Nella pagina 310 del libro titolato “Ciò che credo”, scritto da Hans Kung, c’è un’osservazione di questo teologo: “Credenti o no, gli uomini hanno oggi il centro dei loro progetti e delle loro aspirazioni nell’aldiquà”. La sua opinione è confermata dalle ricerche sociologiche.
Il sociologo Raymond Budon una volta disse: “Per la maggior parte delle persone, per i giovani e i meno giovani, per i colti e i meno colti, il significato della vita va cercato a livello della realtà, della vita stessa”.
Stiamo assistendo alla graduale scomparsa dell’aldilà, e nel contempo da una religione si prediligono gli aspetti più gioiosi, legati alla promessa della felicità terrena.
Oggi donne e uomini, scrive Kung nel citato libro “se vogliono possono avere una vita più piena, riempiendola con ogni possibile esperienza come nessuna generazione precedente. Così l’arte di vivere consiste in molti casi nel vivere meglio la nostra vita, nell’avere una vita più piena”.
Ovviamente da teologo non si ferma qui ed evidenzia che per lui non è indifferente il modo in cui la riempiamo la nostra vita, credenti o non credenti.
Tutti, in maniera più o meno consapevole, partecipiamo a quel processo di razionalizzazione dei valori che già il sociologo Max Weber aveva intuito.
Crediamo sempre meno alle verità preconcette, crediamo che non sia facile distinguere ciò che è bene da ciò che è male, ma siamo consapevoli che esiste la distinzione tra il bene e il male.
Anche se il senso critico cresce non si trasforma in scetticismo né fa tabula rasa del sentimento religioso.




Rispondi Citando

