Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito Il contrappasso di Gianfranco: ...

    ...fare da spalla a Montezemolo.

    Ne valeva la pena?
    La risposta magari non ci sarà mai, ma tutti quelli che seguono le acrobazie politiche di Gianfranco Fini prima o poi questa domanda se la fanno.
    Non è per farsi gli affari degli altri, ma il presidente della Camera è parecchio tempo che sta cercando di smarcarsi dal berlusconismo.
    Alessandro Campi, che ha dato la copertura intellettuale al finismo, parla di due anni di progetti, sudore, fatica, azzardi e guerriglia.
    L’idea da vetrina era costruire una nuova destra, con uno sguardo al futuro, libera dal carisma del Cavaliere, vicina a certi salotti della borghesia aristocratica, con un pensiero facile da digerire anche a sinistra.
    L’obiettivo più serio era dare un futuro da numero uno a Fini.
    L’ex leader di An era stanco di aspettare il suo turno.
    Non sopportava più, visceralmente, Berlusconi.
    Tutta la sua offensiva mirava a una resa dei conti.
    Il Cavaliere è vecchio, io sono il nuovo.

    Qualcosa però non ha funzionato.
    Campi lo sa, le conseguenze delle azioni umane, e quindi anche di quelle politiche, sono difficili da ingabbiare, da prevedere.
    Sono infinite. La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. E quelle di Gianfranco non erano neppure tutte buone.
    I finiani hanno scardinato il Pdl, sfibrato la maggioranza e reso più debole il governo.
    Questo smottamento ha aperto uno spazio politico.
    È lì che si sta infilando Luca Cordero di Montezemolo.
    Fini sta tirando la volata a un signore, che nel bene e nel male è uno dei simboli dei «poteri forti», senza avere il carisma e il coraggio per farlo diventare un suo gregario.

    È da qui che viene la prima domanda.
    Ma Fini ha fatto tutto questo chiasso solo per diventare il vassallo, o il delfino, di Montezemolo?
    Davvero vuole passare tutta la sua vita come numero due? Sembra di sì. Il rischio è serio.

    Molti segnali indicano che Montezemolo possa presto candidarsi come anti-Cav, leader di quella coalizione vasta e multicolore che si riconosce in un solo ideale: far fuori Berlusconi.
    Il Corsera gli sta tirando la volata.
    L’Espresso fa notare che i sondaggi lo danno in fuga.
    Bersani e Enrico Letta lo corteggiano in pubblico. Non sarà mica lui il famoso Papa straniero? Sembra di sì.
    Montezemolo ci sta pensando, gli altri sembrano gradire.
    Le carte verranno presto scoperte. Un po’ tutti guardano il calendario e sono convinti che si andrà a votare a marzo.

    Questo significa che tutti i protagonisti seduti al tavolo da gioco si stanno facendo gli ultimi accordi.
    La coalizione anti Cav, è chiaro, se vuole sperare di vincere non può andare sparpagliata. Quindi l’ipotetico Papa straniero, che secondo i primi indizi potrebbe essere appunto Luca Cordero, dovrebbe guidare una coalizione con il grande centro (Casini e Rutelli), il Pd (margheritini e post comunisti), Di Pietro, quel che resta dei Verdi, Bonino e Pannella, e perfino quell’ala sinistra che parte da Vendola e si perde in mille sigle più o meno sommerse.

    La presenza della sinistra movimentista non è, dal punto di vista politico, scontata.
    Bisogna far digerire la cosa a Casini e anche ai cattolici Pd, ma sta diventando indispensabile se i numeri sono quelli di cui parla Ilvo Diamanti su Repubblica. La galassia di Rifondazione e compagni sembra viaggiare su un 10 per cento dei voti, tutti rubati alla propria destra, cioè a Bersani e al suo partito.
    La grande occasione di sconfiggere Berlusconi potrebbe tentare uno come Montezemolo. Il problema sarà poi governare, ma questa è storia antica.

