Di solito mi sveglio molto presto e di solito non faccio mai la colazione prima delle 5.
Non mi resta altro che pensare a qualcosa.
La situazione mondiale e la mia personale mi portano a pensare pensieri di un certo tipo.
Ma oggi ho pensato all’attesa.
Mi sono accorta che io da sempre attendo qualcosa o qualcuno.
Non è che nel frattempo non faccio nulla, ma è come se anche facendo qualcosa, pensando a un sacco di cose, la cosa principale era sempre l’attesa.
Da piccola aspettavo mia mamma che firmasse dal lavoro e portasse qualcosa da mangiare.
Aspettavo ore nelle file.
Aspettavo le scarpe nuove.
Aspettavo per poter andare a scuola.
Poi la fine delle lezioni noiose.
Aspettavo la domenica per andare al parco.
Aspettavo di finire la scuola e il corso.
Aspettavo mio fratello che tornasse casa dopo servizio militare.
Aspettavo di incontrare un bravo ragazzo che mi volessi bene per quello che sono.
Aspettavo il mio matrimonio, la partenza per un paese completamente sconosciuto.
Aspettavo di vedere il mare e le montagne.
Sognavo tante arance, così arancioni, perfettamente rotonde, succose e dolcissime.
Aspettavo il giorno del parto, aspettavo di vedere la mia bambina.
Sono adulta da parecchi anni e continuo ad aspettare qualcosa o qualcuno.
In questo momento aspetto di trovare un lavoro e di avere un po’ di soldi miei.
Aspetto di salire sul bus, andare in città, sedermi sulle scale con un caffettino in mano e guardare la gente passare, lo spettacolo più bello del mondo, ognuno con le proprie attese, sogni e speranze.




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