Alla scoperta di Nomadelfia (letteralmente legge della fraternità), dove i bambini possono esprimere liberamente la propria tenera irrequietezza, dove tutti i beni sono in comune e vige la legge del perdono.
Il sogno avverato di Don Zeno
Per addentrarci, seppur solo narrativamente, a Nomadelfia, dobbiamo prima presentare Zeno Saltini, nato a Fossoli di Carpi, in provincia di Modena, il 30 Agosto 1900 e nono di dodici figli di una benestante famiglia patriarcale. Zeno è un fervente cattolico, ma dà presto prova di uno spirito anticonformista, particolarmente vicino alle sofferenze ed alle aspirazioni, pur utopiche, del popolo.
Un appassionato confronto con un commilitone anarchico, nel 1920, lo conduce sul limitare di un proposito cui terrà fede per tutta la vita: creare una micro-società senza servi né padroni, ispirata al modello descritto dagli Atti degli Apostoli, dunque al Cristianesimo originario. Negli anni successivi Zeno si laureerà in Giurisprudenza e si farà sacerdote adottando, subito, quello che sarà il primo di 5000 figli: Danilo “Barile”, appena uscito di galera. Più tardi creerà vere e proprie famiglie di bambini abbandonati, affidati a giovani più maturi: i mamo. Nel 1941 Irene, una ragazza diciottenne scappata di casa, decide di fare loro da madre, inaugurando la figura della “mamma di vocazione”, che rinuncia al matrimonio per accogliere, a fronte di una maternità naturale mancata, figli abbandonati. Nello stesso periodo, all’Opera dei Piccoli Apostoli - l’organizzazione creata da don Zeno - si uniscono altri sacerdoti. Nel 1947, a seguito dell’occupazione dell’ex campo di concentramento di Fossoli, ha inizio il primo esperimento propriamente comunitario e la transizione, dato il luogo poco promettente, “dalla legge della foresta alla legge della fraternità”.
I primi matrimoni
A breve si celebrano i primi matrimoni ed i nuovi nuclei familiari si dispongono a adottare bambini abbandonati. Nel febbraio 1948 i membri dell’Opera dei Piccoli Apostoli sottoscrivono, sull’altare, la propria Costituzione. Nasce così, formalmente, Nomadelfia che accoglie subito 120 nuovi “scartini”: bambini scartati dall’adozione. Da qui inizia molto presto, con l’acquisto di tenute abbandonate in Maremma, grazie a fondi stanziati da benefattori, un graduale processo di espansione e nel giro di tre anni i nomadelfi arrivano ad essere più di mille. Desideroso di incidere anche politicamente don Zeno, nel 1950, fonda il Movimento della Fraternità Umana ma l’iniziativa viene ferocemente osteggiata. Il movimento propone, difatti, l’instaurazione della democrazia diretta e l’abolizione di qualsiasi forma di sfruttamento. Don Zeno viene dunque trasferito dal Vaticano in altra diocesi e, indebitatissimo, viene processato (e poi assolto) per truffa e millantato credito. Nello stesso periodo viene disposta la liquidazione coatta amministrativa dei beni della comunità. I minorenni vengono tolti alle famiglie adottive e sparsi in diversi istituti d’Italia mentre alcuni adulti vengono allontanati con i fogli di via. Si chiude così, drammaticamente, l’esperienza comunitaria di Fossoli. Nel 1953 don Zeno, per tornare alla guida dei suoi figli, ottiene da papa Pio XII di laicizzarsi con la formula pro-gratia. Riprende dunque la direzione di Nomadelfia che, nel 1954, si ricostituisce nella tenuta Rossellana, in Maremma. Inizia in questo periodo a delinearsi la struttura organizzativa peculiare. Vengono cioè creati i gruppi familiari, composti da tre, quattro o cinque famiglie accorpate. Sono questi anni molto duri di lavoro, miseria, diffidenza e incomprensione di buona parte dell’opinione pubblica. Nel 1961 a Nomadelfia, costituitasi in associazione civile, viene approvata una nuova Costituzione. Giovani XXIII riconosce la città come popolo civile di volontari cattolici e prima ed unica (sino ad oggi) parrocchia comunitaria del mondo, di cui don Zeno, ripreso il sacerdozio, diviene parroco. L’idea di vivere Nomadelfia come un modello estendibile, continua ad essere accarezzata da don Zeno che, nel 1965, pubblica il libro Nomadelfia è una proposta. In questo stesso periodo prende corpo un’altra istituzione peculiare, accanto alle “mamme di vocazione”, della comunità cristiana: le “serate di Nomadelfia”, ovvero spettacoli di danze, sulle piazze di tutt’Italia ed anche all’estero, in cui si esibiscono i tanti figli della piccola oasi maremmana. Una serata di questo genere viene anche offerta a Giovanni Paolo II a Castel Gandolfo, pochi mesi prima della “partenza di don Zeno per la vita eterna” il 15 gennaio 1981.
