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    Predefinito Una decisione pericolosa......

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    UNA DECISIONE PERICOLOSA...




    di Elson Concepcion Perez *


    L’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA), riunita a Vienna, ha appena ceduto alle pressioni di USA e Unione Europea bocciando la proposta di risoluzione dei Paesi arabi e di altri del Terzo Mondo che mirava a imporre a Israele di aderire al Trattato di Non Proliferazione armi nucleari (TNP) ed esprimeva preoccupazione per le sue capacità nucleari.


    Con 51 voti contrari, 46 a favore e 23 astensioni, il documento che era stato proposto da 18 Paesi è stato respinto dal plenario della 54ma Conferenza Generale dell'AIEA: senz’altro è una decisione pericolosa.


    Prima del voto, gli USA avevano inviato in visita in diversi Paesi del Medio Oriente Gary Seymour, il principale consigliere su temi nucleari dell’amministrazione Obama. Il suo compito era convincere gli arabi a non presentare la proposta, cosa che evidentemente non ha ottenuto, ma comunque ha potuto contare sul voto sempre fedele dei Paesi europei.


    L’argomento usato da Washington non avrebbe potuto essere meno credibile:
    “ con tale ingiunzione a Israele, si metterebbe in pericolo il processo delle negoziazioni con i Palestinesi”.


    E’ fin troppo evidente l’intenzione di Washington di appoggiare ancora una volta Israele, Paese con circa 400 bombe nucleari che non firma il Trattato di Non Proliferazione e non permette la visita degli ispettori dello stesso Organismo dell’ONU.

    Come accettare inoltre che gli USA dicano che l’imposizione a Israele sarebbe in contraddizione con l’universale desiderio di un Medio Oriente libero da armi nucleari?


    Mentre succedeva questo a Vienna, il giornale Jerusalem Post riferiva che il premier israeliano Netanyahu non ha cambiato la sua intenzione di non prorogare la moratoria alla costruzione di colonie.

    Questa domenica, 26 settembre, scade la moratoria e senza proroga i coloni potranno cominciare subito la costruzione di 2.066 nuovi insediamenti sulle terre occupate e sottratte ai Palestinesi.


    * da Granma, del 24 settembre
    Muntzer il Sopravvissuto

  2. #2
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    Predefinito Rif: Una decisione pericolosa......

    Gaza, ancora fuoco sui civili

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    Un giovane di 20 anni colpito dai cecchini israeliani durante la manifestazione contro gli insediamenti illegali
    Ha lottato tutta la notte in un letto d'ospedale in bilico fra la vita e la morte, ma alla fine pare averla scampata Sliman, lo studente palestinese di vent'anni colpito ieri al confine da un cecchino israeliano.

    L'ultima vittima civile di un confine a Est della Striscia di Gaza che pressoché quotidianamente s'inghiotte vite umane, tramite le torri di sorveglianza munite di mitragliatrici dal grilletto facile, i carri armati, le jeep, i droni, gli elicotteri Apache, i caccia F16. Saliman Abu Hanza di Abbasan Jadida è stato centrato da un tiratore scelto durante le manifestazioni che ieri mattina hanno visto riversarsi dinnanzi al reticolo di filo spinato centinaia di palestinesi accompagnati da alcuni giornalisti e dagli attivisti dell'International Solidarity Movement, per chiedere a gran voce la fine dell'assedio criminale, lo stop al proliferare delle colonie israeliane illegali in West Bank, e per rivendicare il diritto a calpestare la loro legittima terra dinnanzi al confine.

    Le manifestazioni non violente si sono svolte in contemporanea alle 11 in tre diverse aree della Striscia: a Nord-Est a Beith Hanoun, e nel centro-Est ad Al Maghazi, i militari israeliani hanno sparato a in direzione dei dimostranti fortunatamente senza ferirne alcuno, mentre ad Faraheen vicino a Khan Younis i cecchini entravano in azione. Kamal, un amico di Sliman, descrive l'accaduto: "Ero con Sliman e stavamo camminano assieme verso la linea di confine con in mano le nostre bandiere. Quando le jeep sono accorse i soldati israeliani hanno iniziato immediatamente a spararci addosso e io sono fuggito indietro cercando un riparo. All'improvviso ho visto il mio amico cadere colpito allo stomaco. E' stato un colpo singolo, chiaramente mirato, partito dal fucile di precisione di un cecchino."

