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Discussione: Focus Cina

  1. #21
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    Predefinito Rif: Riferimento: focus Cina

    BRUXELLES, 9 ottobre (Reuters) - Il vice presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che Pechino continuerà ad allentare moderatamente la politica monetaria. Nel corso di una conferenza sull'economia in occasione di una vista in Belgio il vicepresidente cinese ha anche sottolinato che Cina e Unione europea dovrebbero intensificare il dialogo sui temi macroeconomici e finanziari e lavorare per eliminare ogni forma di protezionismo negli scambi commerciali.

    Xi ha anche dichiarato che ci sono segni di ripresa nell'economia globale, ma che il processo richiederà tempo. In Cina la ripresa deve ancora raggiungere un ritmo "stabile e solido", ha detto.

    Cina, politica monetaria moderatamente esapansiva, più legami Ue | Notizie | Società Estere | Reuters

  2. #22
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    Predefinito Rif: Riferimento: focus Cina

    Crescita record dell'indice Pmi nel mese scorso: la più alta dell'ultimo anno mezzo 

    L'economia cinese è tornata a correre come non faceva da un anno e mezzo. Secondo gli economisti in ottobre la produzione industriale dell'ex impero celeste ha registrato la crescita più importante degli ultimi 18 mesi, con l'indice Pmi (Purchasing managers index), balzato dai 54,3 punti di settembre ai 55,2 del mese scorso. L'economia cinese, comunque, tra luglio e settembre era cresciuta dell'8,9 per cento (tasso annualizzato), contro il 3,5% degli Stati Uniti. Positivi i commenti degli economisti, che sottolineano però il ruolo strategico degli aiuti di Stato in questa ripresa. «Questi dati fanno ben sperare per il futuro - spiega alla Bbc Zhang Liqun, economista del dipartimento dello Sviluppo economico - e la nostra stima per la crescita della produzione industriale nell'ultimo trimestre dell'anno è del 9,5 per cento».

    Un'accelerazione che non può prescindere dalla forte iniezione di liquidità e dagli aiuti messi a punto dal governo cinese. Alla fine del 2008, infatti, Pechino aveva annunciato un piano di incentivi di 4 trilioni di yuan, pari a 586 miliardi di dollari, indirizzati soprattutto al settore delle infrastrutture.

    1 novembre 2009


    Cina: la produzione ai massimi da 18 mesi - Il Sole 24 ORE

  3. #23
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    Predefinito Rif: Riferimento: focus Cina

    (AGI) - Pechino, 5 nov. - Il colosso chimico Usa Dow Chemical e Shenhua, la piu' grossa societa' mineraria cinese estrattrice di carbone, hanno rilanciato il loro progetto da 10 miliardi di dollari nella regione del Shaanxi. Il piano aveva subito un rinvio di un anno e punta a d installare 23 unita' a Yulin, nel nord dello Shaanxi. L'obiettivo e' quello di utilizzare "carbone pulito" convertendole in metanolo per produrre etilene e propilene, componenti chimiche usate per fabbricare plastica e altri prodotti chimici. "Gli studi di fattibilita' del progetto - rivela il giornale China Chemical Industry News - sono passati all'approvazione del governo centrale". Questi studi avrebbero dovuto essere completati nel 2008.


    AGI News On - CINA: DOW CHEMICAL-SHENHUA RILANCIANO PROGETTO DA 10 MLD

  4. #24
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    Predefinito Rif: Riferimento: focus Cina

    Un nuovo pilastro: Pechino
    Il "New Deal" della Cina è la sfida più insidiosa al nuovo secolo Americano Mondo
    america
    cina
    xxi secolo
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    Inserisci uno o più indirizzi separati da virgole. di James Kurth3 Novembre 2009 Una rassegna dei pilastri del primo secolo Americano a volte potrebbe causare pensieri scoraggianti. Molti di questi pilastri sono stati sprecati o abbandonati, come aveva previsto Daniel Bell nel suo “Le contraddizioni culturali del Capitalismo” – dalle successive generazioni di Americani nel corso dei decenni che hanno costituito la maggior parte dell’età d’oro del secolo americano. Oggi è banale osservare che due dei pilastri economici, quello industriale e quello finanziario, hanno particolarmente perso vigore. Un paragone con la Cina rende questa affermazione palese.

    Sebbene gli USA rimangano la maggior economia industriale del pianeta, la Cina è proiettata a prenderne il posto attorno al 2015. E la Cina è certamente il più grande produttore, e spesso il più competitivo, in settori essenziali quali l’acciaio, la cantieristica navale e i prodotti di largo consumo. Parimenti, la Cina si sta velocemente espandendo e migliorando nel comparto automobilistico e in quello chimico. Questi sono stati i settori essenziali di ogni solida economia industriale, e sono stati, di regola, i promotori di massicci profitti per le esportazioni. (Assieme alla produzione di aerei, questi settori hanno permesso agli USA di vincere la Seconda Guerra mondiale, e hanno a lungo servito come fondamento della “American way of war”).

    La superiorità industriale della Cina, e i guadagni dalle esportazioni che essa comporta, si è ovviamente tradotta in forza finanziaria. Raggiunti i 2 triliardi, le riserve cinesi in valuta estera – per la maggior parte in dollari americani – attualmente superano quelle di ogni altro Paese. L’anno scorso, il Governo cinese ha usato la leva fornitagli dagli 800 miliardi di dollari investiti in obbligazioni del Tesoro americano per fare pressione sul Tesoro USA e sulla Federal Reserve riguardo alle loro misure incidenti sul valore del dollaro. Ancor più significativo è il fatto che la Cina abbia usato la sua forza finanziaria per implementare il programma di stimolo all’economia di maggior successo tra quelli varati finora per far fronte alla recessione globale. Nel 2009, i più efficaci sostenitori della politica fiscale di matrice keynesiana sono stati i cinesi.

    La risposta del Governo cinese all’attuale crisi economica mondiale è molto simile alla risposta data dal Presidente Franklin Roosevelt contro la Grande Depressione. Come il New Deal di Roosevelt, la versione cinese è incentrata su una spesa pubblica su larga scala destinata a colossali progetti infrastrutturali come autostrade, ferrovie, ponti, dighe, elettrificazione rurale, edifici pubblici. Questi progetti infrastrutturali non solo garantiscono mercati stabili e continua occupazione per industrie basilari come l’acciaio, il cemento, i macchinari pesanti e l’edilizia; ma portano anche a un aumento della produttività di lungo periodo per l’economia nazionale.

    In contrasto sia con l’Amministrazione Roosevelt negli anni ‘30 che con il Governo cinese oggi, l’Amministrazione Obama sta spendendo poco in nuove infrastrutture. La maggior parte del suo programma di stimolo è rivolto semplicemente al mantenere gli asset esistenti e il tasso di occupazione in settori selezionati dei servizi (e nei collegi elettorali del Partito Democratico), in particolare nei governi statali e locali e nella pubblica istruzione.

    Le somiglianze tra la risposta USA alla Grande Depressione e le misure adottare dal governo cinese nei confronti dell’attuale crisi recessiva globale non sono casuali. Sia gli USA di quell’epoca che la Cina di oggi possiedono una vasta struttura industriale che ha improvvisamente sofferto per colpa della sottoutilizzazione e dell’eccesso di capacità produttiva. Con una parte così grande dell’economia destinata all’industria, e con l’industria che riceve una spinta così grande dalla politica, per i governi diventa naturale enfatizzare il rilancio dell’industria e della manifattura. Un programma di rilancio di un’economia imperniata sull’industria (nonché influenzata dall’industria) punterà normalmente l’accento sulla spesa governativa e su una qualche forma di politica fiscale keynesiana.

    Tuttavia, negli Stati Uniti degli anni recenti, l’industria ha giocato una parte più ridotta nell’economia rispetto agli anni ‘30 e a quella giocata nella Cina di oggi. La finanza è diventata il singolo maggior settore economico, nonché il più redditizio e prestigioso; non è sorprendente accorgersi che la finanza è divenuta anche il settore economico più influenzato dalla politica. Ciò ha significato che la risposta dell’America alla crisi economica – prima quella dell’Amministrazione Bush nel 2008 ed ora quella della Presidenza Obama nel 2009 – è stata incentrata sulla finanza (ed influenzata da quest’ultima). È per questo che si è puntato sul salvataggio di istituti finanziari “too big to fail”, sulla manipolazione dei tassi di interesse e sulla politica monetaria (una sorta di "friedmanismo").

    La reale e inquietante analogia tra l’economia USA e le politiche economiche del presente, quindi, non è quella con l’America degli anni ‘30, bensì il Regno Unito dello stesso periodo. In quel periodo, i decenni in cui la Gran Bretagna era “la fabbrica del mondo” erano da tempo tramontati; l’economia inglese era basata sulla finanza, ed i Governi inglesi agivano sulla politica economica di conseguenza. La City (e Lombard Street) aveva ancora più autorità di quanto non ne avesse oggi Wall Street in America). Il risultato era che, durante la Grande Depressione, la Gran Bretagna non intraprese neppure una mossa che rassomigliasse al deficit spending e alla politica fiscale del New Deal (niente di simile al keynesismo nel Paese di Keynes). Al contrario, il Regno Unito ha vissuto un “decennio perduto” di tetra stagnazione, che ha condotto a sua volta all’incapacità di sostenere in seguito lo status di potenza mondiale.

    In breve, se le tendenze e le politiche economiche attuali della Cina dovessero continuare, il risultato sarà che la Cina uscirà dalla crisi economica con la sua economia più sviluppata e diversificata di quanto non fosse prima delle turbolenze economiche. Al tempo stesso, se le tendenze e le politiche economiche attuali intraprese dagli Stati Uniti continueranno, l’uscita dalla crisi vedrà una economia americana più distorta e più debilitata del periodo prima della crisi.

    Superiorità tecnologica. È opportuno ricordare che le politiche economiche dell’Amministrazione Roosevelt – sia il New Deal che la spesa militare, sia il keynesimo civile che il quello militare – diedero vita a una vasta e variegata struttura industriale che non rappresentava solo la fabbrica del mondo, ma anche le sue meraviglie (come esemplificato dall’Esposizione Universale di New York del 1939). Questa struttura industriale era pienamente operativa nel 1941, e costituì le fondamenta del secolo americano. Se vogliamo prenderne spunto per affrontare l’attuale crisi economica mondiale, dobbiamo produrre un risultato simile, e possiamo farlo solo attraverso la costruzione dell’unico pilastro sano che ci rimane: la nostra storica superiorità tecnologica.

