



Mi riferivo, in tutta evidenza, a persone che scrivono sul forum.
E lo sai bene. La prossima volta che mi capiterà lo specificherò ulteriormente, a scanso di equivoci, visto che esistono persone come te che fanno finta di non cogliere o non riescono a cogliere il senso ed il contesto di una frase.
Io sto ancora aspettando di sapere chi sarebbe questa "Gloria" a cui avrei dato, a tuo avviso, della "puttana".
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


La verità è che per formulare un'obiezione a quanto avevo detto siete dovuti andare a ripescare un post di sei anni fa quando commentai un post de Il Mite sui comportamenti lascivi che lui attribuiva ad Ipazia, vissuta tra il 350 e il 415 d.C.
Per il resto, quanto ti ho detto lo confermo in pieno e ribadisco ancora quanto ti ho scritto nel post che hai nuovamente linkato: se dalle mie parole deduci la descrizione di un comportamento da "puttana", non è un problema mio.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij


Guarda, il problema è tutto qui:
Affermare che i dati oggi a nostra disposizione ci consentono di dire che, in termini genetici, sia più il carattere di continuità che quello di discontinuità a connotare la popolazione umana in termini complessivi non significa dimostrare che le razze non esistono o che non abbia alcun valore la distinzione fra razze diverse all'interno della stessa specie. Anche nella vecchia antropologia fisica si poneva il problema che, a seconda della tassonomia di riferimento, le distinzioni si ampliavano o si restringevano a seconda dei fattori presi in considerazione o dell'importanza che a ciascuno di essi si attribuiva nel determinare la classificazione dei vari fenotipi. Non era un motivo sufficiente per dire che le razze non esistevano. Oggi abbiamo il grande paradosso che le differenze razziali vengono geneticamente rilevate, ma si pretende di affermare che siano inesistenti col pretesto che sono considerate modeste in termini quantitativi. E che quella "quantità" rilevata, ancorché modesta, impedisca di parlare di sottospecie o razze è puro e semplice arbitrio.
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Vedi che non hai capito.
Dire che variano con continuità vuol dire che puoi stabilire una differenza 'media' fra popolazioni diverse ma non puoi fare raggruppamenti tali per cui puoi escludere che un appartenente di un gruppo sia 'più' vicino a tutti gli altri rispetto ad appartenenti ad altri gruppi.
Nè puoi dire che questo derivi da ibridazione fra 'razze' pure.
Quello che viene meno è proprio il concetto di 'razza pura' sostituita da una combinazioni di fattori genetici e morfologici che permettono statisticamente di stabilire l'encestry del soggeto rispetto ad un altro soggetto e visto la sostanziale vicinanza di soggetti avente una 'ancestry' più similare il raggruppamento per popolazioni.
Leggi bene l'articolo che ho postato.
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


Ho capito benissimo, ma io ti ribadisco: anche sotto un profilo meramente logico-argomentativo, da tale assunto non consegue affatto che le razze non esistano.
Nessuno nega che le razze non siano entità discrete e non abbiano limiti di demarcazione netti, ma l'inesistenza o l'impossibilità della "purezza razziale" in termini genetici non è sufficiente per dimostrare in sé e per sé l'inesistenza delle razze.
L'ho letto e ti ringrazio di avermelo segnalato, ma è la solita solfa che si sente da Lewontin in poi, che già era in errore. L'eterogeneità interna ad una popolazione non inficia la distanza genetica tra una popolazione e l'altra, così come non inficia il fatto che le diverse popolazioni si possano raggruppare in razze distinte. Se tali affinità non esistessero, sic et simpliciter non verrebbero rilevate.
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