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  1. #1
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    Predefinito Precari: la protesta degli ultimi

    LA LOTTA DI 200.000 GIOVANI PREPARATI, MA RIFIUTATI DAL SISTEMA PRODUTTIVO DI UN PAESE IN CUI SI STA SFASCIANDO LA SCUOLA PUBBLICA…. RICERCATORI GIOVANI E DI TALENTO IN FUGA IN UN’ITALIA DI VECCHI AGGRAPPATI ALLE LEVE DI COMANDO DOVE HANNO SPAZIO SOLO I CONDANNATI AL SILENZIO

    C’è stato un tempo in cui essere docente voleva dire ricoprire un ruolo reputato socialmente di rilievo.
    Oggi la scuola italiana è allo sfacelo e cade a pezzi, letteralmente a pezzi. Così mentre il Paese geme, disastrato ed indebitato all’inverosimile, ed i poveri sono sempre più poveri, sullo sfondo di una lotta tra forze politiche che hanno perso il contatto con la realtà, un’intera generazione di giovani docenti, di lavoratori onesti, un esercito di disperati fatto di 200 mila persone, è pronta a tutto per tentare di salvare lo stipendio e non finire sul lastrico.
    Per un osservatore attento, è interessante notare come si possano cogliere nel Paese i segnali, per il momento sporadici, di un’insofferenza e di un disagio sociale profondo che partono dal basso, dai fischi a dell’Utri, e poi a Schifani, fino al fumogeno lanciato contro Bonanni, c’è un’altra Italia che non ne può più.
    In questo quadro si colloca la protesta dei precari, che ha la faccia pulita di tanti giovani coraggiosi e di talento, con alla spalle un lungo ed inutile percorso di studi.
    Questi giovani sono tra quelli indicati da Fini nella piazza di Mirabello, di quelli che fa davvero male al cuore vederne i volti consumati dalle privazioni del cibo essenziale per la vita.
    Ma dov’è l’ Italia del precariato?
    Non la trovi certo in TV, perché fa notizia solo se si tenta il suicidio, eppure è una realtà che si estende a macchia d’olio, che toglie ogni diritto sociale e taglia fuori dal futuro, in un Paese schizofrenico in cui è più facile trovare lavoro se sei ex detenuto da collocare in un programma di reinserimento. L’Italia è un Paese di vecchi, anzi di supervecchi avidamente aggrappati ai ruoli di comando, camuffati da sempre giovani con i sapienti trucchi che la medicina estetica consente e che quando lasciano uno spiraglio aperto ai giovani lo fanno solo e se appartieni alla cerchia familiare-amicale.
    Eppure, a volte, persino in tali casi, si può notare come si radicano sentimenti di rivalsa, cosicchè gli stessi “figli di” raccontano spesso di sentirsi schiacciati dal peso di un ascendente che non vuole saperne di allentare la presa dal potere.
    Questo è l’emblema che rappresenta bene la mentalità italiota corrente, la quale si è espressa attraverso scelte politiche che hanno condannato all’esilio i nostri più brillanti giovani ricercatori, che si ricostruiscono all’esterno un’identità negata in Patria.
    Perché, è bene capirlo, se da giovane sei considerato inutile, demansionato, rifiutato dal ciclo produttivo di un Paese in cui fa moda lo stile giovanilistico dei vecchi, che si riciclano eternamente, allora entra in discussione l’identità stessa dei nostri giovani, che si fa confusa ed incerta, mentre i modelli per le nuove generazioni di italiani, che il sultanato Berlusconi sta producendo, sono agghiaccianti.
    Se si è una donna si è più fortunati perché ci si può ispirare alle gheddafine, recentissimo modello del prototipo intramontabile della Velina, le abbiamo viste sfilare robotiche ed inespressive, addestrate al silenzio, mentre scarsi sono stati i riflettori per i giovani precari della scuola, che nell’indifferenza generale, sfidano la morte con la lotta estrema dello sciopero della fame ed ai quali un’altra donna, una Gelmini in versione Crudelia De Mon, dice di arrendersi senza condizioni, in un Paese in cui da sempre persino con i rapinatori che assaltano le banche si tratta la resa.
    E allora, i precari si affamano, si sfiniscono perché sanno che oltre la lotta non c’è orizzonte, perchè sanno che essere precario è peggio di tutto, si deve imparare a pensare in piccolo, i pensieri si fanno striminziti e ti ricordano che non puoi osare, perché si perdono le prerogative stesse della giovane età, il desiderio di conoscenza di sé e del mondo.
    Una condizione da giovane “senza lavoro” si traduce in un limbo senza vie d’uscita, e rispetto a tale condizione lo sciopero della fame, quale forma pacifica di protesta, eleva questi uomini sconosciuti dalle vite comuni e tranquille al di sopra di tutti noi.

