
Originariamente Scritto da
Amedeo Barberini di Mugello
Signori, permettetemi di porgervi i miei più sinceri omaggi uniti ai ringraziamenti per avermi introdotto in questo consesso. Il mio nome, come i più arguti tra voi avranno già potuto intuire, è Amedeo Barberini di Mugello e mi onoro di fregiarmi del titolo, ereditato dai miei maggiori, di Conte di Ronco Bilaccio.
Mi trovo qui perché il mio staffiere mi ha edotto della presenza dell’amico Oderico de’ Strozzi Preti, che saluto affettuosamente rammentandogli il prossimo incontro alla Tavola Rotonda della Nobiltà di Toscana, che sarà confortato dalla presenza di Sua Altezza l’Arciduca Leopoldo.
Devo tuttavia apportare qualche leggera correzione alla storia nobiliare che Sua Eccellenza ha raccontato qui, in ottemperanza del detto “Amicus Oderico sed magis amica Veritas”.
Giammai alcuno potrà avanzare dubbi sulla legittimità dei titoli e della ascedenza del Conte, anche perché avrebbe da affrontare numerose sfide a duello, tra le quali la mia non sarebbe certamente l’ultima, tuttavia è necessario ricordare la storia come si è realmente manifestata.
Narra la storia, non la leggenda, che tale titolo fu acquisito grazie al conforto di natura orale, se mi si concede l’espressione, praticato da una villana, tale Sguazzinelli Adalgisa, a Sua Eminenza il Cardinale Richelieu, in occasione di un viaggio che quest’ultimo ebbe ad effettuare in terra di Toscana. Una fantesca che si trovava a passare davanti all’uscio della camera di Sua Eminenza sentì alcuni rumori sospetti, e si precipitò ad avvisare il Segretario Particolare, che accorse rapido come il vento. Nel frattempo il Cardinale, preso da legittimo entusiasmo in virtù della maestria dell’Adalgisa, peraltro ben nota nel Circondario a nobili e plebei, non riusciva a trattenersi e parecchio si agitava, sicché la donna si trovò a gridare alcune frasi sconnesse, tra le quali però il Segretario riuscì a distinguere le parole: “Maremma buhaiola, Eminenza! Veda di hontenersi, che così mi strozza!” l’episodio fu prontamente riferito a Re Luigi, che ne ebbe gran divertimento, e volle personalmente premiare il marito dell’Adalgisa, di condizione mezzadro, con il titolo di Conte di Strozza Preti che, con il passare del tempo, divenne de’ Strozzi Preti. A sua volta l’Adalgisa decise di far fruttare le sue capacità congiunte al titolo, perché – sosteneva non a torto – un conto è prendersi delle libertà con la moglie del mezzadro, un altro è entrare nel letto della Contessa. E così tra due galline qua, una giovenca là, un podere che le fu donato dal Parroco di Ponte a Ema in cambio di una notte di passione, la coppia si ritrovò proprietaria di terre e animali, oltre che di un titolo nobiliare. E qui iniziarono la ricchezza e la grandezza della nobile famiglia dei de’ Strozzi Preti.
So che il caro Oderico non se ne avrà a male di questa rivelazione, in quanto mai ebbe a vergognarsi delle sue umili origini, che rendono ancora più grande e illustre il suo casato capace di elevarsi alla grandezza che ancor oggi li contraddistingue.
E d’altra parte anche la famiglia dalla quale ho il privilegio di discendere ha origini non troppo differenti quantunque più antiche e di più elevato lignaggio.
Ancora i miei omaggi al consesso tutto.
Qui si ritira
Amedeo Barberini di Mugello Conte di Ronco Bilaccio.