E' il pensiero che influenza la chimica o la chimica che influenza il pensiero? Purtroppo non sempre la risposta è la prima
PS bè questo forse è un esempio un po' troppo estremo, tempo fa avevo visto un video più appropriato ma non lo ritrovo


E' il pensiero che influenza la chimica o la chimica che influenza il pensiero? Purtroppo non sempre la risposta è la prima
PS bè questo forse è un esempio un po' troppo estremo, tempo fa avevo visto un video più appropriato ma non lo ritrovo
Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile


Purtroppo oggi viviamo in una società tremendamente autoritaria nella quale il deviante, il non allineato, l'alieno, viene guardato con malcelato disprezzo. Non che il Potere non abbia avuto sempre il coltello dalla parte del manico, ma ci sono state epoche durante le quali veniva contrastato da un diffuso sentimento popolare di libertà e di solidarietà. Negli anni settanta, che io ho vissuto di striscio ma comunque vissuto, TUTTE le istituzioni erano sospette perché limitavano le individualità e ti "intruppavano" in uno schema. Cosicché le forze del Sistema erano costrette a stare sulla difensiva e quantomeno a non abusare del proprio vantaggio. Oggi, al contrario, si è incredibilmente pro-Sistema anche da parte di quelle forze, di destra e di sinistra, che si pretendono ancora rivoluzionarie. C'è una straordinaria mancanza di radicalità, dovuta alla perdita d'un orizzonte, e ad una sfiducia generalizzata che fa comodo alla Reazione.
Ad esempio, oggi ci si fa vanto di essere "sistemati", di avere un lavoro, un compagno di vita, etc. Trent'anni fa tutto ciò era considerato "borghese", ovvero da stronzi. E le persone facevano quasi a gara a non mostrarsi troppo inserite, manifestando a volte inquietudini inesistenti al solo scopo di apparire più interessanti e anche più "compagni".
Oggi c'è questo sentimento diffuso di destra militaresca, per il quale si sta dalla parte della repressione, sempre. Poliziotti, giudici, medici, scienziati... all'appello mancano solo i professori perché gli intellettuali stanno talmente sulle balle da finire con l'essere osteggiati persino quando hanno ragione da vendere.
A me fa specie vedere i giovani sempre più ridotti a comparse, incapaci di conquistarsi il ruolo che hanno avuto i loro padri e ancor più i loro nonni. Mi chiedo cosa ne è stato del Movimento no-global o alter-global che ha costituito l'ultimo momento di vitalità e che intorno alla Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti aveva un notevole perimetro d'ascolto e di azione.
Oggi i ragazzi ridono degli insuccessi della sinistra radicale e si fanno vanto di votare Lega o di essere fascisti. Ma a che pro? Non sanno e non si rendono conto che studiare Carducci e Leopardi, magnificare le grandezze nazionali, tifare sguaiatamente per gli Azzurri, tenere in odio neri e gay, etc. etc., era proprio quel modo vecchio, ottuso e che noi ci illudevamo in via d'estinzione proprio di alcuni vegliardi fortemente in ritardo sul proprio tempo?
Dire con orgoglio (de che?) "io sono italiano", al tempo di internet, non ha un senso. Culturalmente abbiamo talmente superato questo livello base di identitarismo che persistervi sembra unicamente il bisogno di schermarsi dietro una massa. Sono tutti contro l'Europa, lo sono anch'io, così non mi sento più "nessuno". C'è questo conformismo, questa incapacità di andare controcorrente e di assumere posizioni scomode, per non dire pericolose. Questa tremenda voglia di non fare cazzate, di stare sempre dalla parte giusta, sul carro dei vincenti. Nessuno più che ha un minimo di umana simpatia per gli irregolari, per i non sistemati, i problematici, i diversi.
E qui entra in ballo la psicanalisi con il suo ruolo di gendarme della Normalità. Non mi addentro nell'ambito del cosiddetto disturbo bipolare perché la mia attenzione è rivolta ai disturbi del Sistema, sempre più evidenti e pervasivi, ma che nessuno o quasi è interessato a mettere seriamente in discussione.
SADNESS IS REBELLION


Veramente è la sofferenza che dovrebbe curare la psicoterapia. Se uno va in giro vestito da spiderman e dorme sul tetto ma è felice, non ha bisogno di psicologo, psicoterapeuta o psicanalista
Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile


Ma la psicanalisi conduce tutto e spiega tutto con papà e mammà. Perché io dovrei spendere i soldi che non ho per sentirmi magari dire che alla base dei miei problemi c'è un rapporto irrisolto con mia madre? Quanto alla felicità, oggi si dicono tutti felici e hanno paura di mostrare una debolezza che socialmente potrebbe essere motivo di esclusione. Ma lasciami pensare che di gente veramente felice ce n'è poca.
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Onore a chi viaggia dai 90 a i 60 kg come se stesse su d'un vascello col vento in poppa!
Io eviterei gli psicoterapeuti, che riconducono le problematiche a dei fatti pregressi e non capiscono che il male è nella vita stessa. Quindi non c'è niente da risolvere.
Leggere Cioran, Nietzsche, Klingemann, Camus, Schopenhauer e Dostoevskij per farsi un'idea.


