Rif: Annaffiando le micce accese
Quello che sto cercando di dire è che sicuramente non potrà esserci un livello di indebitamento pari a quello giapponese. Perché di questo ho parlato dall'inizio. E anche se così fosse, se anche con i livelli di risparmio americani di oggi si raggiungesse lo stesso livello di debito, significherebbe consegnare una grossa fetta di economia, oltre a quella attuale, al governo.
Con il rischio di ritrovarsi nei panni dello stesso governo giapponese che già oggi spende una bella fette delle entrate per gli interessi. E se gli interessi dovessero salire un pochino...
Cioè in pratica visto che i giapponesi hanno fatto la frittata, perché copiarli?
Rif: Annaffiando le micce accese
Citazione:
Originariamente Scritto da
Orone
Quello che sto cercando di dire è che sicuramente non potrà esserci un livello di indebitamento pari a quello giapponese. Perché di questo ho parlato dall'inizio. E anche se così fosse, se anche con i livelli di risparmio americani di oggi si raggiungesse lo stesso livello di debito, significherebbe consegnare una grossa fetta di economia, oltre a quella attuale, al governo.
Con il rischio di ritrovarsi nei panni dello stesso governo giapponese che già oggi spende una bella fette delle entrate per gli interessi. E se gli interessi dovessero salire un pochino...
Cioè in pratica visto che i giapponesi hanno fatto la frittata, perché copiarli?
Certo un livello al 200% non e' pluasibile, ma non credo che si arrivera'certo a quei livelli, ci sono dinamiche molto diverse.
Rif: Annaffiando le micce accese
Citazione:
Originariamente Scritto da
ciddo
Trasferire risorse (credito dei risparmiatori) da coloro che fanno cose inutili a coloro che invece ne fanno di utili e' ... "valore".
Il giochi di borsa... gli andamenti azionari... le speculazioni... sono il mezzo attraverso il quale i soldi finanziano la produzione i beni che piu' lo meritano.
ancora :postridicolo: nella'altra discussione le abbiamo ampiamente dimostrato che queste sono tutte caz.zate o quasi, almeno lo osno per quanto riguarda i derivati;i derivatinon finanziano proprio un bel tubo; i futures sugliindici azionari, le opzioni, i cowered warrant, non finanziano direttament e nulla, e senolo fanno direttamente,non lo fanno neanche indirettamente come le ho più volte dimostrato e rappresentano solo una perdita di tempo e soldi per la maggioranza dei cittadini; tempo perchè fanno perdere tempo e energie, alle istituzioni , soprattuto banche , che gestiscono il sistema del credito e di conseguenza, si hanna grandi danni per tutti noi cittadini e per il sistema delle imprese ; poi, ci sono i danni derivanti dalle enormi perdite dei derivati a carico delle banche, che dobbiamo andare a ripianare noi cittadini
Rif: Annaffiando le micce accese
Citazione:
Originariamente Scritto da
Lucas86
Il sistema tiene, come diceva su POL Ronnie hanno rimandando la crisi che si ripresenterà peggiore. Prepariamoci, tra 7 o 8 anni, ad una nuova crisi dannatamente più forte.
esatto, amano a mano che decidono di esercitare i derivati invece di rinnovarli, vengon fuori le perdite ei disastri; per adesso ne ahno esercitati unna parte, poi, un pò alal volta , eserciteranno glialtri e verranno fuori nuovi enomri buchi nelle banche, che dovremo coprire tuttinoi cittaidni ; e il bello di tutto , è che però le banche continuaano ad emettere novi deirvati e quindi , abbiamo già assicurato il rinnovo di enomri perdite per parecchi decenni nel futuro;
auguri da tutti i liberisti i quali ci dicono tutti i giorni che per fortuna ,le banche hanno la libertà di emettere montagne di derivati per il nostro bene;
evviva la libertà, soprattuto delle banche :postridicolo:
Rif: Annaffiando le micce accese
Tornando in topic posto questo articolo interessante riguardo a possibili scenari da crack up boom. Le valute di carta perdono credibilità, e alcuni hedge found non vengono più denominato in dollari, euro, sterline o yen, ma direttamente in oro.
La febbre dell'oro, risalita negli ultimi mesi con la crisi dei conti pubblici in Europa, sta alimentando nuove strategie di investimento, che promettono di gonfiare ulteriormente la domanda del metallo prezioso. La nuova accelerazione nell'acquisto di Etf troverebbe ad esempio una spiegazione anche nel diffondersi di fondi di investimento denominati in oro, suggerisce Marcus Grubb, managing director del World Gold Council, parlando con il Sole 24 Ore a margine della Gold & Mining Conference a Milano. «Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo, ma che sta prendendo piede. Alcune società di hedge fund hanno creato fondi azionari denominati in oro, invece che in dollari, euro o sterline. Si tratta di un modo per offrire ai clienti la possibilità di evitare il rischio cambio, in un periodo in cui le principali valute vengono guardate con sfiducia».
