



«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij




«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij


«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij








Mi stupisce che sulla Treccani abbiano messo nero su bianco una cazzata del genere perché in America "negro" si dice "negro" (vedi qui), mentre "nigger" sarebbe l'equivalente di un nostro "negro di m...a" o "negraccio", che sono effettivamente espressioni offensive e dispregiative. Tuttavia, dovresti riportare tutta la definizione che hai postato, non solo quella parte che ti fa comodo:
In antropologia fisica, appartenente alle etnie (sudanese, nilotica, cafra, silvestre, batua, andamanese, aetide), viventi per lo più in Africa e in poche regioni dell’Asia, comprese nel ceppo negride (v. questa voce). Nel linguaggio com., in passato, con l’espressione razza n. si intendeva il complesso delle popolazioni del ceppo negride o, più ampiamente, del ramo negroide, mentre l’agg. negro veniva usato genericam. per qualificare tutto ciò che si riferiva a tali popolazioni o vi apparteneva: le tribù n.; arte, letteratura n.; un vescovo negro. È stato frequente anche l’uso sostantivato: un n., i n. (talvolta con l’iniziale maiuscola, i Negri); la discriminazione, l’affrancamento dei n.; un n. americano (o, anche, un negroamericano, v.).
Supercazzola. La differenziazione avviene proprio a partire dal riconoscimento di un elemento o un criterio di distinzione, che per essere effettivamente tale deve esistere nella realtà. E che un negro sia diverso da un bianco è un fatto evidente ed innegabile.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