Capisco il tuo cinismo e credo c'entri con una questione anagrafica. Quelli che sono venuti dopo di me si sono trovati da subito le porte sbattute in faccia ed hanno creduto che la vita in se stessa fosse un'esperienza di solitudine e sconforto a cui si doveva reagire corazzandosi interiormente.
Ma la mia generazione, che da adolescente ha vissuto gli anni ottanta, per fortuna ha fatto ancora in tempo a vedere un mondo diverso.
E rido di quanti allora (ma pure dopo) strombazzavano di un decennio all'ombra del riflusso. Ha! E allora oggi?? Cosa dovremmo dire di un'epoca attuale in cui la gente cammina rivolta sul proprio telefonino e non nota nemmeno chi gli passa a 10 cm di distanza??
Gli anni ottanta hanno visto uno spostamento in direzione dell'individualismo ma solo in relazione al collettivismo sfrenato del decennio precedente. Ma era quella ancora una società coesa intorno a valori e sentimenti, tra cui l'amicizia - quella vera, che si consumava in una stanza - aveva qualcosa di sacro. Nessun ragazzo avrebbe parlato come hai fatto tu, negli anni ottanta, per la ragione che si aveva ancora rispetto e fiducia nell'essere umano. Si passavano le ore a telefono, ci si confessava le questioni più intime, e talvolta si viveva in casa altrui con una libertà oggi inimmaginabile.
Le persone erano ricettive, più aperte e disponibili all'ascolto. Un orecchio attento ai tuoi problemi lo trovavi sempre e spesso anche una mano pronta a tirarti su, nel caso fossi scivolato. Si vivevano esperienze in comune. Esperienze significative che ancor oggi portano chi le ha vissute a ricordarle con rimpianto. E mi riferisco tanto agli "apocalittici" quanto agli "integrati". Non c'era differenza in tal senso. Eravamo ancora dentro l'umanesimo liberale di cui volevamo un'ulteriore apertura nel segno della libertà e della solidarietà.
E' arrivata invece la chiusura. Netta, profonda e implacabile. Che ci costringe a contatti anonimi, insignificanti, privi di calore. Ognun per sé in un mondo tutto suo, autoreferenziale. Tutto è temporaneo, doloroso e breve. Se siamo fortunati riceviamo conforto in una voce di una persona di cui non vedremo mai il volto e il cui nome è celato da un nick. Questo è il mondo di oggi e sottolineo "di oggi". Ma un'alternativa c'è, l'uomo è capace di qualcosa di buono e non è nato per restare da solo. E' curioso come l'attuale spinta comunitarista si sposi così bene col cinismo individualista. Mentre noi, esseri ancora sentimentali, eravamo liberali e cosmopoliti.
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Beh, in quell’epoca non avevamo molta scelta, a causa della limitatezza dei mezzi di comunicazione. La Internet non c’era, così si scendeva in piazza o nell’osteria e si sfogava il bisogno di comunicare con le persone che c’erano, accontentandosi.
Oggi, se scendo al bar, non trovo nessuno con cui condividere i miei interessi specifici. Però tengo la Internet, che mi permette di condividerli con chi sta a mille chilometri di distanza, che negli anni 80 non avrei potuto raggiungere con la stessa facilità.
Io dico che lo sviluppo esplosivo dei mezzi di comunicazione ha rivoluzionato i rapporti sociali, nel senso che ha permesso di gestire facilmente le relazioni iper specialistiche. Cioè, se negli anni 80 mi interessavo di arte cinetica, con chi ne potevo parlare? Scendevo al bar e ci trovavo la maggioranza delle persone che parlavano solo di calcio. Oggi mi basta iscrivermi a un forum tematico, o un gruppo facebook, e di scendere al bar per accontentarmi di quegli argomenti non ho più bisogno.


E' un piccolo vantaggio che però risulta insignificante a monte di quanto è andato perso. A me di chiacchiere virtuali anche iperspecialistiche non mi frega un cazzo. Nel senso che non danno alcuna soddisfazione alla mia anima. Internet è fredda, non c'è carne che puoi toccare e occhi nei quali specchiarti.
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Vabbuò, parlare vis-à-vis sarà pure più piacevole, però se non hai la fortuna di incrociare al bar qualcuno di interessante, che fai? Parli del tempo, di calcio, di pettegolezzi, così, tanto per il gusto di parlare? No, grazie... Se l’argomento non mi interessa, non mi va di aprire bocca.