



Non c'è uomo così virtuoso che, se dovesse sottoporre tutti i suoi pensieri e tutte le sue azioni al giudizio della legge, non meriterebbe di essere impiccato dieci volte nella vita.
Michel de Montaigne




Non c'è uomo così virtuoso che, se dovesse sottoporre tutti i suoi pensieri e tutte le sue azioni al giudizio della legge, non meriterebbe di essere impiccato dieci volte nella vita.
Michel de Montaigne


La propaganda è il motore della guerra. Se analizzassimo le guerre che si sono succedute nell’arco della storia umana vedremmo che ogni scintilla scaturisce da una giustificazione propagandistica tesa ad avvalorare le ragioni di chi la guerra la vuole fare o la vuole provocare.
Non c'è uomo così virtuoso che, se dovesse sottoporre tutti i suoi pensieri e tutte le sue azioni al giudizio della legge, non meriterebbe di essere impiccato dieci volte nella vita.
Michel de Montaigne




Non c'è uomo così virtuoso che, se dovesse sottoporre tutti i suoi pensieri e tutte le sue azioni al giudizio della legge, non meriterebbe di essere impiccato dieci volte nella vita.
Michel de Montaigne






1) Un'agenzia di stampa ungherese (un paese ormai ex socialista) diffonde per prima la notizia, appresa da un mai identificato “viaggiatore cecoslovacco”, che a Timisoara il regime di Ceausescu è responsabile di 4000 morti, 2000 feriti, 13000 arresti e 7000 condannati a morte dopo processo sommario.
Una notizia tanto sconvolgente quanto drammatica. Poche ore dopo, sempre l'Ungheria, attraverso la Tv di Stato, diffonde la notizia del ritrovamento della prima fossa comune. Il massacro di Timisoara diventa il principale fatto di cronaca su tutti i media internazionali, monopolizzando l'informazione per tutto il periodo natalizio. I racconti dei massacri cominciano a diventare sempre più cruenti e dettagliati (anche grazie al solerte lavoro di Radio Free Europe, un'emittente finanziata da George Soros) e le cifre della tragedia sempre più precise: 4.362 morti e 13.214 i condannati a morte. Iniziano ad arrivare anche le prime fotografie. Cadaveri nudi e ancora sporchi di terra, ordinatamente sistemati in fila, con evidenti segni di tortura e mutilazione e, quasi tutti, con un lungo taglio al centro del torace grossolanamente ricucito. Il culmine si raggiunge il 22 dicembre quando vengono mandate in onda le immagini sconvolgenti di una dozzina di cadaveri con piedi legati da filo spinato e soprattutto l’immagine simbolo di quei giorni, quella che la stampa definì la foto della madre con la figlia. Il corpo senza vita di una donna con adagiato sopra il corpicino esanime di una neonata.
Un brutale, intollerabile, genocidio che sconvolge l'opinione pubblica mondiale. I maggiori giornali del mondo (New York Times, Washington Post, Le Monde, Le Figaro) sono in prima linea nel raccontare la mattanza con reportage esclusivi che scioccano e commuovono l'occidente libero e democratico. Anche l'Italia (ovviamente) è direttamente coinvolta e i titoli dei principali quotidiani sono emblematici: “La repressione ha provocato migliaia di morti” - Corriere della Sera; “Quattromilacinquecento cadaveri irriconoscibili, mutilati, mani e piedi tagliati, con le unghie strappate” - l’Unità; “Migliaia di cadaveri nudi legati col filo spinato, donne sventrate e bambini trucidati” - La Stampa.
Uno dei peggiori genocidi dalla seconda guerra mondiale, che darà un contributo non da poco alla riuscita della rivoluzione “democratica” in Romania e animerà quei sentimenti tribali che porteranno alla fucilazione di Ceausescu e di sua moglie, dopo un processo farsa durato poche ore.
Ma c'è un problema.
Il massacro di Timisoara non è mai avvenuto.
Laverità emergerà solo un mese dopo, a transizione democratica avvenuta.
Con la riapertura delle frontiere infatti, i giornalisti occidentali poterono accedere ai luogo del massacro. Dove non troveranno alcuna prova ufficiale dell'accaduto. Nessuna testimonianza. Niente di niente. E sopratutto nessuna traccia dei 4632 cadaveri delle fosse comuni. Né tantomeno dei 13.214 condannati a morte.
Così un programma televisivo tedesco manda in onda il racconto dei testimoni oculari, i cittadini di Timisoara. Nessuno aveva mai visto le immagini dell'orrore che hanno indignato l'occidente E neanche le fosse comuni.
France Presse raccoglie la testimonianza di tre medici rumeni che raccontano di come i corpi di alcune persone decedute tempo prima fossero stati prelevati dall’istituto medico legale della città ed esposti a favore di telecamera come vittime del regime. Le mutilazioni, i lividi, le torture, le cuciture erano tutte riconducibili a eventi traumatici non violenti o autopsie. La celebre madre con la figlioletta neonata era Zamfira Baintan, un’anziana alcolizzata morta di cirrosi epatica un mese prima. La bimba si chiamava Christina Steleac, morta per una congestione all'età di due mesi il 9 dicembre 1989, e ovviamente non era sua figlia. Poi arrivò la confessione del custode del cimitero da cui i cadaveri furono riesumati. Era un cimitero per i poveri dal quale, nel complesso, furono trafugati i 13 cadaveri necessari a costruire l'intera messinscena.
Quando apparve con tutta evidenza che il massacro di Timisoara era una gigantesca bufala la notizia trovò pochissimo spazio sui media occidentali. Per carità, i disordini di piazza ci furono per davvero. Come pure gli arresti, i morti e i feriti. Ma in tutto ci furono “solo” 72 decessi e 253 feriti, comprensivi anche dei poliziotti. Ma a questi morti veri non fu dedicato più di qualche trafiletto sulle ultime pagine. D'altronde l'URSS era ancora in piedi (seppur ancora per poco) e un po' di sano anticomunismo era ancora molto utile. Lo è ancora oggi, figurarsi con la guerra fredda in pieno svolgimento.
@Marximiliano Ci sono decine di articoli su questa storia, di tutti i tipi e da tutti i giornali. Se hai volgia di leggere (ma immagino che non leggerai nemmeno questo) te li posso benissimo postare.
Poi quando gli dici che sono un gregge belante si incazzano. E nemmeno conoscono un poco di storia contemporanea.