazionali, così come The Rocky Horror Picture Show. Ma sempre cultura popolare è.
    Quello che volevo dire a Druuna è che non basta che lo straniero X conosca a menadito le canzoni dei Pink Floyd o dei Beatles o dei Rolling Stone o chissà quale altro gruppo musicale famoso per dire: "Sì, va bene: è dei nostri". Proprio perché la cultura di un popolo è un fatto complesso che contempla svariate sfaccettature. L'Italia e gli italiani esistevano anche prima di Verdi e di Puccini, ma pure prima dei citati (da me) Vivaldi e Rossini. Dire poi che la musica è un aspetto secondario nell'identità culturale di un popolo non significa che sia "poco importante", ma significa che non ha lo stesso rilievo che può avere un altro fattore come la lingua e, nello specifico, la letteratura. O la condivisione di una storia comune o di istituzioni comuni.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  5. #1995
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non esiste alcuna ineluttabilità nei processi storici. Se domani volessimo bloccare l'accesso ai nostri confini agli immigrati provenienti da determinati paesi, potremmo tranquillamente farlo.
    Non puoi bloccare l'accesso ai profughi, qualunque sia la loro nazione di provenienza, lo dice la Costituzione e lo dice un principio di umanità, ma ammettiamo, per assurdo, che, da domani mattina, non sbarca più nessuno in Italia: quelli che sono già qui, che fai?

    Non puoi impedire a degli italiani di sposare persone di origine straniera, non puoi impedire a degli italiani di adottare bambini di origine straniera, non puoi impedire ad un italiano di connettersi, ad un computer oppure ad uno smartphone, ed entrare in contatto diretto con le genti, e le culture, di tutto il mondo. Oggi, rimanere "incontaminati", culturalmente e geneticamente, è assolutamente impossibile, questo lo capisce e lo ammette chiunque ragioni serenamente.

    Certamente ci può e ci deve essere una continuità culturale ma questo non può avvenire fuori dal contesto reale, della modernità, che è quello della globalizzazione, della tecnologia digitale e della conoscenza, e scambio, tra popoli e culture differenti.

  6. #1996
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Marietto Visualizza Messaggio
    Non puoi bloccare l'accesso ai profughi, qualunque sia la loro nazione di provenienza, lo dice la Costituzione e lo dice un principio di umanità, ma ammettiamo, per assurdo, che, da domani mattina, non sbarca più nessuno in Italia: quelli che sono già qui, che fai?
    Premesso che io non sono affatto contrario a permettere il soggiorno a profughi che siano effettivamente tali, la Costituzione si può cambiare, se si ha la volontà e la maggioranza per farlo.
    Se si ha la volontà per farlo e si è abbastanza scaltri, sagaci, furbi ed anche intelligenti, si possono fare degli accordi con i paesi d'origine degli immigrati - regolari o irregolari che siano - e cercare di far rimpatriare i loro connazionali, magari in cambio di vantaggiosi accordi commerciali ed aiuti economici. Ma appunto, serve la volontà: se non c'è, non accadrà mai nulla del genere. Questo non significa però che sia impossibile.

    Citazione Originariamente Scritto da Marietto Visualizza Messaggio
    Non puoi impedire a degli italiani di sposare persone di origine straniera, non puoi impedire a degli italiani di adottare bambini di origine straniera, non puoi impedire ad un italiano di connettersi, ad un computer oppure ad uno smartphone, ed entrare in contatto diretto con le genti, e le culture, di tutto il mondo. Oggi, rimanere "incontaminati", culturalmente e geneticamente, è assolutamente impossibile, questo lo capisce e lo ammette chiunque ragioni serenamente.
    Stai mescolando cose che tra loro non sono necessariamente correlate. Se facessi delle leggi che limitano drasticamente la presenza di immigrati stranieri d'origine extraeuropea, già ridurrei ipso facto la possibilità di matrimoni razzialmente misti, che rimarrebbero al massimo solo un'eccezione alla regola. Potrei anche modificare la legge sulla cittadinanza ed imporre che per avere la cittadinanza bisogna avere entrambi i genitori italiani o che per acquisirla bisogna soddisfare una serie di criteri molto più stringenti degli odierni. Il resto che fai è la confusione tra conoscenza di una cultura straniera e sua assimilazione. Sono due cose ben differenti: io posso conoscere a menadito la cultura e la lingua cinese, ma restare italianissimo e fierissimo della mia identità italiana ed europea.

