





Penso che il titolo sia Deutsche Arbeitsgestaltung


Cmq. è un libro di 35 pagine che illustra tutto l'aspetto relativo al lavoro in Germania.


Il fatto è che io sono più interessato alla questione razziale e come è stata trattata in Germania che alla questione economica.






Ma infatti, a mio avviso, l'etichetta "anti-capitalista" lascia il tempo che trova: se s'intende per "capitalismo" solo il capitalismo liberale o comunque un capitalismo in cui il mercato è senza regole, ha senso essere e dirsi anti-capitalisti; ma se s'intende il capitalismo come scrivevo sopra non ha molto senso dirsi anti-capitalisti, rischiando oltre tutto di venir confusi coi comunisti, i collettivisti e gli statalisti di ogni risma.
Sul fatto che Mussolini si sia inchinato agli Agnelli avrei da ridire: in realtà, furono i grandi industriali ad accettare obtorto collo il fascismo e la realizzazione di un regime autoritario di massa per timore del peggio (comunismo) o di un salto nel buio, che avrebbe fatto ripiombare l'Italia ai tempi degli scioperi incontrollati e quasi quotidiani. Ovviamente, per lo stato dell'economia italiana dell'epoca, Mussolini non poté fare a meno di confrontarsi con gli imprenditori italiani più importanti e "potenti", ma di per sé, tendenzialmente, furono gli imprenditori ad adeguarsi al fascismo, non il contrario. Gli inevitabili compromessi con la grande industria non impedirono a Mussolini di introdurre col tempo una delle più avanzate legislazioni sociali dell'epoca - e sicuramente per l'Italia lo era -, che in parte è sopravvissuta sino ad oggi. Così come non impedirono l'istituzione della magistratura del lavoro, la creazione progressiva degli organismi corporativi ed il riconoscimento dei sindacati come organismi di diritto pubblico. Si potrebbe far notare inoltre che, grazie a Mussolini, per la prima volta nella storia dell'Italia unitaria, fu riconosciuta la necessità di un organismo intermedio di collegamento tra gli individui in campo economico-sociale (mi riferisco appunto alle corporazioni), venne deciso che gli organi di rappresentanza delle categorie professionali potessero influire sull'emanazione di norme giuridiche, assumendo così un ruolo politico-istituzionale, e si stabilì che le corporazioni istituissero ove necessario uffici di collocamento, regolassero il tirocinio (o garzonato) attraverso l'emanazione di norme generali vincolanti ed emanassero norme generali sulle condizioni di lavoro, purché con il consenso delle rappresentanze dei lavoratori e dei datori di lavoro. A richiesta del ministero competente o su richiesta delle associazioni professionali anche di una sola delle due parti fra lavoratori e datori di lavoro, le corporazioni avevano la facoltà di regolare i prezzi dei beni di consumo offerti al pubblico in condizioni di privilegio e le tariffe per le prestazioni ed i servizi economici, previo assenso del Duce. Non era poca cosa.
Non mi pare che ci fossero condizioni particolarmente inique di sfruttamento dei lavoratori in Austria e in Portogallo nei periodi di cui stiamo parlando. Poi non so, dipende che tu intendi per "sfruttamento".
Ne stavamo già discutendo, a questo punto accorpo gli interventi.
Attendo allora, ti ringrazio.
I grandi cartelli industriali però continuarono ad esserci. E non mi pare che ciò li avesse indeboliti.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).



