



«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij


«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij




«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij




Penso ci siano un sacco di persone come Florian ma che non si espongono , cioè persone che hanno vissuto gli anni '70 dove c'erano altri valori e si pensava il futuro sarebbe andato su una traiettoria che poi dagli anni '80 ha completamente e inaspettatamente svoltato verso il suo opposto, la carriera, il conformismo, il materialismo etc
comunque nicchie di disobbedienza esistono tutt'ora eh, prova a contattarle , magari conosci qualcuno e ti "rilassi spiritualmente"...
CLAUDIA CONTE, TI AMO!


Sto ripensando da ieri a questo concetto. Ci sono due tipologie di persone: quelle che vivono la propria vita come se il mondo non li sfiorasse, beati nella propria autosufficienza, e quelli che cercano il proprio Sé nel rapporto con gli altri, cercando un punto d'intersezione tra l'esperienza personale e quella collettiva. Non so dire chi abbia ragione e chi torto, sono un libertario e lascio ciascuno vivere secondo la propria natura. Dico subito che io faccio parte del secondo gruppo, un gruppo un tempo riconoscibile per i propri colori, le proprie bandiere, e che oggi si assottiglia sempre più nel momento in cui i colori si stingono e le bandiere si ammainano. E prevale il grigio, il colore dell'anonimato, o del conformismo indifferentista, quando si è solo un numero o una rotella d'ingranaggio, fate voi.
C'è stato un momento nella mia vita in cui ho perso la relazione col tempo. Il tempo e la società. Come se il mio orologio non fosse più sincronizzato, ma portasse un orario sfalsato. Un momento in cui i miei riferimenti culturali sono apparsi ai miei occhi cambiati a tal punto dal non riuscire ad identificarmici più. E' stato a cavallo degli anni novanta.
Allora ascoltavo musica dark-rock, ma quel fenomeno si era esaurito, anche i new romantics mostravano la corda e l'hair metal, pur sempre forte, subiva una battuta d'arresto. Di colpo quella musica che aveva segnato una generazione nelle sue diverse sfaccettature veniva non dico superata, ma negata, cancellata, calpestata da orde di barbari - tra cui, i nuovi gggiovani - che di tutto ciò che erano stati gli anni ottanta non ne volevano sapere niente. S'impose il grunge e l'alternative rock, il crossover, ovvero la commistio di generi, e un "hardcore metal funky rap" fu teoricamente possibile in barba a tutte le tribù precedenti spazzate vie da un'unica, nuova e giovane "orda".
Da dove erano usciti fuori? Si iniziò a parlare di Generazione X, ma nonostante ne facessi parte anch'io, mi sentivo tagliato fuori, perché nel 1992 io avevo già 25 anni e questi nuovi protagonisti andavano in genere dai 16 ai 20. Il loro stile, oscillante tra il rap e il metallaro, fece piazza pulita dei precedenti. Gli uomini iniziarono a farsi crescere i peli, a tatuarsi mentre le donne non di rado si mettevano piercing nella lingua o nel naso. Mi sentii improvvisamente vecchio, superato, addirittura superfluo, una volta appurato che nel nuovo carrozzone proprio non ce la facevo a salirci.
Ancor oggi mi chiedo della facilità con cui molti si relazionano alla modernità. Cambiare per non restare indietro è considerato un dovere. Eppure io quand'ero ragazzo mi vestivo di nero per mostrare visivamente le mie inquietudini e non per moda. Il pizzetto e i dreadlocks non mi piacevano, come non mi piaceva il codino bianco degli attempati fricchettoni. Non mi sono adeguato e sono finito nell'anonimato, un uomo in grigio fra i tanti. Un invisibile.
Altro motivo di shock, l'allargarsi a macchia d'olio della tecnologia. Telefonini, computers e videogames c'erano anche quand'ero ragazzo, ma non erano affatto invasivi. E nessuno pensava che lo sarebbero diventati in quel modo, modificando alla radice il nostro modo di vivere. Anche qui il passaggio fu immediato e brutale. Me ne accorsi quando i miei lavori di grafico, realizzati da creativo con una tecnica a collage non andavano bene, risultavano obsoleti e costosi nel momento in cui il fortunato possessore di un Apple (il costosissimo Mac) permetteva ad un coglioncello qualsiasi di realizzare un prodotto finito pronto per la messa in stampa: pulito, professionale e poco costoso. Anche qui la domanda d'obbligo: da dove erano usciti tutti quei computers, chi li aveva immessi sul mercato e perché? Chi ne sentiva l'esigenza?
Noi eravamo i ragazzi che nel 1991 erano andati a vedere "Il portaborse" e ci immedesimavamo in un'umanità semplice alla Silvio Orlando, sperando con lui che il momento della riscossa in vista di un mondo più giusto e solidale sarebbe arrivato. Pensavamo che sarebbe stata la modernità a garantire questo processo di equità, per la semplice ragione che sempre, o almeno da un secolo, la modernità si era fatta fautrice di progresso sociale. Ecco invece arrivare un fenomeno nuovo, mai visto, quello di progresso antisociale ammantato di anticonformismo. Cadde la bandiera del comunismo e insieme quella del PCI, comunque la si consideri, un'onorevole bandiera. Già allora i più scafati, i più cinici, quelli che hanno dato sempre poca importanza alle questioni di fondo, spingevano forte sulla perestroijka di Occhetto. I peggiori mi sembravano avere le facce di Ualter Veltroni e dell'ex reaganiano scopertosi terzomondista Jovanotti. Uno spettacolo penoso, un successo assicurato. Come quello di Benigni, un mio vecchio mito quando stava con Arbore, ridottosi a strumento di propaganda politica. Come pure Nanni Moretti, che avevo amato in Bianca, Palombella rossa e Caro diario e che non mi sembrava essere più la persona di prima: il volto tirato e austero, senza quel sorriso un po' beffardo e la smorfia un po' triste che me lo avevano fatto amare al di là di ogni appartenenza politica. Facciamoci del male, la Sacher torte, e quell'umanità tardosessantottina di Ecce Bombo che pure tante volte avevo incrociato ai miei tempi liceali. Tutto era cambiato, tutto. La Dandini e il gruppo dei Guzzanti, che io amavo ai tempi della Tv delle ragazze e di Tunnel, scaduta presto in strumento politico, emblema di una società che si riscopriva "partigiana", o di qua o di là... già, ma quali sono le coordinate per orientarsi?
Il mondo sembrava illuminato dalla figura di Bill Clinton, uno strano tipo di progressista capace di piacere a tutti, a tutti coloro che si identificavano coi tempi nuovi e avevano tagliato gli anni ottanta dal proprio passato. Zac! Come se il passato più prossimo non fosse mai esistito e ci si ricollegasse direttamente ai Figli dei Fiori. I miei gusti, le mie esperienze, il mio sentire, erano ancora inzuppati in quel decennio maledetto di cui - ironia della sorte - ne avevo abbracciato il filone più critico e anticonformista. Mi sentii come quei tanti italiani del dopoguerra che vennero estromessi dalla vita pubblica perché pur non aderendo al regime non avevano militato esplicitamente nell'antifascismo. In guerra e durante una rivoluzione non si fanno prigionieri. Io appartenevo ad una generazione che era stata condannata in toto e senza appello. Mi sentii destinato al patibolo perché avevo avuto il pudore di non dissociarmi, di non rinnegare quanto avevo fatto e vissuto. Nessuno me lo chiese, fui io a mettermi dalla parte del torto, a volermi contaminare con i Topi di Fogna, gli Impresentabili e i Deplorevoli di allora. Feci il salto della quaglia come altre persone dabbene, vedi i Ferrara e i Mughini. Ci misurammo con il Male quando i "nostri" nel loro furore iconoclasta ci avevano segato il pavimento da sotto i piedi.
La vita è tanto triste, quanto ironicamente paradossale. Pesare più l'uno o l'altro aspetto è nell'indole di ciascuno di noi. I sentimenti, com'è noto, fanno più male.
SADNESS IS REBELLION