    Vittoria Operato
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Precari: la protesta degli ultimi

    certo che è un problma che fa schifo.. in un paese dove piccoli politici opportunisti e piccoli dirigenti di una burocrazia intrigante godono di pensioni stipendi e patrimoni milionari.,..
    [B]per mantenere in pace un mondo caratterizzato da ingiuste concentrazioni di ricchezza ed enormi sacche di povertà è necessario trasformare i poveri in zombie con la propaganda e le religioni[/B]

  3. #3
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    Thumbs down Rif: Precari: la protesta degli ultimi

    Citazione Originariamente Scritto da destradipopolo Visualizza Messaggio
    LA LOTTA DI 200.000 GIOVANI PREPARATI, MA RIFIUTATI DAL SISTEMA PRODUTTIVO DI UN PAESE IN CUI SI STA SFASCIANDO LA SCUOLA PUBBLICA…. RICERCATORI GIOVANI E DI TALENTO IN FUGA IN UN’ITALIA DI VECCHI AGGRAPPATI ALLE LEVE DI COMANDO DOVE HANNO SPAZIO SOLO I CONDANNATI AL SILENZIO

    C’è stato un tempo in cui essere docente voleva dire ricoprire un ruolo reputato socialmente di rilievo.
    Oggi la scuola italiana è allo sfacelo e cade a pezzi, letteralmente a pezzi. Così mentre il Paese geme, disastrato ed indebitato all’inverosimile, ed i poveri sono sempre più poveri, sullo sfondo di una lotta tra forze politiche che hanno perso il contatto con la realtà, un’intera generazione di giovani docenti, di lavoratori onesti, un esercito di disperati fatto di 200 mila persone, è pronta a tutto per tentare di salvare lo stipendio e non finire sul lastrico.
    Per un osservatore attento, è interessante notare come si possano cogliere nel Paese i segnali, per il momento sporadici, di un’insofferenza e di un disagio sociale profondo che partono dal basso, dai fischi a dell’Utri, e poi a Schifani, fino al fumogeno lanciato contro Bonanni, c’è un’altra Italia che non ne può più.
    In questo quadro si colloca la protesta dei precari, che ha la faccia pulita di tanti giovani coraggiosi e di talento, con alla spalle un lungo ed inutile percorso di studi.
    Questi giovani sono tra quelli indicati da Fini nella piazza di Mirabello, di quelli che fa davvero male al cuore vederne i volti consumati dalle privazioni del cibo essenziale per la vita.
    Ma dov’è l’ Italia del precariato?
    Non la trovi certo in TV, perché fa notizia solo se si tenta il suicidio, eppure è una realtà che si estende a macchia d’olio, che toglie ogni diritto sociale e taglia fuori dal futuro, in un Paese schizofrenico in cui è più facile trovare lavoro se sei ex detenuto da collocare in un programma di reinserimento. L’Italia è un Paese di vecchi, anzi di supervecchi avidamente aggrappati ai ruoli di comando, camuffati da sempre giovani con i sapienti trucchi che la medicina estetica consente e che quando lasciano uno spiraglio aperto ai giovani lo fanno solo e se appartieni alla cerchia familiare-amicale.
    Eppure, a volte, persino in tali casi, si può notare come si radicano sentimenti di rivalsa, cosicchè gli stessi “figli di” raccontano spesso di sentirsi schiacciati dal peso di un ascendente che non vuole saperne di allentare la presa dal potere.
    Questo è l’emblema che rappresenta bene la mentalità italiota corrente, la quale si è espressa attraverso scelte politiche che hanno condannato all’esilio i nostri più brillanti giovani ricercatori, che si ricostruiscono all’esterno un’identità negata in Patria.
    Perché, è bene capirlo, se da giovane sei considerato inutile, demansionato, rifiutato dal ciclo produttivo di un Paese in cui fa moda lo stile giovanilistico dei vecchi, che si riciclano eternamente, allora entra in discussione l’identità stessa dei nostri giovani, che si fa confusa ed incerta, mentre i modelli per le nuove generazioni di italiani, che il sultanato Berlusconi sta producendo, sono agghiaccianti.
    Se si è una donna si è più fortunati perché ci si può ispirare alle gheddafine, recentissimo modello del prototipo intramontabile della Velina, le abbiamo viste sfilare robotiche ed inespressive, addestrate al silenzio, mentre scarsi sono stati i riflettori per i giovani precari della scuola, che nell’indifferenza generale, sfidano la morte con la lotta estrema dello sciopero della fame ed ai quali un’altra donna, una Gelmini in versione Crudelia De Mon, dice di arrendersi senza condizioni, in un Paese in cui da sempre persino con i rapinatori che assaltano le banche si tratta la resa.
    E allora, i precari si affamano, si sfiniscono perché sanno che oltre la lotta non c’è orizzonte, perchè sanno che essere precario è peggio di tutto, si deve imparare a pensare in piccolo, i pensieri si fanno striminziti e ti ricordano che non puoi osare, perché si perdono le prerogative stesse della giovane età, il desiderio di conoscenza di sé e del mondo.
    Una condizione da giovane “senza lavoro” si traduce in un limbo senza vie d’uscita, e rispetto a tale condizione lo sciopero della fame, quale forma pacifica di protesta, eleva questi uomini sconosciuti dalle vite comuni e tranquille al di sopra di tutti noi.

