
Originariamente Scritto da
standing bull
Questo è un punto importante.
Certo: ci sono secoli di storia patria e di glorie artistiche e letterarie, ma oggi la cultura popolare si riduce proprio a quello che ho detto io. Posso aggiungere un purtroppo, posso aggiungere che non è sempre stato così. Pensa agli anni sessanta/settanta, quando alla televisione c’erano gli sceneggiati, attraverso i quali la gente arrivava a conoscere i romanzi di Cronin, i Promessi Sposi, il Conte di Montecristo e tanto altro. Questa era la cultura popolare. Che era la base che permetteva ad un regista coraggioso di rappresentare un’opera complessa e in apparenza lontana dalla sensibilità popolare come l’Orlando Furioso, e di riempire di spettatori i palazzi dello sport e le piazze di tutta Italia. La musica, che tu consideri poco importante, è stata un elemento fondamentale di formazione della cultura popolare nazionale: Verdi e Puccini non erano noti soltanto alle élites culturali, erano noti al popolo di tutto il Paese. Dalla musica operistica alla musica leggera, il fenomeno dei cosiddetti cantautori, per esempio, altro tratto identitario e popolare della nostra cultura.
E così il cinema, soprattutto nel periodo dai 50 ai 70: dal neorealismo alla commedia all’impegno il cinema era lo specchio della costruzione del Paese. E anche qui era cultura popolare: i film di Gassman, Tognazzi , Manfredi non erano destinati alle élites o ai fighetti radical chic; quei film li guardavano tutti.
E anche lo sport era cultura popolare: c’erano romanzieri come Arpino che facevano i cronisti sportivi e cronisti sportivi come Brera che scrivevano romanzi, alla televisione Beppe Viola intervistava Rivera sul tram e quell’intervista non la guardavano mica solo i milanisti o gli appassionati di calcio.
E oggi?
Oggi sembra che la cultura sia un disvalore, che la gente si vanti della propria ignoranza dandole una connotazione di vicinanza al popolo in contrapposizione al fighettismo radical-chic. Si cita sempre a sproposito la battuta di Fantozzi sulla corazzata Potemkin, come rivincita del popolo nei confronti delle élites. Invece la rivincita del popolo passa attraverso l’appropriazione della cultura, se vuoi anche attraverso la televisione o Pavarotti che cantava “All’alba vincerò” 365 giorni all’anno in tutti gli stadi del paese. E magari c’è qualcuno che, ascoltando lui, si incuriosisce e una volta va a teatro a vedere un’opera. E magari c’è qualcuno che si compra un disco e la Turandot la ascolta tutta. Ma appunto era Pavarotti, e oggi che non c’è più lui chi ci rimane?
È così che si arriva a Gigi D’Alessio, Boldi e De Sica, in barba ai secoli di storia patria.
Non voglio tediarti con la musica rock, ma i Pink Floyd sono identitari di una generazione al di là dei confini nazionali, così come The Rocky Horror Picture Show. Ma sempre cultura popolare è.