Ciao ragazzi.
Sono a Phnom Penh (provincia di Trapani), nell'hotel dove il mese scorso ho avuto il piacere di fare all'amore con un transgender. Alcune domande mi attanagliano ormai da tempo ("fuss nu poc ricchion?") ma se sto bene con me stesso tutto fa brodo (di pesce).
Andiamo con ordine.
Vado al club dove i rich khmer kids passano i fine settimana tra alcol e prostitute di ogni risma. Molte donne, pur di non passare per puttanacce, ti offrono numerosi drink, ammesso e non concesso che tu piaccia loro. Nel mio caso i miei tratti somatoci parte occidentali e parte napoletani, mi rendono misterioso. Non sono - in altre parole - il solito bianco. Questo mi dà una marcia in più.
Tra i vari personaggi che popolano il locale, un transgender che poco prima parlava con un tizio mediorientale mi si avvicina e mi chiede la nazionalità. "Neapolitan", dico io con fare sicuro. "Certainly not padanian" - mi fa lei. Il visino e il corpo erano a posto, il fake look che piace a me, ma le mani e i piedi erano da giocatore di rugby!
Lei ritorna dal mediorientale e la perdo di vista.
Il resto della serata lo passo ubriacandomi con il jeager meister e finendo al tavolo con una regolare donna cambogiana, penso ricca, che mi offre tanta vodka. Purtroppo un biondo chiatto passa e mi soffia la donna. Ma non dispero.
Ubriaco fracido vedo che la trans è al bancone da sola. È il mio momento per splendere! A cazzo duro le sussurro nell'orecchio le strofe di Malafemmina, grande hit dei Toto. Lei mi offre un gin and tonic e ce ne andiamo via dal locale diretti verso l'albergo.
Offro dieci dollari al tuk tuk per portarci a destinazione per una corsa che ne vale due. Arrivati alla reception il concierge sequestra il telefono e i documenti del trans per questioni di sicurezza e mi fa firmare un documento dove declino ogni responsabilità in caso di furti. Dio benedica il concierge e la sua attenzione per il cliente altrimenti a quest'ora starei ancora combattendo per la mia vita.
(To be continued)




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