

«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij


Ed ora prendiamo tutti i miei post in cui ho trattato l'argomento delle razze. Giò mi cita Cavalli Sforza...quando io l'ho già citato 3 anni fa... qui
E comunque, nel merito della questione, Cavalli Sforza mi da ragione, come è ovvio:
"Con razza – dice Cavalli-Sforza – si può intendere un gruppo di individui che si possono riconoscere come biologicamente diversi dagli altri, cioè la diversità di una razza dalle altre deve essere provata per mezzo della significatività statistica; quest'ultima a sua volta dipende dal numero degli individui e dei loro geni presi in esame. Ma teoricamente non ci sono limiti al numero di geni che si possono studiare: se esaminiamo abbastanza geni, la distanza genetica può essere statisticamente significativa anche tra due città italiane in una stessa regione."
conexion-to.it
E esattamente quanto sostengo io: le classificazioni dipendono dal numero e dal tipo di geni presi in esame, così si possono fare classificazioni totalmente arbitrarie. Se invece si cerca di prendere un numero abbastanza grande di geni, la distanza genetica diventa importante anche tra gruppi umani vicinissimi geograficamente. Tale distanza è notevole in molti gruppi locali italiani rispetto ai gruppi locali europei.
Altri che parlano del lavoro di Cavalli Sforza che ha demolito il concetto biologico di razza, già citato da me qui:
”Chi si è occupato della storia delle teorie razziali e del razzismo – ha scritto lo storico e matematico Giorgio Israel - prova riconoscenza nei confronti di Luigi Luca Cavalli-Sforza per aver compiuto un’opera meritoria: aver demolito l’idea che il concetto di razza abbia fondamento scientifico
http://www.uniroma1.it/sites/default...%20media_0.pdf
Ancora altre citazioni di genetisti qui
l 99% dei genetisti sostengono l'inesistenza di "razze" nella specie umana e l'out of Africa rimane la teoria dominante nella stragrande parte delle accademie del pianeta.
"Modern biological concepts of race can be implemented objectively with molecular genetic data through hypothesis-testing. Genetic data sets are used to see if biological races exist in humans and in our closest evolutionary relative, the chimpanzee.
Using the two most commonly used biological concepts of race, chimpanzees are indeed subdivided into races but humans are not"
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3737365/
Humans have much genetic diversity, but the vast majority of this diversity reflects individual uniqueness and not race.
qui
"L’analisi dei diversi blocchi ha dimostrato come questi siano più diversi tra persone appartenenti alla stessa etnia, rispetto a quello che si osserva confrontando etnie diverse. Geneticamente parlando sono più diversi due italiani che un italiano e un africano presi a caso: si può affermare quindi senza ombra di dubbio che nella specie umana non esistono razze dal punto di vista genetico.
Su questo fronte, si fa sempre più strada l’idea che la visione corretta non sia quella di dividere la popolazione umana in razze od etnia, ma di considerare ogni singolo individuo come un contenitore di variabilità genetica a sé stante, che gli deriva dalla storia della propria evoluzione e migrazione e dall’origine comune con tutti gli altri membri della comunità umana.
La ricerca in questo settore procede identificando e studiando i gene che si sono affermati nell’evoluzione umana rendendoli diversi dalle scimmie, cioè per arrivare ad ipotizzare cosa ha causato dal punto di vista genetico la divergenza dal cosiddetto anello mancante."
http://www.torinoscienza.it/dossier/...mane_2750.html
sulle specie/razze io stesso scrissi 2 anni fa qui:
"pensi che l'uomo sia la specie (specie non razze, le razze sono varianti all'interno della stessa specie) "
ergo conoscendo bene la cosa la mia era chiaramente una citazione di Einstein.
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


quello che proprio non capisco è questo bisogno psicologico di sentirsi superiore a qualcuno come gruppo, contro ogni evidenza
«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij


Sì e no. E' più generico musulmano perché musulmani non sono e non sono stati solo gli arabi, ma anche persone appartenenti ad altre popolazioni. Li ho già citati, ma li ripeto: berberi, persiani, turchi, ecc. Arabo invece può effettivamente indicare anche popolazioni non musulmane ma etnicamente e linguisticamente arabe, solo che parliamo di piccole minoranze. D'altronde, è normale che sia così: il termine "arabo" indica un'appartenenza etnico-linguistica, mentre invece "musulmano" indica un'appartenenza religiosa.
