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La via del post-totalitarismo
Pubblicato daGerardo31 agosto 20201 settembre 2020Pubblicato in: economia, filosofia politica, societàTag:Great Reset, post-totalitarismo, tecnocrazia, WEF
Tratto da: Il potere dei senza potere, di Václav Havel, 1978
Fra le intenzioni del sistema post-totalitario e le intenzioni della vita c’è un abisso profondo. Mentre per sua natura la vita tende al pluralismo, alla varietà dei colori, a organizzarsi e costituirsi in modo indipendente, tende, insomma, a realizzare la propria libertà, il sistema post-totalitario esige monolitismo, uniformità, disciplina.
Questo sistema è al servizio dell’uomo solo nella misura in cui ciò è indispensabile perché l’uomo sia al servizio del sistema. Tutto «il di più», quindi tutto ciò con cui l’uomo va oltre la sua condizione predeterminata, viene valutato dal sistema come un attacco a se stesso, e a ragione: ogni trascendenza di questo tipo – come principio – lo nega.
Perciò in esso la vita è percorsa in tutti i sensi da una rete di ipocrisie e di menzogne.
Il potere è prigioniero delle menzogne e pertanto deve continuamente falsificare. Falsifica il passato. Falsifica il presente e falsifica il futuro. Falsifica i dati statici. Finge di non avere un apparato poliziesco onnipotente e capace di tutto. Finge di rispettare i diritti umani. Finge di non fingere.
L’uomo non è obbligato a credere a tutte queste mistificazioni ma deve comportarsi come se ci credesse, o per lo meno sopportarle in silenzio o se non altro comportarsi bene con quelli che con esse operano.
Pertanto è costretto a vivere nella menzogna.
Non deve accettare la menzogna. Basta che abbia accettato la vita con essa e in essa. Già così ratifica il sistema, lo consolida, lo fa, lo è.
La «vita nella menzogna» può funzionare come pilastro del sistema solo mediante la premessa della propria universalità: deve abbracciare tutto, penetrare in tutto. Non sopporta alcuna coesistenza con «la vita nella verità»: ogni uscita da essa la nega come principio e la minaccia nella sua totalità.
Se il fondamento del sistema è la «vita nella menzogna» non c’è da stupirsi che «la vita nella verità» diventi la sua fondamentale minaccia. Essa deve essere perseguita più duramente di qualsiasi altra cosa.
From Lockdowns to “The Great Reset”, di Antony P. Mueller, 2020
I lockdown decisi a seguito della diffusione su scala globale del coronavirus hanno accelerato l’applicazione di piani a lungo termine per stabilire un cosiddetto nuovo ordine mondiale. Sotto gli auspici del World Economic (WEF), i responsabili politici mondiali stanno sostenendo un ”Great Reset” con lo scopo di creare una tecnocrazia globale. Non è un caso che il 18 ottobre, 2019, a New York City, il WEF abbia partecipato al cosiddetto “Event 201” un’esercitazione pandemica di “alto livello” organizzata dal John Hopkins Center for Health Security.
Questa tecnocrazia implica una stretta collaborazione tra i capi dell’industria digitale e i governi. Con programmi come il reddito minimo garantito e l’assistenza sanitaria per tutti, il nuovo tipo di governance combina un rigido controllo sociale con la promessa di una giustizia sociale globale.
Tuttavia, la verità è che questo nuovo ordine mondiale viene fornito con un sistema totalizzante di credito sociale. La Repubblica popolare cinese è la pioniera di questo metodo di sorveglianza e di controllo di individui, società ed entità socio-politiche.
Per l’individuo, la sua identità è ridotta a un’applicazione o a un chip che registra quasi tutte le attività personali. Al fine di ottenere alcuni diritti individuali, o anche solo per viaggiare in un certo luogo, una persona deve bilanciare questi apparenti privilegi con la sua sottomissione a una rete di regolamenti che definiscono in dettaglio cosa viene considerato ”buon comportamento” e utile per l’umanità e l’ambiente.