    Qui arriva il dilemma di Fini.
    Che fa Gianfranco? La sfida elettorale si annuncia binaria, zero o uno.
    O stai di qua o di là. Sarà una battaglia campale.
    Troppa gente in questa sfida si sta giocando la sopravvivenza politica.
    I finiani continuano a dire che loro sono la destra, stanno a destra, sono una variante del Pdl berlusconiano.
    Questo in teoria significa che si schiereranno a destra.
    Cioè Fini, ammesso che Berlusconi lo voglia, resta a fare il secondo riluttante e rompiscatole.

    È più facile che si schieri con gli anti Cav.
    Il dissidio è umano e senza dubbio Fini vuole la morte (politica) di Berlusconi. Perfetto. Sarà uno dei tanti colonnelli intorno a Montezemolo.
    Uno che si gioca il futuro in una concorrenza interna con Casini, Rutelli, D’Alema, Bersani, Franceschini, Veltroni, Vendola, Di Pietro.
    Non è neppure il più forte. Se gli va bene il delfino. Se gli va male un fallito.
    Ne valeva la pena?

    Vittorio Macioce a pg.6 de ilgiornale.it del 05 10 2010

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il contrappasso di Gianfranco: ...

    Oggi nasce Fli, ma Fini tramava già due anni fa!

    di Gian Maria de Francesco pg.7 de ilgiornale.it 05 10 2010


    «Nel momento in cui Fi*ni dovesse assumere - e dovrà farlo prima o poi - la guida di questo partito, esso funzione*rà se ci sarà un’offerta politica nuova che concretizzi il lavoro di questi due anni di Fini, altri*menti sarebbe un altro partiti*no di destra».
    Il virgolettato non appartie*ne a un editoriale del Giornale , ma ad Alessandro Campi, di*rettore scientifico di Farefutu*ro , uno degli strateghi più ascoltati dal presidente della Camera.
    Ieri mattina a Omni*bus su La7, però, lo storico ha nei fatti rivelato quanto il Gior*nale sostiene da più di un an*no ( nonostante i puntigliosi di*ni*eghi degli aficionados futuri*sti):
    Gianfranco Fini sta lavo*rando «per conto proprio» dal 2008, ossia ben prima della na*scita del Pdl.
    Non è stata, quindi, l’«in*compatibilità »proclamata dal*l*’ufficio di presidenza del 29 lu*glio a mettere in moto la mac*china.
    Il progetto-Fli era pree*sistente e ha avuto il momento di svolta dopo l’insperata vitto*ria delle Regionali, quando Fi*ni ha compreso che non avreb*be potuto mettere in atto il gol*pe contro Berlusconi.
    Ora que*sto «lavoro» va «concretizza*to »scendendo nell’agone poli*tico e abbandonando lo scran*no più alto di Montecitorio.

    Campi lo ha spiegato bene.
    «Dovendo metterci la faccia, dovendo impegnarsi a parlare al suo elettorato potenziale, la presidenza della Camera lo vincolerebbe alla scelta dei te*mi, delle parole e dei toni, men*tre lasciando la presidenza ac*quisterebbe una libertà di ma*n*ovra diversa che sarebbe fun*zionale al suo ritorno alla poli*tica attiva».

    Un ragionamento svolto con candore e nitidezza ancor maggiori di quelli mo*strati nel recente colloquio col Foglio .
    È chiaro, in quest’ottica, co*me sia giunto il momento di co*gliere i frutti di due anni di smarcamenti e di logoramen*to del governo.
    Ma la raccolta si potrà fare con il leader in pri*ma linea e senza deleghe ai bri*gadieri Bocchino, Granata & C.

    Non c’è altrettanta traspa*renza su tempi e dinamica del*le dimissioni.
    Oggi a mezzo*giorno nasce il nuovo partito con la riunione del comitato promotore di Futuro e libertà, ma per Campi è solo «un prelu*dio » e comunque non avverrà «in tempi brevissimi».

