



Certo che esistono: oppure vuoi dirmi che tu sei fisicamente uguale ad una donna bantù o ad una donna di Pechino?
Ma non ti viene da ridere mentre scrivi queste baggianate?
Se l'altro è effettivamente tale, allora implicitamente ammetti la diversità fra individui, popoli, nazioni e...razze! Non vogliamo dire razze? Diciamo...ceppi o gruppi umani! Che cosa cambia? A conti fatti nulla, parliamo comunque di insiemi di individui differenti, che appunto sono "altro" da noi e non sono uguali a noi. Ogni individuo è differente dall'altro, ma ce ne sono alcuni che si assomigliano di più e altri che si assomigliano di meno o per niente. E' di questo che è fatta la diversità! Per quale ragione negare tali differenze? Per preconcetto ideologico?
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Io non metto in discussione la natura, io metto in discussione la tua indimostrata antitesi fra natura e cultura. Tu presupponi arbitrariamente che la realtà sia una costruzione arbitraria dell'individuo, ma questo approccio è già contraddittorio in partenza perché se stiamo parlando tu ed io con altri già vuol dire che "qualcosa" di certo e reale c'è.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Non m'interessano le tue reiterate ed indimostrate affermazioni sull'inesistenza delle razze o sulla scarsa/nulla validità euristica delle razze nel caso degli esseri umani. M'interessa farti notare nuovamente che tu hai sostenuto che la tassonomia non si applica agli esseri umani, nonostante le cose stiano ben diversamente persino per quella "scienza" che pretende asserire l'impossibilità di utilizzare la categoria razziale per riconoscere distinzioni tra esseri della specie umana.
Pertanto, ripeto, ammetti di aver sbagliato oppure no?
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Per chi riconosce l'esistenza dell'anima intellettiva e della sua spiritualità non è un problema riconoscere che la materialità dell'essere umano non è l'unico fattore a dettare i suoi comportamenti, mi chiedo invece quale sia la posizione di chi ritiene che il pensiero (o la coscienza) dell'uomo sia solo un epifenomeno dell'attività cerebrale.
Premesso ciò, i sensi non creano certo le relazioni, ma sono parte dello "strumento" che consente all'uomo di porle in essere, così come sono parte di ciò che consente all'uomo di conoscere la realtà.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


no tu proprio non riesci a capire al livello superiore:
nessuno dice che "la realtà sia una costruzione arbitraria dell'individuo", ma si dice che tutto ciò che esiste è costruito (= negoziato nella comunicazione ).
"La realtà è" è proprio sintatticamente senza senso.
Nessuno può dire cosa "è" la realtà, ma neanche si può dire che "la realtà è"
«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij




Questa è la solita supercazzola postmoderna per esprimere con parole diverse il consueto concetto relativista e soggettivista (trito e ritrito) sull'impossibilità di una conoscenza oggettiva della realtà.
Tu esisti o no?
Oppure il riconoscimento della tua esistenza è solo il frutto di una convenzione comunicativa?
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Drù, c'è poco da capire: hai sostenuto che la tassonomia non si applica agli esseri umani. Ti sei espressa male? Volevi intendere qualcos'altro? Dillo e basta, non arrampicarti sugli specchi dicendo che sono sempre gli altri a non capirti. Se il tuo obiettivo era ribadire l'inesistenza delle razze umane, sei andata un po' oltre.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Come ti ho detto visto che i sensi sono i medesimi per tutti essi non sono rilevanti nel determinare le differenze di personalità fra gli individui. Non è determinante come si scambiano le informazioni, ma le modalità con le quali il cervello combina le informazioni per ottenere altre informazioni e la casualità con cui ogni individuo nella sua esistenza ottiene l'accesso a quelle informazioni. Nel primo caso interviene l'indole personale in quanto l'attività e la capacità del cervello non necessariamente è identica per ognuno di noi.
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