Ad esempio, durante una pandemia, questo tipo di controllo si estenderebbe dall’obbligo di indossare una mascherina e praticare il distanziamento fisico fino ad avere vaccinazioni specifiche se si vuole fare domanda per un lavoro o per viaggiare.
È, in breve, un tipo di ingegneria sociale che rappresenta l’opposto di un ordine spontaneo. Come l’ingegnere meccanico con una macchina, l’ingegnere sociale – o tecnocrate – tratta la società come se fosse un oggetto. A differenza delle brutali soppressioni del totalitarismo dei tempi passati, il moderno ingegnere sociale cercherà di far funzionare la macchina sociale da sola secondo il progetto.
A tale scopo, l’ingegnere sociale deve applicare le leggi della società nello stesso modo in cui l’ingegnere meccanico segue le leggi della natura. La teoria comportamentale ha raggiunto uno stato di conoscenza che rende possibili i sogni dell’ingegneria sociale. Le macchinazioni dell’ingegneria sociale non operano attraverso la forza bruta, bensì in maniera subdola, per spinta.
Secondo l’ordine previsto dal Great Reset, il progresso della tecnologia non è inteso a servire il miglioramento delle condizioni delle persone, ma per sottoporre l’individuo alla tirannia di uno stato tecnocratico. “Gli esperti sanno meglio” è la giustificazione.
L’agenda
Il piano per una revisione mondiale è opera di un gruppo d’élite di uomini d’affari, politici e del loro entourage intellettuale che si riunisce a Davos, in Svizzera, a gennaio di ogni anno. Venuto alla luce nel 1971, il World Economic Forum è diventato da allora un mega-evento globale. Più di 3.000 leader da tutto il mondo hanno partecipato all’incontro del 2020.
Sotto la direzione del WEF, il programma del Great Reset afferma che il completamento dell’attuale trasformazione industriale richiede una revisione completa dell’economia, della politica e della società. Una tale trasformazione globale richiede l’alterazione del comportamento umano, e quindi il “transumanesimo” fa parte del programma.
Il Great Reset sarà l’oggetto del 51° incontro del World Economic Forum di Davos nel 2021. La sua agenda è un impegno a guidare l’economia mondiale verso “un futuro più giusto, sostenibile e resiliente”. Il programma chiede “un nuovo contratto sociale” che si concentri sull’uguaglianza razziale, la giustizia sociale e la protezione della natura. Il cambiamento climatico ci impone di “decarbonizzare l’economia” e di portare il pensiero e il comportamento umano “in armonia con la natura”.
L’obiettivo è costruire “economie più eque, inclusive e sostenibili”. I promotori del WEF affermano che questo nuovo ordine mondiale va attuato “con urgenza” e che la pandemia “ha messo a nudo l’insostenibilità del nostro sistema” e la mancanza di “coesione sociale”.
Il grande progetto del WEF è l’ingegneria sociale ai massimi livelli. I suoi fautori sostengono che le Nazioni Unite non sono riuscite a stabilire l’ordine nel mondo e non sono state in grado di far avanzare con forza il proprio programma di sviluppo sostenibile, noto come Agenda 2030, a causa di un modo di lavorare burocratico, lento e contraddittorio. Al contrario, le azioni della commissione organizzativa del World Economic Forum sarebbero veloci e intelligenti. Quando un consenso è stato formato, può essere implementato dall’élite globale in tutto il mondo.
Ingegneria sociale
L’ideologia del World Economic Forum non è né di sinistra né di destra, né progressista né conservatrice, né è fascista o comunista, ma apertamente tecnocratica. In quanto tale, include molti elementi delle ideologie collettiviste precedenti.