    Il diret*tore di FareFuturo sembra fa*vorevole al traccheggiamento per non dar l’impressione che la rinuncia sia legata alle in*chieste giornalistiche scari*cando le colpe su «Tulliani*no ».
    «Fini ha un cognato che sarebbe preferibile nessuno di noi avesse», ha aggiunto. Il «falco» Fabio Granata ha idee ancor più bellicose: il pie*de in due scarpe non rappre*senterebbe un vulnus .
    «Fini *ha dichiarato - non dovrebbe dimettersi» perché «sia Casini che Bertinotti erano presiden*ti della Camera e leader dei lo*ro partiti».
    La tabella di marcia è diversa da quella di Campi.
    «Se la situazione dovesse preci*pitare, allora Fini valuterà in campagna elettorale se guida*re in prima persona il partito, che sarà un movimento legge*ro, una sorta di “lista Fini”».
    La situazione politica è trop*po magmatica per stabilire quale opzione (dimissioni o permanenza) sia più attendibi*le. E sia Campi che Granata, al*meno a parole, hanno definito «poco praticabile» l’ipotesi, ri*lanciata da Bocchino, del go*verno tecnico per cambiare la legge elettorale.
    Entrambi, pe*rò, hanno ribadito che la lealtà andrà verificata sul campo.

    Gli esordi non promettono nulla di buono: il processo breve non passerà e le «tre settima*ne » indicate da Maroni per ve*rificare la tenuta della maggio*ranza sono una «forzatura».
    Un dato, però, è certo: i finia*ni continueranno a cavalcare l’antiberlusconismo d’antan e a ricattare il premier su tutto.

    Ad esempio, Campi si è espres*so in termini quasi dipietre*schi definendo «patologia del*la democrazia» l’insediamen*to dell’ex manager Paolo Ro*mani al ministero dello Svilup*po.
    Mentre sull’eventuale staf*fetta Fini-Lupi alla presidenza della Camera, ha specificato che «non sarà facile per Berlu*sconi metterci il Martusciello o il Romani di turno, metterci il fedelissimo di provenienza Mediaset», ha argomentato in*terloquendo col direttore del Giornale Sallusti e sottolinean*do che «se Fini dovesse svinco**larsi, rischia di diventare un pe*ricolo ancor più grande».

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il contrappasso di Gianfranco: ...

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    ...fare da spalla a Montezemolo.

    Ne valeva la pena?
    La risposta magari non ci sarà mai, ma tutti quelli che seguono le acrobazie politiche di Gianfranco Fini prima o poi questa domanda se la fanno.
    Non è per farsi gli affari degli altri, ma il presidente della Camera è parecchio tempo che sta cercando di smarcarsi dal berlusconismo.
    Alessandro Campi, che ha dato la copertura intellettuale al finismo, parla di due anni di progetti, sudore, fatica, azzardi e guerriglia.
    L’idea da vetrina era costruire una nuova destra, con uno sguardo al futuro, libera dal carisma del Cavaliere, vicina a certi salotti della borghesia aristocratica, con un pensiero facile da digerire anche a sinistra.
    L’obiettivo più serio era dare un futuro da numero uno a Fini.
    L’ex leader di An era stanco di aspettare il suo turno.
    Non sopportava più, visceralmente, Berlusconi.
    Tutta la sua offensiva mirava a una resa dei conti.
    Il Cavaliere è vecchio, io sono il nuovo.

    Qualcosa però non ha funzionato.
    Campi lo sa, le conseguenze delle azioni umane, e quindi anche di quelle politiche, sono difficili da ingabbiare, da prevedere.
    Sono infinite. La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. E quelle di Gianfranco non erano neppure tutte buone.
    I finiani hanno scardinato il Pdl, sfibrato la maggioranza e reso più debole il governo.
    Questo smottamento ha aperto uno spazio politico.
    È lì che si sta infilando Luca Cordero di Montezemolo.
    Fini sta tirando la volata a un signore, che nel bene e nel male è uno dei simboli dei «poteri forti», senza avere il carisma e il coraggio per farlo diventare un suo gregario.

    È da qui che viene la prima domanda.
    Ma Fini ha fatto tutto questo chiasso solo per diventare il vassallo, o il delfino, di Montezemolo?
    Davvero vuole passare tutta la sua vita come numero due? Sembra di sì. Il rischio è serio.

    Molti segnali indicano che Montezemolo possa presto candidarsi come anti-Cav, leader di quella coalizione vasta e multicolore che si riconosce in un solo ideale: far fuori Berlusconi.
    Il Corsera gli sta tirando la volata.
    L’Espresso fa notare che i sondaggi lo danno in fuga.
    Bersani e Enrico Letta lo corteggiano in pubblico. Non sarà mica lui il famoso Papa straniero? Sembra di sì.
    Montezemolo ci sta pensando, gli altri sembrano gradire.
    Le carte verranno presto scoperte. Un po’ tutti guardano il calendario e sono convinti che si andrà a votare a marzo.