Il punto è che l'hedge fund deve a sua volta coprirsi acquistando oro, cosa che in genere fa attraverso gli Etf. Il maggiore di questi fondi denominati in oro, afferma Grubb, è gestito dalla Paulson & Co. del celebre John Paulson. Si spiega probabilmente anche così l'enorme quantità di quote dell'Spdr Gold Trust ammassate dalla sua società: al 31 marzo il maggiore Etf sull'oro costituiva il suo asset principale, con 3,43 miliardi di dollari investiti, pari al 17,1% del suo portafoglio, e corrispondenti a un centinaio di tonnellate di oro, più delle riserve auree della banca centrale australiana.
Altri hedge fund denominati in oro, di dimensioni inferiori, sono stati varati nel 2009 dalla Osmium Capital Management e dalla Superfund Asset Management.
Paulson, considerato un vero e proprio guru degli investimenti, ha ricavato miliardi iniziando a scommettere sulla crisi dei subprime tre anni prima del crollo di Lehman Brothers. Oggi ha sposato con fervore la causa dell'oro, convinto che il dollaro non abbia futuro e che l'eccesso di liquidità sui mercati finirà per sciogliere le briglie all'inflazione. Tra le sue più recenti creazioni c'è anche un fondo interamente dedicato all'oro, con forti investimenti in società aurifere, tra cui una quota del 12% in Anglogold Ashanti e il 4 per cento di Kinross Gold.
La passione per l'oro ha contagiato anche un'altra leggenda vivente tra gli investitori, George Soros. «Lui di Etf ne ha per circa 600 milioni di dollari – ricorda Grubb – e continuava a comprarne anche quando parlava di bolla dell'oro. Un altro forte investitore è il fondo sovrano cinese Cic (China Investment Corporation) con circa 200 milioni. E di recente sul mercato londinese ci sono stati forti acquisti da parte di Schroders, che è salita fino al 15% del portafoglio».
Il forte rimbalzo degli investimenti – non solo Etf, ma anche in barre e lingotti – secondo Grubb farà risalire la domanda globale di oro nel secondo trimestre (nel primo trimestre c'era stato un calo del 25% su base annua a 760 tonnellate). Un contributo verrà anche dalla gioielleria in Asia. A sostegno dei prezzi – su cui il Wgc non elabora previsioni – ci sarà inoltre il settore ufficiale: «Le banche centrali in questo momento sono acquirenti nette e per tutto il 2010 continueranno a dare un forte sostegno al mercato».
Hedge fund a caccia di lingotti - Il Sole 24 ORE
Rif: Annaffiando le micce accese
Citazione:
Originariamente Scritto da
-Duca-
Tornando in topic posto questo articolo interessante riguardo a possibili scenari da crack up boom. Le valute di carta perdono credibilità, e alcuni hedge found non vengono più denominato in dollari, euro, sterline o yen, ma direttamente in oro.
La febbre dell'oro, risalita negli ultimi mesi con la crisi dei conti pubblici in Europa, sta alimentando nuove strategie di investimento, che promettono di gonfiare ulteriormente la domanda del metallo prezioso. La nuova accelerazione nell'acquisto di Etf troverebbe ad esempio una spiegazione anche nel diffondersi di fondi di investimento denominati in oro, suggerisce Marcus Grubb, managing director del World Gold Council, parlando con il Sole 24 Ore a margine della Gold & Mining Conference a Milano.
«Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo, ma che sta prendendo piede. Alcune società di hedge fund hanno creato fondi azionari denominati in oro, invece che in dollari, euro o sterline. Si tratta di un modo per offrire ai clienti la possibilità di evitare il rischio cambio, in un periodo in cui le principali valute vengono guardate con sfiducia».
Il punto è che l'hedge fund deve a sua volta coprirsi acquistando oro, cosa che in genere fa attraverso gli Etf. Il maggiore di questi fondi denominati in oro, afferma Grubb, è gestito dalla Paulson & Co. del celebre John Paulson. Si spiega probabilmente anche così l'enorme quantità di quote dell'Spdr Gold Trust ammassate dalla sua società: al 31 marzo il maggiore Etf sull'oro costituiva il suo asset principale, con 3,43 miliardi di dollari investiti, pari al 17,1% del suo portafoglio, e corrispondenti a un centinaio di tonnellate di oro, più delle riserve auree della banca centrale australiana.
Altri hedge fund denominati in oro, di dimensioni inferiori, sono stati varati nel 2009 dalla Osmium Capital Management e dalla Superfund Asset Management.