    La Cina sta investendo massicciamente per raggiungere la nostra forza tecnologica, espandendo e migliorando velocemente le università e gli istituti di ricerca, ma sta anche investendo in una educazione rigorosa per l’intera popolazione. Sebbene queste misure siano risultate efficaci nell’aumentare in maniera stabile la produttività economica, storicamente un’economia necessita di molti anni per tradurre la propria superiorità industriale e finanziaria in superiorità tecnologica. (Per esempio, gli Stati Uniti raggiunsero la superiorità industriale negli anni Novanta del Diciannovesimo secolo e la superiorità finanziaria nel primo decennio del Novecento, ma le sue università non superarono nettamente le migliori università inglesi e tedesche che nella Seconda Guerra mondiale). La questione centrale e strategica circa quale Paese otterrà la superiorità tecnologica del futuro sarà legata a quale Paese guiderà i nuovi settori economici del domani.

    Oggi, gli ovvi candidati a rientrare in questi settori sono le nuove fonti energetiche sostenibili o “verdi” e il loro utilizzo, nuovi prodotti e processi basati sulle biotecnologie, e nuovi trattamenti medico-sanitari. (Si potrebbe pensare che gli ultimi due candidati non siano veramente distinti, ma si commetterebbe un errore: le implicazioni economiche delle biotecnologie e gli usi della “biomimicry” sorpassano di gran lunga le applicazioni medicali, e non tutti i nuovi trattamenti medici necessitano della sola biotecnologia). È interessante notare che l’Amministrazione Obama ha specificato come i progressi nel campo dell’energia e della medicina siano al centro della sua visione futuribile dell’economia americana, e che questi settori, assieme all’istruzione, occupano una posizione di rilievo nel ritratto pubblico del suo programma di stimolo economico e delle priorità di budget presentato dall’Amministrazione.

    I settori economici ancora potenziali dell’energia sostenibile, della biotecnologia e del mondo medico e sanitario sono chiaramente di importanza vitale per un vasto numero di persone sparse per il mondo. In più, quei Paesi con economie industrializzate o in via di sviluppo potrebbero essere in grado ma anche desiderose di spendere ingenti somme per importate i nuovi prodotti e processi produttivi di questi settori. Se gli Stati Uniti riusciranno a raggiungere una posizione di leadership in questi settori, come hanno fatto nel Ventesimo secolo per l’aerospaziale, l’informatica e le telecomunicazioni, riusciranno a garantirsi un solido pilastro per una ancor più estesa leadership americana nel mondo del Ventunesimo secolo. I cinesi, tuttavia, non sono indifferenti alla promessa di almeno uno di questi nuovi settori, le energie rinnovabili, che attualmente ritengono di importanza strategica. Negli anni scorsi, come parte del pacchetto di stimolo dell’economia, i cinesi hanno cominciato a costruire enormi centrali eoliche e solari e a sviluppare promettenti automobili a batteria.

    Dovrebbe essere un obiettivo primario del Governo Usa quello di mantenere o ancor meglio accrescere la superiorità tecnologica degli Stati Uniti, in particolar modo sviluppando i nuovi settori economici che diventeranno leader nei mercati internazionali. Questo comporterà la promozione e l’abilitazione delle tradizionali colonne sui cui si fonda la superiorità tecnologica americana: il sistema universitario, con i suoi numerosi scienziati e ingegneri; il sistema del libero mercato, con i suoi tanti innovatori e imprenditori; e il sistema d’istruzione per la maggioranza della popolazione (che certamente ha un gran bisogno di essere migliorato).

    Alcuni economisti hanno sostenuto che solo scienziati e ingegneri di alto livello sono importanti ai fini della produttività economica e della competitività internazionale, e che il livello d’istruzione generale della popolazione non conta. Tuttavia, le invenzioni di questi scienziati e ingegneri devono essere trasformate ed allargate in interi settori economici. Ciò richiede il sostegno di una larga base di lavoratori intelligenti, qualificati e diligenti, in campo industriale, tecnico e impiegatizio, una base che deve essere continuamente riprodotta e migliorata grazie al sistema educativo. In ogni caso, gli Stati Uniti non saranno in grado di continuare a godere di una economia produttiva e competitiva se non continueranno a sostenere il grande e crescente numero di persone che soffrono di un deficit di educazione e sono perennemente inoccupate e sottoccupate.

    Per fare in modo di migliorare l’istruzione generale, è forse tempo di ritornare al vecchio valore Americano della concorrenza. Molti tentativi di riformare il monopolio delle scuole pubbliche (più precisamente, le scuole governative) sono falliti; la soluzione si troverà lasciando che una grande varietà di scuole private entri liberamente in concorrenza con le scuole pubbliche. Tutte le migliori scuole potranno ricevere assistenza pubblica; nessuna godrà di una posizione monopolistica. Sfortunatamente, dato che uno dei principali collegi elettorali del Partito Democratico risiede nelle associazioni degli insegnanti delle scuole pubbliche, le politiche educative dell’Amministrazione Obama saranno in grado solo di peggiorare lo stato delle cose.

    Il corollario militare. Anche se riuscissimo a rivitalizzare la nostra economia attraverso la leadership scientifico-tecnologica, dovremmo comunque ancora ricreare un “American Way of War” di successo e adatto alle attuali circostanze. Questo ci porta alla questione di come avremo la meglio sui movimenti degli insorti e sulle altre “fionde e frecce” di attori non-statali ostili agli Usa. Da un lato, la opaca (ma ancora dibattuta) esperienza americana con la counterinsurgency in Vietnam – che giunse all’apice del primo secolo americano – convinse l’apparato militare americano, per più di una generazione dopo il conflitto, che la stessa counterinsurgency risultava incompatibile con ogni possibile versione del modus operandi bellico americano. Dall’altro, il recente successo in Iraq della nuova (per la verità rinnovata) dottrina del counterinsurgency offre una nuova speranza.

    L’indizio per l’enigma proposto dalla guerra alla "insorgenza" sta nel guardare ancora più da vicino alle caratteristiche del modello di guerra americano come sono state mostrate nella storia militare degli USA. Abbiamo già menzionato le ben note caratteristiche della massa schiacciante e della mobilità ad ampio raggio, assieme a quella addizionale dell’alta tecnologia. Ma quando gli USA combatterono guerre nel Ventesimo secolo, proposero un’ulteriore elemento distintivo: una grande fiducia nelle forze di terra alleate. Nella Prima guerra mondiale, le armate francesi ed inglesi; nella Guerra di Corea, l’esercito sudcoreano; e nella Guerra del Vietnam, le armate del Vietnam del Sud. Anche nella Guerra del Golfo del 1991, l’esercito USA operò con parecchie unità di terra fornite da altri membri della “Coalizione dei volenterosi” (ad esempio, quelle di Gran Bretagna, Francia e Arabia Saudita).

    In breve, la “massa schiacciante” delle forze terrestri americane è sempre stata un’illusione; le forze di terra degli alleati USA erano spesso più numerose (anche se meno efficienti ed efficaci) di quelle degli Stati Uniti, e queste forze alleate spesso assumevano molti dei compiti militari a più alta intensità di lavoro. Il piccolo, sporco segreto del modello di guerra americano risiede nel fatto che gli alleati dell’America hanno abitualmente fatto gran parte del lavoro sporco.

    Questo segreto è stato riscoperto dai corpi dell’esercito e della marina americana ed applicato in Iraq nel biennio 2006-07. I vertici militari hanno capito che la chiave per una counterinsurgency di successo era allearsi con le forze locali – in questo caso le tribù sunnite del “Risveglio dell’Anbar” – che avevano i loro buoni motivi per opporsi agli insorti di Al Qaeda. L’esercito USA sta ora provando a mettere in pratica una simile strategia in Afghanistan, cercando di dividere le varie tribù Pashtun dai Talebani. Tuttavia, una delle ragioni per cui i ribelli sunniti si allearono con gli USA in Iraq fu che temevano sia la maggioranza governativa sciita sia gli insorti di Al Qaida. Le tribu pashtun in Afghanistan non hanno timori del genere, e quindi non hanno neppure bisogno di un incentivo paragonabile che li spinga ad allearsi con le forze americane.

    La lezione di carattere generale da trarre circa il potenziale per ogni “American Way of counterinsurgency” è che gli USA dovranno sempre fare affidamento sulle forze locali, siano esse forze militari o semplici milizie, le quali possiedono capacità proprie che gli permettono di intraprendere una efficace counterinsurgency. L’esercito USA potrà essere in grado di aggiungere ingredienti essenziali o condizioni necessarie (come, ad esempio, armi efficaci, addestramento professionale, mobilità e logistica, o semplicemente denaro), ma non potrà mai riuscire da solo nel lavoro sporco ed estenuante della guerra contro-insurrezionale. Questo significa che gli USA non dovranno intraprendere una campagna del genere finché non avranno sviluppato una adeguata conoscenza ed una chiara visione delle forze locali e dei potenziali alleati in un dato scenario.

    In pratica, ciò significa anche che gli Stati Uniti dovranno cercare di risolvere i propri problemi senza ricorrere in nessun caso all’esercito regolare per le operazioni anti-insurrezionali. Piuttosto, l’obiettivo principale dell’apparato militare USA dovrebbe concentrarsi sullo scoraggiare la guerra e, se la guerra si manifesta, sconfiggere le forze militari delle altre grandi potenze mediante tutte le forme che la guerra ha assunto nel Ventunesimo secolo. La ragione per la quale gli Usa vengono attaccati solo a livelli sub-convenzionali non è perché non esista un motivo per attaccarci su altri piani; è perché nessuno osa sfidarci su altri livelli. Se perdessimo questa superiorità tecnologica, qualcuno potrebbe ben osare.

    La cultura popolare e l’idealismo americano. La riconfigurazione ed il rinnovamento dei suoi pilastri economico e militare metterebbero ancora una volta gli Stati Uniti, mettendoli in grado di esercitare una posizione di guida nel mondo. Tuttavia, dopo aver ricreato la propria abilità nell’essere leader globale, gli Stati Uniti dovrebbero anche imparare nuovamente ad agire come tale. Per quasi due decenni, i decisori politici americani hanno spesso agito verso le altre nazioni, in particolar modo verso le altre grandi potenze, in un modo tale da garantirsi il loro disdegno e disapprovazione, finanche la loro rabbia e il loro disprezzo. Questo richiede che poniamo una certa attenzione sia allo stile culturale della leadership americana sia al contesto di potere nel quale quest’ultimo viene esercitato.

    Con tutto il gran discutere tra analisti politici americani riguardo al “soft power” e alla capacità di attrazione della cultura popolare americana agli occhi del resto del mondo, si dimentica spesso che questa stessa cultura popolare è principalmente popolare tra i giovani – in particolar modo tra quei giovani ancora irresponsabili, ribelli e incoscienti. Non attrae così spesso le persone mature, specialmente quelle persone abbastanza mature da essere a capo delle loro famiglie, comunità o Paesi e responsabili per la loro sicurezza e prosperità.

    In breve, la cultura popolare americana è una cultura per adolescenti, non per adulti, e gli adulti in giro per il mondo conoscono questa verità e si comportano di conseguenza. Se i leader americani vogliono guidare i capi di altri Paesi, devono agire come adulti responsabili, non come le celebrità della cultura popolare americana in cerca di attenzione.