    Vittoria Operato
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    Insomma, Passato e Schiavitù alla fine, come al solito, punta a intascare i voti delle solite clientele, non solo meridionali: precariato pubblico (non quello privato perchè i padroni possono arrabbiarsi), falsi invalidi e le fasce nullafacenti del pubblico impiego.
    E agli altri non resta che arrangiarsi.:gluglu:
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  4. #4
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    Predefinito Rif: Precari: la protesta degli ultimi

    Citazione Originariamente Scritto da destradipopolo Visualizza Messaggio
    LA LOTTA DI 200.000 GIOVANI PREPARATI, MA RIFIUTATI DAL SISTEMA PRODUTTIVO DI UN PAESE IN CUI SI STA SFASCIANDO LA SCUOLA PUBBLICA…. RICERCATORI GIOVANI E DI TALENTO IN FUGA IN UN’ITALIA DI VECCHI AGGRAPPATI ALLE LEVE DI COMANDO DOVE HANNO SPAZIO SOLO I CONDANNATI AL SILENZIO

    C’è stato un tempo in cui essere docente voleva dire ricoprire un ruolo reputato socialmente di rilievo.
    Oggi la scuola italiana è allo sfacelo e cade a pezzi, letteralmente a pezzi. Così mentre il Paese geme, disastrato ed indebitato all’inverosimile, ed i poveri sono sempre più poveri, sullo sfondo di una lotta tra forze politiche che hanno perso il contatto con la realtà, un’intera generazione di giovani docenti, di lavoratori onesti, un esercito di disperati fatto di 200 mila persone, è pronta a tutto per tentare di salvare lo stipendio e non finire sul lastrico.
    Per un osservatore attento, è interessante notare come si possano cogliere nel Paese i segnali, per il momento sporadici, di un’insofferenza e di un disagio sociale profondo che partono dal basso, dai fischi a dell’Utri, e poi a Schifani, fino al fumogeno lanciato contro Bonanni, c’è un’altra Italia che non ne può più.
    In questo quadro si colloca la protesta dei precari, che ha la faccia pulita di tanti giovani coraggiosi e di talento, con alla spalle un lungo ed inutile percorso di studi.
    Questi giovani sono tra quelli indicati da Fini nella piazza di Mirabello, di quelli che fa davvero male al cuore vederne i volti consumati dalle privazioni del cibo essenziale per la vita.
    Ma dov’è l’ Italia del precariato?
    Non la trovi certo in TV, perché fa notizia solo se si tenta il suicidio, eppure è una realtà che si estende a macchia d’olio, che toglie ogni diritto sociale e taglia fuori dal futuro, in un Paese schizofrenico in cui è più facile trovare lavoro se sei ex detenuto da collocare in un programma di reinserimento. L’Italia è un Paese di vecchi, anzi di supervecchi avidamente aggrappati ai ruoli di comando, camuffati da sempre giovani con i sapienti trucchi che la medicina estetica consente e che quando lasciano uno spiraglio aperto ai giovani lo fanno solo e se appartieni alla cerchia familiare-amicale.
    Eppure, a volte, persino in tali casi, si può notare come si radicano sentimenti di rivalsa, cosicchè gli stessi “figli di” raccontano spesso di sentirsi schiacciati dal peso di un ascendente che non vuole saperne di allentare la presa dal potere.
