







Il famoso "L'ordinamento economico nazionalsocialista" di René Dubail della Edizioni all' Insegna del Veltro c'è l'ho. Ho poi quello sul ruralismo "Ecologia e Società nel Terzo Reich" della Reverdito.
Possiedo l' eccezionale lavoro di Rainer Zintelmann però è più una biografia su Hitler che un testo dedicato ad uno specifico aspetto del Terzo Reich.
Tra mesi qualche altro libro interessante sul nazionalsocialismo lo acquisterò, dopo aver per molto tempo approfondito fascismo italiano e altri fascismi, soldi permettendo.
FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.
"NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.


Un sistema economico è considerabile capitalista se in esso vi è la proprietà privata dei mezzi di produzione ed esiste il capitale. Si può non concordare con questa definizione ovviamente, ma mi sembra quella comunemente e maggioritariamente invalsa. Durante il nazionalsocialismo in Germania, il capitale continuò ad esistere, così come la proprietà privata dei mezzi di produzione. Per questo dico che è corretto ritenere la Germania nazionalsocialista un paese a regime capitalista. Parliamo ovviamente di un capitalismo molto controllato e subordinato allo Stato e al partito unico totalitario. Ma sempre di capitalismo parliamo. Ovviamente, si potrebbe discutere se ciò sia compatibile con la nozione di "socialismo". Però una delle peculiarità del nazionalsocialismo tedesco (ed hitleriano in particolare) fu, come giustamente osservi, quella di proporre una nozione di socialismo antitetica al marxismo e ad altre forme coeve di socialismo e favorevole alla proprietà privata. Per paradossale che possa sembrare, si potrebbe dire che, in termini economici, il nazionalsocialismo tedesco fu una forma di socialismo nazional-capitalista (se proprio vogliamo parlare di socialismo anche in termini economici e non solo politici ed ideologici) opposta al capitalismo apolide e/o sregolato di marca liberale, così come al collettivismo comunista, di fatto risoltosi (quest'ultimo) nella pratica attuazione di un massiccio ed invasivo capitalismo di Stato.
Nel sistema economico nazionalsocialista, non c'era una partecipazione (propriamente detta) dei lavoratori tedeschi alla gestione dell'azienda né una ripartiazione degli utili. In merito, basti leggere il noto testo di René Dubail, citato prima da @Avanguardia, pubblicato in Italia dalle Edizioni all'Insegna del Veltro: "Noi non rileviamo, infatti, in nessun caso, una partecipazione dei salariati alla gestione né tantomeno agli utili d'impresa, rimanendo in tal modo assai lontani dal socialismo di tipo classico" (p. 155). Esisteva in effetti il consiglio dei fiduciari che affiancava il capo dell'impresa nella gestione dell'azienda, ma esso era nominato sulla base di una lista dettata dallo stesso capo dell'impresa e stilata col contributo del NSDAP. Il DAF, peraltro, inglobava sia datori di lavoro che lavoratori, di fatto annullando qualsiasi possibilità di organizzazione professionale relativamente autonoma, pur inquadrata nelle strutture e nelle istituzioni statali, sia dei padroni che dei dipendenti.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Se si dovesse seguire l'assioma secondo il quale il capitalismo sarebbe connaturato dalla proprietà privata e dal capitale, allora qualsiasi realtà, fin dal principio dei tempi, ancor prima che venisse coniato il concetto, sarebbe identificabile come capitaliste. Fortunatamente questa non è la verità (quantomeno in senso assoluto). Il capitalismo, soprattutto dal '900 in poi, è identificabile col dominio delle banche nella società, e con quello che Gottfried Feder chiamò la "Schiavitù degli interessi". Poi, si, v'è anche lo strapotere imprenditoriale (alias padronale). Ma se si elimina (come fece il Reich), la "Schiavitù degli interessi", e si pongono forti limiti nei confronti del potere imprenditoriale (andando, in certuni casi, ad abrogarlo), non si può parlare di capitalismo.
Ultima modifica di Giò; 31-12-20 alle 13:54 Motivo: correzione del quote


Questo, @Giò, è assolutamente falso. Conosco il libro, ed afferma una mendacità assoluta. Ti consiglio di visionare letteratura NazionalSocialista in tedesco e spagnuolo, ti deluciderà. Entrando nel dettaglio: per quanto concerne la "partecipazione dei lavoratori alla co-direzione delle aziende" fu una realtà (lo evidenziò Ugo Spirito fin dal 1934!) I vertrauensrat (consigli di fiducia) servirono proprio a questo, e basterebbe vedere le funzioni che fu loro riservata dalla "Legge sull'Ordinamento del Lavoro Nazionale" del 20 gennaio 1934. Poi, a partire dal 1935, dai cosiddetti "Accordi di Lipsia", inizò una vera e propria autogestione delle politiche economica e sociale, da parte di: laboratori, imprenditori ed emissari dello Stato. Circa la "partecipazione agli utili", oltre ad essere al 14º punto del programma, fu attuata in molte aziende, seppur in modi diversi e con diverse percentuali riservate. A tal guisa, consiglio la lettura di un testo in lingua spagnola, da me inserito nella 'lista' "letture consigliate" della sezione "Socialismo Nazionale" intitolato "La Comunidad Popular NacionalSocialista".
Ultima modifica di Giò; 31-12-20 alle 13:55 Motivo: correzione del quote




Ma infatti ci sono studiosi che parlano apertamente di "capitalismo pre-moderno" e, secondo me, nella sostanza hanno ragione. D'altronde, la parola stessa "capitalismo" deriva da "capitale" e, ab origine, tale parola andava ad indicare semplicemente un sistema economico in cui esiste il capitale.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


René Dubail è una fonte affidabile e, peraltro, non è di certo un autore particolarmente ostile verso il nazionalsocialismo. I consigli di fiducia non credo che possano essere considerati un esempio di partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'azienda, se non in senso improprio o indiretto: erano nominati ricorrendo ad una lista compilata congiuntamente dal capo dell'impresa e da rappresentanti del NSDAP. Tu smentisci questo assunto?
Ma questo non significa che ci fosse una partecipazione diretta dei lavoratori alla gestione delle singole imprese.
Che sia stata attuata in alcuni casi non significa che fosse prevista una norma di legge che la imponesse per determinate aziende.
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