    Con altri ragazzi Kamal si è preso in spalle il corpo dell'amico ferito che perdeva copiosamente sangue e per 500 metri lo hanno trascinato fino ad un motocarro, sul quale Sliman è stato trasportato fino all'ospedale Europa di Khan Younis. Entrato in sala operatoria verteva in una situazione critica: "Seri danni interni al suo addome, tre lesioni all' intestino, alla vena iliaca sinistra e al retto. Ha subito giù una serie di operazioni chirurgiche e molte trasfusioni di sangue, le prossime 24 ore sono cruciali." A detta del dottore che lo ha preso in cura. Come avvenne per l'omicidio di Ahmed Deeb, il 28 aprile scorso sempre durante una manifestazione non violenta al confine, anche contro Sliman Abu Hanza. Il cecchino israeliano ha utilizzato un particolare tipo di proiettile, comunemente detto "dum dum", che si frantuma al momento dell'impatto producendo gravissime lesioni interne e causando spesso la morte della vittima. L'uso dei dum dum è stato vietato dalle Convenzioni di Ginevra dopo la prima guerra mondiale, così come il fosforo bianco, le bombe dime e le "flechettes", armi illegali che l'esercito israeliano non lesina di adoperare contro la popolazione civile di Gaza, come dimostrato ampiamente dalle maggiori organizzazioni per i diritti umani.

    Interpellato questa mattina un dottore dell'ospedale Europa mi ha confermato che Sliman è in cura intensiva e le sue condizioni sono stabili.

    Sliman è la soltanto l'ultima vittima dell'esercito israeliano dal 2 settembre, data che se da un lato ha visto la ripresa dei colloqui fra Netanyahu e Abu Mazen, qui Gaza è coincisa con una escalation di violenza contro la popolazione civile. Sono sette morti ammazzati dai soldati israeliani dall'inizio di questo mese nella sola Striscia. Venerdì, il giorno dopo il verdetto con cui la Commissione per i Diritti Umani dell'ONU condanna Israele per "omicidio e tortura" in riferimento al massacro della Freedom Flotilla, un giovane pescatore, Mohamed Bakri, è stato assassinato dalla marina di Tel Aviv mentre con la sua minuscola imbarcazione stava pescando poco distante dalla costa.

    Una ulteriore riprova di ciò che andava affermando il compianto Edward Said: "I negoziati di pace sono i primi ostacoli alla pace". Dopo oltre 15 anni di colloqui farsa, che hanno sortito come unico risultato meno terra e meno diritti per i palestinesi e il proliferare delle colonie illegali israeliane, non è più riposta molta fiducia nella comunità internazionale e nei giochi politici.
    Semmai i palestinesi guardano con più speranza verso le mobilitazioni della società civile mondiale in loro sostegno, alla campagna di boicottaggio del BDS Movement, alle missioni umanitarie che cercando il modo con cui spezzare l'assedio riportano la tragedia di Gaza in auge sui media occidentali, come il convoglio Viva Palestina attualmente in viaggio, e l‘Irene, l'imbarcazione di pacifisti ebrei in navigazione in queste ore verso Gaza.

    Restiamo Umani.

    Vittorio Arrigoni da Gaza city per Peacereporter.net

    PeaceReporter - Gaza, ancora fuoco sui civili

  3. #3
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    Predefinito Rif: Una decisione pericolosa......

    I pacifisti ebrei a bordo di 'Irene' sono stati arrestati e verranno deportati. 'La Marina ha usato violenza'
    Scritto il 2010-09-29 in News


    InfoPal. "Irene", la nave umanitaria con a bordo 8 attivisti ebrei provenienti da Europa, Israele e Stati Uniti è stata abbordata ieri da un commando della Marina israeliana, a oltre 20 miglia al largo delle coste di Gaza.

    «Dieci navi da guerra israeliane hanno costretto il battello a fare rotta
    verso Ashdod (porto israeliano)», lo ha annunciato all’AFP uno degli
    organizzatori che si trova a terra a Gaza, Amjad al-Shawa. «Si sono arresi
    perché erano accerchiati, non avevano scelta», ha aggiunto.
    «La marina ha preso il controllo del veliero per portarlo al porto di
    Ashdod», ha, dal canto suo, confermato l’esercito in un comunicato,
    precisando che l’arrembaggio non ha dato luogo a violenze, né da una parte
    né dall’altra.

    I passeggeri sono stati arrestati e portati nelle prigioni di Ashdod e Holon, e verranno deportati.