    In maniera analoga, con tutto il gran dibattere tra esperti e decisori politici americani riguardo all’“idealismo” americano e all’attrazione dei valori americani per il resto del mondo, si dimentica sovente che gran parte dei leader politici in altri Paesi sono uomini realisti che fanno calcoli razionali sugli interessi del loro Paese (e sui propri interessi). Essi si aspettano che i leader di altri Paesi, Stati Uniti inclusi, facciano lo stesso. Questo è particolarmente vero per gli attuali leader di Cina e Russia.

    Avendo imparato tutto sui richiami dell’ideologia mentre stavano crescendo, ed avendo messo da parte l’ideologia quando sono diventati adulti, essi non possono veramente credere che la classe politica americana pensi davvero che gli ideali degli Usa debbano essere promossi per il loro bene, grazie alla loro “validità universale”, piuttosto che essere una legittimazione o una copertura degli interessi degli USA. Se i leader americani vogliono guidare le loro controparti di altri Paesi, dovranno agire nello stile dei realisti, e non in quello degli idealisti.

    Ciò comporta una scelta chiave. Il realismo ci chiede di declinare il nuovo contesto del Ventunesimo secolo delle grandi potenze nel quale gli USA vorranno esercitare la leadership. Sebbene la riconfigurazioine dei pilastri economico e militare renderanno l’America lo Stato più importante del pianeta, non sarà comunque più uno Stato dominante. Ci saranno altre grandi potenze: alcune emergenti come Cina ed India; altre in declino come l’Unione Europea e il Giappone; altre in crescita per alcuni aspetti e in declino o instabili in altri sensi come Russia, Iran e Brasile.

    Se gli Stati Uniti vorranno essere un leader efficace e costruttivo nelle relazioni internazionali, dovranno mostrarsi in grado di guidare almeno alcune di queste potenze in questioni di importanza globale. Queste questioni includono le minacce provenienti dai network terroristici transnazionali, la proliferazione nucleare, l’economia globale, le epidemie globali e il riscaldamento climatico.

    Soprattutto, gli Stati Uniti dovranno trattare in maniera efficace e costruttiva con Cina, India e Russia, potenze che saranno emerse o rinate al punto da provare ad essere preminenti o anche dominanti in una particolare regione – il che significa ricavarsi qualcosa come una tradizionale sfera di influenza. Per la Cina, l’Asia Sud-Orientale – per l’India (adesso non ancora, ma nell’arco di un decennio), l’Asia Meridionale e possibilmente le spiagge del Golfo Persico; e per la Russia l’Asia Centrale e il Caucaso, ma anche i vicini Stati slavi (e ortodossi), Bielorussia e Ucraina.

    Per quanto concerne queste grandi potenze e queste regioni, gli Stati Uniti dovranno prendere una decisione. Possono provare a guidare piccoli Stati all’interno di una regione in una sorta di opposizione o di alleanza contro l’aspirante potenza regionale, come hanno fatto con Georgia e Ucraina contro la Russia. Oppure possono permettere allo "Stato-guida" di esercitare la leadership nella sua regione, mentre quella potenza a sua volta permette agli Stati Uniti di esercitare una più ampia leadership sulle questioni di rilevanza globale.

    Scegliere quest’ultima opzione non significherebbe niente di particolarmente nuovo o originale. Anche quando gli USA erano al picco del proprio ruolo di superpotenza, con riluttanza, ma in maniera realista, permisero all’Unione Sovietica di dominare l’Europa Orientale. Tuttavia, quel tipo di controllo intrusivo, politico ed economico, si spinse ben al di là delle tradizionali norme intese come sfera di influenza. Per la maggior parte, le grandi potenze dominanti nella loro regione sono state soddisfatte nell’avere i loro interessi vitali preservati – assieme a qualche presenza economica – mentre permettevano una sufficiente autonomia politica all’interno dei piccoli Stati.

    In questo senso, a corrispondere alla norma tradizionale era il rapporto tra Urss e Finlandia piuttosto che tra i sovietici con quei vicini a cui aveva imposto dei regimi comunisti. Infatti, anche la relazione attuale della Russia con buona parte delle vecchie Repubbliche sovietiche in Asia Centrale rientra nella norma, portando a pensare che lo schema tradizionale (che le Amministrazioni Bush e Obama hanno deriso perché così in stile Diciannovesimo secolo) può ragionevolmente essere migliorato per rientrare nei parametri del Ventunesimo secolo.

    Il Diciannovesimo secolo presentava delle caratteristiche peculiari. Alcuni storici l’hanno ridefinito come "il “secolo", il periodo compreso tra il 1815 e il 1914 – tra la fine delle Guerre napoleoniche e gli albori della Prima Guerra mondiale. Con il Diciannovesimo secolo comincia un’era caratterizzata dall’assenza di guerre generali e dal rapido sviluppo economico, una rara epoca di pace e prosperità. E se c’era una nazione che veniva identificata con quell’era di pace e prosperità, si trattava della Gran Bretagna. Verso la fine del Diciannovesimo secolo, era largamente riconosciuto che il secolo trascorso aveva avuto un’impronta britannica. Certamente, nessun’altra potenza o stile di vita poteva reclamare quel titolo.

    Ma sebbene la Gran Bretagna fosse la più importante delle grandi potenze, non si può dire che abbia dominato con la stessa grandezza manifestata dagli Stati Uniti nell’immediato periodo del secondo dopoguerra. Certamente, dominava gli oceani con la Royal Navy; era leader mondiale nell’economia, dapprima nell’industria e poi in campo finanziario; ed era una potenza preminente in molte questioni di rilevanza globale, come la repressione della tratta degli schiavi, la pirateria e lo sviluppo del diritto internazionale.

    Ma il Regno Unito non era una potenza dominante in nessun continente (tranne l’Australia) o regione particolare (tranne l’Asia Meridionale all’epoca del Raj). Piuttosto, si riteneva soddisfatta della divisione dei continenti in sfere di influenza in competizione tra loro, le quali potevano poi risultare in equilibri di potere su scala continentale (in Europa, Africa, Asia Orientale e anche in America del Sud). Il Regno Unito era la potenza leader del pianeta perché permetteva in gran parte alle altre grandi potenze di essere dominanti nelle loro regioni di riferimento. Ciò consentiva alla Gran Bretagna di essere leader tra i leader senza bisogno di dover chiedere un esplicito permesso.

    Gli Stati Uniti non saranno mai più una potenza dominante come lo sono stati durante il secolo Americano, soprattutto nel periodo dagli ultimi anni Quaranta fino ai primi anni ‘70. Storicamente, quella è stata una fase anomala sotto molti profili. Ma un secolo può ancora essere definito e formato – e può ancora essere guidato verso maggior pace e prosperità – da una nazione che è la più importante delle grandi potenze. E i posteri riconoscenti un giorno potranno guardarsi indietro e onorare quella nazione attribuendo il suo nome a un nuovo secolo. (Fine)

    Tratto da American Interest


    Il "New Deal" della Cina è la sfida più insidiosa al nuovo secolo Americano | l'Occidentale

  5. #25
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    Predefinito Rif: Riferimento: focus Cina

    Cina e India d’accordo a lavorare sulla questione delle frontiere
    :::: AFP :::: 29 ottobre, 2009 ::::
    AFP 24 ottobre 2009 – Il premier cinese Wen Jiabao ha concordato con il suo omologo indiano Singh, per lavorare a ridurre le differenze sulle questioni di confine tra le due nazioni. Wen ha raggiunto l’accordo con Manmohan Singh a margine di un vertice regionale in Tailandia dell’ASEAN e altri paesi, afferma l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua.

    Pechino ha espresso opposizione a una recente visita di Singh nell’Arunachal Pradesh, uno stato indiano al centro della controversia del confine, e per una visita prevista del Dalai Lama, leader spirituale tibetano in esilio. “Le due parti hanno convenuto di proseguire i colloqui, con l’obiettivo di eliminare gradualmente le barriere a una soluzione che sia equa e accettabile per entrambe le parti“, dice il rapporto. Wen e Singh hanno inoltre convenuto che avrebbero cercato di garantire la pace e la stabilità nella zona di frontiera contesa, affermando che ciò possa contribuire a risolvere le questioni di confine e promuovere la cooperazione bilaterale.

    I giganti regionali Cina e India, che insieme contengono più di un terzo della popolazione mondiale, recentemente si sono scambiate accuse per queste questioni territoriali. I due Paesi hanno combattuto una guerra di confine nel 1962, in cui le truppe cinesi sono avanzate in profondità Arunachal Pradesh e inflitto pesanti perdite alle forze indiane. L’India dice che la Cina occupa 38.000 chilometri quadrati del suo territorio himalayano, mentre Pechino reclama tutto l’Arunachal Pradesh, che copre 90.000 chilometri quadrati.

    Funzionari indiani non hanno confermato l’accordo con la Cina. Hanno detto che le questioni territoriali non sono state discusse nel corso del loro incontro di 45 minuti nella località tailandese di Hua Hin. “Singh ha sottolineato che nessuna delle due parti dovrebbe lasciare che le nostre differenze agiscano come un ostacolo alla crescita della cooperazione tra i due paesi“, secondo sito web del ministero degli affari esteri indiano.

    Il premier indiano ha anche concordato con le osservazioni di Wen che l’apertura di buoni rapporti tra i due paesi è “nell’interesse della regione e del mondo intero.” Il ministero ha detto che Wen ha “rilevato che, per fare diventare il secolo asiatico una realtà, è importante che l’India e la Cina vivano in armonia e amicizia e godano della prosperità“. Una delegazione ufficiale del governo indiano ha detto all’AFP, che Wen e Singh hanno anche cercato dei colloqui che “costruiscano fiducia e comprensione”, aggiungendo che l’incontro è stato “produttivo”. Nonostante le loro differenze, la Cina e l’India hanno firmato un accordo quinquennale per cooperare sui cambiamenti climatici, che porterà ai colloqui cruciali di Copenaghen.

    L’incontro di sabato è l’ultimo di una serie di incontri ad alto livello tra India e Cina. Singh ha incontrato il presidente cinese Hu Jintao ai margini del Brasile-Russia-India-Cina (BRIC), riunitosi a Ekaterinburg a giugno, e la settimana scorsa, il ministro del petrolio indiano, Murli Deora ha incontrato Wen durante un viaggio a Pechino. Al vertice di Hua Hin, 16 nazioni asiatiche hanno discusso dei piani per incrementare la cooperazione economica e politica e la possibile formazione di un comunità in stile UE.

    Traduzione di Alessandro Lattanzio
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    Ho visto che il sito di Eurasia è stato rinnovato, con nuovi articoli, una grafica molto più bella e sezioni con tematiche suddivise per aree geografiche, geoeconomia, eventi ecc ecc.
    Molto bene davvero un ottimo lavoro, complimenti a chi gestisce e ai collaboratori.