Rileggi quello che ho scritto: "(...) nessuno nega il contributo che gli studiosi provenienti dal mondo musulmano (...) hanno dato sia al dibattito filosofico dell'epoca che alla letteratura. Però va detto che tale contributo, se confrontato con quello che invece diedero studiosi e letterati autoctoni, fu appunto "inferiore" e minimo ed ebbe, sotto questo profilo, poca incidenza sulla cultura di massa". Se poi tu vuoi dirmi che la medicina e la matematica fanno parte della cultura di massa di un popolo, scusami se te lo dico, ma sbagli. Nemmeno la filosofia di per sé lo è, quindi figurati.
No, sono questioni anche teologiche, per non dire eminentemente tali. Se vuoi porre la questione sotto un profilo meramente storico, dovresti essere consapevole del fatto che le prime predicazioni dei cristiani furono rivolte agli ebrei, ma anche che quest'ultimi declinarono in maggioranza la recezione del messaggio cristiano, che invece attecchì maggiormente tra i "gentili".
C'entra perché l'identità ebraica è un'identità fondata principalmente sul binomio religione e appartenenza etnico-linguistica. Il cristianesimo "spezza" questo binomio, annunciando che esso fu meramente propedeutico alla nascita del Messia e alla custodia della Divina rivelazione fino all'avvento di Gesù Cristo, venuto per riscattare tutta l'umanità, non solo il popolo ebraico, dal peccato originale. Pertanto, nell'ottica cristiana, il giudaismo veterotestamentaria ha esaurito la propria ragion d'essere con la nascita, la morte e la resurrezione di Cristo e l'istituzione della Chiesa cattolica, che non a caso è detta "Verus Israel" o "Novus Israel" a seconda dei casi. Esso "confluisce" nel cristianesimo perché ne realizza definitivamente le promesse. Invece il giudaismo post-cristico nega questa funzione e ritiene che il cristianesimo sia solo un'impostura idolatrica. Il giudaismo professato dagli ebrei che non si sono convertiti al Vangelo è una religione etnica, seppur non senza contraddizioni, che ripone la salvezza d'Israele in un Messia di cui ancora sono in attesa, generando peraltro non poche interpretazioni e correnti interne allo stesso giudaismo.
Il giudeo-cristianesimo, peraltro, è un'eresia che la Chiesa si trovò ad affrontare sin dai primordi in occasione del famoso concilio di Gerusalemme, durante il quale San Paolo "resistette in faccia" a S. Pietro, per convincerlo a non assecondare i sostenitori della permanenza dei costumi e degli usi legati all'Antico testamento, nonostante l'Incarnazione.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Continuo sull'argomento culturale solo se abbiamo esaurito l'aspetto biologico.
A tal proposito, riporto per intero un post in merito che scrissi ben 5 anni fa qui
Gli esseri umani sono il prodotto degli stessi processi evolutivi di tutte le altre specie di questo pianeta, pertanto i criteri di suddivisione in famiglie, specie, gruppi ecc… devono essere i medesimi delle altre specie, cioè applicabili a qualsiasi specie vivente.
Ma qual è quindi la definizione biologica universale di razza ? cioè quali sono i criteri per definirle ?
Innanzi tutto va puntualizzato che il termine scientificamente più appropriato sarebbe sottospecie come stabilito da precedenti dibattiti in merito (Futuyma, 1986, pg 107-109,. Mayr, 1982, pg 289.)
