Un bambino anencefalico di certo non potrà dirsi animale senziente e verrà identificato come tale solo per rispetto/convenzione, non per la regola no senzienza = no diritti che verrebbe patentemente contraddetta.
Le razze esistevano scientificamente ed esistono come utili classificatori nella medicina forense se non sbaglio. Quindi proprio appoggiandoci alla realtà non si possono negare le analogie fenotipiche e nemmeno che in un futuro non si possa determinare geneticamente la "razza" (etnia, gruppo fenotipico o quel che vuoi) distinguendo due esseri nello stadio embrionale.Certo che lo è: le specie esistono, le razze umane no. Sempre dal punto di vista scientifico. Quindi se vogliamo appoggiarci alla realtà dei fatti dobbiamo prendere in considerazione questo aspetto, altrimenti vale tutto e il contrario di tutto.
Cmq non è questo che mi interessa, ma la chiara analogia tra razzismo e specismo.
Le piante hanno dei sensi, certo diversi dai 5 sensi che uomini e animali condividono.Anche una pianta ha i sensi. Il punto è il sistema nervoso e la sua evoluzione, perché è ciò che può far provare o meno sofferenza e consapevolezza di se.
Se la senzienza che ti sta a cuore è caratterizzata dalla presenza del sistema nervoso, dovrebbero starti a cuore tutti gli animali che lo possiedono, in particolare perché capaci di provare dolore (ciò alle piante è precluso grazie all'assenza di nocicettori).
Attenzione, con l'introduzione surrettizia della "consapevolezza di sé" (concetto altrettanto vago) si cerca un nuovo pretesto per derubricare gli animali dallo status di esseri senzienti (ma anche con quello c'é margine di discussione)![]()





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