    Citazione Originariamente Scritto da Marietto Visualizza Messaggio
    Certamente ci può e ci deve essere una continuità culturale ma questo non può avvenire fuori dal contesto reale, della modernità, che è quello della globalizzazione, della tecnologia digitale e della conoscenza, e scambio, tra popoli e culture differenti.
    Ma che continuità vuoi che ci sia nel momento in cui - per fare un esempio banale nella sua immediatezza ma, proprio per questo, molto chiaro - in una terra storicamente segnata in modo profondo e radicale dalla presenza del cattolicesimo si permette che arrivino migliaia di musulmani? Che continuità vuoi che ci sia quando si lascia che arrivino svariate centinaia o migliaia di persone, che messe assieme diventano milioni, che parlano lingue lontanissime dalla tua, che non comprendono o fanno un'enorme fatica a comprendere il tuo "universo mentale", le tue abitudini, i tuoi usi, ecc.? Certo, purtroppo tutto questo diventa ancora più pericoloso perché le nazioni europee hanno smarrito se stesse con il relativismo ed il lassismo, divenuti mentalità imperante e quasi luogo comune per tante, troppe persone. Questo rende troppe persone legate ad una mentalità decadente, cosmopolita, sradicata e debole, che non comprende peraltro, troppo ingenuamente, che dietro al cosmopolitismo tanto sbandierato spesso si celano interessi di singoli Stati che aspirano al mantenimento o all'allargamento di un'egemonia politica, economica e culturale o di poteri economico-finanziari trasnazionali (nemmeno troppo occulti).
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  7. #1997
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non esiste alcuna ineluttabilità nei processi storici. Se domani volessimo bloccare l'accesso ai nostri confini agli immigrati provenienti da determinati paesi, potremmo tranquillamente farlo.
    quindi secondo te Trump fa entrare i messicani perché lo vuole?

    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  8. #1998
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Ah certo, il "paranoico" sarei io perché ti faccio notare che le canzoni dei Pink Floyd e i film di Tarantino non sono aspetti caratteristici della cultura italiana.
    sei paranoico perchè ti sei creato dei concetti ad hoc e su quelli ti sei costruito un'immagine di realtà che vive solo nel tuo cervello
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  9. #1999
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Marietto Visualizza Messaggio
    Non puoi bloccare l'accesso ai profughi, qualunque sia la loro nazione di provenienza, lo dice la Costituzione e lo dice un principio di umanità, ma ammettiamo, per assurdo, che, da domani mattina, non sbarca più nessuno in Italia: quelli che sono già qui, che fai?

    Non puoi impedire a degli italiani di sposare persone di origine straniera, non puoi impedire a degli italiani di adottare bambini di origine straniera, non puoi impedire ad un italiano di connettersi, ad un computer oppure ad uno smartphone, ed entrare in contatto diretto con le genti, e le culture, di tutto il mondo. Oggi, rimanere "incontaminati", culturalmente e geneticamente, è assolutamente impossibile, questo lo capisce e lo ammette chiunque ragioni serenamente.

    Certamente ci può e ci deve essere una continuità culturale ma questo non può avvenire fuori dal contesto reale, della modernità, che è quello della globalizzazione, della tecnologia digitale e della conoscenza, e scambio, tra popoli e culture differenti.
    per lui puoi, basta negarlo a parole.
    Però lui non è paranoico
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  10. #2000
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Quello che volevo dire a Druuna è che non basta che lo straniero X conosca a menadito le canzoni dei Pink Floyd o dei Beatles o dei Rolling Stone o chissà quale altro gruppo musicale famoso per dire: "Sì, va bene: è dei nostri". Proprio perché la cultura di un popolo è un fatto complesso che contempla svariate sfaccettature. L'Italia e gli italiani esistevano anche prima di Verdi e di Puccini, ma pure prima dei citati (da me) Vivaldi e Rossini. Dire poi che la musica è un aspetto secondario nell'identità culturale di un popolo non significa che sia "poco importante", ma significa che non ha lo stesso rilievo che può avere un altro fattore come la lingua e, nello specifico, la letteratura. O la condivisione di una storia comune o di istituzioni comuni.
    Come ti dicevo, i Pink Floyd sono identitari di una generazione al di là dei confini nazionali: non puoi identificarli con la cultura di nessun paese, nemmeno con quella del loro paese di nascita. Potremmo fare delle considerazioni simili per Giuseppe Verdi: io mi sono soffermato sul suo influsso sulla cultura popolare del nostro paese.
    La cultura è fatta di tante cose: io personalmente ho qualche difficoltà ad individuare una gerarchia, preferisco osservare il modo in cui si formano una cultura e una coscienza nazionale. In questo senso ha forse avuto più rilevanza Verdi di Manzoni, proprio per la sua maggiore fruibilità da parte di tutte le classi sociali. Ma con questo non voglio dare alla musica un’importanza maggiore di quella che dò alla letteratura: faccio solo una constatazione.
    Tu dici che gli italiani esistevano prima di Verdi e anche prima di Vivaldi. Ma lo sapevano? Non voglio parlare delle classi elevate, ma mi domando se questa consapevolezza era presente in tutto il “popolo italiano”. Sicuramente non c’era una lingua comune: in ogni provincia si parlava un dialetto specifico, sicuramente non c’erano istituzioni comuni (a parte, forse, la Chiesa di Roma). Manzoni stesso, per scrivere i Promessi Sposi si recò “a sciacquare i panni in Arno”, consapevole della differenza tra l’italiano parlato in Lombardia anche dalle classi elevate, e quello “puro” parlato in Toscana.
    E anche la storia, se vogliamo, non era proprio comune: lo è diventata, per alcuni, dopo Napoleone Bonaparte; per altri c’è voluto molto più tempo, penso per esempio a Trieste, fino alla fine dell’ottocento felicemente austroungarica. Ma questo è un discorso che ci porterebbe molto lontano.

 

 
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