In ogni caso i criteri di definizione di sottospecie o razza ci vengono fornite dai biologi e sono applicabili a tutti i vertebrati, ne abbiamo due, primo:
“popolazioni che abbiano contorni genetici obiettivamente netti all’ interno della propria specie il cui grado di differenziazione genetica sia maggiore del 25% della variabilità genetica che condividono con individui della stessa specie.”(Smith, 1997)
Si utilizza come criterio il grado di differenziazione genetica perché è obiettivamente determinabile sperimentalmente. La percentuale è stata stabilita osservando l’ammontare delle suddivisioni in moltissime specie e si è notato che evoluzionisticamente ha un senso prendere in considerazione differenziazioni genetiche maggiori del 25% giacché questa è la soglia che trova riscontro a livello di linee evolutive distinte all’interno della propria specie (leggi secondo criterio). Sotto quella soglia sarebbe impossibile circoscrivere dei gruppi e comunque redigere significative linee evolutive.
Il secondo fa riferimento alla storia evolutiva della specie:
“linee evolutive distinte all’interno della stessa specie”
Oggi sappiamo della possibile esistenza di molteplici linee evolutive all'interno di una stessa specie.
Per linea evolutiva si intende una popolazione di organismi caratterizzati da una linea continua di discendenza in modo tale da poter identificare se un determinato gruppo di individui ad ogni dato tempo t siano o meno collegati dalla relazione diretta discendente/antenato.
Entrambi i criteri di cui sopra quindi concorrono alla determinazione dell’esistenza o meno di sottospecie o razze all’interno di una stessa specie.
La maggior parte delle popolazioni locali all'interno di una qualsiasi specie mostra un certo grado di differenziazione genetica da altre popolazioni locali, esiste cioè una qualche diversità nelle frequenze di alleli.
Una percentuale "soglia" è necessaria anche perché se ogni popolazione geneticamente distinguibile selezionando un’arbitraria frequenza di alleli fosse elevata al rango di razza, allora la maggior parte delle specie, umani compresi, avrebbero centinaia di migliaia di razze differenti all’interno della propria specie, rendendo così il termine sottospecie o razza niente di più che un sinonimo del termine popolazione o addirittura individui nel caso umano.
Non solo, la definizione del gruppo come “razza” varierebbe arbitrariamente a seconda della sequenza di alleli scelta per definire la razza e quindi ci sarebbe da chiedersi, per ogni scelta: perché scegliere quella specifica sequenza e non altre ?
I dati sulla variazione genetica sono mostrati nella tabella comparativa sottostante, ove si vede chiaramente la differenza tra variazione genetica degli scimpanzé che è ben oltre il 25% (30,1%) - in questo caso si può parlare effettivamente di razze - e degli esseri umani ove, data la bassissima percentuale di variazione (4,3%) NON si può parlare, biologicamente, di razze umane nemmeno a livello di popolazioni locali.
Ciò che è rilevante tra gli umani, invece, è la differenza genetica tra individui in una stessa popolazione (93,2%). In pratica negli umani c’è enormemente più variazione genetica tra singoli individui all'interno di popolazioni locali che tra razze e tra popolazioni.
Il punto conclusivo sulla nostra specie è che una razza o sottospecie richiede una grado di differenziazione genetica che è ben al di sopra del livello di differenze genetiche realmente esistenti nelle popolazioni della specie umana, ecco perché per la biologia moderna, le razze umane non esistono fino ad oggi, tutti gli pseudo-scienziati intervenuti in questa discussione che ritengono il contrario semplicemente sbagliano.
Variazioni genetiche negli Scimpanzé (data from Gonder , 2011) e umani (data from Rosenberg, 2002).
Composizione della variazione genetica:
.................................................. ............................Scimpanzé ......Umani
Num. ipotetiche
razze............................................. ................................ 3.............. 5
Num. popolazioni locali............................................ ..........5.............52
tra individui all'interno delle popolazioni (%)...................... 64,2......... 93,2
tra popolazioni all'interno delle razze (%).............................5,7...........2,5
tra razze (%) .................................................. ...............30,1...........4,3
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


Ma che ne sai tu di cosa mastico io? Non capisci che la tua presunzione è sequispedale? Attieniti agli argomenti e limitati a rispondere nel merito, se ne sei in grado.