Negli ultimi decenni, gli incontri annuali a Davos hanno raggiunto un consenso sul fatto che il mondo ha bisogno di una rivoluzione e che le riforme hanno richiesto troppo tempo. I membri del WEF prevedono profonde turbolenze a breve termine. Il lasso di tempo dovrebbe essere così breve che la maggior parte delle persone difficilmente si renderà conto che è in corso una rivoluzione. Questo cambiamento rivoluzionario deve essere così rapido e scioccante da non dare tempo a coloro che lo riconoscono di mobilitarsi contro di esso.
L’idea di base del Great Reset è lo stesso principio che ha guidato le trasformazioni radicali delle rivoluzioni francese, russa e cinese. È l’idea del razionalismo costruttivista incorporato nello Stato. Tuttavia, progetti come il Great Reset lasciano senza risposta la questione di chi governa lo Stato. Lo Stato stesso non governa, è solo uno strumento di potere. Non è lo Stato astratto che decide, ma i leader di certi partiti politici e di certi gruppi sociali.
I precedenti regimi totalitari avevano bisogno di esecuzioni di massa e di campi di concentramento per mantenere il loro potere. Ora, con l’aiuto delle nuove tecnologie, si ritiene che i dissidenti possano essere facilmente identificati ed emarginati. I disaccordi saranno messi a tacere squalificando le opinioni divergenti classificandole come moralmente abiette.
I lockdown del 2020 intuibilmente offrono un’anteprima di come funziona questo sistema. Questi lockdown hanno funzionato come se fossero stati orchestrati, e forse lo erano. Come se seguendo un unico ordine, i leader delle nazioni grandi e piccole, e di diversi stadi di sviluppo economico, hanno attuato misure quasi identiche. Non solo molti governi hanno agito all’unisono, ma hanno anche applicato queste misure con scarso riguardo per le terribili conseguenze di un blocco globale.
I mesi di stasi economica hanno distrutto la base economica di milioni di famiglie. Insieme al distanziamento fisico, i lockdown hanno prodotto una massa di persone incapaci di prendersi cura di se stesse. In primo luogo, i governi hanno distrutto i mezzi di sussistenza, poi i politici si sono presentati come salvatori. La richiesta di assistenza sociale non è più limitata a gruppi specifici, ma è diventata una necessità delle masse.
Una volta, la guerra era la salute dello Stato; adesso è la paura della malattia. Ciò che ci aspetta non è uno Stato sociale benevolo e comprensivo con un reddito minimo garantito, assistenza sanitaria e istruzione per tutti. I lockdown e le sue conseguenze hanno portato un assaggio di quello che verrà: una condizione di paura permanente, un rigido controllo del comportamento, una massiccia perdita di posti di lavoro e una crescente dipendenza dallo Stato.
Con le misure attuate sulla scia della diffusione del coronavirus su scala globale, è stato compiuto un grande passo per resettare l’economia mondiale. Senza la resistenza popolare, la fine della pandemia non significherà la fine dei blocchi e del distanziamento fisico.
Al momento, gli oppositori del nuovo ordine mondiale della tirannia digitale hanno ancora accesso ai media e alle piattaforme social per dissentire. Tuttavia, il tempo sta scadendo. Gli autori del nuovo ordine mondiale hanno annusato il sangue. Dichiarare la pandemia è stato utile per far avanzare l’agenda del Great Reset. Solo una massiccia opposizione può rallentare e infine fermare la diffusione della presa di potere di questa tecnocrazia.
Conclusioni di: un potente senza potere, 2020
Non ci possono essere incertezze sulle intenzioni del WEF: un ordine mondiale in stile 1984 di Orwell, basato su tecnologia come mezzo di rigido controllo sociale, la strumentalizzazione dei mass-media, su segnali che aiutino l’essere umano a nascondere i bassi fondamenti della sua obbedienza e quindi anche i bassi fondamenti del potere, nascondendoli dietro la facciata di qualcosa di elevato.