  6. #26
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    Predefinito Rif: Riferimento: focus Cina

    I 60 anni della Repubblica Popolare Cinese
    :::: Alessandro Lattanzio :::: 21 settembre, 2009 ::::

    La Cina si dichiara ‘pronta a lavorare’ con il nuovo Governo del Giappone, guidato dal Partito Democratico di Yukio Hatoyama. “Siamo pronti a lavorare con il Giappone per rafforzare la nostra cooperazione bilaterale e mantenere il ritmo ad alto livello degli scambi… contribuendo congiuntamente alla pace e allo sviluppo nell’Asia“, ha detto ai giornalisti la portavoce del ministero degli Esteri, Jiang Yu.

    In un articolo pubblicato sul New York Times, è stata messa in evidenza la veloce ascesa della Cina come potenza economica e ci si è chiesto se ciò porterà alla creazione di una comunità asiatica con una moneta comune, sul modello dell’Unione europea. I due paesi hanno lavorato sodo per ridurre le tensioni derivanti in gran parte dalla brutale occupazione Giapponese della Cina durante la II guerra mondiale. Definendo il Giappone e la Cina “vicini importanti” e “grandi paesi” dell’Asia, il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha notato: “Crediamo che il Giappone dovrebbe trattare le questioni storiche in maniera responsabile, è nel suo interesse e favorirà a migliorare le relazioni con gli altri paesi asiatici“.

    Cina e Canada affrontano il problema della sicurezza energetica petrolifera, con la PetroChina che investe 1,9 miliardi dollari nelle sabbie petrolifere dell’Alberta, in Canada. Secondo l’accordo annunciato dalla Athabasca Oil Sands Corp. la PetroChina acquisirà una quota del 60 per cento nel suo progetto per le sabbie bituminose dei fiumi MacKay e Dover. E’ la più grande operazione della Cina per le sabbie bituminose canadesi, fino ad oggi. I progetti riguardano circa 5 miliardi di barili di bitume ancora da sviluppare, parte dei quasi 10 miliardi di barili di riserve di bitume dell’Athabasca, che a sua volta continuerà a gestire entrambi i progetti, dal costo di 15/20 miliardi di dollari. Il flusso di petrolio potrebbe essere, dal 2014, inizialmente di 35.000 barili al giorno e successivamente di 150.000 barili al giorno.

    L’accordo PetroChina-Athabasca, dovrebbe essere chiuso il 31 ottobre, rafforzando gli investimenti nell’Alberta, che ha subito il taglio di 100 miliardi di dollari nei progetti minerari della sabbia petrolifera, rispetto allo scorso anno.

    Le Sabbie bituminose canadesi rappresentano la seconda riserva di petrolio più grande del mondo. “Data la vastità delle sabbie petrolifere del canadesi, la zona non può essere ignorata dalla Cina“, ha detto gli analisti Lanny Pendill e Edward Jones del Calgary Herald. Ma Carolyn Bartholomew, presidente della US-China Economic and Security Review Commission, ammonisce sulla crescente presenza cinese nel “cortile” dell’America. Ha detto che la PetroChina di proprietà statale è un elemento del governo comunista di Pechino e respinge l’idea che possa operare come una qualsiasi altra società petrolifera commerciale. “Penso che un acquisto come questo, dovrebbe sollevare la questione della sicurezza nazionale, sia per il governo del Canada che per il governo degli Stati Uniti“, chiedendo una profonda revisione da parte di Ottawa.

    Tuttavia, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Canada, Gordon Giffin, ha detto che non si aspetta che l’amministrazione Obama si opponga agli investimenti della PetroChina nelle sabbie bituminose.

    Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha annunciato un accordo di 16 miliardi di dollari con la Cina per le trivellazioni petrolifere nel bacino dell’Orinoco. “Un accordo è stato firmato a Pechino per il bacino dell’Orinoco. Definisce l’investimento cinese di 16 miliardi di dollari nei prossimi tre anni“, ha detto Chavez durante una manifestazione pubblica. Ha dato pochi dettagli dell’accordo e non ha indicato le società cinesi coinvolte, ma ha detto che formeranno una joint venture con la statale Petroleos de Venezuela (PDVSA) per la produzione di 450.000 barili al giorno di greggio extra pesante.

    Il Venezuela, ha anche annunciato di aver firmato un accordo simile con un consorzio russo di cinque aziende, che investirà più di 20 miliardi di dollari nell’arco di tre anni, una joint venture che si prevede produrrà 450.000 barili al giorno entro il 2012.

    Il ministro della Difesa cinese Liang Guanglie ha concluso una visita di due giorni in Serbia, e le due parti si sono ripromesse di rafforzare la loro cooperazione militare. Il presidente serbo Boris Tadic ha dichiarato dopo l’incontro con Liang a Belgrado, che “sostiene l’intensificazione della cooperazione militare e di polizia tra i due paesi“. Il primo ministro Mirko Cvetkovic ha anche elogiato “il livello elevato di cooperazione” tra i due paesi, dicendo che “la cooperazione militare-economica sarà ulteriormente intensificata nei prossimi mesi: attraverso uno scambio di esperienze nelle missioni di pace, la cooperazione tra le industrie della difesa e dell’istruzione del personale militare.” La visita, la prima di un ministro della difesa cinese in 25 anni, è avvenuta su invito del ministro della Difesa serbo Dragan Sutanovac, che ha detto che “la cooperazione militare rafforzerà ulteriormente i legami bilaterali” tra Pechino e Belgrado.

    Sutanovac ha visitato Pechino lo scorso anno e ha firmato un accordo di cooperazione in materia di difesa. Ha poi insistito sul fatto che “vi sono grandi prospettive per l’espansione della cooperazione militare tra i due paesi“. La cooperazione dovrebbe prevedere “la medicina militare, l’addestramento militare, l’economia militare, la scienza militare, così come le operazioni di mantenimento della pace“. I due ministri hanno inoltre discusso delle “sfide ad livello mondiale militare, come il terrorismo, la criminalità organizzata ed altre attività criminali”. “Abbiamo espresso il nostro desiderio comune di cooperare nella lotta contro queste minacce e nello scambio di informazioni“.

    La visita di Liang è avvenuta dopo i colloqui di Tadic in Cina, ad agosto, quando i due paesi hanno annunciato la creazione di un partenariato strategico.

    Le due nazioni hanno forti legami da quando la Cina ha rifiutato di riconoscere l’indipendenza del Kosovo e Pechino ha offerto sostegno a Belgrado, nella sua battaglia diplomatica contro la mossa occidentale.

    Bastano queste poche notizie per far comprendere quanto ampio e molteplice sia l’attività economico-diplomatica della Repubblica Popolare Cinese. Un attività che si estende sui cinque continenti, come abbiamo visto. La Cina popolare è assurta a grande potenza mondiale nel 1949, quando il 1° ottobre Mao Zedong suggellava la fine della ultratrentennale guerra civile cinese e la centenaria condizione di semi-colonia dell’imperialismo occidentale, iniziata con le guerre dell’oppio del 1839.

    Lunga è stata la marcia della Cina nel quadro internazionale, non meno complesse e difficile della Lunga Marcia con cui Mao recuperò le forze popolari e patriottiche, uscite sconfitte dalla repressione della Comune di Shanghai edal fallimento della politica del Partito Comunista Cinese dettata dal Komintern di Zinov’ev e Borodin.

    L’URSS e la Cina popolare costituiscono, negli anni ’50, un vero e proprio blocco eurasiatico, un dominio che si estende da Pankow a Pyongyang. Un alleanza tra Mosca e Beijing, tra Stalin e Mao che subisce la sua prima prova nel 1950, quando la Repubblica Popolare Democratica di Korea viene invasa e aggredita dalle truppe e dalle milizie sudcoreane di Syngman Ree, il proconsole statunitense a Seoul. Mao deve inviare 100.000 soldati a sostenere la Korea Popolare. E con l’appoggio dei mezzi sovietici riesce a respingere le truppe ONU, guidate dagli USA tramite il generale McArthur, che aveva espresso l’intenzione non solo di cancellare il governo democratico-popolare di Pyongyang, ma anche l’intenzione di entrare in Manciuria e d’impiegare l’arma atomica. Una occasione mancata rimpianta, perfino oggi, dall’ex segretaria di stato USA, Condoleezza Rice. Ma gli equilibri mondiali erano mutati, e l’URSS, esattamente sessant’anni fa, acquisiva la parità strategica nucleare. Cosa che consentiva a Beijing, e al blocco sovietico, di respingere il tentativo revanscista di Washington.

    Con Chrushjov e il gruppo Molotov-Bulganin si avvia un fruttuoso periodo di collaborazione tra Cina popolare e URSS. Vengono avviati gli ampi piani quinquennali per porre le basi della potenza industriale ed economica della Cina attuale. Grazie all’assistenza sovietica, nascono per la prima volta in Cina, i settori industriali elettronico, petrolifero, energetico, aeronautico, meccanico, missilistico e nucleare. Ma le intemperanze di Mao, i quel periodo messo in ombra nel partito, dall’ala tecnocratica di Liu Shaoshi, Deng Xiaoping e del Maresciallo Peng Dehuai, portano al tentativo fallimentare del cosiddetto ‘Grande Balzo in Avanti’, che doveva fare della Cina popolare una potenza pari al Regno Unito. I risultati invece furono disastrosi; la frazione di Liu dovette intervenire direttamente a porre rimedio, me nel frattempo si verifica la rottura ideologia, prima, geopolitica dopo, tra Mosca e Beijing. Grazie, questa volta, alle intemperanze di Chrushjov, che in risposta alle polemiche ideologiche con Mao e Enver Hoxha, decise di ritirare le migliaia di tecnici e consiglieri che stavano aiutando i cinesi a crearsi una economica moderna e una solida base industriale. La mossa moscovita non sarà perdonata dai cinesi fino alla fine degli anni ’90.

    Nonostante tutto Beijing porta avanti la sua linea politica, i programmi economici intrapresi. Tanto che il 16 ottobre 1964, Beijing riesce a fare detonare il suo primo ordigno atomico. Ma le tensioni interne, esistenti tra le due frazioni maggioritarie del PCC ed esterne con Mosca (Indonesia) e Washington (Vietnam e Taiwan), portano alla Grande Rivoluzione Culturale Proletaria del 1966-1969, ispirata da Mao e dal gruppo di Jiang Jin, la seconda moglie del ‘Grande Timoniere’.