    Questo è l’emblema che rappresenta bene la mentalità italiota corrente, la quale si è espressa attraverso scelte politiche che hanno condannato all’esilio i nostri più brillanti giovani ricercatori, che si ricostruiscono all’esterno un’identità negata in Patria.
    Perché, è bene capirlo, se da giovane sei considerato inutile, demansionato, rifiutato dal ciclo produttivo di un Paese in cui fa moda lo stile giovanilistico dei vecchi, che si riciclano eternamente, allora entra in discussione l’identità stessa dei nostri giovani, che si fa confusa ed incerta, mentre i modelli per le nuove generazioni di italiani, che il sultanato Berlusconi sta producendo, sono agghiaccianti.
    Se si è una donna si è più fortunati perché ci si può ispirare alle gheddafine, recentissimo modello del prototipo intramontabile della Velina, le abbiamo viste sfilare robotiche ed inespressive, addestrate al silenzio, mentre scarsi sono stati i riflettori per i giovani precari della scuola, che nell’indifferenza generale, sfidano la morte con la lotta estrema dello sciopero della fame ed ai quali un’altra donna, una Gelmini in versione Crudelia De Mon, dice di arrendersi senza condizioni, in un Paese in cui da sempre persino con i rapinatori che assaltano le banche si tratta la resa.
    E allora, i precari si affamano, si sfiniscono perché sanno che oltre la lotta non c’è orizzonte, perchè sanno che essere precario è peggio di tutto, si deve imparare a pensare in piccolo, i pensieri si fanno striminziti e ti ricordano che non puoi osare, perché si perdono le prerogative stesse della giovane età, il desiderio di conoscenza di sé e del mondo.
    Una condizione da giovane “senza lavoro” si traduce in un limbo senza vie d’uscita, e rispetto a tale condizione lo sciopero della fame, quale forma pacifica di protesta, eleva questi uomini sconosciuti dalle vite comuni e tranquille al di sopra di tutti noi.

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  5. #5
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    Predefinito Rif: Precari: la protesta degli ultimi

    La scuola e' sfasciata anche a causa dell' eccessiva presenza di insegnanti.

    Non si risolve certo il problema continuandola ad utilizzare alla stregua di un ammortizzatore sociale.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Precari: la protesta degli ultimi

    Citazione Originariamente Scritto da destradipopolo Visualizza Messaggio
    E allora, i precari si affamano, si sfiniscono perché sanno che oltre la lotta non c’è orizzonte, perchè sanno che essere precario è peggio di tutto, si deve imparare a pensare in piccolo, i pensieri si fanno striminziti e ti ricordano che non puoi osare, perché si perdono le prerogative stesse della giovane età, il desiderio di conoscenza di sé e del mondo.
    Una condizione da giovane “senza lavoro” si traduce in un limbo senza vie d’uscita, e rispetto a tale condizione lo sciopero della fame, quale forma pacifica di protesta, eleva questi uomini sconosciuti dalle vite comuni e tranquille al di sopra di tutti noi.
    Quoto, conosco il problema come lo conosciamo tutti, e in più ci vivo dentro.