Ho fatto notare che la vostra insistenza nella negazione delle razze non fa venir meno l'esistenza della biodiversità umana. Che questo ve lo scordiate (scordarselo non significa negarlo, attenzione) è evidente perché un'attenta riflessione farebbe comprendere che ciò che del cosiddetto "razzismo" vi infastidisce non è il fatto che ritenga che l'umanità sia divisa in razze, bensì il sentimento identitario e di appartenenza etnica che esso esprime. Insomma, la questione è politica, ideologica e culturale. Non scientifica. La scienza è clava usata pretestuosamente e strumentalmente per affermare una tesi politica che si declina più o meno così: "Le razze non esistono, quindi dobbiamo accettare l'immigrazione di massa, dobbiamo ignorare le identità dei popoli perché non sono poi così importanti, ecc."; questa peraltro è l'operazione esattamente speculare a quella di certi studiosi razzisti e positivisti dell'Ottocento e dei primi anni del Novecento che utilizzavano gli studi dell'antropologia fisica sulle razze umane per veicolare deliranti teorie ultra-suprematiste ed eugenetiche, le cui implicazioni effettive di scientifico avevano poco, ma avevano invece molto di politico ed ideologico.
Nessuno ha scritto che i genetisti del pianeta negano la biodiversità umana, bensì che sulla questione delle razze sono stati creati ad hoc dei tabù anti-scientifici ed ideologici volti a bloccare qualsiasi dibattito serio in materia prendendo come pretesto errori del passato (non sempre effettivamente tali, ma in buona parte certamente sì) legati alla diffusione di tesi e teorie razziali o razziste tout court. Coloro che hanno fatto maggiore pressione affinché si introducesse tale tabù sono stati in buona parte studiosi di antropologia culturale e di sociologia, non i genetisti che, in realtà, hanno finito poi per accodarsi in un secondo momento, non senza voci discordanti.
Affermazioni completamente anti-storiche. I flussi migratori odierni sia per fattori causali che per fattori numerici, oltre che per differenze di contesto storico e politico, non hanno precedenti e, quindi, non ha alcun senso paragonarli a quelli del passato.
Rigiratela come ti pare, non m'interessa, ma scrivere che "biologicamente siamo tutti parte della razza umana" è scientificamente infondato.
Io ho citato degli studi e ti ho postato dei riferimenti precisi, tratti dal testo di N. Wade da me prima citato. Non ho scritto mie opinioni personali. Chiunque poi ha un minimo di dimestichezza con lavori accademici di qualsiasi materia sa perfettamente che di uno studio si possono condividere determinate conclusioni e contestarne altre. Il dato di fatto che emerge dalle ricerche prima citate è che le persone prese in esame si possono suddividere o in cinque gruppi distinti o in sette gruppi differenti e sia in un caso che nell'altro tali differenziazioni corrispondono alle precedenti classificazioni che l'antropologia fisica utilizzava per individuare le diverse razze umane. Questo dice molto di più di qualsiasi speculazione politicamente corretta o di qualsiasi intervista in cui si strilla che le razze non esistono, salvo constatare che l'umanità si differenzia esattamente secondo quelle distinzioni tanto contestate.
Quindi vuoi dirmi che l'homo sapiens sapiens non è, secondo il paradigma evoluzionista, più sviluppato intellettualmente e biologicamente dell'homo erectus?![]()
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).




No, vedi mio post precedente, è l'esatto contrario.
Falso, vedi i dati scientifici e il mio port sopra.Nessuno ha scritto che i genetisti del pianeta negano la biodiversità umana, bensì che sulla questione delle razze sono stati creati ad hoc dei tabù anti-scientifici ed ideologici volti a bloccare qualsiasi dibattito serio in materia
Lo so meglio di te, l'ho scritto 3 anni fa, vedi post precedenti.Rigiratela come ti pare, non m'interessa, ma scrivere che "biologicamente siamo tutti parte della razza umana" è scientificamente infondato.