    La rivoluzione sociale (così almeno speravano Mao e il suo nuovo alleato, il Maresciallo Lin Biao), invece di far compiere alla Cina un altro, grandissimo, balzo in avanti, verso il comunismo, la trascinano verso la dissoluzione geografica. Con intere regioni fuori controllo e una guerra civile sempre più palese. Alla fine sarà l’esercito popolare di Lin Biao a soffocare la rivolta delle Guardie Rosse e a reimporre l’autorità del Partito. Ciò non gli impedirà di essere liquidato, con la sua frazione, nel 1971, dal quadro politico cinese, una volta avviata la nuova politica estera di Mao e Zhou Enlai. L’avvicinamento strategico verso gli USA di Nixon, la teoria dei ‘Tre Mondi’ ideata per opporsi alla Dottrina Brezhnev, porta Beijing ad iniziare quel processo di apertura economica, che poi sotto la guida di Deng Xiaoping, subì una forte e netta accelerazione, una volta espulsa la frazione neomaoista nota come ‘Banda dei Quattro’.

    I legami con il mondo occidentale si rafforzano e si approfondiscono. Mentre con l’URSS le divergenze e i contrasti si ampliano. Cambogia, Vietnam e Afghanistan, sono i nuovi terreni di contrasto che danneggiano le possibilità di una nuova alleanza geopolitica eurasiatica. L’orbita di Washington attrae sempre più Beijing. E mentre questa attrazione travolge e distrugge l’esperimento gorbacioviano, mette in serio pericolo l’unità cinese. A Beijing, nella primavera del 1989, si attua su larga scala la prima di quelle che saranno note come ‘rivoluzioni colorate’. La piazza Tianmen, la più grande del mondo, che negli anni ’60 si vide invadere da un milione di guardie rosse che osannavano Mao, ora veniva attraversata da folle di studenti e nascente piccola borghesia locale, che inneggiavano alla Statua della Libertà. L’ampia apertura di credito all’occidente stava dando i suoi frutti.

    Una volta repressa la rivolta filo-occidentale, il programma di espansione economico-commerciale e di modernizzazione industriale e tecnologica della Cina Popolare, subisce un rallentamento; ma è solo un passo fatto indietro per meglio saltare. Questa volta, a metà degli anni ’90, la Cina di Li Peng e Wen Jiabao inizia a compiere sul serio quel ‘Grande Balzo in Avanti’, tanto agognato da Mao.

    La Repubblica Popolare di Cina ha acquisito un innegabile peso strategico mondiale. Ha salvato più di una volta gli USA dal collasso economico-finanziario. Ma contemporaneamente non ha smesso di tessere e rafforzare rapporti con i suoi amici di sempre, i più importanti tra cui sono il Pakistan e l’Iran. Legami che non casualmente le ultime tre amministrazioni statunitensi hanno preso a bersagliare continuamente. Verso Beijing si vuole applicare la vecchia tattica del cordone sanitario già impiegata contro l’URSS. Ma questa volta, la Cina ha dalla sua anche l’arma strategica del parziale controllo dei flussi finanziari e una poderose economia che sta gestendo egregiamente l’attuale gravissima crisi economica. Beijing sta volgendo verso l’interno l‘indirizzo della sua politica economica. Maggiori investimenti verso i mercati interni, permetteranno alla Cina popolare di sfruttare al meglio il suo surplus finanziario-economico.

    E oggi, Beijing ha ritrovato nella Mosca di Putin e Medvedev, l’antico alleato che l’aveva aiutata a fronteggiare l’aggressione nipponica nel 1937 e che negli anni ’50, prima dell’avventata rottura chruscioviana, l’aveva avviata al XX° secolo. Con la nascita del Shanghai Cooperation Organization, costituito il 14 giugno 2001 (e forse profonda ragione scatenante degli eventi dell’11 settembre 2001), si rivitalizzava quell’intesa geopolitica strategica eurasiatica che tanto preoccupava, ieri, il gruppo revanscista di Bush/Cheney, e che oggi allarma il gruppo neowilsoniano riunitosi attorno all’amministrazione statunitense di Barack Obama.

    L’alleanza tra Mosca, Beijing, potenze asiatiche centrali, suggellate anche quest’anno dalle imponenti manovre militari estive, è il nucleo centripeto cui convergono decisamente potenze come l’Iran, il Pakistan, la Mongolia, l’Indonesia e l’Asean del Vietnam e della Malaysia forgiata dal dott. Mohammed Mahathir. Solo l’India sembra titubante riguardo questo processo, senza dubbio pesano gli antichi contrasti transfrontalieri con la Cina, riguardo il Kashmir e il Nepal-Tibet. Washington interessatamente alimenta, inoltre, i sospetti e la sfiducia tra New Delhi e Islamabad. Senza tralasciare gli interventi sobillatori filo-atlantisti che si dipanano dal Kosovo al Kurdistan all’Afghanistan, la filiera occidentale dell’eroina che si ricollegherebbe a quella orientale, che dalle regioni del Myanmar, fuori dal controllo del legittimo governo di Yangoon,

    si dispiega fino al mercato californiano e messicano. Messico sempre più vittima della narco-guerra civile, possibile epicentro di una futura destabilizzazione dell’America Latina. Un motivo in più per Washington per mantenere un piede in quella staffa.

    Ma se è vero che tramite il BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) va formandosi il futuro polo economico mondiale. Allora anche l’Unione Indiana si riavvicinerà al progetto Cino-Russo del Patto di Shanghai. Tanto più che gli USA, dopo aver concesso il supporto tecnologico per l’industria del nucleare civile indiano, hanno già gettato la maschera domandando, delicatamente vista la mole di New Delhi, se potevano accedere anche al complesso delle centrali nucleari interessate al programma strategico indiano. La risposta negativa del Premier indiano, Manmohan Singh, fa sperare bene per una futura intesa con Beijing, Mosca e con l’amica Tehran, e che di certo deve aver irritato il gruppo neowilsoniano al potere a Washington.

    Il processo di costruzione di un mondo finalmente multipolare prosegue, e di certo, la parata del 1 Ottobre prossimo, oltre a festeggiare il sessantennio della Repubblica Popolare di Cina, celebrerà anche un probabile futuro plurale del mondo, che oggi va delineandosi.

    Riferimenti

    AFP 1 settembre 2009

    UPI 2 settembre 2009
    AFP 8 settembre 2009
    AFP 16 settembre 2009
    Alessandro Lattanzio, Catania 19/09/2009

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  7. #27
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    Predefinito Rif: Riferimento: focus Cina

    Significato della parata del 1 ottobre in Cina
    Cina :::: Antonio Grego :::: 28 settembre, 2009 ::::
    In Cina, giovedì 1 ottobre 2009 si festeggerà il 60° Anniversario della Fondazione della Repubblica popolare cinese e, a seguire, sabato 3 ottobre 2009 si festeggerà la Festa di Mezzo Autunno. In questo periodo si assisterà a un vero e proprio esodo interno dei lavoratori, che approfitteranno del periodo di ferie per far ritorno alle proprie abitazioni: ovviamente tutte le attività lavorative si fermeranno. I festeggiamenti per la fondazione della repubblica coinvolgeranno tutte le province cinesi, si svolgeranno anche a Hong Kong e si sa già che saranno grandiosi, soprattutto a Pechino, dove si sta preparando un’enorme parata militare, che coinvolgerà migliaia e migliaia di persone in Piazza Tian’anmen.

    Uno dei capisaldi della cerimonia del primo ottobre sarà lo sfondo costituito dai “56 pilastri dell’unità etnica” per ribadire la centralità del concetto di patria e la vocazione imperiale cinese, inoltre molte persone stanno sistemando fiori ed espongono la bandiera nazionale nelle vie e nei quartieri per contribuire alle decorazioni e festeggiare l’evento.

    L’impiego di mezzi e risorse finanziarie per preparare la celebrazione è tale che i serissimi commissari della Cultura in Cina non hanno esitato a ingaggiare gli attori Jackie Chan e il suo erede Jet Lie, per la produzione di un film epico sulla rivoluzione maoista per attirare, grazie all’impiego di grandi star conosciute anche all’estero, i giovani cinesi, che difficilmente si avvicinano ai film della “propaganda” governativa. Il film dal titolo “Jian Guo Da Ye” o “La fondazione di una Repubblica“, è già nelle sale ed è il film più importante girato per il Sessantesimo anniversario della Repubblica popolare cinese, che cade il primo ottobre.

    Ma la più attesa e grandiosa celebrazione a Piazza Tian’anmen resta la cerimonia della parata militare. La parata mostrerà principalmente lo sviluppo e i cambiamenti della forza militare cinese, facendo sfilare, in maniera volutamente parallela alla grande parata di Mosca del 9 maggio, resuscitata e riportata alla magnificenza per volontà di Putin, sia i corpi militari “storici” sia gli ultimi ritrovati della tecnologia militare cinese.

    Il richiamo alla parata russa per l’anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica non è casuale, ma intende sottolineare come il destino dei due polmoni eurasiatici è indissolubilmente legato dall’appartenenza allo stesso continente e, al di là di divergenze contingenti, dalla necessità di dover fare fronte contro le minacce comuni. Perciò sarà seguita molto da vicino dai giornalisti e dai responsabili militari delle altre nazioni.

    Lo spiegamento di mezzi sarà senza precedenti. Secondo quanto illustrato dalle autorità militari, alla parata parteciperanno dodici plotoni di fanteria di cui sei saranno in assetto da guerra, reduci da diverse operazioni militari, di cui molti dei componenti sono decorati con onorificenze.

    Durante la parata, la squadra dell’aeronautica militare volerà nello spazio di cielo sovrastante, abbellendo la scena sopra Piazza Tian’anmen. Secondo quanto illustrato, nel reparto dell’aeronautica militare, c’è la squadra “Bayi”, che è l’unica squadra ad eseguire numeri acrobatici volanti per gli ospiti stranieri. Questa squadra ha ricevuto 589 delegazioni provenienti da 138 paesi e regioni, partecipando a 335 rappresentazioni, inoltre ha scortato per 10 volte gli aerei speciale presidenziali o dei capo di stato stranieri mantenendo un tasso di sicurezza del 100%.

    Parallelamente ai preparativi per la celebrazione, inevitabilmente, è partita anche la macchina della propaganda occidentale anti-cinese, che grazie all’aiuto di ONG, di varie “organizzazioni per i diritti umani” e di media filoatlantici, hanno intensificato gli sforzi per sabotare le celebrazioni, come già avvenuto in occasione delle Olimpiadi di Pechino.

    I media anticinesi puntano il dito sulle eccezionali misure di sicurezza dispiegate per la parata, che vengono presentate come un inasprimento dell’oppressione del regime e su alcuni episodi isolati di cronaca con protagonisti immigrati o appartenenti a minoranze etniche della Cina, per evidenziare l’intolleranza e la brutalità della polizia e quindi la presunta natura razzista e discriminatoria dei cinesi (legittimando così le velleità indipendentiste di tibetani e uiguri) mentre invece la legislazione cinese concede massima autonomia sul piano culturale e religioso alle minoranze, nel rispetto dell’autorità centrale dello Stato.