Volete sapere cosa furono gli anni ottanta? Furono un "chiodo" per i metallari, un cappotto per i dark, un impermeabile per i new wavers, e un giubbino per i poppettari. Ad ognuno la sua divisa e il suo stile, a riflesso d'una diversa visione del mondo. Poi... una felpina hip hop per tutti, ragazzi!!!
SADNESS IS REBELLION


Io son più giovane di te Florian, son di quell'esercito che si trova a far da ponte solido tra il vecchio e il nuovo di questi anni.
se c'è qualcosa che si è insinuato in me come farinosa verità è che la depressione, il mal di vivere, la sofferenza perdono gran parte del loro potere corrosivo se permetti a te stesso di guardare l'abisso con maggiore attenzione ed accoglierlo senza riserve.
potrai conservare alcune vestigia della paura e del malessere, della tua umana debolezza, ma quando realizzi quanto possa essere grande il Buio, lo accoglierai come un fratello, o meglio, come un padre. Come quel Crono che divora i figli.
tutte le battaglie, tutte le idiosincrasie, gli amori e le passioni, le inerzie dell'uomo scoprirai che sono nebbia che si sfalda, mutevoli manifestazioni di qualcosa che è solo un disegno in un foglio che non esiste.
abbandonerai l'odio così come saluti la pioggia che cade, abbandonerai l'attaccamento così come sei granello nel deserto
ti costerà tantissimo, Tutto. Sarai incertezza e insieme consapevolezza.
infine capirai il dono della morte. E sarai lieto come un vecchio che guarda il tramonto.
"Pistilloni in crabettura boccidi sa zanzara" (Don Gigi)"Internet è stato creato per dare ai malati di mente qualcosa da fare" (Frank Darabont)