    I media israeliani confermano l’uso della violenza contro i passeggeri: essi stanno parlando di “violenza ingiustificata” da parte della Marina israeliana. Ciò è in contrasto con le dichiarazioni dei vertici militari, i quali avevano assicurato che non era stata fatta alcuna violenza a chi si trovava a bordo dell’imbarcazione.

    Il canale 10 della tv israeliana ha riferito che “i soldati della Marina militare hanno agito violentemente senza che ve ne fosse bisogno”. Così, uno degli attivisti per la pace israeliani a bordo della “Irene”, Jonathan Shapira, è stato colpito con il teaser [la pistola elettrica, ndr].

    Il canale israeliano ha riportato anche la testimonianza di Reuven Moskovitz, uno degli scampati all’Olocausto che ha parlato di aggressione e percosse dei passeggeri ebrei da parte dei militari israeliani [Israele non rispetta neppure per i sopravvissuti all’Olocausto se questi non sono in linea con il Sionismo, ndr]: “È una cosa immorale, perché quel che mi è accaduto tanti anni fa continua a togliermi il sonno; per questo spero che Israele non faccia la stessa cosa con i suoi vicini, perché noi ci sentiamo empatici con le sofferenze dei bambini palestinesi assediati”.

    Jonathan Shapira, membro dell’aviazione israeliana, ha detto: “Non ci sono parole per esprimere quel che ci è capitato quando i militari si sono impossessati della barca; malgrado non fosse stata usata alcuna violenza da parte dei passeggeri, i militari israeliani si sono comportati molto duramente nei confronti dei passeggeri. Vi è una grossa differenza tra quel che ha detto il portavoce militare e quel che è avvenuto veramente. Il primo aveva infatti dichiarato: “Non si è verificato alcuno scontro a bordo della barca durante l’abbordaggio da parte dei militari, i quali non hanno fatto uso della violenza”.


    La nave, un catamarano di dieci metri, era partito domenica dal porto turco-cipriota di Famagusta.





    La Marina israeliana abborda la barca con i pacifisti ebrei e la dirotta verso il porto di Ashdod

    Al-Quds (Gerusalemme) - Psnews.ps - Quds Press, 28 settembre. La barca Irene, che trasporta aiuti per la popolazione assediata della Striscia di Gaza, è stata circondata e abbordata dalla Marina israeliana.

    Lo ha annunciato questa mattina la tv satellitare 'al-Jazeera'.

    La barca a vela, lunga 10 metri, era diretta a Gaza con l'obiettivo di rompere l'embargo imposto dallo Stato ebraico alla Striscia di Gaza.

    Un commando della Marina israeliana è saltato a bordo. Al momento non si registrano feriti né scontri. I militari hanno assunto il controllo dell'imbarcazione che è ora diretta verso il porto di Ashdod.

    Essa trasporta anche vari attivisti per la pace israeliani, perciò il ministero degli Esteri di Israele aveva dichiarato che il governo era fermamente intenzionato ad impedire loro di rompere l'embargo, seppur simbolicamente.

    Prima dell'arrembaggio, Igal Palmor, portavoce del ministero degli Esteri, aveva affermato: "Stiamo stabilendo un contatto con coloro che si trovano sulla nave, per chiedere dove sono diretti, ma se risponderanno 'Gaza' gli diremo che ciò è proibito. Se persisteranno nel voler entrare nella zona proibita - a una distanza di 20 miglia marittime dalla costa - verranno fermati e condotti al porto di Ashdod, oppure verrà concesso loro di andare verso il porto egiziano di el-'Arish, se lo desiderano".

    Sette pacifisti ebrei degli Stati Uniti, dell'Europa e di Israele sono partiti domenica scorsa da Famagosta (Cipro del Nord) a bordo di una piccola barca a vela, "Irene", battente bandiera britannica, con l'arrivo a Gaza previsto per oggi.

    Gli attivisti avevano spiegato che avrebbero opposto una resistenza nonviolenta nel caso in cui i militari israeliani fossero saliti sulla nave. Jonathan Shapira, ex ufficiale israeliano, aveva dichiarato che la linea da seguire era infatti quella della non violenza.

    Quest'iniziativa, costata 23.500 euro, è stata finanziata da ebrei europei membri dell'organizzazione "European Jews for a just peace".

    La barca trasportava libri, giocattoli, strumenti per la pesca e medicine.

 

 

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