    Lo scopo della parata sarà quindi quello di mostrare al mondo l’attuale ottima condizione delle forze militari cinesi, ma anche quello di dare una compatta e risoluta risposta ai tentativi di disgregazione (Turkestan, Tibet) posti in essere dagli occidentali.

    La Cina vuole dimostrare di marciare nella stessa direzione della Russia e delle altre potenze eurasiatiche verso il mondo multipolare e non accetta interferenze all’interno del suo spazio geopolitico.

    Antonio Grego, dottore in Scienze politiche, in Eurasia. Rivista di studi politici ha pubblicato il saggio: L’immigrazione romena in Italia e reti transnazionali europee (nr. 4/2006, pp. 101-114).



    Significato della parata del 1 ottobre in Cina | eurasia-rivista.org

  8. #28
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    Predefinito Rif: Riferimento: focus Cina

    Un corridoio marittimo tra Italia e Cina

    25 11 2009 - Ultima Ora



    Genova-Tianjin, Italia e Cina, unite grazie a un collegamento marittimo dedicato alle merci presentato lunedì 23 novembre al ministero dello Sviluppo economico. La piattaforma logistica è stata promossa dall’Istituto per il Commercio con L’Estero, il Simest, l’Interporto Rivalta Scrivia e le Autorità portuali di Genova. È il primo corridoio marittimo dedicato alle merci nel Mediterraneo che unisce Cina e Italia e che individua il porto di Genova quale raccordo tra i Paesi asiatici e l’Europa.
    "Abbiamo lavorato molto a questo progetto", ha dichiarato il vice ministro allo Sviluppo economico Adolfo Urso. "Ci saranno benefici sul piano dell’occupazione nel sistema portuale ligure e per la crescita dell’interscambio commerciale, in particolare per il nostro export. Non solo, l’accordo permetterà all’Italia di effettuare il controllo delle merci e servirà per la lotta alla contraffazione e alla concorrenza sleale. Ci saranno conseguenze positive per il fisco perché con Genova, individuato come porto di destinazione, sarà la nostra dogana a recuperare il 25 per cento del valore delle merci sdoganate, che allo stato attuale va a vantaggio di altri Paesi competitor europei".
    Coinvolti nel progetto molti spedizionieri italiani leader del mercato cinese, la cui attività è decisiva per l’indirizzamento dei traffici delle merci italiane. La piattaforma logistica di Tianjin, per effetto dell’accordo bilaterale doganale, diverrà il luogo ottimale dove effettuare il riempimento e lo scarico dei container, la manipolazioni delle merci necessaria per la loro preparazione rispetto ai mercati di destinazione, nonché per l’organizzazione dei servizi post vendita per il mercato cinese.
    Tianjin ha 11 milioni di abitanti, è il più grande centro economico sulla costa del Bohai - Cina nord orientale, è dotata di una delle più moderne e avanzate reti di trasporto del Paese e gestisce oltre il 40 per cento del traffico cargo cinese, insieme ai porti di Dalian e Quingdao.
    Nella Tianjin economic development area, nella quale è vigente uno speciale statuto economico, ci sono oltre 4.400 imprese a partecipazione straniera: sono ben 128 le multinazionali di rilevante importanza con una sede a Tianjin: Samsung, Motorola, Mitsubishi, Honda, Coca Cola, Nestle, Glaxo Smith & Kline, Toyota e Airbus.


    da www.stradafacendo.tgcom.it

  9. #29
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    Predefinito Rif: Riferimento: focus Cina

    ITALIA-CINA: URSO, AL VIA CORRIDOIO MARITTIMO GENOVA-TIANJIN

    Roma - Nasce un corridoio marittimo per le merci, il primo nel Mediterraneo, che avvicina la Cina e l’Italia e vede in Genova lo snodo commerciale tra l’Europa centro-settentrionale e i paesi a sud del mondo, i veri motori della crescita globale. E’ stato presentato al ministero dello Sviluppo Economico il progetto di piattaforma logistica Genova-Tianjin promosso da Ice, Simest, Interporto Rivalta Scrivia e le Autorità portuali di Genova.

    “Abbiamo lavorato molto a questo progetto – ha spiegato il viceministro Adolfo Urso – che ha visto anche il coinvolgimento del Ministero dell’Economia e degli Esteri. Ci saranno benefici sul piano dell’occupazione nel sistema portuale ligure e per la crescita dell’interscambio commerciale, in particolare per il nostro export. Non solo, l’accordo consentirà all’Italia di effettuare il controllo delle merci e servirà per la lotta alla contraffazione e alla concorrenza sleale. Ci saranno conseguenze positive per il fisco perché con Genova, porto di destinazione, sarà la nostra dogana a recuperare il 25% del valore delle merci sdoganate e che oggi va a vantaggio di altri paesi competitor europei”. Un concetto ribadito anche dal presidente dell’Autorità Portuale di Genova, Luigi Merlo, che ha sottolineato come “così facendo il fisco incasserà 800 milioni di euro l’anno”.

    RALLY, DAKAR 2010, APRILIA AL VIA CON QUATTRO BICILINDRICHE

    Noale - Quattro bicilindriche Aprilia RXV 4.5 preparate e assistite dal Reparto Corse di Noale prenderanno parte alla Dakar 2010 in partenza da Buenos Aires il 1° gennaio prossimo. Grazie alla collaborazione col Team Giofil - già vincitore della categoria 450cc con Aprilia al Pharaons Rally 2008 e 2009 - le rivoluzionarie bicilindriche Aprilia affronteranno la più epica e più famosa tra le grandi maratone motoristiche col pilota italiano Paolo Ceci, con lo spagnolo Gerard Farres, col cileno Francisco Lopez e con il sanmarinese Alex Zanotti. L'annuncio arriva alla conclusione di una stagione agonistica di grande successo per Aprilia Racing: nelle discipline della velocità sono arrivati tre titoli mondiali (Costruttori nelle classi 125 e 250 e Piloti nella 125 del Motomondiale) che si sommano all'eccellente esordio della velocissima 4 cilindri Aprilia RSV4 Factory nel campionato del mondo Superbike: condotta nella sua prima stagione di gare da Max Biaggi la RSV4 ha stupito conquistando una vittoria, nove podi e portando il pilota romano al quarto posto assoluto della classifica iridata.

    OSANNATO DA CRITICA OLTRALPE, 'VINCERE' ESCE IN FRANCIA IN 80 COPIE

    Parigi - Osannato da tutta la stampa francese, esce in tutta la Francia in 80 copie distribuito da Ad Vitam Distribution con il titolo italiano "Vincere", l'ultimo film di Marco Bellocchio, presentato in concorso la scorsa primavera al Festival di Cannes.

    L'uscita di "Vincere" segue i giudizi entustiatici delle piu' importanti testate di cinema francesi, 'Positiv' e i 'Cahier du cinéma'. Sui Cahiers il film e' stato definito "Un colpo di genio. [....]Il film ha una velocità e una densità che non si sono visti recentemente che nel migliore cinema americano [....]. Vincere inventa una poetica storica che per i suoi aspetti sinfonici, lirici e politici... Quando gli eccessi melodrammatici e l'audacia formale si accompagnano così, si è vicini a un grande sogno di cinema". Ma l'entusiasmo della stampa francese è praticamente unanime: "Marco Bellocchio firma il suo più bel film" (Télérama); "Abbagliante" (3 coleurs); "Una parte di storia appassionante" (Libération); "Una lezione di cinema" (La Croix); "Grande cinema italiano" (Marie Claire).

    A. SAUDITA-ITALIA: ROMA PRIMO PAESE UE PER INTERSCAMBIO, SECONDO COME FORNITORE

    Roma - Primo paese tra quelli europei per volume di scambi con l'Arabia Saudita (il valore complessivo supera i sette miliardi di euro), l'Italia è , per il regno del Golfo, anche il secondo paese fornitore nonche' il secondo paese acquirente mentre, a livello mondiale, occupa il quinto posto per interscambio. In base a dati Istat, l'interscambio commerciale tra i due paesi ha registrato nel 2008 un aumento del 13,18%, dovuto soprattutto al rialzo del prezzo del petrolio. L'incremento ha aggravato il nostro deficit commerciale nei confronti di Riad, nonostante una crescita del 9,37%delle nostre esportazioni.

    L'Arabia Saudita è per l'Italia il primo partner commerciale tra i paesi del Golfo e il terzo dell'intero mondo arabo, dopo Libia e Algeria. Petrolio e gas naturale coprono l'84,9 per cento delle importazioni italiane dall'Arabia Saudita, mentre l'acquisto di prodotti chimici di base e di prodotti petroliferi raffinati, voci minori dell'import, è in costante calo. La prima voce dell'export verso Riad è invece quella della meccanica elettromeccanica/elettronica , 51,58%, seguita da prodotti in metallo, 13,26%, prodotti chimici e farmaceutici, 5,06% e autoveicoli 4,84%. In fase di crescita l'export di beni di consumo.

    GARACI, ITALIA QUINTA NEL MONDO PER PRODUZIONE CONOSCENZA

    Roma - "La ricerca italiana soffre di alcune criticità, come la scarsità di fondi, ma il nostro Paese è al quinto posto nel mondo per produzione di conoscenza, ad esempio, nel settore cardiovascolare". Lo ha sottolineato Enrico Garaci, presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), a margine dell'incontro 'Network Pharmacology' organizzato a Roma dall'Iss e dalla Fondazione Sigma-Tau.

    "Il nostro problema - ha proseguito Garaci - è che poi abbiamo difficoltà a valorizzare il prodotto della conoscenza, cioè a trasferire i risultati della ricerca farmacologica dal laboratorio al letto del paziente". Il nostro Paese potrà però avere un ruolo di rilievo nell'imboccare nuove strade per lo sviluppo dei medicinali.

    ENI, ACQUISTATO 50% DETENUTO DA HERITAGE NEI BLOCCHI 1 E 3A IN UGANDA

    Milano, - Eni e Heritage hanno raggiunto un accordo per l'assegnazione a Eni dell'intera quota del 50% detenuta da Heritage nei blocchi 1 e 3A in Uganda per un ammontare pari a 1,35 mld di dollari. Un conguaglio del valore di 150 mln di dollari, da corrispondere in contanti o asset, e' previsto, spiega in una nota l'Eni, all'avverarsi di alcune condizioni future. L'accordo prevede inoltre il trasferimento a Eni della responsabilita' delle operazioni nei due blocchi.

    I Blocchi1 e 3A sono situati nel bacino del lago Albert, uno dei piu' importanti bacini sedimentari dell'Africa, e contengono risorse per oltre 1 mld di barili di petrolio equivalente, di cui approssimativamente 700 mln gia' coperti da circa 28 pozzi perforati nell'area.