Altro "quindi" che NON segue da quanto ho scritto io. Non ho scritto che evoluto non può significare che determinate caratteristiche siano più sviluppate, ho detto che evoluto in biologia significa diverso e diverso può essere che certe categorie sono più sviluppate e altre meno. Se le caratteristiche più sviluppate sono, in quel dato luogo e periodo storico, più adatte alla sopravvivenza si avrà un vantaggio altrimenti uno svantaggio, fine del discorso.Quindi vuoi dirmi che l'homo sapiens sapiens non è, secondo il paradigma evoluzionista, più sviluppato intellettualmente e biologicamente dell'homo erectus?![]()
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


Non c'è nessuna arbitrarietà: tutto dipende dal grado di parentela biologico. Se ci si sposa fra cugini di primo grado si avranno più possibilità di generare malattie ereditarie che se ci si sposa fra cugini di secondo, terzo, quarto grado e così via. Ma questo non significa che se ci si sposa esclusivamente tra persone della stessa razza o anche solo della stessa nazionalità allora le malattie genetiche siano più probabili. Tant'è che il meticcio rischia di ereditare sia le tare genetiche della razza di appartenenza del padre che quelle della razza a cui appartiene la madre. Non è un caso che nel corso dei secoli ci si è più mescolati fra popoli della stessa razza che tra popoli di razza diversa. D'altronde, la scienza che tanto idolatrate spiega il perché:
Altruismo sì, ma solo con i propri simili
I ricercatori hanno sviluppato un modello di teoria dei giochi evoluzionistica ed effettuato migliaia di simulazioni utilizzando un ambiente che riproduce le condizioni presenti nel tardo Pleistocene e nella prima parte dell’Olocene
Due tipi di comportamento – l’altruismo e l’ostilità verso gli appartenenti ad altri gruppi – potrebbero essersi evoluti insieme, secondo uno studio il cui resoconto è pubblicato ora sull’ultimo numero della rivista “Science”.
Secondo le definizioni etologiche, l’individuo altruista è colui che aiuta gli altri anche se ciò costituisce, almeno in parte, un rischio. Diverso è invece il comportamento xenofobo di chi si dimostra ostile verso gli individui di altre etnie. Entrambi sono diffusi nella specie umana.Un problema, dal punto di vista evoluzionistico, emerge per il fatto che questi due comportamenti, presi singolarmente, non sembrano poter dare un vantaggio in termini di sopravvivenza, anzi al contrario. Ma una mescolanza dei due, una sorta di “altruismo ristretto”, cioè rivolto solo ai membri del proprio gruppo, consente al gruppo di prosperare.
Jung-Kyoo Choi, della National University di Daegu, in Corea del Sud, e Samuel Bowles del Santa Fe Institute di Santa Fe, New Mexico, hanno utilizzato un modello di teoria dei giochi evoluzionistica ed effettuato migliaia di simulazioni ricostruendo un ambiente che riproduce le condizioni presenti nel tardo Pleistocene e nella prima parte dell’Olocene.
Gli individui “simulati”, divisi in 20 gruppi, potevano possedere due geni con due alleli ciascuno: xenofobi o tolleranti, e altruisti o no. La simulazione ha mostrato che i gruppi che conseguivano un maggiore successo erano proprio quelli dotati geneticamente di altruismo ristretto, cioè del gene xenofobo e di quello altruista, suggerendo la possibile coevoluzione di questi due tratti comportamentali. L’altruismo ristretto si è diffuso, in definitiva, poiché i gruppi con molti
individui con questa tendenza vincevano le guerre e ripopolavano i siti delle popolazioni sconfitte. (fc)
Altruismo sì, ma solo con i propri simili - Le Scienze
E parliamo de "Le Scienze", rivista pubblicata in Italia dal gruppo GEDI (lo stesso che pubblica "L'Espresso", tanto per intenderci). Non de "La Difesa della razza" o del "Voelkischer Beobatcher".
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Solo perchè i bro migranti germanici avevano fatto tornare indietro l'Europa di tipo 1000 anni, la cultura greca in oriente è morta con le dinastie islamiche peggiori
Comunque sto mito della spagna isalmica è ora di eliminarlo dalla storia, visto che tutto il discorso sulla tolleranza e bla bla si riduce ad UNA dinastia.
E questo vale anche per il medio oriente.