



Non vi è alcuna prova che la razza condizioni lo sviluppo culturale di un popolo ne in toto ne in parte. Due popoli possono essere culturalmente affini soltanto perché contigui territorialmente. Due popoli di razza diversa, ma contigui territorialmente (ammesso che ne esistano) possono essere culturalmente diversi perché zoologicamente indotti a limitare gli scambi.
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
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- Non ho alcun dubbio !


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L'avere i capelli mori o biondi è solamente un elemento che, preso in considerazione isolatamente, vuol dire poco e niente. E' l'insieme delle caratteristiche fenotipiche, tra cui anche i capelli, ad avere e ad assumere una rilevanza perché l'uomo non è solo i suoi capelli o i suoi occhi o la sua pelle, ma tutte queste cose messe assieme più altro ancora. La razza altro non è, sul piano genetico, che la condivisione della maggior parte delle variazioni. Ed è questa condivisione della maggior parte delle variazioni a far sì che ci siano gruppi di persone che assomiglino geneticamente e fenotipicamente più che ad altri. Tu assomigli più a me che ad un subsahariano. Perché? La razza. Io assomiglio più a te che ad un cinese. Perché? La razza. Questo significa essere migliori o peggiori di altri? No di certo. Ma non possiamo nascondere i fatti solo per non far torto agli idoli del politically correct. E' per questo che insistevo nel farti presente il concetto di "tassonomia". La razza è un gruppo di persone con caratteristiche fisiche ereditarie comuni. Se già mi parli di biondi e di mori, stai prendendo come riferimento non un insieme di caratteristiche fisiche, ma un solo tratto distintivo, sicuramente condiviso da una pluralità di persone, però unico.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


1) I filippini sono da secoli un popolo cattolico: condividono con noi sia la religione che la morale. Sfido chiunque a sostenere che abbiano i nostri stessi usi e costumi, la nostra medesima mentalità e la nostra identica cultura.
2) Questo per dire che non basta educare le persone secondo una certa morale o una determinata fede religiosa perché possano essere parte della nostra nazione. Per essere cattolici non è necessario essere italiani o europei. Lo può essere chiunque: è la forza di una religione universale.
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Ed il criterio che tu vuoi assumere quale sarebbe? L'utilità?
Nel mondo reale, e non nei voli pindarici merovingiani, il vincolo sociale che lega gli immigrati alla nostra società è naturalmente ed ovviamente più flebile di quello che invece lega coloro che sono eredi di chi ha edificato la nostra società.
Non sto dicendo che sono la stessa cosa sotto ogni aspetto, dico che si equivalgono nel risultato nel caso in cui aumenti spontaneamente (o per induzione di una certa propaganda in materia) il numero di persone che decidono di abortire per motivi eugenetici.
Forse perché la patria non sarebbe più la stessa nei suoi elementi fondanti?
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In realtà, è un fatto inevitabile che la razza condizioni lo sviluppo culturale di un popolo, dal momento che rientra fra le nostre caratteristiche genetiche e noi stessi siamo influenzati, nei nostri comportamenti, dai nostri geni. Ciò che non sappiamo è quanto effettivamente incida ma questo ci riporta a domande più grandi come quella su quale sia il rapporto tra intelligenza e genetica, tra comportamento umano e genetica e così via.
Premesso questo, vediamo che ovunque sono andati gli europei hanno più o meno replicato la stessa cultura che li caratterizzava in patria, a prescindere dai popoli con i quali si sono incontrati, scontrati e confrontati. Un italiano ed uno svedese sono molto diversi ma, al netto delle preferenze individuali, il primo si trova a vivere meglio a Stoccolma che a Nairobi ed il secondo meglio a Roma che a Kinshasa.
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