    BREVETTO POLIMI, NASCE LA FIBRA OTTICA DI PLASTICA

    Roma - Nasce la fibra ottica di plastica. Il risultato è stato ottenuto nell'ambito del Progetto Europeo Polycom, appena concluso e nato per sviluppare nuovi sistemi per la trasmissione di dati tutta ottica. E con questo progetto "l’ultimo miglio" diventa di plastica. Il progetto, nato da un brevetto del Politecnico di Milano, riguarda infatti le fibre ottiche di plastica (Pof) e sfrutta conoscenze acquisite dalla ricerca di base sui semiconduttori organici.

    "Oggi - spiega il Politecnico di Milano - la velocità di trasmissione dei dati in Internet si basa su network di fibre ottiche in vetro. Un sistema troppo fragile e costoso per essere utilizzato per la connessione di reti locali e in piccole distanze come le connessioni domestiche, il cosiddetto 'last mile', dove coesiste ancora con reti in rame. In un futuro molto prossimo, grazie alle fibre di plastica, come quelle sviluppate da Polycom, avremo a disposizione uno strumento dotato di maggiore flessibilità meccanica e per questo più facile da installare e, quindi, meno costoso".

    "Le Pof -spiega ancora il Politecnico di Milano- hanno una maggiore dissipazione rispetto alle fibre ottiche tradizionali, sono quindi adatte per distanze minori, il cosiddetto 'last mile', e per reti di piccole dimensioni come le Lan (Local Area Network) di ospedali, strutture pubbliche, autobus e automobili per la gestione dati delle apparecchiature elettroniche del mezzo".

    ASTROFISICA, AGILE SCOPRE IL POTENTE RESPIRO DEL MISTERIOSO CYGNUS X-3

    Roma - Scoperto il potente 'respiro' di Cygnus X-3, il misterioso e famoso sistema binario, uno tra i più violenti della nostra Galassia. A osservare Cygnus X-3 nell'atto di caricarsi ed espellere un getto di altissima energia è stato un team di astrofisici italiani, statunitensi, inglesi e russi guidati da Marco Tavani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, grazie ai sofisticati occhi del telescopio spaziale italiano Agile, frutto della collaborazione tra Asi, Inaf e Infn.

    Dallo studio, pubblicato su Nature, emerge, riferiscono Inaf, Asi e Infn, "una regolarità di comportamento in cui l’emissione gamma più intensa avviene solo in particolari condizioni, o 'stati' della sorgente che si ripetono nel tempo, anche se in modo non periodico". Secondo gli scienziati l'osservazione di questo fenomeno è di grande interesse per gli astrofisici "perché indica che c'è un meccanismo sottostante che regola i fenomeni di altissima energia".

    UN BICCHIERE DI ROSSO AIUTA, LIBRO SUL RAPPORTO VINO ED EROS

    Milano - Bacco e Venere vanno d'accordo. Pero' l'importante, come sempre, e' non esagerare e limitarsi al classico bicchiere di vino rosso al giorno. E' ottimistica, ma cauta, la conclusione degli esperti che a Milano hanno presentato il libro 'Vino ed eros' (edito da

    Giunti Demetra), promosso dalla Societa' italiana di andrologia (Sia) e depositato all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Andrologi, psicologi, urologi, ginecologi e farmacologi provano a fare chiarezza sui legami fra alcol e sessualita'. Il punto di partenza e' scientifico e riguarda sia lui che lei: "Modiche quantita' di vino rosso - afferma infatti Nicola Mondaini, dirigente medico dell'ospedale Santa Maria Annunciata di Firenze - oltre a proteggere il sistema cardiovascolare, svolgono un ruolo protettivo anche per la sessualita' maschile e femminile". Da un lato c'e' uno studio dei ricercatori della University of Western Australia, condotto su 1.580 uomini tra i 20 e gli 80 anni e pubblicato sull''International Society of Sexual Medicine', secondo cui tra i bevitori abituali il tasso di disfunzione erettile e' del 25-30% minore che negli astemi. E poi c'e' uno studio italiano su circa 800 donne 18-50enni residenti nel Chianti, condotto dall'universita' di Firenze e pubblicato sulla stessa rivista.

    DA CAGLIARI PRIMO PROGETTO SU TECNOLOGIE PER ESPLORAZIONE UMANA LUNA E MARTE

    Cagliari - La sfida: sviluppare, anche con l'ausilio di reazioni chimiche che si autopropagano in gravita' ridotta, come su Marte e sulla Luna, nuovi processi per l'esplorazione umana dello spazio. L'obiettivo: consentire alle missioni spaziali con presenza umana di estrarre e utilizzare le risorse reperibili sul posto (Luna o Marte, appunto), come ossigeno e azoto, essenziali per la sopravvivenza umana e, senza doversi equipaggiare con scorte abbondanti a bordo, oltre a realizzare materiali e strumenti da utilizzare come cassette degli attrezzi per intervenire su piattaforme orbitanti, senza dover necessariamente ritornare a Terra. Non e' la sceneggiatura di un film di fantascienza, ma la carta d'identita', in estrema sintesi, del progetto Combustion synthesis under microgravity conditions (Cosmic) che sara' sviluppato in Italia nell'Universita' di Cagliari, con il coinvolgimento del Dipartimento di Ingegneria Chimica e Materiali, dove lavora Giacomo Cao, coordinatore del progetto. L'Agenzia spaziale italiana (Asi), il cui responsabile di programma e' Andrea Lorenzoni, ha stanziato poco meno di 500mila euro per un anno, finalizzati allo sviluppo di tecnologie innovative non solo per l'esplorazione umana, ma principalmente per il trasferimento tecnologico a supporto di numerose attivita' terrestri, in cui sono attese ricadute importanti.

    STUDIO ITALIANO, COCKTAIL A TRE SCUDO DELLE OSSA

    Roma - Un cocktail a tre per rinforzare le ossa. Associato a dosi di calcio e di vitamina D, l'alendronato riduce sensibilmente la produzione di osteoclasti, le cellule deputate alla distruzione del tessuto osseo. A dimostrare l'efficacia di questa 'ricetta' anti-osteoporosi e' uno studio condotto in questi mesi all'universita' di Torino, su un gruppo di donne in post-menopausa e con le ossa fragili. Realizzato dall'internista Patrizia D'Amelio, specialista dell'equipe di ricercatori di Giancarlo Isaia, lo studio e' stato presentato al nono convegno della Societa' italiana dell'osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro (Siommms). La terapia con bisfosfonati e' utilizzata da anni nella cura delle malattie metaboliche dell'osso. Questi farmaci agiscono principalmente inibendo l'attivita' degli osteoclasti, ma nonostante il loro pluriennale utilizzo il meccanismo d'azione resta poco chiaro. Lo studio della D'Amelio e' stato condotto su un campione di 35 pazienti: 15 sono state trattate per tre mesi con 70 milligrammi di alendronato per settimana e 20 con 1 grammo di calcio al giorno addizionato con vitamina D.

    IN ARGENTINA PER TENERE ALTO IL NOME DELLA REGIONE TOSCANA

    Firenze - E' stato un viaggio nelle comunita' dei toscani all'estero dell'Argentina quello ha compiuto una delegazione proveniente dalla Toscana guidata dal vicepresidente vicario dell'Assemblea dei Toscani all'Estero, Lorenzo Murgia. Un itinerario in due tappe: la prima, che ha visto presente il vicepresidente Sergio Scocci, si e' svolta dal 12 al 17 novembre ed ha toccato La Plata, Buenos Aires e Mendoza. La seconda, iniziata il 17 novembre da Mendoza,ha toccato poi Salta e infine Rosario. Intenso il calendario delle iniziative: incontri ufficiali, mostre, iniziative culturali, momenti conviviali che si sono svolti in occasione degli anniversari delle varie associazioni di Toscani all'Estero che animano la comunita' argentina. Della delegazione fa parte anche una rappresentanza (9 elementi) degli Sbandieratori di Sansepolcro che hanno arricchito con i loro giochi di bandiere le celebrazioni nelle piazze e nelle strade argentine. Molto positive le parole del vicepresidente vicario dei Toscani all'estero, Lorenzo Murgia, che ha sottolineato come ''la vitalita' delle associazioni dei toscani all'estero dell'Argentina abbia saputo creare eventi ed iniziative che al tempo stesso mantengono vivo e vitale il legame con la terra d'origine, ma anche che sanno contribuire a far conoscere e rafforzare all'estero l'immagine della Toscana''.

    ROMA, CELEBRATA IN CAMPIDOGLIO GIORNATA MONDIALE

    Roma - Si e' svolto nell'aula Giulio Cesare in Campidoglio il convegno 'Gioco, movimento, divertimento: diritti dei bambini', organizzato dall'assessorato alle Politiche Educative Scolastiche, della Famiglia e della Gioventu' del Comune di Roma in occasione della Giornata internazionale dei Diritti dell'Infanzia e del ventennale della Convenzione dei diritti dei minori, approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York e ratificata dall'Italia il 27 maggio del 1991 con la legge n. 176. Con il convegno, che ha visto la partecipazione di Claudio Leone vicepresidente vicario dell'Unicef, di Francesco Susi, preside della facolta' di Scienze della formazione di Roma Tre, di Marisa D'Alessio, preside della facolta' di Psicologia della Sapienza - Universita' di Roma, di Silvana Sperati, dell'associazione Bruno Munari e Dora Giusti e specialista in protezione dell'infanzia del Centro di ricerca Innocenti dell'Unicef di Firenze, si e' voluta promuovere la riflessione e sviluppare un dibattito sui diritti primari ed inalienabili dei bambini, in particolare sul diritto al gioco - art. 31 della Convenzione dei diritti dell'Infanzia che sancisce il diritto al gioco per i minori.

    AL WORLD REGIONS FORUM FIRMATA LA CARTA DI MILANO

    Milano - Nella giornata conclusiva del World Regions Forum, i rappresentanti delle 15 Regioni che hanno partecipato all'iniziativa -Baden Wuerttemberg, Baviera, California, Gauteng (Johannesburg, Sudafrica), Ile de France (Parigi), Illinois, Lombardia, Madrid, Nuevo Leon (Messico), New South Wales (Sidney, Australia), Quebec, San Pietroburgo, San Paolo (Brasile), Shangai, Singapore- hanno sottoscritto la 'carta di Milano' nella quale viene riconosciuta l'importanza dei governi subnazionali nella gestione delle sfide piu' importanti a livello internazionale. La 'carta' attesta inoltre che lo sviluppo sostenibile racchiude la dimensione economica, sociale ed ambientale per le generazioni presenti e future. La dichiarazione osserva poi che la governance globale si basa sulla cooperazione tra diverse comunita' e impegna i sottoscrittori ad affrontare le sfide globali assumendo ruoli chiave in grado di sostenere e migliorare lo sviluppo ambientale, sociale ed economico dei rispettivi territori. Le Regioni o i Governi Subnazionali precisano di essersi incontrati a Milano "per condividere ed integrare competenze, esperienze e buone pratiche in modo da proporre modelli innovativi di cooperazione internazionale che dovranno essere messi a disposizione delle rispettive comunita' e del mondo intero per contribuire a fronteggiare l'attuale crisi economica, nonche' le sfide presenti e future, promuovendo la crescita e il benessere a livello globale nell'ambito della realta' post-crisi".