Otto anni dopo, in una domenica di maggio, Wojtyla visita Nomadelfia ed ha esplicite parole di elogio. Il 18 giugno 2000 la S. Sede approva la nuova Costituzione nomadelfa, come “Associazione privata tra fedeli”. Per lo stato italiano Nomadelfia è un’associazione civile, una cooperativa di lavoro ed una fondazione. Attualmente sono circa 320 i nomadelfi effettivi, in un territorio comunitario di circa 4 chilometri quadrati.
Organi decisionali
La vita sociale della comunità è governata da dieci “organi costituzionali”. Alla base vi è l’Assemblea (organo legislativo e deliberativo, composta da tutti i nomadelfi effettivi), convocata e presieduta da un Direttore ed elegge la Presidenza (composta da un Presidente e due Vice). Questa organizza e controlla la vita complessiva della popolazione, sciogliendo e ricomponendo i gruppi familiari. I programmi economici, formulati dalla Presidenza, vengono realizzati dal Consiglio Amministrativo, formato dal Presidente di Nomadelfia, dall’Economo e da 3 membri eletti dal Consiglio degli Anziani, composto a sua volta da 12 nomadelfi effettivi con più di 40 anni e almeno 10 di “anzianità comunitaria”. Il Congresso dei Figli è costituito dai ragazzi tra i 12 ed i 21 anni e, presieduto da un membro maggiorenne, ha come interlocutori diretti gli altri organi costituzionali. Il Collegio dei Giudici dirige le operazioni di voto e la procedura elettorale (tutte le votazioni debbono essere confermate con voto di unanimità, in assenza della quale si ricorre all’arbitrato del Consiglio degli Anziani), concilia, se richiesto, eventuali liti ed esamina casi di infrazione alle leggi. Il provvedimento più comune, nel caso qualcuno abbia sbagliato ma lo riconosca sinceramente, è il perdono.
Famiglie mobili
I gruppi familiari, come è stato già accennato, rappresentano l’ossatura della comunità. Attualmente sono undici e condividono, ciascuno in un proprio edificio, la sala da pranzo, la cucina ed il laboratorio mentre le singole famiglie hanno la propria zona-notte in casette separate (generalmente comuni prefabbricati). I gruppi familiari non sono permanenti e vengono ricomposti, con cadenza triennale, per consentire la massima fraternizzazione possibile tra tutti i membri. In ciascun gruppo familiare, i figli delle diverse famiglie crescono come veri fratelli. Mangiano insieme, studiano insieme, hanno i panni lavati e stirati dalla mamma dell’uno o dell’altro, senza differenza.
Lavoro , economia e istruzione
Considerando, ora, la dimensione produttiva, a Nomadelfia esistono lavori specializzati e lavori di massa (eseguiti insieme da quasi tutti i membri). I primi si svolgono nelle aziende della comunità (ad esempio nell’azienda agricola biologica, con annessi cantina, frantoio e caseificio) e sono organizzati dalla Presidenza. I secondi rappresentano “un atto di squisita fraternità che testimonia nel campo del lavoro l’Unum evangelico evitando che i lavori pesanti, monotoni o ripetitivi (come possono essere la vendemmia, lo spietramento dei campi o la manutenzione delle strade) vengano svolti da pochi”. A Nomadelfia non circola denaro, dunque non esistono stipendi ma ciascuno ha diritto di utilizzare i beni prodotti, mentre per le spese esterne (che si cerca comunque di ridurre all’essenziale) ci si può rivolgere all’economo ed ottenere la liquidità necessaria dal fondo comune, alimentato soprattutto da donazioni e da pensioni e rendite di singoli nomadelfi. La dimensione dell’istruzione viene, a sua volta, gestita entro i confini comunitari dalla Scuola Familiare (con obbligo fino a 18 anni), basata sulle linee pedagogiche del fondatore e di cui è resa responsabile tutta la popolazione. “La Presidenza, con il Successore (del fondatore), nomina un responsabile e insieme scelgono i coordinatori e i responsabili dei vari cicli ed ambiti scolastici”.
La messa domenicale
La messa domenicale si svolge in una chiesa prefabbricata, come gran parte degli edifici della comunità. Alcuni bambini siedono a corona attorno all’altare, altri si aggirano liberamente nella chiesa, pieni di vita ma rispettosi del luogo.
La donna
Il ruolo della donna che a Nomadelfia sembra ripercuotere un modello molto tradizionale. Vi sono infatti lavori la cui competenza è esclusivamente femminile.
I requisiti necessari
Essere nomadelfi è un atto di grande responsabilità e richiede alcuni presupposti basilari: aver compiuto 21 anni; essere cattolici professanti; rinunciare a possedere beni propri di qualunque natura, accettando di avere solo il necessario ad una vita dignitosa. Prima di diventare effettivi, inoltre, bisogna sottoporsi ad una prova di almeno 3 anni.




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