    In concreto, quali sono le proposte?

    No, perchè ogni volta che si parla di elezioni, ogni volta che la politica ha bisogno di imbarcare farlocchi, si appozza alla retorica dei giovani.
    Passate elezioni e balle varie si fa esattamente il contrario e prevalgono le esigenze del pensiero unico: privatizzazioni, competitività, 4€ l'ora in nero, salviamo le banche etc.

    Sono tutt'orecchi, quali proposte, anche minime, sono patrimonio della nuova formazione?
    Ultima modifica di Grifo; 19-09-10 alle 10:57
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Precari: la protesta degli ultimi

    Citazione Originariamente Scritto da Grifo Visualizza Messaggio

    Sono tutt'orecchi, quali proposte, anche minime, sono patrimonio della nuova formazione?
    Qui e' tutto da rifare.

    la meta' degli insegnanti va lasciata a casa, anche quelli di ruolo.

    Devono restare solo quelli veramente in grado di insegnare.

    E questi vanno pagati bene.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Precari: la protesta degli ultimi

    Citazione Originariamente Scritto da L'anticristo Visualizza Messaggio
    Qui e' tutto da rifare.

    la meta' degli insegnanti va lasciata a casa, anche quelli di ruolo.

    Devono restare solo quelli veramente in grado di insegnare.

    E questi vanno pagati bene.
    Non sia di cosa parli, evita....

  9. #9
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    Predefinito Rif: Precari: la protesta degli ultimi

    I precari nella scuola sono stati per decenni illusi dalla sinistra e dai sindacati, nonostante tutti sapessero benissimo che per loro non ci sarebbe MAI stata una cattedra, per creare una clientela e un bacino di consenso elettorale.

    PRENDETEVELA CON I COMUNISTI E NON CON IL GOVERNO CHE STA RIPORTANDO UN PO' DI ORDINE

    La scuola dei precari che tanto osannate è quella che sforna ogni anno legioni di caproni ignoranti che ci hanno portato all'ultimo posto nelle classifiche dei paesi civili.

    La pagella dell'Ocse alla scuola italiana: bocciata - Il Sole 24 ORE

    (studio pubblicato su dati del 2007, governo PRODI)
    Ultima modifica di 100% Antikomunista; 19-09-10 alle 13:13
    "Non possiamo accettare gli insulti di quei clandestini. Non tolleriamo atteggiamenti prepotenti e arroganti da parte di ospiti che come tali dovrebbero comportarsi. Vogliono stare sulla gru? Ci restino, ma senza acqua nè cibo" - LEGA NORD BRESCIA

  10. #10
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    Predefinito Rif: Precari: la protesta degli ultimi

    Confrontare prego GENERAZIONE ITALIA


    L’Italia è un Paese di vecchi, anzi di supervecchi avidamente aggrappati ai ruoli di comando, camuffati da sempre giovani con i sapienti trucchi che la medicina estetica consente e che quando lasciano uno spiraglio aperto ai giovani lo fanno solo e se appartieni alla cerchia familiare-amicale.
    con il sito di BEPPE GRILLO


    Un Paese di vecchi che divora i propri figli come Saturno, di raccomandati, di prostituti e di prostitute, del proprio corpo o della propria coscienza.

    Non è un Paese per giovani- Blog di Beppe Grillo


    ECCOLA QUI LA DESTRA MODERNA... I FANATICI GRILLINI! ostridicolo:

    Chi ha creduto e si ritiene erede di Almirante, oggi si è ridotto a fare da portavoce ai fanatici isterici del piazzista di dvd... repapelle:
    Ultima modifica di 100% Antikomunista; 19-09-10 alle 13:19
    "Non possiamo accettare gli insulti di quei clandestini. Non tolleriamo atteggiamenti prepotenti e arroganti da parte di ospiti che come tali dovrebbero comportarsi. Vogliono stare sulla gru? Ci restino, ma senza acqua nè cibo" - LEGA NORD BRESCIA

 

 
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