    CATANIA ORGANIZZERA' MONDIALI 2011

    Palermo - Catania organizzera' i Mondiali di scherma del 2011. Lo ha deciso il Congresso della Federazione internazionale (Fie) riunito a Palermo. Nella prima tornata di voti, i delegati hanno attribuito 55 voti a Catania, 42 a Budapest e 13 a Tianjin. Nel ballottaggio, Catania ha battuto Budapest 62-52. ''E' un onore per la scherma italiana poter ospitare questi Mondiali'', ha detto il presidente della Federscherma (Fis), Giorgio Scarso. ''E' nella nostra responsabilita' di far bene e di offrire al mondo non solamente una gara sportiva di elevato livello, ma un evento che sara' impresso per sempre nella mente dei partecipanti'', ha aggiunto. La rassegna iridata torna in Italia dopo le edizioni del 1929 a Napoli, del 1955 e 1982 a Roma, del 1961 e 2006 a Torino.

    MINISTRO CINESE, MERCATO ITALIANO MOLTO INTERESSANTE

    Kunming - "Il mercato italiano e' molto interessante perche' l'Italia e' una terra ricca di storia e cultura, ma anche la natura e' molto bella e il popolo italiano estremamente gentile". Lo ha detto il ministro del Turismo cinese, Shao Qiwei al termine dell'incontro con il ministro del Turismo Michela Brambilla alla Fiera di Kunming China International Travel Mart. "La comunicazione -ha sottolineato- tra Italia e Cina ha una storia molto lunga e l'Italia infatti e' ben conosciuta dai cinesi. Vogliamo che piu' italiani visitino la Cina. Dopo la visita del ministro ne devono arrivare molti altri. L'anno prossimo sara' l'anno della cultura cinese in Italia. E c'e' un collegamento molto stretto tra cultura e turismo". Il ministro del Turismo cinese ha infine sottolineato l'importanza di avere "visti per i cinesi piu' velocemente", ma anche dei servizi che offre l'Italia ai viaggiatori come "vedere le televisioni cinesi e una guida in cinese".

    SICILIA IN MOSTRA AL 'FOOD HOSPITALITY' DI SHANGHAI

    Palermo – Un gruppo di aziende siciliane della filiera agroalimentare di qualita' ha debuttato nel mercato cinese alla 13esima edizione della fiera internazionale 'Food Hospitality China 2009' di Shanghai. In un padiglione dal titolo ''Made in Sicily'', in posizione strategica (di fronte all'ingresso principale del polo fieristico), sono stati esposti i prodotti a marchio siciliano. Alla presenza di buyer della grande distribuzione e della stampa internazionale specializzata, con il supporto di personale cinese, le aziende hanno presentato le loro buone pratiche e i loro prodotti nel corso di cinque seminari. Ciascuna impresa ha avuto a disposizione anche una propria vetrina nella sala meeting allestita dall'Ice (Istituto per il commercio estero). L'iniziativa, indirizzata all'internazionalizzazione delle aziende che hanno aderito al progetto 'Sicily looking East', e' stata promossa dall'assessorato Agricoltura e Foreste della Regione siciliana, con la collaborazione dell'Ice e dell'agenzia di servizi 3 Emme Lab, che si e' avvalsa del supporto tecnico di un team italo-cinese per presentare al meglio il brand Sicilia. Hanno partecipato al progetto di internazionalizzazione aziende di Agrigento, Catania, Messina e Palermo, oltre ad alcuni consorzi di tutela e associazioni di categoria.

    ASSOCAMERESTERO, AVANTI ADAGIO SUI MERCATI INTERNAZIONALI

    Roma - ''L'Italia, nonostante registri un calo tendenziale dell'export complessivo del 18%, peraltro in linea con quello dei principali competitor europei, e' il Paese che, in valore assoluto, ha perso meno terreno all'estero insieme al Regno Unito, con una riduzione delle vendite pari a 5,7 miliardi di euro, inferiore a quella della Francia (-6 miliardi) e di quasi tre volte a quella della Germania (-16,4 miliardi)''. A sottolinearlo in una nota e' Assocamerestero commentando i dati Istat sul commercio estero. Il dato complessivo, afferma Gaetano Fausto Esposito, il segretario generale di Assocamerestero, ''e' anche attribuibile ad una sempre piu' differenziata strategia di vendita delle nostre imprese sui mercati intra ed extra-europeo pur di mantenere saldo il mercato europeo, le imprese, infatti, riducono i margini di profitto contraendo i prezzi di vendita, mentre nei Paesi extra-Ue in fase di espansione, come Cina, Giappone e India, insistono su politiche di prezzo piu' vantaggiose. Non bisogna dimenticare che ormai questi mercati, seppure geograficamente distanti, detengono una quota del 40% dell'export complessivo e verso di essi si dirige un quarto delle nostre aziende fino a 49 addetti''. In un mese il Made in Italy recupera 7 miliardi sui mercati mondiali: i settori che registrano le migliori performance sono la meccanica e i mezzi di trasporto, aumentati entrambi di 1,6 miliardi di euro.

    BRAMBILLA, ITALIA PARTECIPERA' CON 8 PRODOTTI TURISTICI TEMATICI

    Roma - ''Ritorneremo nel mese di maggio in Cina in occasione dell'Expo di Shangai. L'Italia avra' una presenza molto importante, abbiamo un grande progetto al quale stiamo lavorando: otto prodotti turistici tematici, tenendo presente che gli amici della Cina amano la nostra arte, la nostra cultura, la nostra enogastronomia e naturalmente il nostro Made in Italy''. Lo ha detto il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, al termine della missione istituzionale in Cina, in occasione del China International Travel Mart, a cui l'Italia ha partecipato per la prima volta con un stand di rilievo.

    DOMPE', RICONOSCIMENTI A CHIESI E MENARINI SUCCESSO ITALIANO

    Milano - "I riconoscimenti ottenuti da Menarini, con il premio Eubiosia per un progetto di ricerca contro le patologie oncologiche, e dal gruppo Chiesi con il primo posto tra gli investitori italiani in Ricerca Sviluppo nella farmaceutica, sono un successo made in Italy". Cosi' il presidente di Farmindustria, Sergio Dompe', commenta il premio assegnato a Menarini dall'Associazione nazionale tumori (Ant), e i risultati del 'Quadro di valutazione 2009 degli investimenti industriali europei in Ricerca Sviluppo', elaborato dal Joint Research Centre della Commissione Europea, secondo cui Chiesi e' al primo posto tra gli investitori italiani in R&S nel comparto farmaceutico. "Le imprese del farmaco italiane - sottolinea il numero uno di Farmindustria - dimostrano cosi', ancora una volta, la capacita' di eccellere anche a livello internazionale, in un periodo di crisi economica e di forte trasformazione strutturale del settore. Una realta', quella farmaceutica - ricorda Dompe' - in grado di contribuire allo sviluppo del Paese, capace di esportare il 53% della produzione e sviluppare innovazione in oltre 200 progetti di ricerca

    italiani, con 136 prodotti biotech in fase clinica". Secondo il presidente delle aziende farmaceutiche attive in Italia, "continuare a investire in futuro sara' quindi possibile solo in presenza di prospettive di medio-lungo termine, assolutamente fondamentali per un'industria che impiega fino a 15 anni e circa 1 miliardo di euro per la ricerca di un nuovo farmaco".



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    Predefinito Rif: Riferimento: focus Cina

    Si ridimensiona la portata della ripresa economica negli Stati Uniti. Nel terzo trimestre 2008 la crescita del Pil è stata pari al 2,8%, nettamente più bassa del 3,5% stimato il mese scorso. Pur evidenziando il maggiore avanzamento degli ultimi due anni, il dato fornito dal Dipartimento al Commercio delude ed evidenzia alcuni problemi come la crescita delle importazioni (+20,8%), più rapida di quella delle esportazioni (+16,4%), nonostante il mini-dollaro. Tuttavia, la Federal Reserve ha rivisto al rialzo le stime sul Pil Usa per il 2010, visto in crescita tra il 2,5% e il 3,5%. Lo si legge nelle minute delle riunioni del Fomc, il braccio di politica monetaria della Banca Centrale americana, tenutesi gli scorsi 3-4 novembre.
    Si sta stabilizzando anche il mercato delle abitazioni. Nel terzo trimestre di quest’anno i prezzi sono aumentati mediamente dell’1,3% rispetto ai tre mesi precedenti, anche se nell’anno la perdita resta notevole (-9,36%). Anche la fiducia dei consumatori Usa, calcolata dal Conference Board, offre qualche segnale di ripresa in novembre. Tuttavia, la percezione attuale della situazione economica resta negativa. Bisognerà vedere come queste sensazioni influenzeranno gli atteggiamenti dei consumatori americani alla vigilia di due appuntamenti essenziali: domani, 26 novembre è il Thanksgiving, una delle festività più sentite negli Stati Uniti, a cui fa seguito il cosiddetto black friday, giornata di sconti sensazionali in tutto il Paese. In dicembre, poi, prende il via la stagione dei regali natalizi: secondo il sondaggio del Conference Board, la famiglia americana media spenderà 390 dollari, il 7% in meno dell’anno passato.
    La deludente crescita americana ha influenzato i mercati finanziari e il cambio: il dollaro è sceso ai minimi delle ultime sei settimane nei confronti dello yen giapponese, mentre il cambio con l’euro è rimasto piatto. Le Borse hanno girato in negativo, e quelle europee hanno tutte chiuso col segno meno: Francoforte -0,55%, Parigi -0,75%, Londra -0,59%. Più corposi i ribassi in Piazza Affari (Ftse all share in calo dell’1,06% e il Mib dell’1,08%). Debole anche Wall Street: Dow Jones -0,13% e -0,36% il Nasdaq.
    «L’economia globale si è stabilizzata, migliora, ma è ancora vulnerabile», sottolinea il direttore generale del Fondo monetario, Dominique Strauss-Kahn. E ricorda che la disoccupazione è ai massimi storici «e potrà ancora salire». In questa prospettiva, secondo il Fmi sarebbe sbagliato avviare troppo presto le exit strategy dalle misure straordinarie messe in campo dai governi per fronteggiare la crisi. «La sostenibilità della ripresa - avverte il managing director del Fondo - dipenderà dalle decisioni che saranno assunte nei prossimi mesi». Strauss-Kahn vede anche il rischio di bolle nei mercati finanziari: «Abbiamo scacciato il fuoco, ma adesso c’è acqua dappertutto», osserva, anche se ritiene che per le politiche monetarie accomodanti la exit strategy sia più facile rispetto alle politiche di sostegno all’economia reale.


    La Cina spaventa i mercati Delude la crescita in America - Economia - ilGiornale.it del 25-11-2009

 

 
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