Paulson, considerato un vero e proprio guru degli investimenti, ha ricavato miliardi iniziando a scommettere sulla crisi dei subprime tre anni prima del crollo di Lehman Brothers. Oggi ha sposato con fervore la causa dell'oro, convinto che il dollaro non abbia futuro e che l'eccesso di liquidità sui mercati finirà per sciogliere le briglie all'inflazione. Tra le sue più recenti creazioni c'è anche un fondo interamente dedicato all'oro, con forti investimenti in società aurifere, tra cui una quota del 12% in Anglogold Ashanti e il 4 per cento di Kinross Gold.
La passione per l'oro ha contagiato anche un'altra leggenda vivente tra gli investitori, George Soros. «Lui di Etf ne ha per circa 600 milioni di dollari – ricorda Grubb – e continuava a comprarne anche quando parlava di bolla dell'oro. Un altro forte investitore è il fondo sovrano cinese Cic (China Investment Corporation) con circa 200 milioni. E di recente sul mercato londinese ci sono stati forti acquisti da parte di Schroders, che è salita fino al 15% del portafoglio».
Il forte rimbalzo degli investimenti – non solo Etf, ma anche in barre e lingotti – secondo Grubb farà risalire la domanda globale di oro nel secondo trimestre (nel primo trimestre c'era stato un calo del 25% su base annua a 760 tonnellate). Un contributo verrà anche dalla gioielleria in Asia. A sostegno dei prezzi – su cui il Wgc non elabora previsioni – ci sarà inoltre il settore ufficiale: «Le banche centrali in questo momento sono acquirenti nette e per tutto il 2010 continueranno a dare un forte sostegno al mercato».
Hedge fund a caccia di lingotti - Il Sole 24 ORE
Visto che ci vorebbe ad oggi ancora un incremento del 90% per raggiungere il valore reale del massimo per oncia, credo che parlare di bolla sia prematuro o no Duca?
Rif: Annaffiando le micce accese
Citazione:
Originariamente Scritto da
Amati75
Visto che ci vorebbe ad oggi ancora un incremento del 90% per raggiungere il valore reale del massimo per oncia, credo che parlare di bolla sia prematuro o no Duca?
sono d'accordo e aggiungo che prima che si possa parlare di bolla bisogna che l'asset finanziario in oggetto sia nei portafogli di "tutti".. tipo le dotcom,i mutuisubprime, i titoli azionari ecc... insomma che sia diffuso, tipo euforia, cosa che a mio avviso ora manca.
quanti detengono oro in portafoglio? quasi nessuno mi sa. eppure è uno dei migliori asset dell'ultimo decennio.
ed è curioso che ci sia gente che da 5 anni dice che "l'oro è in bolla", "non si compra sui massimi":D
Rif: Annaffiando le micce accese
Secondo me, per quel che riguarda l'oro, se dovesse arrivare nelle tasche di tutti potrebbe anche significare che dollari e euro e compagnia bella hanno tirato le cuoia. Cioè potrebbe di fatto esserci una ri-monetizzazione spontanea dell'oro.
L'unica eventualità di una bolla dell'oro è quella degli anni ottanta: un banchiere centrale che ad un certo punto rialza i tassi d'interesse e li tiene lì evitando qualsiasi pressione.
Rif: Annaffiando le micce accese
Citazione:
Originariamente Scritto da
Orone
Quello che sto cercando di dire è che sicuramente non potrà esserci un livello di indebitamento pari a quello giapponese. Perché di questo ho parlato dall'inizio. E anche se così fosse, se anche con i livelli di risparmio americani di oggi si raggiungesse lo stesso livello di debito, significherebbe consegnare una grossa fetta di economia, oltre a quella attuale, al governo.
Con il rischio di ritrovarsi nei panni dello stesso governo giapponese che già oggi spende una bella fette delle entrate per gli interessi. E se gli interessi dovessero salire un pochino...
Cioè in pratica visto che i giapponesi hanno fatto la frittata, perché copiarli?
Perchè gli USA possono monetizzare il proprio debito agevolmente. Tra l'altro è in parte anche quello che è successo in Giappone
Rif: Annaffiando le micce accese
Citazione:
Originariamente Scritto da
Phileas
Perchè gli USA possono monetizzare il proprio debito agevolmente. Tra l'altro è in parte anche quello che è successo in Giappone
No. Non è vero che si può monetizzare agevolmente un debito pubblico. Una monetizzazione agevole significa necessariamente iperinflazione. Ed è questa la differenza dei giapponesi: lì i risparmi c'erano.
L'altra soluzione è che ci siano risparmi veri che sostengano il deficit americano. Ma perché i cinesi, che tra l'altro demograficamente hanno anche loro delle belle gatte da pelare, dovrebbero lavorare e investire continuamente nel debito americano?