In tal senso, è sufficiente andare a leggersi le parole contenute nel sito web del WEF alla sezione “l’opportunità” del Great Reset in cui si afferma:
“Mentre entriamo in una finestra di opportunità unica per plasmare la ripresa, questa iniziativa offrirà spunti per plasmare la ripresa, questa iniziativa offrirà spunti per aiutare a informare tutti coloro che determinano lo stato futuro delle relazioni globali, la direzione delle economie nazionali, le priorità delle società, la natura dei modelli di business e la gestione di un bene comune globale. Attingendo alla visione e alla vasta esperienza dei leader impegnati nelle comunità del Forum, l’iniziativa Great Reset ha una serie di dimensioni per costruire un nuovo contratto sociale che onori la dignità di ogni essere umano”.
Da queste affermazioni si dovrebbe chiaramente comprendere che i fautori del Great Reset mentono, che il loro obiettivo dichiarato è in contrasto con i loro mezzi, dato che qualsiasi contratto sociale (e tralasciamo l’analisi di questa definizione) che voglia onorare la dignità di ogni essere umano non può che costruirsi spontaneamente, organicamente, attraverso le preferenze e le decisioni non obbligate e/o non condizionate degli individui.
Ciò che attraverso il Great Reset si vuole fondare è un sistema che Václav Havel non esiterebbe, con tutta probabilità, a definire post-totalitario; con quel “post” non si intende sostenere che non è più totalitario, ma solo che esso è totalitario in modo sostanzialmente diverso rispetto a quello a cui normalmente si lega nelle nostre coscienze il concetto di totalitarismo.
Questi fautori, infatti, sono comunque dei collettivisti: parlano del punto di vista della società, il che è solo il mascheramento della loro volontà la quale, a sua volta, deve però portare a un sistema nel quale tutti i membri della società diventano meri strumenti di un’unica mente direttiva.
Lo scopo ultimo dell’operazione Great Reset non è quindi la pura e semplice conservazione del potere nelle mani del gruppo dominante, ma una specie di cieca auto-cinèsi del sistema: in sostanza, l’essere umano, anche se detiene un qualche alto posto nella gerarchia del potere, per questo sistema non è niente in sé, ma soltanto quello che deve sostenere e servire questa auto-cinèsi e pertanto anche il suo desiderio di potere può realizzarsi solo fintanto che il suo orientamento è coerente con questa auto-cinèsi.
L’ideologia tecnocratica deve, invece, funzionare da alibi-ponte fra il sistema e l’essere umano, cioè deve coprire l’abisso che sussiste fra l’intenzione del sistema e le intenzioni della vita, deve far sembrare che le pretese unicamente proprie del sistema siano il frutto di un’evoluzione organica; il suo compito è pertanto quello di spacciare un mondo dell’apparenza come se fosse il mondo della realtà.
ll sistema lavora così per alienare l’essere umano ma, allo stesso tempo, l’essere umano ormai alienato da questo sistema o fintanto che ne è alienato lavora per appoggiarlo come suo progetto involontario.
Di conseguenza, i fautori del Great Reset sono pronti a fornire l’opposto di quello che promettono: l’idea, infatti, che un ristretto gruppo di tecnocrati possa progettare e costruire un ordine che onori la dignità di ogni essere umano è semplicemente una contraddizione in termini e quindi un’operazione avversa ai singoli essere umani e alla loro dignità.
Abbiamo già in qualche modo “respirato” le caratteristiche di quest’ordine durante questi ultimi mesi, attraverso una strategia su coronavirus-Covid-19, dai lockdown alla tirannia delle mascherine passando per un’informazione opaca, confondente, inesatta e terrorizzante, che ha inflitto un rigido controllo sociale con la maschera della scienza; un uso politico-burocratico della scienza, in grande deficit di senso rispetto ai fini apertamente dichiarati, irriguardosa nei confronti della migliore convivenza tra le persone e inibente della dignità umana.