    Questo significa che tutti i protagonisti seduti al tavolo da gioco si stanno facendo gli ultimi accordi.
    La coalizione anti Cav, è chiaro, se vuole sperare di vincere non può andare sparpagliata. Quindi l’ipotetico Papa straniero, che secondo i primi indizi potrebbe essere appunto Luca Cordero, dovrebbe guidare una coalizione con il grande centro (Casini e Rutelli), il Pd (margheritini e post comunisti), Di Pietro, quel che resta dei Verdi, Bonino e Pannella, e perfino quell’ala sinistra che parte da Vendola e si perde in mille sigle più o meno sommerse.

    La presenza della sinistra movimentista non è, dal punto di vista politico, scontata.
    Bisogna far digerire la cosa a Casini e anche ai cattolici Pd, ma sta diventando indispensabile se i numeri sono quelli di cui parla Ilvo Diamanti su Repubblica. La galassia di Rifondazione e compagni sembra viaggiare su un 10 per cento dei voti, tutti rubati alla propria destra, cioè a Bersani e al suo partito.
    La grande occasione di sconfiggere Berlusconi potrebbe tentare uno come Montezemolo. Il problema sarà poi governare, ma questa è storia antica.

    Qui arriva il dilemma di Fini.
    Che fa Gianfranco? La sfida elettorale si annuncia binaria, zero o uno.
    O stai di qua o di là. Sarà una battaglia campale.
    Troppa gente in questa sfida si sta giocando la sopravvivenza politica.
    I finiani continuano a dire che loro sono la destra, stanno a destra, sono una variante del Pdl berlusconiano.
    Questo in teoria significa che si schiereranno a destra.
    Cioè Fini, ammesso che Berlusconi lo voglia, resta a fare il secondo riluttante e rompiscatole.

    È più facile che si schieri con gli anti Cav.
    Il dissidio è umano e senza dubbio Fini vuole la morte (politica) di Berlusconi. Perfetto. Sarà uno dei tanti colonnelli intorno a Montezemolo.
    Uno che si gioca il futuro in una concorrenza interna con Casini, Rutelli, D’Alema, Bersani, Franceschini, Veltroni, Vendola, Di Pietro.
    Non è neppure il più forte. Se gli va bene il delfino. Se gli va male un fallito.
    Ne valeva la pena?

    Vittorio Macioce a pg.6 de ilgiornale.it del 05 10 2010

    saluti
    Staremo a vedere.
    Nella miglior delle ipotesi avremmo un prodi bis con un industriale a governare la sinistra.

    Proprio un bel papa per bersani ! però ,ad onor del vero, almeno il cordero sembra un tantino più intelligente della massa sinistrata.

    Si avrà un bipolarismo fatto da berlusaconiani ed antiberlusconiani e colla possibilità di avere un sertio governo soltanto colla prima fazione.

    Il popolo elettore lo capirà?

    Non lo capisse e votasse il cordero alle successive elezioni si avrà un plebiscito bulgaro coi numeri per fare un po di tutto però ne soffrirebbe la democrazia.

    Il miracolo ,a quesato punto ,sarebbe che berlusconi fasversse sia la maggioranza cher l'opposizione (roba da giulio verne).

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il contrappasso di Gianfranco: ...

    il popolo sovrano ha votato al 55% per l'opposizione, sarebbe anche l'ora di accontentarlo.

  5. #5
    Ghibellino
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    Predefinito Rif: Il contrappasso di Gianfranco: ...

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    il popolo sovrano ha votato al 55% per l'opposizione, sarebbe anche l'ora di accontentarlo.
    E il 30% che non ha votato, quanti seggi?ostridicolo:
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  6. #6
    Mangiare gli evasori!
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    Predefinito Rif: Il contrappasso di Gianfranco: ...

    Montezemolo non diventerà mai leader del centrosinistra.

    Sono autolesionisti, ma c'è un limite
    PEOPLE SMASH AUSTERITY

 

 

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